Castelfidardo e Principessa Isabella
Le accomuniamo perché molto simili: parallele fra loro, collegano via Magenta con via Cairoli ed hanno, press’a poco, lo stesso percorso: entrambe inaccessibili alle auto, presentano gradinate irregolari molto suggestive anche se la pavimentazione di granito si alterna con quella di cemento. La prima, via Castelfidardo, che si chiamava, un tempo, via Sant’Agostino, cambiò nome nel 1896: ancora una volta il nome di un santo fu sacrificato disinvoltamente e sostituito con quello che doveva ricordare un contestato episodio delle intricate vicende del 1860: si trattava della battaglia combattuta contro l’esercito pontificio dai piemontesi (comandati dal generale Cialdini) diretti a raggiungere l’Italia Meridionale per porre fine al potere e alle iniziative di Garibaldi. Il percorso della via era leggermente diverso da quello attuale perché si considerava finito a cala Gavetta con la gradinata che sfocia presso l’attuale bar Sport. Le case che vi si affacciano sono molto curate, adorne, dovunque sia possibile, di piante ornamentali; molto bella la soluzione per ingentilire lo sperone granitico affiorante nella parte più vicina a via Cairoli: piante grasse di tutti i tipi coprono le rocce con le loro spettacolari fioriture. Via Principessa Isabella corre nella zona sottostante: era la vecchia via della Posta e, come via San’Agostino, cambiò nome nel 1896. Nella parte centrale, più elevata rispetto alle scalinate di accesso, spicca il basamento roccioso naturale sul quale sono state costruite le case. Inserita nel piano di sistemazione del centro storico per la pavimentazione, avrebbe bisogno di interventi per rendere più dignitose alcune facciate.
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via Fabrizi
Definita entro i limiti “dal negozio Cateni alla casa di Serra Pasquale”, la via fu intestata nel 1896 ad uno dei protagonisti dei moti ottocenteschi, il mazziniano e, in seguito, garibaldino, Nicolò Fabrizi, eroe errabondo per necessità per circa 30 anni, fino a quando, definita l’unità italiana, divenne autorevole membro della camera dei deputati fino alla morte. Via Fabrizi corre pianeggiante nel tratto parallelo alla piazza Garibaldi, ospitando, sul lato sud, il retro del palazzo di Giagnoni e il palazzotto di Gargiulo. A nord tutti gli ingressi alle abitazioni sono serviti da gradini o dai caratteristici piazzaletti uno dei quali presenta una bella doppia gradinata oggi quasi completamente distrutta: tutto l’edificio (un tempo proprietà della famiglia Susini) è in abbandono: la porta murata, le lastre di granito divelte e in parte asportate la dicono lunga sul suo destino. Fin dal 1897, a un anno dalla sua intestazione, questa parte della via ha goduto di interventi accurati di pavimentazione (e sistemazione della fognatura) con la posa di lastre di granito ben lavorate. Il tratto successivo si inerpica seguendo la conformazione del suolo per poi sfociare in via Garibaldi con una gradinata che condivide con via Angioi: nel 1896 questo tratto era ancora un viottolo sul lato nord del quale incombeva una parete rocciosa irregolare e, quindi, un notevole dislivello. Il problema fu risolto con un effetto ancor oggi di pregio: le case furono sopraelevate e raccordate con il piano stradale attraverso alti gradini e piazzali che, malgrado la ridotta larghezza della via, sono luminosi e soleggiati: la pavimentazione, invece è costituita da lastrine piccole e appena sgrossate. All’angolo del vicolo che collega via Fabrizi alla piazza Garibaldi (quasi di fronte all’ingresso della panetteria di Maruseddu), la casa degli eredi Zenoglio-Varriani è sparita, non so quando, lasciando, al suo posto, le rocce sulle quali sorgeva. Mi chiedo: se nessuno ne rivendica la proprietà, non si potrebbe sistemare l’area a giardino, prendendo, magari, esempio dalla simile area di via Castelfidardo?
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via Regina Margherita
Già via del Quartiere perché collegava il nucleo centrale del paese, disposto intorno alla chiesa e al porto, con l’insediamento militare situato a levante dei Tozzi: il complesso del forte di Sant’Andrea e del Quartiere costituiva il limite massimo di espansione dell’abitato oltre il quale c’era solo il cimitero (nell’area della odierna Opera Pia). La via costeggiava solo in parte le case, rade e disposte irregolarmente a causa della forte irregolarità del pendio, arrampicandosi lungo tratti liberi da abitazioni, rocciosi e impervi. Questa era ancora la situazione registrata dalle carte e dai documenti intorno al 1850. Man mano che il paese si estendeva occupando anche le aree meno favorevoli per la costruzione, andava delineandosi un percorso irregolare, costretto a continue deviazioni che, partendo dalla parete laterale destra della chiesa, lungo quella che era allora la piazza S Erasmo, dopo un breve tratto rettilineo, era costretto a un restringimento e a una curva per dirigersi poi verso la spianata del Quartiere dove sorgeva la Fontana del Re. Nel 1893 tutta l’area fu sottoposta ad una sistemazione che comprendeva, fra l’altro, la prosecuzione della via, attraverso una bella e ampia gradinata, fino all’imbocco della piazza Umberto I°. Via Regina Margherita è stata sempre una importante arteria soprattutto per i rifornimenti diretti all’area militare, ma anche come percorso alternativo verso il cimitero e l’area degli orti di Cardaliò. Essendo spesso percorsa dai carretti, quando si provvide alla pavimentazione, le lastre di granito furono disposte perpendicolarmente all’asse stradale e rigate da solchi longitudinali che consentivano alle ruote cerchiate di ferro una maggiore aderenza al suolo. Da notare che, malgrado la sua intestazione ufficiale risalga al 1896, sia prima che dopo questa data la si trova, a volte, indicata come via Umberto, anche se non sembra esistere nessuna deliberazione in tal senso.
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