15 Maggio 2004
Promesse da mantenere
Fra circa un mese anche i maddalenini andranno a votare per eleggere il nuovo Consiglio regionale. Si tratta di un appuntamento molto importante al quale non ci si deve astenere, perché l’anima della democrazia compiuta è la partecipazione. Partecipare alla vita politica della società alla quale si appartiene è un diritto-dovere, proprio e non delegabile, di ogni vero cittadino. Il voto democratico è stato una conquista che ha comportato anche il sacrificio di tante vite umane. Per questo, ritengo che non andare a votare possa costituire anche una sorta di offesa – pur indiretta – nei riguardi di quanti, uomini e donne, sono morti affinché anche nel nostro Paese si potesse votare, liberamente e secondo coscienza. Il voto, e non il referendum, è la più alta espressione della sovranità del cittadino, di ogni cittadino, di tutti i cittadini senza differenze di sesso, di cultura, di ceto, di religione, di ideologia. Votare vuol dire assumersi la responsabilità di farsi e lasciarsi rappresentare da alcuni cittadini, uomini e donne, riconosciuti e ritenuti idonei a governare il “bene comune”, ad organizzare la società secondo giustizia, a garantire e promuovere tutte le conquiste civili della nostra democrazia, a costruire una convivenza sempre più solidale. Perciò, non credano coloro che verranno eletti di poter fare all’elettorato delle promesse che poi non manterranno, perché, in democrazia, il vero consenso non è quello che si conquista durante le tribune elettorali, ma, piuttosto, quello che si conquista sul campo della vita socio-politica, dei progetti realizzati, del benessere che si diffonde e cresce. Non credano poi, neanche questa volta, coloro che verranno eletti a rappresentare le diverse anime della nostra società, di poter fare delle promesse, che poi non manterranno, perché in democrazia si può anche governare il sistema amministrativo-burocratico, ma nelle piazze, nei luoghi del lavoro, nelle case, avere cittadini che vivono concretamente una politica completamente slegata e del tutto estranea da quella che i loro rappresentanti dicono di servire, ma che in realtà si dimostra essere soltanto gestione di interessi di parte che nulla, dunque, hanno a che vedere con il “bene comune” e la “giustizia sociale”. E, ancora, non credano i tanti – troppi! – candidati al governo regionale di poter promettere “larghe intese” sui piani di sviluppo dell’Isola quando, ancor prima di una loro ipotetica vittoria, non si sono esercitati nella difficilissima arte di trovare “larghe intese” attorno a due o tre – e non più! – candidati al fine di poter avere sicuramente almeno un rappresentante. E, infine, non crediamo noi tutti, cittadini elettori, di poter fare a meno di esercitare il sovrano diritto-dovere di ascoltare le promesse elettorali dei nostri candidati, ma anche, se queste vengono smentite, tradite, deluse, di delegittimarli togliendo loro considerazione, stima, fiducia, credibilità. Questo, perché è morale fare una promessa, ma gravemente immorale non mantenerla.
15 Giugno 2004
Il rispetto, prima di tutto
È iniziata l'estate con i primi turisti a passeggio per il corso Garibaldi e le piazze e nelle spiagge esposti al sole per la tintarella o immersi nelle acque cristalline dell'arcipelago. Con l'estate, però, sono anche iniziati i primi schiamazzi notturni, le prime notti brave, le prime gincane dei motorini, le prime chiassose bevute sulle varie gradinate del centro storico, le prime musiche assordanti sino a notte fonda, le prime urla, le prime festicciole a tarda notte. In piazza Comando a mezzogiorno si dorme e ci si sveglia dopo la mezzanotte. I locali pubblici scaricano le loro musiche da discoteca con amplificatori posti persino sulle vie del passeggio. E tutto questo, senza il ben che minimo rispetto per le più elementari e comuni regole della convivenza civile. La sfrenata voglia di divertimento e il guadagno non possono essere le uniche leggi regolatrici di una società (la nostra) che si dice civile. Gli uomini che vivono in società hanno bisogno (è più che necessario) di regole con le quali stabilire alcuni limiti persino alla sana manifestazione del divertimento. Altrimenti, salta una regola fondamentale: il rispetto reciproco. Questo, non nasce spontaneo nel comportamento dell'uomo. Perciò, occorre l'educazione. A tale scopo, servono anche le regole, che non tanto devono mirare a restringere gli spazi di manifestazioni umane quali quelle legate allo svago, quanto ad educare gli uomini e le donne che vivono in società al rispetto reciproco, perché la libertà di ognuno di noi termina dove inizia la libertà dell'altro. Ma chi deve fare osservare e garantire (per il bene comune) le regole della convivenza civile? Le forze dell'ordine, la polizia municipale, l'Amministrazione comunale. Costoro hanno senso e valore in una società veramente civile e democratica, se sono al servizio del bene comune, altrimenti... accade quel che accade durante l'estate maddalenina: una vita notturna priva di regole. Se anche questa estate i cittadini maddalenini rivivranno l'estate dell'anno scorso e degli ultimi anni, allora, vorrà dire che siamo arrivati al capolinea di un viaggio senza ritorno. Discariche abusive nelle vie dell'abitato, parcheggi introvabili o fuorilegge, vincoli che l'uomo della strada continua a non capire, un inesistente controllo del territorio, un centro storico abbandonato. E a tutto questo, si aggiungono tante (troppe) notti insonni. Se mi chiedessero quale slogan proporre ai maddalenini e ai turisti per questa estate, non esiterei a rispondere: Il rispetto, prima di tutto!
1 Luglio 2004
Piazza di Chiesa: isola pedonale

È possibile, (almeno) durante i mesi di luglio e agosto, rendere piazza di Chiesa isola pedonale? Certo, per far questo bisognerebbe chiudere al traffico le vie Vittorio Emanuele e Ilva, ma non credo che tale divieto possa costituire un danno economico per nessuna delle attività lavorative che ruotano attorno a uno spazio che dovrebbe essere come le piazze Garibaldi e Comando. Ovviamente bisognerebbe vietare anche il parcheggio. Perché no? Non si può pretendere di entrare con la propria auto dentro i negozi o il sagrato della parrocchiale. Certo, lo spettacolo che si presenta in particolare in certe ore della giornata, è quello di una grande confusione di macchine parcheggiate anche in doppia fila, a tappo delle vetrine, delle porte d’ingresso, sulla gradinata della Chiesa. Piazza di Chiesa dovrebbe essere uno dei “biglietti da visita” turistici della nostra città e non l’immagine del caos che regna sovrano nella viabilità maddalenina. Questa piazza, principale testimone della piccola-grande storia isolana, tra l’altro, reca i segni di una assoluta mancanza di rispetto nei riguardi della sua identità architettonica e urbanistica: insegne (anche selvagge) non conformi alle linee degli edifici, colori pastello lontani da quelli tipici del centro storico. Insomma: questa piazza è una sorta di guazzabuglio dentro il quale sembra far fatica a mostrarsi, pur nella sua maestà, la facciata della parrocchiale, un vero e proprio monumento. Dobbiamo ricordarci che non siamo a Siena o San Gimignano, ma a La Maddalena dove sempre più si sta rendendo necessaria la salvaguardia delle caratteristiche architettoniche del centro storico e dove il poco che siamo riusciti a conservare non deve essere deturpato, ma restaurato, custodito, protetto, promosso. Piazza di Chiesa, insieme a piazza e via Garibaldi, dovrebbe diventare l’icona urbanistica da mostrare al turista che non si accontenta del mare di Spalmatore, delle rocce di Tegge, delle vele di Caprera, dell’approdo di Cala Gavetta, ma che cerca anche spazi dove passeggiare liberamente nel tentativo d’incontrare l’identità, la cultura, la storia maddalenina sulle facciate dei suoi vecchi palazzi, sul lastricato del suo corso. La mia difesa del centro storico maddalenino (muta, perché inascoltata) non finisce qui. Questa, è soltanto un’altra puntata. Perciò, destino questo editoriale all’Amministrazione comunale, che sempre più mi appare sorda agli appelli di quanti, come me, vivono una sincera e grande passione per tutto ciò che appartiene al passato della nostra Isola e che vuole proiettarsi verso il futuro senza per questo smarrire la propria identità. Piazza di Chiesa isola pedonale? Sarebbe un segno forte di amore verso tutto il centro storico.
15 Luglio 2004
Giù le mani da Anita!
Ho sentito parlare di un possibile trasferimento del busto di Anita Garibaldi a causa del nuovo volto che avrà piazza Comando, terminati gli attuali lavori in corso. Il busto, di bronzo, collocato su un cippo di granito, fu commissionato e donato da Donna Costanza, vedova del generale Ricciotti Garibaldi, nel 1934 al Comune di La Maddalena. Il generale, morto dieci anni prima, nel 1924, era l’ultimo figlio dell’eroina Anita. Questo busto, quindi, fa parte della coreografia di una delle piazze più bella della Sardegna da, esattamente, settanta anni. Allora, perché spostarlo? L’identità e, dunque, la storia stessa della piazza è stata stravolta e modificata già abbastanza, perché più volte si è intervenuti sulla pavimentazione, sul perimetro, sull’arredo, sulla flora. Anche in questo caso dobbiamo riconoscere, amaramente, che le caratteristiche urbanistiche di quella che, per eccellenza, è la piazza dei maddalenini, e che dicono e trasmettono anche l’identità del loro centro abitato, non sono state né rispettate né tutelate. Anche questa volta stiamo assistendo inermi allo stravolgimento di uno spazio che è stato e continua ad essere il protagonista di molta della vita quotidiana pubblica maddalenina. Non vorrei che spostando oggi il busto di Anita, domani, a causa di altri possibili lavori di ristrutturazione della piazza, non si progetti di eliminare il palco della musica. Questo palco ricorda quello della cittadina di Charleville, nelle Ardenne, che ispirò al poeta Arthur Rimbaud (1854-1891) la poesia A la musique nel 1870. Il palco, anzi, andrebbe restaurato e valorizzato, pur continuando a restare anche luogo d’incontro per i nostri adolescenti. Come non vorrei che al posto del busto dell’eroina garibaldina venisse collocato il molto discutibile monumento ai caduti italiani in Iraq solo perché sarebbe in stile con la futura fontana. Nessuno, sia ben chiaro, vuole impedire che piazza Comando veda realizzata la fontana (speriamo non troppo avveniristica), le aiuole e l’ultima parte del lastricato (attualmente in corso d’opera). Soltanto, si vorrebbe che l’esistente venisse conservato e custodito. Nella piazza del palazzo del Louvre, uno dei più belli di Parigi, è stata realizzata una piramide, che io ritengo un insulto alla storia di Parigi. E’ vero che piazza Comando non è piazza del Campo a Siena né piazza della Signoria a Firenze, ma per i maddalenini è molto di più. Per questo, bisogna fare di tutto per conservare almeno alcune delle sue caratteristiche (quali: il perimetro, il palco della musica, il busto di Anita, il lastricato). Lo esigono le future generazioni. Lo esigono i vecchi maddalenini. Lo esigono i turisti affezionati al nostro “scoglio”. Dunque: giù le mani da Anita!