Meditazione sulla XIV domenica del T.O., Anno A

L’invito di Gesù, rivolto agli “affaticati e oppressi”, di recarsi da lui affinché possa ristorarli, è un’espressione della sua tenerezza. Gesù, che conosce il cuore dell’uomo e, dunque, le sue fatiche e angosce, è il solo che veramente può offrire e dare sollievo e riposo. L’uomo, allora come oggi, indebolito e rattristato dalle miserie della vita quotidiana, ha bisogno del ristoro spirituale. Gesù, visto dai suoi contemporanei come uomo tutto di Dio, era in grado di trasmettere sollievo e conforto. Molti andavano da lui, perché trovavano quella pace che le vicende umane toglieva loro. I suoi insegnamenti ristoravano e aprivano vie nuove indirizzate verso la conversione. Tanti, dopo averlo seguito ed ascoltato, ritrovavano la tranquillità della coscienza, la spinta della speranza, il balsamo benefico della carità. Recarsi da Gesù per molti uomini e donne ha significato cambiare vita, perché incontrarlo, seguirlo e ascoltarlo non lasciava mai indifferente nessuno. Oggi, come allora, sono tanti gli uomini e le donne che, “affaticati e oppressi”, cercano rifugio nel Signore Gesù: nella sua Parola e nei suoi doni spirituali. Per diversi motivi l’uomo contemporaneo è molto più affaticato e angosciato dell’uomo antico del Vangelo. Infatti, ha molte più paure e ansie. Questo, rispetto agli uomini dei secoli passati, sente maggiormente il bisogno interiore di assicurarsi il ristoro spirituale. Gesù, anche a questo uomo, dalle grandi e superbe conquiste tecnico-scientifiche, dice: “Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò”. Il Signore Gesù per mezzo della sua Chiesa, spiritualmente sgorgata dal suo costato trafitto, offre ristoro, sollievo, riposo a quanti, dopo aver gustato le amarezze della vita ed esserne rimasti rattristati, cercano pace, vera e duratura; a quanti, dopo aver assaggiato il vuoto da vertigine che dà una vita spesa lontano da Dio e dai suoi comandamenti, cercano motivazioni forti e solide per dare senso e compimento a tutta la loro vita. La Chiesa, come istituzione insieme divina e umana, offre l’acqua fresca del silenzio dei suoi luoghi di preghiera, di ascolto interiore della voce di Dio. Questa Chiesa, pertanto, è lo spazio fisico, ma soprattutto spirituale, dove il Signore Gesù si manifesta come colui che ristora il corpo e lo spirito, che ha il potere di illuminare le coscienze e di volgere i cuori verso l’amore di Dio. Non ci si libera del peso delle fatiche e delle oppressioni che rendono l’uomo schiavo negando Dio e i valori dello spirito o, peggio, fuggendo dalla paternità di Dio e dalla missione evangelizzatrice del Figlio suo Gesù. Per questo, la Chiesa, esperta in umanità, è e resta, per usare una felice immagine di papa Giovanni XXIII, la “fontana del villaggio” dalla quale tutti possono attingere acqua che veramente ristora. L’uomo e la donna che sanno rispondere all’invito di Gesù: “Venite a me, voi tutti”, saranno salvi e troveranno pace e felicità, mentre tutti coloro che continueranno a camminare tra le paludi del non senso, dell’egoismo, della superbia, della mediocrità, continueranno a restare sotto il peso della fatica e dell’oppressione.


