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Scritto da Administrator   
Domenica 21 Febbraio 2016 10:49

CATTEDRALE SANTA MARIA MADDALENA
Lanusei-Cattedrale-S.maria-Nota Storica: Come si è già avuto modo di dire, la chiesa risente degli influssi culturali del periodo in cui è stata riedificata. Inoltre una parte del suo profilo esterno è stato alterato dalla sovrapposizione degli edifici della canonica.

La facciata:  è in stile neoclassico. Scompartita in tre parti con una suddivisione che richiama direttamente le navate interne.   La sezione centrale presenta un portone in bronzo con stipiti e architrave in granito sormontato da una centina in muratura.  Al disopra un finestrone rettangolare timpanato. I lati più esterni di questa porzione di facciata sono marcati dalla presenza di una doppia lesena. Il tutto è infine sormontato da un timpano con regule e guttiae che richiama analoghe decorazioni dei templi classici antichi.  Al centro del timpano un tondo raffigurante Maria Maddalena Santa cui la chiesa è dedicata. Le parti che definiscono la facciata sono caratterizzate da una diversa colorazione.  Il contrasto è ottenuto contrapponendo i colori più scuri degli elementi a rilievo con quelli più chiari delle restanti murature. Le sezioni laterali, tra loro speculari, mostrano uno spazio riservato probabilmente a degli arredi sacri (nicchie) e, al culmine, un elemento a volute. Anche questi spazi presentano analoga decorazione cromatica. 

La cupola: in muratura, è impostata su un tamburo di forma ottagona. Nelle pareti di questo sono aperte una serie di finestre che illuminano l’altare sottostante. Gli spicchi sono immattonellati con un effetto a “squame di pesce”. Ogni angolo è marcato dalla presenza di un costolone piatto. La cupola è sormontata da una lanterna sulla quale è sistemata una croce.

 Il campanile: Di forma classica è il campanile la cui figura è stata però modificata rispetto a quella originaria. Durante i lavori di risistemazione in occasione del trasferimento della diocesi da Tortoli a Lanusei fu eliminato il parapetto all’altezza della cella campanaria e rimodulate le parti con la intonacatura di tutto l’edificio. Gli elementi a vista furono coperti, a ricordarceli il posizionamento di semplici cornici marcapiano. L’effetto ottico è quello di un appiattimento con riduzione dell’altezza. Come se non bastasse gli fu affiancato l’edifico della canonica il quale lo limita ormai su tutti i lati. Ciò che si vede attualmente è una torre campanaria di cinque piani. Di questi il quarto ospita le campane mentre nel quinto, desinente a punta, è stato collocato l’orologio. La decorazione pittorica del campanile riprende quella della chiesa con le parti verticali e le fasce marcapiano più scure. Da un confronto fatto con fotografie d’epoca il colore con cui è stata decorata la parte esterna dell’edificio non è quello originario che era caratterizzato dalla monocromia delle parti.

 

STORIA DELLA CHIESA CATTEDRALE

 Alle origini
Lanusei-chiesa-SMM-Interno Le prime notizie della costruzione della Chiesa Cattedrale di Lanusei risalgono al 4 marzo 1614. Esiste, infatti un documento dove si riporta un ordine del canonico visitatore generale Melchiorre Piredda nel quale si ingiunge di chiudere il cimitero e di allargare la porta per le donne e di pianellare la chiesa. L’ingiunzione ci dice alcune cose interessanti: a) la chiesa comprendeva il cimitero (questo avveniva come norma in tutte le parrocchie e la chiesa stessa era luogo di sepoltura); b) la costruzione doveva essere molto modesta se ancora la pavimentazione era in terra battuta; c) come costruzione doveva essere simile alle chiese campestri rimaste immutate nel tempo; d) il fatto che ci fosse un ingresso riservato alle donne, forse vorrebbe far intendere che si trattasse di una costruzione più ampia delle solite chiese, ma non si hanno elementi validi; e) la popolazione era povera e forse anche la pietà popolare non pianificava una costruzione più nobile. La popolazione di Lanusei nel 1642 era pari a 703 abitanti di età superiore ai sette anni. Le disposizione del Visitatore non sortirono grandi cambiamenti se il canonico Spiga, appena tre anni dopo, parla di necessità di reperire soldi per la parrocchia attraverso la vendita all’incanto di una donazione di alcune vacche fatta da parte di un certo Giorgio Lai e consorte. L’obiettivo era quello di pagare i muratori perché ponessero riparo al pericolo in cui versava la chiesa con l’apertura della porta per le donne. Da quanto detto si evince che la chiesa subiva unicamente degli interventi che tamponavano le emergenze e che non modificavano le parti strutturali.
Una probabile ristrutturazione si ha nel 1623. Il vicario generale Sebastiano Carta, infatti, parla di «fabrica della parroquia» per il cui sostegno economico si suggerisce la vendita di capre e di vacche facenti parte del patrimonio parrocchiale. Il risultato non pare fosse esaltante se nel 1634, sempre Melchiorre Piredda – diventato nel frattempo vescovo di Bosa – si sente in dovere di ordinare che il cimitero fosse sottratto all’opera devastatrice degli animali che circolavano liberamente, attraverso la costruzione di «murales». Lasciamo agli studiosi risolvere il problema se la chiesa nella sua forma originale fosse ad una a due o a tre navate. Certamente nello stesso perimetro della chiesa e del cimitero esisteva anche una “chiesetta” (o cappella?) intitolata a «Santa Maria Addai» (Santa Maria “oltre” il muro di cinta?).
 
 Rimaneggiamenti lungo i secoli
 Lanusei-Chiesa-SMM-PresbiteLa chiesa Cattedrale Santa maria Maddalena risulta rimaneggiata nei secoli successivi con interventi sollecitati da una situazione di dissesto e di precarietà. Ciò avvenne dal 1700 fino alla prima metà del secolo XX. Nel 1790 è rilevante la testimonianza dell’arcivescovo di Cagliari Mons. Melano, il quale prega il viceré affinché si adoperi a risolvere il problema del sagrato della chiesa parrocchiale che era adibita a cimitero anche attraverso il reimpiego dei materiali della chiesa di Santa Lucia ormai non più utilizzata. Lo stesso Melano – divenuto vescovo di Pavia nel 1797 -  classificava la chiesa come «la Capanna di Betlemme», e don Cabras, economo regio, il 1° agosto 1821 scrive al viceré che lo stato delle chiese di Ogliastra è veramente pietoso e in particolare quello della parrocchiale di Lanusei. Lo stesso giudizio è dato da Mons. Navoni, arcivescovo di Cagliari nel 1822. Nonostante le denunce dello stato di degrado in cui versava la chiesa, il can. Giovanni Satta, reggente la diocesi di Tortolì, il 30 maggio 1836, in risposta al dispaccio del 19 gennaio del viceré che seguiva il ricorso del Consiglio Comunicativo di Lanusei, e che richiedeva informazioni più dettagliate sull’opportunità di uno stanziamento da destinare ai lavori di restauro della chiesa scriveva: «nella diocesi d’Ogliastra le chiese parrocchiali non sono dissimili da quella di Lanusei la quale non necessitava perciò di riparazioni, più di quanto ne abbisognassero le altre incorporate alla mensa vescovile; che l’accoglimento del ricorso avrebbe favorito il moltiplicarsi di analoghe richieste da parte di altri centri; che il fabbricato della chiesa in questione, benché fosse antichissimo non si trovava in pericolo di rovina».
Tutto rimandato? Nel 1° febbraio 1860 avvenne l’imprevisto che sbloccò la situazione. Un fortunale ridusse a mal partito il tetto della navata orientale, che nel frattempo era già stata costruita. Dopo le segnalazioni di rito alle autorità da parte del canonico Francesco Salis, e le conseguenti perizie del sig. Mundula Francesco, architetto civile, e Paolo Murru, assistente al genio civile, si giunse alla conclusione che era necessario un intervento radicale per dare solidità e decoro alla chiesa parrocchiale.
I lavori, non essendo frutto di un progetto organico, causarono spesso danni anche alle strutture che il vento aveva danneggiato. Ne derivò una ricostruzione generale che richiese tempi lunghi. Nel 1866 – anno in cui si conclude il diario del canonico Salis che dava resoconto del procedere dei lavori – le attività religiose continuavano ad essere svolte nella cappella del rosario.
Della conclusione dei lavori abbiamo notizie certe nella relazione per la visita pastorale del 1919 compiuta da Mons. Emmanuele Virgilio. Qui si dice che i lavori erano stati ultimati nel 1874.
Notizia interessante è quella riportata dall’«Itinerario dell’Isola di Sardegna», tradotto e compendiato dal Canonico Spano. Parlando di Lanusei è scritto: «La parrocchiale era indegna, ma ora si sta rifabbricando con decenza. Nel farsi le fondamenta si trovarono tombe in cui si raccolsero tante falere di bronzo che furono donate al Regio Museo ed altri oggetti di rimota antichità». Del risultato di questa ricostruzione abbiamo documentazione grafica: una pianta rettangolare (mt. 20,60 X 26,60) a tre navate, abside in corrispondenza della navata centrale, la torre campanaria con annessa, a nord, una camera.
Della torre campanaria non si hanno notizie precedenti.
La chiesa presenta pianta rettangolare, divisa in tre navate da due file di pilastri cruciformi. Dietro il presbiterio il coro, rettangolare, termina in un’abside semicircolare sormontata da un catino absidale. le navate risultano sormontante da tre volte a botte longitudinali (con archi di rinforzo in corrispondenza dei pilastri) e copertura esterna con tetto a capanna.
 
 

 

 

 

Ultimo aggiornamento Domenica 21 Febbraio 2016 11:40
 
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