Meditazione sulla II domenica di Avvento, Anno B

Con questa “voce” ha inizio il Vangelo secondo Marco, che ci accompagnerà durante tutto il Tempo di Avvento e ci aiuterà a preparare “la strada del Signore” e a raddrizzare “i suoi sentieri”. La “voce” è quella di “uno che grida nel deserto”; è una “voce” antica: quella di Isaia profeta, che, vedendo la venuta del Messia, invitata il popolo a preparare la strada e a raddrizzare i sentieri. Al tempo di Gesù la “voce” era quella di Giovanni, che battezzava nel “deserto”. Il “deserto” non era semplicemente un luogo fisico. Infatti, il “deserto” era il simbolo, già in Isaia, dello smarrimento dell’uomo che si riconosce peccatore e, dunque, colpevole. Colpevole di essersi allontanato dalla Legge del Signore, di aver infranto l’Alleanza. Questo riconoscimento di colpevolezza conduce l’uomo a smarrirsi, perché si scopre solo e, quindi, in una situazione interiore di “deserto”. Ecco: il peccato ci conduce nel deserto dove solitudine e smarrimento ci impediscono di servire il Signore. Per tutta la durante di questo nuovo Tempo di Avvento, allora, dobbiamo darci da fare per rispondere all’invito: “Preparate la strada del Signore, raddrizzate i suoi sentieri”, affinché possiamo spezzare le catene e, finalmente, allontanarci, per sempre, dal deserto. Il Tempo di Avvento, perciò, sia tempo dedicato a preparare la venuta del Signore, e non può esserci migliore preparazione di quella che inizia con il rientrare in noi stessi e così fare un sincero e serio esame di coscienza. Nel “deserto”, dunque, parli la nostra coscienza e ci rimproveri per i molti peccati di omissione. Quante volte, allora, riconosceremo di non aver fatto nulla di male, ma neanche nulla di bene, e che, perciò, non siamo stati testimoni del Vangelo che chiede ad ognuno di noi di vivere ciò che ascoltiamo. Il resto della preparazione passa, necessariamente, attraverso la porta stretta della carità. La carità del perdono, della solidarietà, della disponibilità, del rispetto, del dialogo, della collaborazione, sarà il terreno sul quale cimentarsi quotidianamente, se si decide d’intraprendere quel faticoso lavoro che consentirà al Signore di farsi, ancora una volta, dono, l’Emmanuele, il Dio-con-noi. Pertanto, non dobbiamo avere paura di preparare “la strada del Signore” e di raddrizzare “i suoi sentieri”, perché il Signore vuole venire ad abitare nelle nostre case, nel nostro lavoro, nella nostra società.

