Meditazione, sulla VI domenica di pasqua, Anno A

Osservare i suoi comandamenti: questo chiede il Signore Gesù ai suoi discepoli. Se diciamo di amarlo, non possiamo non osservare i suoi comandamenti. Solo – precisa Gesù – “chi accoglie” i suoi “comandamenti e li osserva” lo ama. Accogliere e osservare i comandamenti del Signore Gesù è la condizione senza la quale non è veramente possibile dirsi suoi veri discepoli. L’accoglienza necessita dell’ascolto, umile e fiducioso. Mentre l’osservanza ha bisogno della coerenza, sincera e matura. Chi non ascolta gli insegnamenti di Gesù, perché è superbo e diffidente, non può essere suo discepolo. Chi non li osserva nella vita pratica, perché è incostante e accomodante, non può seguirlo. Il Signore Gesù è – come sempre – molto chiaro quando si tratta di stabilire le regole per il vero discepolato. Oggi, quanti dicono di amarlo, ma poi non accolgono e osservano i suoi comandamenti? Quanti, non ascoltano la Parola pensando di poterne fare a meno? Quanti, di fatto, non osservano la Legge di Dio nella vita quotidiana pur accostandosi frequentemente ai sacramenti? Quanta incoerenza c’è in tanti cristiani credenti praticanti! Il Vangelo non è una sapiente raccolta di buoni sentimenti atta a quietare i nostri rimorsi di coscienza. Il Vangelo è Gesù Cristo, Figlio di Dio, nato, morto e risorto per la nostra salvezza e la vita eterna. E’ lui – e solo lui – il nostro unico Salvatore. Dal Vangelo sgorga – come da una sorgente di montagna – la via che conduce, chiunque decida di iniziare il cammino, a fare la volontà del Padre. E questa è la volontà del Padre: ascoltare, seguire e amare il Figlio suo Gesù. Sono sempre di più – è amarissimo, ma dobbiamo riconoscerlo! – i cristiani credenti praticanti che fanno molta fatica a coniugare il Vangelo e la vita, gli insegnamenti del Signore Gesù e le scelte quotidiane e pratiche. C’è un sempre più evidente scollamento tra ciò che si è disposti ad ascoltare e quanto, poi, di fatto, dal Vangelo travasiamo nei modi di pensare e agire, nella cultura e nella politica, nelle morale familiare e sessuale. Sempre più, dunque, appare il popolo cristiano come una comunione di uomini e donne che faticano non poco ad essere autentici testimoni del Risorto, perché tra questi molti non accolgono e osservano i comandamenti del Signore Gesù che trovano, talora, persino fuori dal tempo, difficilmente applicabili alla odierna realtà sociale. Costoro – è evidente! – non amano Gesù, anche se si mostrano con la veste nuziale degli invitati al banchetto. A tutti costoro, il Signore Gesù, dice e ricorda: “Chi mi ama sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui” (v. 21b). Ancora una volta, allora, dobbiamo rimetterci in cammino lasciandoci rimproverare da Gesù che, parlando al nostro cuore di smarriti, superbi e testardi, ci invita a scrutare i nostri passi per costatare se abbiamo camminato dietro i suoi insegnamenti o, piuttosto, abbiamo seguito i nostri capricci, interessi, compromessi, mode. Quanto è difficile per chi si abitua a questa andatura accorgersi che sta sbagliando la via! Di via c’è solo quella segnata ed indicata dal Vangelo: amare Gesù accogliendo ed osservando i suoi comandamenti. Rimettiamoci in marcia!


