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n°39 Sabato 5 Ottobre 2019

 

EDITORIALE

 La Domenica della Parola di Dio

PAPA FRANCESCO 05102019Il 30 settembre ricorre nella Chiesa la memoria di san Girolamo sacerdote e dottore della Chiesa. In occidente è uno dei quattro grandi Padri della Chiesa. È detto l’uomo della Bibbia per eccellenza. Grande latinista ha dedicato la sua vita allo studio della Sacra Scrittura. Fu prima a Roma segretario di papa Damaso che gli affidò la traduzione della Bibbia dal greco e dall’ebraico in latino, è la famosa “Vulgata” usata dalla Chiesa fino a trenta anni fa, ora aggiornata. Dopo la morte di papa Damaso nel 385 si trasferì a Betlemme e lì rimase tutto il resto della sua vita per trentacinque anni dedicandosi totalmente allo studio della sacra Scrittura.

Proprio nel giorno della memoria liturgica di san Girolamo, nell’inizio del 1600° anniversario della sua morte, papa Francesco, con la lettera apostolica “Aperuit illis”, ha istituito la Domenica della Parola di Dio. Si svolgerà ogni anno, nella terza domenica del Tempo ordinario (nel 2020 il 26 gennaio), dedicata alla celebrazione, riflessione e divulgazione della Parola di Dio, per comprendere l’inesauribile ricchezza che proviene da quel dialogo costante di Dio con il suo popolo. Non è una cosa da poco dedicare un’intera domenica a far festa intorno alla Parola di Dio. La data è vicina alla settimana di preghiera per l’unità dei cristiani e alla giornata del dialogo ebraico-cristiano. La decisione è nel solco del Concilio Vaticano II che ha dato un grande impulso alla riscoperta della Bibbia. Nella istituzione della domenica della Parola di Dio c’è qualcosa di analogo alla festa del Corpus Domini. Il Concilio Vaticano II nella costituzione apostolica Dei Verbum ricorda che la Chiesa ha sempre venerato le divine Scritture come ha fatto per il Corpo stesso di Cristo, non mancando mai, soprattutto nella sacra Liturgia di nutrirsi del Pane della vita sia della Parola di Dio che del Corpo di Cristo Questa coscienza si è sviluppata con forza dopo il Vaticano II. Già un sinodo dei vescovi nel 2008 era stato dedicato alla Parola di Dio e presentato col documento Verbum Domini di Benedetto XVI. Ma non aveva avuto molta risonanza nel popolo cristiano. La Bibbia non può essere solo patrimonio di alcuni. Essa appartiene anzitutto al popolo convocato per ascoltarla e riconoscersi in quella Parola. Non appartiene ad alcuni circoli o gruppi prescelti perché la Bibbia è il libro del popolo di Dio. Scrive Andrea Riccardi il fondatore della Comunità di Sant’Egidio: “Chi si nutre ogni giorno della Parola di Dio, si fa come Gesù contemporaneo delle persone che incontra. Per affrontare la complessità contemporanea e “il conformismo che è la religione del nostro tempo” (E. Fromm) le donne e gli uomini credenti sono chiamati a unificare il loro cuore nell’ascolto della Parola e ad aprirsi alla molteplicità degli incontri.                    

                             D.D.

 

 

I FATTI DELLA SETTIMANA

 Pellegrinaggio a S. Michele del Liscia.

GITA SAN MICHELE LISCIA 05102019Non si è ancora spenta l'eco dei nostri pellegrinaggi estivi ,che il 29 settembre, festa dei Santi Arcangeli, ci siamo ritrovati tutti nell'ormai consueto pellegrinaggio a S.Michele del Liscia, organizzato dall'infaticabile Pier Luigi Aversano che, con il suo impegno e interessamento, ha fatto sì che fossimo davvero tanti: una sessantina, habitué di questo pellegrinaggio, ma anche persone che non avevano mai partecipato. Due i pullman messi a disposizione e il nostro accompagnatore spirituale era don Domenico Degortes, mentre abbiamo avuto la fortuna di avere con noi anche le guide culturali Toni Frau e Lino Sorba. Dopo il breve percorso che da Palau intercorre, siamo arrivati ai piedi di quella rigogliosa collina dove è ubicata la chiesetta dedicata a S. Michele e ci siamo incamminati verso di essa tra i grandi alberi di olivastro alcuni anche millenari, dalle radici e tronchi spettacolari. Là come ogni anno ci aspettavano i fedeli dei paesi vicini ai quali ci siamo uniti per partecipare alla messa in quella chiesa campestre che, pur essendo piccola, ci ha ospitati tutti. Prima di iniziare la celebrazione, che è stata presieduta dal parroco di S.Pasquale don Luigi Iannone e concelebrata da don Domenico, le nostre guide ci hanno fornito preziose informazioni sulla storia di questo piccolo santuario e di come noi maddalenini siamo legati a S. Michele; infatti nel 1200, quando ancora la nostra isola si chiamava Porcaria, la prima chiesa era intitolata proprio a lui.

Questa piccola cappella è stata costruita nel 1730 e, dietro l'altare sorretto da grandi e particolari pietre, oltre alla bella statua, c'è un bellissimo bassorilievo che rappresenta S.Michele, opera del 1732.

SAN MICHELE 05102019Un altro motivo ci lega a quel luogo, infatti i primi pastori corso-maddalenini portavano lì i loro morti, non essendoci ancora in quell'epoca a La Maddalena una chiesa né terra consacrata, venivano portati in barca attraverso il fiume Liscia.

Venivano sepolti sotto la chiesa o in un luogo adiacente, dove erano stati costruiti dei recinti, trasformati così in piccoli cimiteri. Essendo la festa degli Arcangeli, il parroco, iniziando la celebrazione ci ha parlato di loro in maniera dettagliata: Michele, il cui nome significa "chi è come Dio", Gabriele "forza di Dio" e Raffaele "medicina di Dio".

 Michele è colui che ha combattuto contro Satana, protettore del popolo di Dio, Gabriele colui che ha annunciato a Maria la nascita di Gesù e a Zaccaria la nascita di Giovanni Battista, Raffaele che guarì suo padre dalla cecità. Poi nell'omelia ci ha detto che con l'arma della preghiera dobbiamo invocare la potenza di Dio, attraverso l'intercessione dei nostri Santi Arcangeli. "Oggi vogliamo portare a casa questo bell'insegnamento e superare con la preghiera di fiducia e di abbandono, tutte le tentazioni e le difficoltà che incontreremo sempre nella nostra vita".

Al termine della Messa, con una breve processione ci siamo recati nel posto in cui sotto la croce, furono sepolti i nostri antenati e lì abbiamo pregato per loro.

Poi, come in tutte le feste di campagna, non poteva mancare un momento di condivisione: le persone dei paesi vicini ci hanno offerto deliziosi dolci da loro preparati e altrettanto è stato fatto dai maddalenini anzi per la precisione dalle abili mani di Tiziana Fiori che ha preparato per tutti, sia buonissimi dolci che pizze, panini, tramezzini e quant'altro. Oltre al piacere di rivedere persone amiche e il piacere di stare insieme, questi pellegrinaggi ci permettono di condividere non solo la fede, ma anche divertimento e cultura. Un sentito grazie va a don Domenico e a Pier Luigi per l'iniziativa e l'organizzazione!              

    Maria Vitiello

 

 ■ Porta Santa a Luogosanto e a Bonaria.


PORTA SANTA LUOGOSANTO 05102019Il giorno 7 settembre, vigilia della festa della Natività di Maria, patrona di Luogosanto e Regina di Gallura, (compatrona anche della parrocchia di Moneta) il vescovo Mons. Sebastiano Sanguinetti ha solennemente aperto la porta santa della Basilica, in coincidenza dell’ingresso del nuovo parroco don Efisio Coni. Era presente una grande folla e le rappresentanze dei Comuni della Gallura. La Porta Santa è un privilegio singolare del Santuario di Nostra Signora di Luogosanto. Ogni sette anni il Vescovo presiede alla suggestiva apertura della Porta Santa che rimane aperta per un anno intero. Tale privilegio si fa risalite al tempo della consacrazione del Santuario, nel 1227, sotto il papa Onorio III tramite il legato pontificio Cardinale Giovanni di Avignone.

Domenica 29 settembre a Cagliari c’è stata l’apertura straordinaria della Porta Santa nella Basilica di Nostra Signora di Bonaria, patrona massima della Sardegna. La solenne concelebrazione, presieduta dall’arcivescovo di Cagliari Mons. Arrigo Miglio si è svolta all’aperto nel piazzale di Bonaria ed ha segnato l’inizio dell’Anno giubilare straordinario, concesso da papa Francesco, per il 650° anniversario dell’ “arrivo” della Madonna di Bonaria. Sarà un Anno mariano speciale ed un Giubileo per tutta la Sardegna. Avrà due momenti di particolare solennità.

Il primo sarà il 25 marzo 2020, anniversario dell’arrivo nel 1370 del simulacro, nella spiaggia antistante l’attuale colle di Bonaria dentro una cassa gettata in mare da una nave in tempesta. La seconda grande festa è prevista il 24 aprile memoria liturgica della Madonna di Bonaria. Dal papa san Paolo VI tutti i papi son venuti in Sardegna ad onorare la Madonna di Bonaria. Papa Francesco fece a Bonaria il suo primo viaggio per il particolare legame tra la Madonna di Bonaria e la città di Buenos Aires.

Il simbolo della Porta Santa sta a ricordare ai fedeli che Cristo è la porta della salvezza. “Io sono la porta, dice Gesù, se uno entra attraverso di me, sarà salvato (Gv10,9). Passare attraverso Cristo vuol dire accogliere il suo messaggio, viverlo, in una parola convertirsi. Per questo la Chiesa concede l’indulgenza plenaria a chi attraversa la Porta Santa, unendo a questa azione simbolica la Confessione e la Comunione sacramentale, segno di conversione. Questo anno, con le Porte Sante di Luogosanto (ogni sette anni) e di Bonaria (per questo anno speciale), sarà un tempo di grazia. Si faranno pellegrinaggi dalle parrocchie per onorare la Beatissima Vergine sia a Luogosanto che a Cagliari, e saranno soprattutto occasioni di conversione. Maria, la Madre del Signore, sebbene invocata con titoli diversi, ci porta a Gesù Salvatore.                

                             D.D.

 

Vendita di beneficenza per l'ospedale Paolo Merlo.

VENDITA BENEFICENZA 05102019I volontari ospedalieri invitano la popolazione a partecipare al mercatino di beneficenza di oggettistica varia a favore dell'ospedale Paolo Merlo, che si terrà sabato 5 e domenica 6 ottobre nell'atrio comunale, dalle ore 9.30 alle ore 13, dalle ore 15 alle ore 20. Nell'apposita locandina sono raffigurate due mani che sorreggono altre due mani e questo mi ha fatto andare col pensiero ad una frase scritta da Mons.Alessandro Pronzato autore del libro "C'era la Madre di Gesù". Egli scrive che le mani ci sono state date per benedire, carezzare, sostenere, asciugare lacrime, spalancare porte, guarire, offrire. Ed è quello che fanno i volontari ospedalieri, dedicando gratuitamente parte del loro tempo al servizio dei malati in ospedale o in altri luoghi. Durante la degenza in ospedale o comunque in una situazione di sofferenza, il conforto di una parola o di una presenza amica, di una carezza o un abbraccio, sono di grande aiuto e di grande sollievo. I volontari s'impegnano a garantire una presenza assidua, organizzandosi in modo che i malati "sentano" la loro vicinanza e trasmettano loro serenità. Nel mese di dicembre essi festeggeranno il ventennale dell'Associazione e sarà celebrata una messa per questo importante avvenimento.

In quell'occasione organizzeranno una vendita di dolci, la cui data è ancora da stabilire. Sia dalla vendita di ottobre che da quella di dicembre, il ricavato ottenuto sarà destinato ad acquistare materiale utile ai malati del Paolo Merlo, magari attrezzature che permettano loro di trovare sollievo e farli stare meglio, come è già stato fatto negli anni passati. A questo proposito voglio concludere con un altro pensiero di Pronzato: quale festa stupenda, nell'immensa famiglia del mondo, se tutti imparassimo fin da piccoli, a servirci delle mani nell'unica maniera "corretta" che è la maniera del "dare" e del "condividere"!

 Maria Vitiello

 

■ Spostamenti dei Sacerdoti nella Diocesi:

Il 16 luglio 2019:

- Don Roberto AVERSANO, lascia l’ufficio di Parroco a Badesi, ed è nominato parroco della Parrocchia “Cristo Re” in Valledoria e “Nostra Signora di Fatima” in La Muddizza.

- Don Gianfranco CASCIONI, lascia l’ufficio di Parroco a Viddalba, ed è nominato vicario parrocchiale della parrocchia N.S. de La Salette in Olbia.

- Don Efisio CONI, lascia l’ufficio di parroco a Tempio Pausania, “Sacro Cuore” ed è nominato parroco della Parrocchia “Natività della B.V.M.” in Luogosanto.

- Don Giorgio DIANA, è nominato vicario parrocchiale della Parrocchia Cattedrale “S. Pietro”, in Tempio Pausania

- Don Gabriele GALLERI, lascia l’ufficio di vicario parrocchiale della Cattedrale in Tempio Pausania, e viene nominato parroco della Parrocchia “Sacro Cuore” in Badesi.

- Don Giuliano OGGIANO, lascia l’ufficio di vicario parrocchiale in Valledoria e S.Maria Coghinas, ed è nominato Parroco della Parrocchia “N. Signora di Fatima” in Viddalba.

- Don Sandro SERRERI, lascia l’ufficio di Parroco in Luogosanto ed è confermato parroco della parrocchia “San Pietro” in Bassacutena, nonché ufficiale di Curia in Tempio Pausania.

- Don Francesco TAMPONI, è confermato Amministratore Parrocchiale della Parrocchia “Santa Maria della Grazie”, in Santa Maria Coghinas.

 

Il 28 settembre 2019:

È istituito il Vicariato Urbano e Unità Pastorale della Città di Tempio Pausania, comprendente le Parrocchie Cattedrale S.Pietro - San Giuseppe – Sacro Cuore.

- Monsignor Giovanni Maria PITTORRU è nominato Canonico Parroco della Cattedrale “San Pietro”, Vicario urbano, Moderatore dell’Unità Pastorale della Citta di Tempio Pausania e legale rappresentante delle tre parrocchie cittadine.

- Il Canonico Antonio TAMPONI, è nominato parroco-coadiutore, con diritto di successione in tempo determinato all’attuale parroco don Giovanni DEBIDDA, della Parrocchia “San Simplicio” in Olbia.

- Don Giampaolo PAIS, è nominato vicario parrocchiale della Parrocchia “Cristo Re” in Valledoria.

- Don Giorgio DIANA, è nominato vicario cooperatore del Vicariato e Unità Pastorale della Città di Tempio Pausania.

- Don Cesare NICOLAI, è nominato vicario cooperatore del Vicariato e Unità Pastorale della Città di Tempio Pausania.

 

Condoglianze ai famigliari di Francesco Manchia e Giovanni Maria Cossu che sono tornati alla casa del Padre Celeste.

 

Orari delle Messe

nelle Chiese dell’Isola

 

Giorni Festivi

 Ore 8.00 Bambino Gesù (Due Strade)

Ore 9.00 Agonia di N.S.G.C. – Moneta

Ore 9.30 Santa Maria Maddalena

Ore 11.00 Santa Maria Maddalena

Ore 18.00 Santa Maria Maddalena

 

Sabato e Prefestivi

 Ore 16.15 Agonia di N.S.G.C. - Moneta

Ore 16.30 Cappella Ospedale Civile

Ore 18.00 S. Maria Maddalena

 

Giorni Feriali

 Ore 8.00 lunedì Agonia di N.S.G.C. - Moneta

Ore 08.30 S. Maria Maddalena

Ore 17.15 da martedì a venerdì Agonia di N.S.G.C. - Moneta

Ore 18.00 S. Maria Maddalena

 

Ogni prima domenica del mese:

Ore 17.00 Sacra Famiglia (Padule)

 

Ogni seconda domenica del mese

Ore 10.30 Madonna della Pace – Stagnali

 

Ogni primo mercoledì del mese:

Ore 15.45 in cimitero

 

Ogni secondo mercoledì del mese:

Ore 16.00 SS. Trinità

 

 

AVVISI

Parrocchia Agonia di N.S.G.C. - Moneta

 1. Sabato 5 ottobre inizia il catechismo dei bambini e dei ragazzi. Da questo sabato cambiano gli orari delle Messe prefestive e serali nei giorni feriali.

Domenica h. 9.00

            Sabato e prefestivi h. 16.15

            Feriali h. 8.00 (lunedì)

                        h. 17.15 (martedì – venerdì)

 2. Domenica 6 ottobre

A mezzogiorno supplica alla Madonna di Pompei.

FORMAZIONE EDUCATORI.

Alle ore 16.00, presso i locali di Moneta, don Valerio Baresi, salesiano di Olbia, terrà un incontro di formazione in stile laboratoriale su “La gestione dei gruppi”. Tutti gli educatori dell’Oratorio, i responsabili dei gruppi e dei cori, le catechiste e gli animatori sono caldamente invitati a partecipare a questo incontro formativo essenziale nello svolgimento del proprio servizio.

 3. Lunedì 7 ottobre memoria della Beata Vergine Maria del Rosario.

 4. Domenica 13 ottobre

h.10.30 S. Messa a Stagnali.

h. 15.30 a Tegge festa interparrocchiale di inaugurazione dell’anno catechistico e oratoriale.

 

 

AVVISI

Parrocchia Santa Maria Maddalena

 1. Da questo sabato cambiano alcuni orari delle Messe:

Domenica h. 8.00 Due Strade

h. 9.30, 11.00, 18.00. S.Maria Maddalena

Sabato e prefestivi h.16.30 ospedale

h. 18.00. S. Maria Maddalena

              Feriali h. 18.00

 2. Domenica 6 ottobre

● A mezzogiorno supplica alla Madonna di Pompei.

● FORMAZIONE EDUCATORI.

Alle ore 16.00, presso i locali di Moneta, don Valerio Baresi, salesiano di Olbia, terrà un incontro di formazione in stile laboratoriale su “La gestione dei gruppi”. Tutti gli educatori dell’Oratorio, i responsabili dei gruppi e dei cori, le catechiste e gli animatori sono caldamente invitati a partecipare a questo incontro formativo essenziale nello svolgimento del proprio servizio

● h. 17.00 S.Messa alla “Sacra Famiglia” a Padule.

 3. Lunedì 7 ottobre memoria della Beata Vergine Maria del Rosario.

 4. Mercoledì 9 ottobre h. 16.00 S. Messa nella chiesa della SS. Trinità.

 5. Domenica 13 ottobre h. 15.30 a Tegge festa interparrocchiale di inaugurazione dell’anno catechistico e oratoriale.

 

 

M A G I S T E R O

 NON SI TRATTA SOLO DI MIGRANTI

 

Nel libro dell’Esodo, il Signore ammonisce il popolo di non maltrattare in alcun modo le vedove e gli orfani, perché Egli ascolta il loro grido. Lo stesso avvertimento viene ripreso due volte nel Deuteronomio, con l’aggiunta degli stranieri tra le categorie protette.

Ecco perché dobbiamo avere un’attenzione particolare verso i forestieri, come pure per le vedove, gli orfani e tutti gli scartati dei nostri giorni. Nel Messaggio per questa 105a Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato si ripete come un ritornello il tema: “Non si tratta solo di migranti”. Ed è vero: non si tratta solo di forestieri, si tratta di tutti gli abitanti delle periferie esistenziali che, assieme ai migranti e ai rifugiati, sono vittime della cultura dello scarto. Il Signore ci chiede di mettere in pratica la carità nei loro confronti; ci chiede di restaurare la loro umanità, assieme alla nostra, senza escludere nessuno, senza lasciare fuori nessuno.

Ma, contemporaneamente all’esercizio della carità, il Signore ci chiede di riflettere sulle ingiustizie che generano esclusione, in particolare sui privilegi di pochi che, per essere conservati, vanno a scapito di molti. «Il mondo odierno è ogni giorno più elitista e crudele con gli esclusi. È una verità che dà dolore: questo mondo è ogni giorno più crudele con gli esclusi. I Paesi in via di sviluppo continuano ad essere depauperati delle loro migliori risorse naturali e umane a beneficio di pochi mercati privilegiati. Le guerre interessano solo alcune regioni del mondo, ma le armi per farle vengono prodotte e vendute in altre regioni, le quali poi non vogliono farsi carico dei rifugiati prodotti da tali conflitti. Chi ne fa le spese sono sempre i piccoli, i poveri, i più vulnerabili, ai quali si impedisce di sedersi a tavola e si lasciano le “briciole” del banchetto». Alla fine rischiamo di diventare anche noi come quell’uomo ricco di cui ci parla il Vangelo, il quale non si cura del povero Lazzaro «coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola». Troppo intento a comprarsi vestiti eleganti e a organizzare lauti banchetti, il ricco della parabola non vede le sofferenze di Lazzaro. E anche noi, troppo presi dal preservare il nostro benessere, rischiamo di non accorgerci del fratello e della sorella in difficoltà. Ma come cristiani non possiamo essere indifferenti di fronte al dramma delle vecchie e nuove povertà, delle solitudini più buie, del disprezzo e della discriminazione di chi non appartiene al “nostro” gruppo. Non possiamo rimanere insensibili, con il cuore anestetizzato, di fronte alla miseria di tanti innocenti. Non possiamo non piangere. Non possiamo non reagire. Chiediamo al Signore la grazia di piangere, quel pianto che converte il cuore davanti a questi peccati.

Amare il prossimo significa sentire compassione per la sofferenza dei fratelli e delle sorelle, avvicinarsi, toccare le loro piaghe, condividere le loro storie, per manifestare concretamente la tenerezza di Dio nei loro confronti. Significa farsi prossimi di tutti i viandanti malmenati e abbandonati sulle strade del mondo, per lenire le loro ferite e portarli al più vicino luogo di accoglienza, dove si possa provvedere ai loro bisogni. Questo santo comandamento Dio l’ha dato al suo popolo, e l’ha sigillato col sangue del suo Figlio Gesù, perché sia fonte di benedizione per tutta l’umanità. Perché insieme possiamo impegnarci nella costruzione della famiglia umana secondo il progetto originario, rivelato in Gesù Cristo: tutti fratelli, figli dell’unico Padre.

(OMELIA S.Messa - Domenica 29/09/2019)

 

LA CULTURA DELLA SPERANZA

 

Quanto è forte l’amore di Dio per il suo popolo nonostante questo lo abbia lasciato, lo abbia tradito, si sia dimenticato di Lui. In Dio è sempre un ardore di fiamma da cui scaturisce la promessa di salvezza per ciascuno di noi.

E nella Prima Lettura sono chiari anche i segni della presenza del Signore col suo popolo, una presenza che ci fa più umani che ci rende maturi. Sono i segni dell’abbondanza della vita, dell’abbondanza di fanciulli e anziani che animano le nostre piazze, le società, le famiglie. Il segno della vita, il segno del rispetto alla vita, dell’amore alla vita, il segno di far crescere la vita, il segno della presenza di Dio nelle nostre comunità e anche il segno della presenza di Dio che fa maturare un popolo, quando ci sono degli anziani. È bello questo : “Siederanno ancora nelle piazze di Gerusalemme ognuno con il bastone in mano, per la loro longevità”, è un segnale. E anche tanti bambini, usa un’espressione bella, “formicoleranno”. Tanti! L’abbondanza della vecchiaia e della fanciullezza. È questo il segnale, quando un popolo cura i vecchi e i bambini, li ha come tesoro, questo è il segnale della presenza di Dio, è la promessa di un futuro. A prevalere nella nostra civiltà è la cultura dello scarto, una rovina che ci fa rimandare al mittente i bambini che arrivano o ci fa adottare come «criterio» quello di chiudere nelle case di riposo gli anziani perché non producono, perché impediscono la vita normale. Quando un Paese invecchia e non ci sono dei bambini», tu non vedi le carrozzine dei bambini sulle strade, non vedi le donne incinte: “Un bambino, meglio di no...”. Quando tu leggi che in quel Paese sono più i pensionati che i lavoratori. È tragico! E quanti Paesi oggi incominciano a vivere questo inverno demografico. E poi quando si trascurano i vecchi si perde — diciamolo senza vergogna — la tradizione, la tradizione che non è un museo di cose vecchie, è la garanzia del futuro, è il succo delle radici che fa crescere l’albero e dare fiori e frutti. È una società sterile per ambedue le parti e così finisce male. Si è vero, la gioventù si può comprare: oggi ci sono tante ditte che la offrono sotto forma di trucchi, chirurgia plastica e lifting, ma finisce sempre tutto nel «ridicolo».

Quale dunque il cuore del messaggio di Dio? È quello che il Papa chiama «cultura della speranza» e che è rappresentata appunto da «vecchi e giovani». Sono loro la certezza della sopravvivenza di «un Paese, di una patria, della Chiesa». Pertanto l’amore di Dio è sempre seminare amore e far crescere il popolo. Non cultura dello scarto. Mi viene da dire, scusatemi, a voi, parroci, quando alla sera fate l’esame di coscienza, domandate questo: come oggi mi sono comportato con i bambini e con i vecchi? Ci aiuterà. (Meditazione mattutina nella cappella della Domus Sanctae Marthae – Lunedì 30/09/2019)

 

CATECHESI SUGLI ATTI DEGLI APOSTOLI -

«Annunciò a lui Gesù» (At 8,35). Filippo e la “corsa” del Vangelo su nuove strade.

 

Dopo il martirio di Stefano, la “corsa” della Parola di Dio sembra subire una battuta d’arresto, per lo scatenarsi di «una violenta persecuzione contro la Chiesa di Gerusalemme» (At 8,1). A seguito di ciò, gli Apostoli rimangono a Gerusalemme, mentre molti cristiani si disperdono in altri luoghi della Giudea e in Samaria. Nel Libro degli Atti, la persecuzione appare come lo stato permanente della vita dei discepoli, in accordo con quanto detto da Gesù: «Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi». Ma la persecuzione, invece di spegnere il fuoco dell’evangelizzazione lo alimenta ancora di più. Abbiamo sentito cosa ha fatto il diacono Filippo che comincia ad evangelizzare le città della Samaria, e numerosi sono i segni di liberazione e guarigione che accompagnano l’annuncio della Parola. A questo punto lo Spirito Santo segna una nuova tappa del viaggio del Vangelo: spinge Filippo ad andare incontro a uno straniero dal cuore aperto a Dio. Filippo si alza e parte con slancio e, su una strada deserta e pericolosa, incontra un alto funzionario della regina di Etiopia, amministratore dei suoi tesori. Quest’uomo, un eunuco, dopo essere stato a Gerusalemme per il culto, sta tornando al suo paese. Era un proselito giudeo dell’Etiopia. Seduto in carrozza, legge il rotolo del profeta Isaia, in particolare il quarto canto del “servo del Signore”. Filippo si accosta alla carrozza e gli chiede: «Capisci quello che stai leggendo?». L’Etiope risponde: «E come potrei capire, se nessuno mi guida?». Quell’uomo potente riconosce di avere bisogno di essere guidato per comprendere la Parola di Dio. Era il grande banchiere, era il ministro dell’economia, aveva tutto il potere dei soldi, ma sapeva che senza la spiegazione non poteva capire, era umile. E questo dialogo tra Filippo e l’Etiope fa riflettere anche sul fatto che non basta leggere la Scrittura, occorre comprenderne il senso, trovare il “succo” andando oltre la “scorza”, attingere lo Spirito che anima la lettera. Chi è dunque il protagonista di questo che leggeva l’etiope? Filippo offre al suo interlocutore la chiave di lettura: quel mite servo sofferente, che non reagisce al male con il male e che, pur se considerato fallito e sterile e infine tolto di mezzo, libera il popolo dall’iniquità e porta frutto per Dio, è proprio quel Cristo che Filippo e la Chiesa tutta annunciano! Che con la Pasqua ci ha redenti tutti. Finalmente l’etiope riconosce Cristo e chiede il Battesimo e professa la fede nel Signore Gesù. È bello questo racconto ma chi ha spinto Filippo ad andare nel deserto per incontrare quest’uomo? Chi ha spinto Filippo ad accostarsi alla carrozza? È lo Spirito Santo. Lo Spirito Santo è il protagonista dell’evangelizzazione. “Padre, io vado a evangelizzare” – “Sì, cosa fai?” – “Ah, io annuncio il Vangelo e dico chi è Gesù, cerco di convincere la gente che Gesù è Dio”. Caro, questo non è evangelizzazione, se non c’è lo Spirito Santo non c’è evangelizzazione. Questo può essere proselitismo, pubblicità… Ma l’evangelizzazione è farti guidare dallo Spirito Santo, che sia Lui a spingerti all’annuncio, all’annuncio con la testimonianza, anche con il martirio, anche con la parola. Dopo aver fatto incontrare l’Etiope con il Risorto – l’etiope incontra Gesù risorto perché capisce quella profezia - Filippo scompare, lo Spirito lo prende e lo invia a fare un’altra cosa. Ho detto che il protagonista dell’evangelizzazione è lo Spirito Santo e qual è il segno che tu cristiana, cristiano, sei un evangelizzatore? La gioia. Anche nel martirio. E Filippo pieno di gioia andò da un’altra parte a predicare il Vangelo. Che lo Spirito faccia dei battezzati uomini e donne che annunciano il Vangelo per attirare gli altri non a sé ma a Cristo, che sanno fare spazio all’azione di Dio, che sanno rendere gli altri liberi e responsabili dinanzi al Signore. (UDIENZA GENERALE – Mercoledì 02/10/2019) a cura di A. Panzera

 
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