Meditazioni
Meditazioni
a cura di don Sandro SERRERI
Pubblicate su Il Vento nell'Anno 2003

1 Gennaio 2003
La meditazione: di don Sandro Serreri
Carissimi, in questi giorni di festa mi sono domandato: Qual è, oltre la nostra famiglia, il bene più importante della nostra vita? Sicuramente, e penso di non sbagliarmi, la pace. La pace del cuore e nella società dove viviamo è desiderio e bisogno degli uomini di tutti i tempi. Nei nostri cuori desideriamo la pace, perché abbiamo bisogno di vivere nella pace. Per questo, la pace è sempre minacciata; può rimanere soltanto un desiderio non realizzato o un bisogno non soddisfatto. Se, proprio in questi giorni, allunghiamo il nostro sguardo oltre le nostre abitazioni, non ci sarà difficile vedere Betlemme assediata dai carri armati israeliani, bambini palestinesi ed ebrei morire nelle vie di Gerusalemme. Ho sempre pensato e detto, che sin quando non ci sarà pace il Palestina, la pace nel mondo continuerà ad essere soltanto un desiderio del cuore. La pace, ricordiamolo, non è solo assenza di guerra, ma è anche giustizia, democrazia compiuta, dialogo, solidarietà, libertà religiosa. Ma pensando alle nostre case e famiglie, mi domando inoltre: C’è pace nei luoghi dove si consuma la nostra vita? C’è pace nei nostri cuori? C’è pace nelle nostre famiglie? In questi giorni di festa, il desiderio e bisogno di pace sembra aumentare. Forse, perché riconosciamo che i nostri cuori e le nostre famiglie non vivono veramente nella pace. I motivi possono essere i più diversi. Certamente uno di questi è la mancanza di serenità dentro il nostro cuore. La vera e duratura pace, è sempre frutto di un cuore sereno. Se non siamo in pace con noi stessi, non possiamo pretendere di esserlo con il nostro prossimo, a partire dalla nostra famiglia. Allora, carissimi, se in alcune famiglie non c’è pace, perché manca la comprensione e il perdono reciproco; perché non c’è un dialogo sincero e costruttivo; perché non esiste collaborazione e condivisione, sappiano, queste famiglie, che sono ancora in tempo per creare condizioni di pace vera e duratura. Si è sempre in orario quando si tratta di donare e ricevere pace. Non si è mai in ritardo quando si tratta di donarsi reciprocamente la pace. Dalla pace in famiglia nasce l’amore fecondo dei genitori; l’educazione dei figli; i buoni rapporti con parenti e vicini; la giusta considerazione dell’importanza di vivere in e per una società. Dalla pace in famiglia dipende il futuro delle fatiche lavorative dei genitori; la gratitudine dei figli; l’unità davanti alle difficoltà. Dalla pace in famiglia dipende la pace in tutti i luoghi dove viviamo: vicinato, lavoro, società. Allora, carissimi, quest’anno regaliamoci la pace del cuore per portarla e viverla dentro le nostre famiglie.
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15 Gennaio 2003
Meditazione sulla II domenica del T.O. Anno B
Eli disse a Samuele: Vattene a dormire e, se ti si chiamerà ancora, dirai: Parla, Signore, perché il tuo servo ti ascolta. (1 Sam 3,9).
Il Signore parla e chiama; Samuele ascolta e risponde. Samuele sa rispondere, perché sa ascoltare. La Parola del Signore necessita ascolto. Il Signore parla, confidando in chi lo ascolta. Questa fiducia fa si che il Signore non faccia mancare la sua Parola, che non si stanchi di parlare. Samuele è modello da imitare, perché il suo è un ascolto attento, disponibile, sincero. Samuele ascolta con l’udito, ma anche con il cuore. Sa rispondere al Signore che parla e chiama, perché tutta la sua persona è in ascolto: dentro e fuori, cuore ed orecchi. Samuele risponde, perché ha imparato ad ascoltare, a riconoscere la voce del Signore, a saper attendere la chiamata. Così Samuele si propone come testimone per quanti di noi non sanno ascoltare e, perciò, non scoprono il Signore che viene, parla, chiama, insegna, consiglia, incoraggia, illumina. Il Signore parla usando diversi mezzi. Il Signore parla alla e nella Chiesa, suo popolo, dove i suoi discepoli vogliono sempre ascoltare e rispondere alla sua voce. Nella Chiesa la Parola del Signore si diffonde tramite i suoi servi: tutti coloro che sono tramite tra lui e il suo popolo. Tra questi, i primi sono i pastori, coloro che sono stati chiamati e incaricati di annunciare e testimoniare la Parola del Signore. Seguono, tutti quei laici che in diversi modi e luoghi comunicano questa Parola con la loro vita quotidiana, la testimonianza cristiana, la catechesi, la carità, il volontariato, i mezzi di comunicazione di massa (stampa, radio). Per questo, è necessario saper ascoltare, voler ascoltare costantemente la parola del Signore. Occorre, allora, saper riconoscere la Parola del Signore come parola di vita, lampada per il nostro cammino, consiglio per i nostri dubbi, forza per le nostre debolezze. Soprattutto, occorre riconoscere alla Parola del Signore il ruolo di Maestra, di guida, di via sicura, di luogo della verità. Ascoltare con cuore sincero la Parola del Signore significa riconoscersi alunni, mettersi alla sua Scuola, lasciarsi educare ed accompagnare dal Vangelo. L’orgoglioso non è fatto per ascoltare, mettere in pratica e annunciare la Parola del Signore. Al Signore, allora, dobbiamo rivolgerci così pregando: "Parla, Signore, perché il tuo servo ti ascolta".
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1 Febbraio 2003
Meditazione ,sulla Presentazione del Signore, Festa.
"Quando venne il tempo della purificazione secondo la Legge di Mosè, (Maria e Giuseppe) portarono il bambino a Gerusalemme per offrirlo al Signore..."(Lc 2,22).
Maria e Giuseppe portarono il bambino Gesù al tempio per offrirlo al Signore. Si trattò di un atto di fede. Come tutti i genitori ebrei osservanti, anche Maria e Giuseppe offrirono al Signore quanto sentivano di avere ricevuto da lui: il loro figlio maschio primogenito. Il bambino Gesù era stato un dono di Dio, come tutti i bambini. E dono ridiventa. Donato viene ridonato. Questa la coscienza e la fede di Maria e Giuseppe. Gesù era stato affidato a Maria e Giuseppe. Questi, lo riaffidarono al Signore, perché sanno che ogni figlio è sacro. Ogni figlio è generato da una coppia umana, ma viene dall’amore di Dio Padre. Gesù, generato dalla Vergine Maria, viene da Dio. Perciò, appartiene a Dio. Consapevoli di questa proprietà data in amministrazione, Maria e Giuseppe, offrirono il loro bambino per riaverlo in dono. Sapevano che rioffrire al Signore quanto da lui donato, significava ricevere dalla paternità di Dio il loro bambino una seconda volta. Dio Padre dona, riprende, ridona. Si tratta della infinita fiducia che il Signore ha nella coppia umana, nell’amore umano che riconosce di essere fine e centro della sua paternità. Dilatazione dell’amore di Dio, l’amore procreativo umano è il segno più alto della alleanza tra la coppia umana e l’instancabile opera creativa di Dio per e con l’umanità. Maria e Giuseppe, presentando al Signore il loro figlio Gesù, si misero al servizio di questa alleanza. Ricevere e offrire da e a Dio è un servizio a Dio e a tutta la società umana. Imparino, dunque, tutti i genitori ad offrire i loro figli al Signore sull’esempio di Maria e Giuseppe. Comprendano, allora, tutti i genitori l’importanza di tenere vicino a Dio i loro figli, perché un giorno anch’essi offrano i loro figli al Signore e, così, lui possa continuare ad essere Padre per il bene di tutta l’umanità. Maria e Giuseppe preghino per le nostre coppie di genitori, per i loro figli, e continuino ad insegnarci come si serve la vita dal momento del concepimento sino alla morte naturale.
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15 Febbraio 2003
Meditazione sulla VI domenica del T.O. , Anno B.
Se vuoi, puoi guarirmi!”. Mosso a compassione, stese la mano, lo toccò e gli disse: “Lo voglio, guarisci!” (Mc 1, 40c-41)
Gesù si muove a compassione verso un lebbroso, perché? Il vocabolo compassione, usato da Marco evangelista, significa: soffrire insieme; partecipare alle sofferenze altrui. Perché Gesù prova questo sentimento? Forse perché l’uomo che lo supplica in ginocchio di guarirlo, è lebbroso? No, non è la lebbra a muovere la compassione di Gesù, ma, piuttosto, ciò che comportava – al tempo di Gesù – per un uomo essere lebbroso: essere considerato sporco e ripugnante, venire emarginato, vivere fuori dalla società civile e religiosa. Un lebbroso, insomma, era spazzatura. La sua presenza allontanava. Toccarlo significava rendersi impuro per quaranta giorni. Quarantena, questa, assai grave per un Ebreo osservante, da evitare a tutti i costi. Ma per Gesù e il lebbroso è tutto il contrario. All’avvicinarsi del lebbroso Gesù non si allontana. Poi, Gesù fa molto di più: lo tocca. Gesù si contamina, diventa impuro. Gesto semplice, ma carico di grande potenza per il lebbroso e i testimoni. Infatti, il lebbroso guarisce. Da non-uomo civile e religioso, ridiventa figlio del popolo eletto, abitante, partecipe del culto a Dio. Gesù non vide le piaghe della lebbra, ma l’uomo disprezzato, solo, emarginato; vide la perdita di dignità, la non-compassione da parte della società, la messa al bando da tutti e da tutto, compresa la religione. Gesù guarisce il lebbroso perché, insieme, guariscano anche le conseguenze della sua malattia. Infatti, scomparse le piaghe, il lebbroso viene reintegrato nella società civile e religiosa. Il vero miracolo è questo ritorno alla vita sociale; questo ritorno al senso vero della vita umana. Nella nostra società, - se ci guardiamo intorno – possiamo vedere tanti nuovi lebbrosi. Questi sono: gli anziani soli, gli anziani privi di assistenza sociale, i portatori di handicap, i tossicodipendenti, i giovanissimi che iniziano a fare uso di droghe – per gioco e per noia - , insieme a quelli violenti, le famiglie emarginate. Gesù, mosso a compassione, toccò il lebbroso, lo guarì ed eliminò le conseguenze della lebbra del suo tempo. E noi, oggi?
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01 Marzo 2003
Meditazione, sulla VIII domenica del T.O. Anno B.
Ma verranno i giorni in cui sarà loro tolto lo sposo e allora digiuneranno (Mc 2, 20).
Verranno i giorni in cui sarà tolto ai discepoli lo sposo. Lo sposo è Gesù. “Sarà loro tolto” a causa della sua Passione e morte. Allora digiuneranno, e sarà dolore, lutto e smarrimento. La presenza viva dello sposo Gesù fa si che i suoi discepoli non digiunino. Non possono digiunare, perché è festa grande. Gesù è vivo: cammina, ascolta, insegna, guarisce. Ora, è facile seguirlo, ascoltarlo, vivere con e per lui. “Ma verranno i giorni in cui verrà loro tolto”, e allora? Lo arrestano, tutti scappano, si nascondono. La festa è diventata tragedia. Il Maestro è condannato a morte. L’uomo dei miracoli è ora ridicolo. Il suo aspetto suscita orrore e pianto. Le lampade della festa si sono spente. È notte. Resta solo un fuoco a riscaldare alcuni curiosi e un traditore. Ecco: anche a noi, che ci consideriamo (e siamo) discepoli (seguaci) del Signore Gesù, può accadere altrettanto. Tutto bene sino a quando Gesù è lo sposo, vale a dire: c’è un clima di gioia, di serenità. Ma quando vengono “i giorni” della prova, quando Gesù non è più lo sposo, ma anzi scompare dietro certi problemi, sofferenze, preoccupazioni, allora è veramente molto difficile, impegnativo, seguirlo, rimanere suoi discepoli. Allora, è necessario essere sempre pronti, non lasciarsi sorprendere, affinché, pur seguendo alla serenità il digiuno della prova, Gesù resti presente e vivo. Il discepolo vero si vede quando Gesù viene “tolto” dalle prove della vita. Per questo, il cristiano credente e praticante è chiamato a vigilare, a nutrirsi spiritualmente, ad ascoltare la Parola, a vivere la Carità (“l’amor che move il sole e l’altre stelle”) del perdono, della comprensione, della collaborazione. Vengano pure, dunque, i giorni tristi e scoraggianti, ma resti forte la nostra fede nel Signore Gesù e non venga meno la nostra speranza che ogni prova che può colpirci non è eterna, ma passeggera (“tutto passa”). Per tutto questo, il cristiano è l’uomo della festa e del digiuno.
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15 Marzo 2003
Meditazione, II domenica di Quaresima, Anno B.
Questi è il Figlio mio prediletto; ascoltatelo!” (Mc 9,7b).
Dopo il primo consiglio evangelico: Convertitevi (Mc 1,15b: prima di Quaresima), ecco il secondo invito per questo nuovo Tempo di Quaresima: Ascoltatelo!. Tale invito proviene direttamente da Dio Padre. Ascoltare: è il modo primo e, quindi, fondamentale di porsi davanti al consiglio quaresimale: Convertitevi. Si tratta di ascoltare la voce di Dio che si fa presente e viva per mezzo del Vangelo del Signore Gesù e dell’annuncio instancabile e ricco di speranza della madre Chiesa: casa del Padre, corpo del Figlio, tempio dello Spirito. La conversione, il cambiamento, inizia solo quando si è disposti ad ascoltare con l’orecchio del cuore, della coscienza, la Parola di colui che riconosciamo nostro Maestro: il Signore Gesù. La conversione, il cambiamento, ha inizio solo quando, dopo un attento esame di coscienza, scopriamo che non abbiamo ascoltato la sola parola che può salvarci, liberarci dal nostro egoismo, dal nostro orgoglio: quella del Signore Gesù. Durante questa nuova Quaresima, se troviamo il coraggio di aprire la nostra coscienza, non ci sarà molto difficile scoprire che apparteniamo ad una società dove l’ascolto interiore, spirituale, è raro, non comune, sottovalutato, emarginato perché considerato “questione privata”. Ecco, allora, la necessità, come cristiani, di riconoscere di non aver ascoltato i Vangelo e, quindi, di non averlo messo in pratica nella nostra vita quotidiana. Si tratta di rimettere al centro della nostra vita cristiana la Parola di Dio. Disposti ed ormai abituati ad ascoltare e a lasciarci guidare, influenzare, condizionare dalle tante parole della pubblicità, delle mode, dei giudizi sociali, non sarà facile ascoltare la Parola del Signore Gesù, perché questa possiede la forza di mettere a nudo le nostre coscienze, i nostri difetti, le nostre omissioni, i nostri peccati, tutto ciò che ci impedisce di essere veramente cristiani, di vivere da cristiani. “Ascoltatelo!”, ci dice Dio Padre. Ascoltate Gesù che vi vuole guidare lungo il Tempo di Quaresima; che vuole cambiare quanto vi disturba e, perciò, ci rende persone non serene, ma tese nervose, scontrose, egoiste. Ascoltare la Parola del Signore Gesù in questo nuovo Tempo di Quaresima – perché abbiamo deciso di cambiare, di convertirci - , sarà per ognuno di noi il mezzo efficace per liberare la nostra persona dalle catene dello scoraggiamento, del rancore, dell’isolamento sociale, della diffidenza, della critica non costruttiva, del pettegolezzo. Ascoltare il Signore Gesù riaprendo e rileggendo il suo Vangelo, sarà liberante, recherà beneficio, ci darà modo di riscoprire i sentimenti, i valori, le parole, i gesti che danno senso a tutta la nostra vita. Per questo, diciamo al Signore Gesù: Parla, perché il nostro cuore ti ascolta!
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