Pubblicate su Il Vento nell'Anno 2002
1 Marzo 2002
Meditazione sulla 3°domenica di Quaresima, Anno A
“… mentre noi eravamo ancora peccatori, Cristo morì per gli empi nel tempo stabilito. (…) … mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi” (Rm 5, 6.8).
Veramente “la speranza poi non delude”, poiché “mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi”. Veramente l’amore di Dio “riversato nei nostri cuori” è un mistero. Infatti, “mentre eravamo ancora peccatori”, dunque infermi, deboli, senza forze, “Cristo è morto per noi” (Christus pro nobis mortuus est!). L’amore di Dio supera tutte le nostre buone disposizioni, interiori ed esteriori; tutte le nostre buone azioni; tutti i nostri propositi di conversione; tutti i nostri passi lungo il corso del cammino quaresimale. L’amore di Dio non attende la nostra conversione, le nostre buone opere, la nostra santità, ma li precede, li anticipa. L’amore di Dio non tiene conto della nostra infermità spirituale, della nostra debolezza morale. Non dopo la nostra conversione, non dopo il raggiungimento della vetta della montagna della santità, ma … “mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi”. Dio Figlio non ha atteso di avere prima un popolo di giusti per poi morire “per gli empi nel tempo stabilito”, “quando venne la pienezza del tempo” (Gal 4, 4). L’amore di Dio non si ferma davanti alle nostre infermità, debolezze, peccati. Se Dio si fosse lasciato scoraggiare dai nostri peccati, Cristo sarebbe “morto per noi”? Se Dio avesse atteso – percorrendo le vie dell’umanità – di trovare società giuste, perché abitate da uomini giusti, Cristo sarebbe “morto per noi”? Se Dio si fosse lasciato tentare e avesse atteso che meritassimo il sacrificio del Figlio, Cristo sarebbe “morto per noi”? L’amore di Dio non conosce i nostri complicati calcoli, i nostri tempi di attesa, i nostri orgogliosi ed egoistici ragionamenti. Noi empi, infermi, deboli, peccatori, qualche volta perdoniamo, ma perché prima ci siamo tolte piccole e sottili cattiverie e preso soddisfazioni nascoste. Noi empi, infermi, deboli, peccatori, qualche volta diamo, ma perché prima abbiamo ricevuto ritenendo – tra l’altro – giusto e dovuto quanto ricevuto, dimenticando che: “Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date” (Mt 10, 8). Noi empi, infermi, deboli, peccatori, qualche volta amiamo, ma perché ci accorgiamo di possedere, di dominare, di sopraffare l’altra o l’altro. Noi empi, infermi, deboli, peccatori, siamo disposti a perdonare, a dare, ad amare, ma sempre dopo che il nostro prossimo ci ha perdonato per primo, ci ha dato per primo, ci ha amato per primo. Noi, sempre dopo, mai prima e senza contraccambio, merito e un pur velato pizzico di orgoglio e di egoismo. Mentre … “eravamo ancora peccatori” quando “Cristo è morto per noi”! Questo è l’amore di Dio: disarmante, sorprendente, straordinario, vero, libero, morto crocifisso “per noi”.
15 Marzo 2002
Meditazione sulla V domenica di Quaresima Anno.A
“Voi però non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi” (Rm 8, 9a).
Noi cristiani, che siamo in relazione con lo Spirito di Dio, perché abitante in noi, sperimentiamo il “dominio della carne”. Per “carne” si intende quel complesso di tendenze, istinti, passioni che ci incatena al corpo, al presente, all’egoismo, alla superbia. Lo “Spirito di Dio abita” in noi, ma il “dominio della carne” viene a mettere disordine dentro la nostra abitazione interiore. Sentiamo la “carne”, gli istinti, le passioni, l’egoismo, la superbia, muovere guerra contro lo Spirito che “è vita”. La “carne” ci spinge verso la morte eterna, mentre lo Spirito ci attira guidandoci sulla via che porta alla vita eterna. La “carne” ci seduce, ci inganna, ci attrae, ci affascina, e cadiamo nel peccato, ci allontaniamo da Dio e il suo Spirito abbandona la nostra abitazione interiore. Le armi che la “carne” mette in campo sono potenti, se ci facciamo trovare deboli, incapaci di contrastare il fascino che esercita sul nostro egoismo tutto ciò che è piacere, rivincita, dominio, successo. Lo “Spirito di Dio abita” in noi per la potenza di Cristo Risorto, vincitore del peccato e della morte eterna. Il suo Spirito ci è stato donato quando la nostra “carne” immersa nella sua “carne” mortale, immolata, liberata dai vincoli della vita terrena, è risorta, è diventata abitazione della relazione tra noi, redenti, e Gesù Cristo, Redentore. Dono, questo, fatto una volta per sempre, ma insidiato, minacciato, soggetto ad essere attaccato, esposto alle umane passioni, al disordine interiore che non ama Dio. Il nostro “corpo” è un vaso di terracotta dal contenuto troppo prezioso. Siamo consapevoli di essere un contenitore non idoneo, ma non per questo lo “Spirito di Cristo” non vuole abitare in noi, anzi. Lo Spirito desidera dimorare in noi, perché non apparteniamo alle opere della “carne”, ma a Cristo, che ci ha riscattati a caro prezzo. Dunque, entriamo dentro il mistero della nostra fragilità chiamata ad essere abitazione dello “Spirito di Dio”. Entriamo e non lasciamoci scoraggiare dalle nostre miserie, affinché il contenitore (noi) resti fragile e inadeguato, ma il contenuto (lo Spirito) ci trasformi, ci arricchisca, continui a salvarci e ci conduca alla vita eterna.