Piazzetta Amsicora
È veramente una piazza piccolissima e irregolare, formata da gradoni, situata dietro la chiesa di S.Maria Maddalena. Il nome deriva da un ricco proprietario sardo-punico che, ai tempi delle guerre fra Roma e Cartagine, cercò di sollevare le popolazioni del Campidano e i sardi dell’interno contro il dominio romano che, in quegli anni, si mostrava particolarmente pesante. La rivolta era stata spenta nel duro combattimento nel quale aveva perso la vita il giovane figlio di Amsicora: questi, oppresso dal dolore, si era tolto la vita. Nell’Ottocento la sua figura tragica era divenuta esempio della resistenza dei sardi contro i romani. Quando ancora la piazzetta era uno spazio senza nome, accidentato e libero da costruzioni, vi sorgeva una piccola fonte pubblica. Nel 1809 il proprietario del terreno limitrofo, Giovanni Ornano, aveva chiesto di poter costruire la sua casa incamerando, per questioni di simmetria dei muri, una parte della fonte: il consiglio comunale era contrario alla concessione e Ornano dovette rivolgersi al comandante Agostino Millelire che, mediando fra i due contendenti, accordava il permesso purché, però, egli si impegnasse a rifare le fondamenta della fonte, a ricoprirla con una volta in pietre e a garantirne la manutenzione. L’acqua doveva rimanere pubblica. Negli anni fu la chiesa a gestire l’acqua che si depositava e il pozzo (di cui oggi rimane solo un accesso attraverso uno sportello metallico che dà su via Ilva) fu chiamato di Santa Maria Maddalena. Dopo circa un secolo il solito Luigi Alibertini, a cui non mancavano spunti per prendersela con i preti, denunciava l’usurpazione da parte della parrocchia e ne rivendicava la proprietà comunale. Nella piazzetta oggi si affacciano l’ingresso della casa parrocchiale, quello della biblioteca (un tempo casa Ferracciolo) e quello della casa usata per riunioni, per il catechismo e per la segreteria della Università della Terza Età (un tempo casa Zicavo).
* Sulla fonte di S. Maria Maddalena si veda,l’articolo: Storia della Parrocchia: La fonte di Porcile.
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Piazza Saint Bon
Intestata nel 1896 al grande ammiraglio della Marina Militare Italiana Saint Bon, oggi la piazza non esiste più come spazio pubblico in quanto, con una operazione resa necessaria dalla ricerca di sicurezza delle strutture militari, anche l’ultimo tratto rimasto è stato chiuso ed inglobato in una sorta di giardino della capitaneria di porto. Eppure fino alla fine del secolo appena passato era ancora una vera piazzetta, residuo della ben più grande Piazza della Quarantena. Nel 1804 il consiglio comunale aveva donato alla chiesa di Santa Maria Maddalena tutta la penisola con lo scopo di farvi costruire il cosiddetto casotto dei quarantenari. Il piccolo edificio ospitava le persone che per provenienze da zone sospette di malattie infettive o per avere avuto in navigazione contatti con imbarcazioni che potevano portare pericolosi contagi, venivano tenute in luogo separato dalla popolazione, per un numero di giorni variabile secondo le necessità. Fino al 1835 circa la chiesa affittava la casetta e di qui traeva un piccolo cespite di entrata per il mantenimento del parroco e degli arredi della parrocchia. Poi fu costruita la Capitaneria, gli edifici militari a prosecuzione della Caserma (oggi della Guardia di Finanza), quelli di espansione degli uffici del porto. Intanto il cantiere navale Demeglio occupava parte del cortile situato nella parte a nord della strada. Con questi continui restringimenti il grande spazio di un tempo finì per ridursi al solo slargo dinanzi all’edificio principale della capitaneria. Oggi anche quello è chiuso: ci chiediamo se abbia ancora un senso mantenere il nome di piazza.
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Via Albini
Parte, con una bella scalinata di granito che meriterebbe maggiore attenzione e più solerte pulizia, da via Galliano e, seguendo un percorso pianeggiante arriva di fronte al cancello dell’Artiglieria. Verso sud si collega con via Regina Margherita, a nord apre begli scorci sui Tozzi, la zona granitica sulla quale sorge il forte di Sant’Andrea. E’ una strada relativamente nuova, che risultava ancora non completamente definita nel 1896 al momento della sua intestazione. Il consiglio comunale voleva ricordare “quei concittadini, ora scomparsi dalla scena del mondo, che furono uomini a cui la vita diede antica fama di rara perizia marinaresca, che provarono l’abbassamento nella qualità di mozzo, per rialzarsi alla dignità di ammiragli, e animosi s’avventurarono a tutte le più belli imprese”. In effetti Giovanni Battista Albini non arrivò al suo grado provenendo, come altri a cui si riferisce la delibera consiliare, dalla carriera dei sottoposti, ma aveva frequentato la scuola di marina di Genova destinato a divenire ufficiale. Figlio del coraggioso Giuseppe e nipote, per parte di madre, di uno dei più vecchi comandanti della marina sarda, Giovanni Ornano, era destinato alla carriera che lo vide conquistare la medaglia d’oro per una azione di coraggio e responsabilità nell’assedio di Ancona del 1860. Aveva ricevuto l’ordine di bombardare una batteria, ma lo spostamento della sua nave, dovuto alla corrente, non gli consentiva un tiro efficace: aveva chiesto, allora, libertà di manovra rispetto allo schieramento assediante e così, portatosi molto vicino al bersaglio, era riuscito a distruggerlo. A parte le imprese guerresche, dobbiamo ricordare che Albini fu sempre molto vicino alla comunità maddalenina che in diverse occasioni si avvalse del suo aiuto. A lui dobbiamo anche uno dei portolani più completi che riguardano le isole dell’arcipelago, La Guida del piloto nel litorale dell’isola di Sardegna, pubblicato nel 1843.
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Piazza Dante
Non so a quando risalga la denominazione della piazza perché Giuseppe Volpe, propositore, nel 1896, della più completa delibera relativa alla onomastica cittadina mai fatta fino a quel momento, in una sua documentata lettera del 15 settembre 1900, collocava piazza Dante fra quelle “mai elencate e deliberate dal comune” e delle quali “si sono conservate la denominazioni”. Unico elemento per poter risalire all’epoca dell’intestazione è una precedente delibera della giunta comunale che, nel 1865, ricordava le principali vie e piazze cittadine: in tale elenco non figura piazza Dante; ciò potrebbe significare che essa ha ricevuto un nome successivamente a questa data e prima del 1896. E’ uno spazio irregolare costituito da larghi tratti in leggero declivio separati fra loro da gradini; solo gli accessi (da via Viggiani e da via Castelfidardo) presentano vere gradinate: malgrado la vicinanza con la trafficatissima via Cairoli, la piazza gode di un silenzio e di una calma particolari determinati dal fatto che è al centro di una zona inaccessibile alle macchine e che vi si affacciano poche case, alcune delle quali abitate solo in estate; malgrado ciò i residenti le dedicano una grande cura abbellendola con vasi di fiori e con cespugli di buganvillea. Oggi la piazza sta per essere restaurata: il piano di recupero del centro storico prevede la sostituzione della attuale pavimentazione in cemento con quella in granito: peccato, però, che questo sia messo in opera nella forma dei sampietrini, completamente estranea alla cultura e alla tradizione locale.
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