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n°35 Sabato 31 Agosto 2019

 

EDITORIALE

 Credenti o creduloni?

 Il grande romanziere inglese Chesterton ha scritto che chi smette di credere in Dio non è che non crede più in nulla, ma finisce per credere in tutto. Anche nelle superstizioni più evidenti e irrazionali. Purtroppo la carenza dei sacerdoti favorisce ignoranza religiosa che dilaga sempre di più anche nelle persone che magari hanno ricevuto i sacramenti ma la loro formazione spirituale si è fermata con la cresima vuol dire all’età di 12 anni. Tutto ciò non è privo di conseguenze. È banale forse ricordarlo ma davvero, come sosteneva l’antropologo René Girard, l’uomo è un essere religioso, ha bisogni di credere in ideali alti e in qualche modo di ‘vedere l’invisibile’. Ora con la crisi della Chiesa ci sono sempre di più quelli che ricorrono a dei surrogati di religione e di spiritualità, oppure finiscono per dare credito alle sette religiose e pseudo-mistiche (tra cui i testimoni di Geova, Scientology, il Dalai Lama, etc) oppure si affidano ai maghi, astrologi, cartomanti o gruppi esoterici. Diversi scherzano su questi fenomeni, classificati come fenomeni da baraccone, mentre invece sono ben più pervasivi e pericolosi a livello spirituale e di questo ne potrebbero parlare molto gli esorcisti.

In questi giorni ho letto una riflessione molto interessante di Antonio Fiori docente universitario di cui riporto qualche passaggio:

“In verità basterebbe anche l’attento uso della ragione a preservare l’uomo di buon senso da queste pericolose corbellerie. Ma tant’è: quando decade la religione a poco a poco si appanna anche la ragione. E purtroppo è vero anche il contrario: l’epoca di irrazionalismo che ci caratterizza, ed anche di emotività e predominio degli istinti sulla riflessione, porta ad allontanarsi da Dio e alla fabbricazione testarda di nuovi idoli, magari virtuali e in salsa post-moderna.

Il controsenso dell’Oroscopo.

L’uomo è libero perché è razionale. E tutti possiamo capire facilmente di essere liberi (nel movimento per esempio o nel pensiero). Quindi anche di essere razionali. Ora, se fosse vero l’Oroscopo, nessuno sarebbe libero. Perché le cose e gli eventi sarebbero già scritti e conosciuti in anticipo – senza quindi possibilità di cambiamento – dall’astrologo o dal medium di turno. Ma questo è completamente assurdo. Si noti per esempio il caso dei gemelli (monozigoti). Nati lo stesso anno, giorno, minuto perfino e sotto lo stesso cielo (posizione degli astri e loro eventuale influenza, eccetera). Con patrimonio genetico identico. Come mai, all’opposto di quanto insegnano gli esperti di scienze occulte, invece di avere attitudini identiche, sono spesso e volentieri molto diversi, in termini di mentalità, tendenze, simpatie e scelte di vita? I segni zodiacali, come segni di attitudini definitive sono pure leggende, oggi divenute un business o almeno un passatempo per le masse post-cristiane. In realtà, se il segno mi rivelasse delle disposizioni permanenti o degli accadimenti futuri certi, la libertà umana sarebbe solo apparente.

L’uomo non potrebbe avere meriti agli occhi di Dio senza la sua libertà. Lui che è Padre premia l’atto virtuoso e condanna l’atto vizioso permettendoli però entrambi proprio perché atti liberi. Quindi tutto il mondo dell’occulto e dell’astrologia è un coacervo di irrazionalità e di irreligiosità. Ecco perché difronte ad esso dobbiamo sempre più credere nella ragione, sacrario dell’uomo, e soprattutto nella fede, luce dell’intelletto. Con queste potentissime armi, sconfiggeremo tutte le paure, le ansie e le follie di un mondo sempre più senza Dio.”

San Giovanni Paolo II ha scritto: “La fede e la ragione sono come le due ali con le quali lo spirito umano s'innalza verso la contemplazione della verità. E Dio ad aver posto nel cuore dell'uomo il desiderio di conoscere la verità e, in definitiva, di conoscere Lui perché, conoscendolo e amandolo, possa giungere anche alla piena verità su se stesso”.                                           

 Don Andrea

 

■ Catechismo della Chiesa Cattolica

III. «Non avrai altri dèi di fronte a me»

2110 Il primo comandamento vieta di onorare altri dèi, all'infuori dell'unico Signore che si è rivelato al suo popolo. Proibisce la superstizione e l'irreligione. La superstizione rappresenta, in qualche modo, un eccesso perverso della religione; l'irreligione è un vizio opposto, per difetto, alla virtù della religione.

La superstizione

2111 La superstizione è la deviazione del sentimento religioso e delle pratiche che esso impone. Può anche presentarsi mascherata sotto il culto che rendiamo al vero Dio, per esempio, quando si attribuisce un'importanza in qualche misura magica a certe pratiche, peraltro legittime o necessarie. Attribuire alla sola materialità delle preghiere o dei segni sacramentali la loro efficacia, prescindendo dalle disposizioni interiori che richiedono, è cadere nella superstizione.61

L'idolatria

2112 Il primo comandamento condanna il politeismo. Esige dall'uomo di non credere in altri dèi che nell'unico Dio, di non venerare altre divinità che l'Unico. La Scrittura costantemente richiama a questo rifiuto degli idoli che sono «argento e oro, opera delle mani dell'uomo », i quali « hanno bocca e non parlano, hanno occhi e non vedono... ». Questi idoli vani rendono l'uomo vano: « Sia come loro chi li fabbrica e chiunque in essi confida » (Sal 115,4-5.8).62 Dio, al contrario, è il « Dio vivente » (Gs 3,10),63 che fa vivere e interviene nella storia.

2113 L'idolatria non concerne soltanto i falsi culti del paganesimo. Rimane una costante tentazione della fede. Consiste nel divinizzare ciò che non è Dio. C'è idolatria quando l'uomo onora e riverisce una creatura al posto di Dio, si tratti degli dèi o dei demoni (per esempio il satanismo), del potere, del piacere, della razza, degli antenati, dello Stato, del denaro, ecc. «Non potete servire a Dio e a mammona», dice Gesù (Mt 6,24). Numerosi martiri sono morti per non adorare «la Bestia»,64 rifiutando perfino di simularne il culto. L'idolatria respinge l'unica Signoria di Dio; perciò è incompatibile con la comunione divina.65

2114 La vita umana si unifica nell'adorazione dell'Unico. Il comandamento di adorare il solo Signore unifica l'uomo e lo salva da una dispersione senza limiti. L'idolatria è una perversione del senso religioso innato nell'uomo. Idolatra è colui che « riferisce la sua indistruttibile nozione di Dio a chicchessia anziché a Dio ».66

Divinazione e magia

2115 Dio può rivelare l'avvenire ai suoi profeti o ad altri santi. Tuttavia il giusto atteggiamento cristiano consiste nell'abbandonarsi con fiducia nelle mani della provvidenza per ciò che concerne il futuro e a rifuggire da ogni curiosità malsana a questo riguardo. L'imprevidenza può costituire una mancanza di responsabilità.

2116 Tutte le forme di divinazione sono da respingere: ricorso a Satana o ai demoni, evocazione dei morti o altre pratiche che a torto si ritiene che « svelino » l'avvenire.67 La consultazione degli oroscopi, l'astrologia, la chiromanzia, l'interpretazione dei presagi e delle sorti, i fenomeni di veggenza, il ricorso ai medium manifestano una volontà di dominio sul tempo, sulla storia ed infine sugli uomini ed insieme un desiderio di rendersi propizie le potenze nascoste. Sono in contraddizione con l'onore e il rispetto, congiunto a timore amante, che dobbiamo a Dio solo.

2117 Tutte le pratiche di magia e di stregoneria con le quali si pretende di sottomettere le potenze occulte per porle al proprio servizio ed ottenere un potere soprannaturale sul prossimo – fosse anche per procurargli la salute – sono gravemente contrarie alla virtù della religione. Tali pratiche sono ancora più da condannare quando si accompagnano ad una intenzione di nuocere ad altri o quando in esse si ricorre all'intervento dei demoni. Anche portare amuleti è biasimevole. Lo spiritismo spesso implica pratiche divinatorie o magiche. Pure da esso la Chiesa mette in guardia i fedeli. Il ricorso a pratiche mediche dette tradizionali non legittima né l'invocazione di potenze cattive, né lo sfruttamento della credulità altrui.

 

■ LA DIVINAZIONE. Pratica pericolosa vietata da Dio, è un peccato gravissimo.

Esistono molte altre forme di divinazione, comunemente chiamate “mantiche”. Molte di queste sono particolarmente diffuse in alcuni paesi come l’Africa, mentre altre sono diffuse un pò ovunque. Alla base di esse ci sarebbe la presunta capacità di ottenere informazioni, ritenute inaccessibili, da fonti soprannaturali; tali pratiche si esprimono spesso attraverso un rituale, solitamente in un contesto magico-superstizioso, e generalmente si basano sull’interpretazione di segni, eventi, simboli o presagi. Alla base di queste pratiche c’è infatti la credenza che particolari entità spirituali agiscano tramite gli oggetti utilizzati o particolari fenomeni, per fornire indicazioni riguardo ad uno specifico evento o riguardo al futuro.  

(….)

Sia in TV che su radio e Internet, come nell'educazione o in famiglia, oggi non si distingue la prova scientifica dalla superstizione, la credenza religiosa dalla magia, la fantasia dalla realtà, e così ci sono persone che vedono documentari che si presentano come “scientifici” su extraterrestri, spiriti che abitano case abbandonate o persone che vedono il futuro credendo che tutto questo sia una verità dimostrata dalla scienza. La mancanza di pensiero critico e di una fede matura porta molti credenti a credere nella magia e a riempirsi di paure superstiziose.

Libertà o destino?

Credere nella divinazione del futuro nega in senso stretto la libertà dell'essere umano. Accettare che qualcuno possa indovinare il futuro con certezza assoluta è affermare che c'è un destino al quale non si può sfuggire, ma così si negherebbe la libertà con cui Dio ci ha creati. Ogni persona è libera di costruire la propria storia. Anche se siamo condizionati da molte cause culturali, sociali, biologiche e psicologiche, continuiamo ad essere liberi di decidere cosa fare della nostra vita. La cosa certa è che molti per curiosità o ansia, paura o superstizione desidererebbero sapere in anticipo il loro futuro, come modo per controllare tutto.

Superstizione all'interno della Chiesa?

In questo clima socioculturale in cui ci muoviamo, i cristiani si vedono sfidati nella loro fede dal pensiero magico, che si infiltra impercettibilmente nel modo stesso di vivere la fede. Questa realtà diventa evidente quando si presentano le verità della fede cattolica in modo infantile, magico e superstizioso, o quando si usano rosari, acqua benedetta e medaglie non come sacramentali, ma come amuleti magici che hanno poteri in sé, senza riferimento alla fede in Dio. O ancora, quando si predica sul demonio partendo non dalla prospettiva cattolica, ma da un dualismo manicheo in cui coesistono due forze uguali e antagoniste, immergendo i credenti nella paura e nella superstizione.

Il Catechismo della Chiesa Cattolica insegna che “la superstizione è la deviazione del sentimento religioso e delle pratiche che esso impone. Può anche presentarsi mascherata sotto il culto che rendiamo al vero Dio, per esempio, quando si attribuisce un'importanza in qualche misura magica a certe pratiche, peraltro legittime o necessarie. Attribuire alla sola materialità delle preghiere o dei segni sacramentali la loro efficacia, prescindendo dalle disposizioni interiori che richiedono, è cadere nella superstizione” (n. 2111).

Questo tipo di mentalità predispone a una maggiore credulità verso ogni tipo di proposte magiche e superstiziose, quando non esoteriche e presuntamente paranormali. La mancanza di formazione nella propria fede e l'ambiente culturale favorevole al sincretismo e al relativismo religioso impediscono di vedere l'incompatibilità di queste convinzioni e pratiche con la fede cristiana.

Il discernimento: cause naturali o soprannaturali?

“Sia la Chiesa che la scienza sostengono un principio di economia, che è allo stesso tempo di prudenza e oggettività e che stabilisce che di fronte a un fatto straordinario non si deve mai dare una risposta di ordine preternaturale se la cosa può essere spiegata naturalmente. Solo quando finiscono le possibilità di una spiegazione naturale si può iniziare a pensare alla possibilità, e non alla certezza, di una di ordine non naturale” (J.M. Baamonde).

Lo stesso Rituale degli esorcismi chiede che l'esorcista non realizzi il rito prima di aver compiuto un'indagine esaustiva, scartando malattie psicologiche, eccessiva credulità, superstizione e ogni tipo di possibili situazioni confuse, senza per questo smettere di assistere spiritualmente le persone. Il Catechismo dice anche che “è importante accertarsi, prima di celebrare l'esorcismo, che si tratti di una presenza del maligno e non di una malattia” (n. 1673).

La prudenza della Chiesa per pronunciarsi di fronte a fenomeni straordinari ha le sue ragioni ampiamente diffuse e conosciute nei documenti magisteriali. Lo stesso criterio si deve applicare a tutti gli altri fenomeni presuntamente straordinari. Anche se ci sono casi di esorcisti che per opinione personale si allontanano dalla dottrina della Chiesa, bisogna ricordare che la fede dei cattolici non è guidata da opinioni particolari, ma dal Magistero della Chiesa.

E nel caso di indovini e veggenti?

Nel caso della divinazione, è ampiamente dimostrato che la maggior parte dei presunti veggenti e indovini è protagonista di una vera frode, che utilizza tecniche ampiamente conosciute e studiate dalla psicologia per ingannare e truffare le persone che con credulità pensano che questi soggetti stiano indovinando la loro vita e il loro futuro. Le note profezie compiute di astrologi e veggenti sono semplicemente l'associazione di eventi quotidiani con predizioni vaghe del passato, che al credulo che confida in loro fa pensare che abbiano indovinato il futuro.

È vero che ci sono dei casi eccezionali, che non sono stati spiegati nella loro totalità. In casi straordinari, nei quali qualcuno può indovinare qualcosa del futuro di una persona, quello che vede non sarebbe un destino immodificabile, ma una predizione possibile, e al cristiano è proibito consultare una persona che dica di avere questo “dono”, per i motivi che il Catechismo spiega chiaramente. È un atto di infedeltà verso Dio, di mancanza di fiducia in Lui e di idolatria, perché si dà fede a realtà estranee all'unico Dio vivo e vero. Mediante queste pratiche occultiste, inoltre, le persone aprono la propria vita spirituale a una possibile influenza maligna. Qualunque sia la ragione, consultare questi personaggi è un'opzione contraria alla fede cristiana.

L'ansia di conoscere il futuro è un desiderio di controllo e una negazione della fede e della fiducia nella provvidenza di Dio. L'occultismo esoterico e le diverse “-manzie”, inoltre, hanno una visione dell'uomo, del cosmo e della vita che diverge radicalmente dalle concezioni giudaico-cristiane contenute nella Bibbia.

E se quelli che interpellano non sono cattolici, devono comunque essere aiutati a non lasciarsi ingannare, a non farsi confondere e soprattutto a non cadere nelle reti dell'occultismo e della superstizione, che non portano mai a un esito positivo.

Accostarsi alla pratica dello spiritismo e della divinazione e consultare presunti veggenti è aprire la porta al maligno e un modo sicuro di allontanarsi dalla fede in Dio, e quindi di vivere nella paura, nell'insicurezza e nella mancanza di speranza.

Cosa insegna la Bibbia?

“Quando sarai entrato nel paese che il Signore tuo Dio sta per darti, non imparerai a commettere gli abomini delle nazioni che vi abitano. Non si trovi in mezzo a te chi immola, facendoli passare per il fuoco, il suo figlio o la sua figlia, né chi esercita la divinazione o il sortilegio o l'augurio o la magia; né chi faccia incantesimi, né chi consulti gli spiriti o gli indovini, né chi interroghi i morti, perché chiunque fa queste cose è in abominio al Signore” (Deuteronomio, 18,  9-12)

Il futuro non è nelle stelle, ma nelle nostre mani

Monsignor Jean Vernette, uno dei maggiori esperti di questi temi, lo ha sintetizzato in modo semplice e chiaro:

“Dio non è un direttore di teatro che ha stabilito anche il minimo dettaglio di tutti i nostri passi. Non ci ha fabbricato un destino, tracciato in anticipo. Ci ha dato la libertà, e quindi non rinnegherà la sua opera togliendoci con una mano ciò che ci ha dato con l'altra.

Non è tuttavia l'Onnipotente? Sì, ma onnipotente per amore. Non alla maniera di un potentato che impone un itinerario prefissato, ma alla maniera di un padre che propone un percorso perché è quello della felicità autentica e della piena realizzazione di se stessi. E non lo impone mai. Dio e l'uomo collaborano l'uno con l'altro.

La vita di ogni persona è la confluenza di due libertà, quella di Dio e quella dell'essere umano, che operano insieme per costruire un destino unico. Nessuno ha la chiave del nostro futuro. Nessuno ne ha il controllo. Il destino è interamente nelle nostre mani. Mani che, dicono i credenti, unite a quelle di Dio costruiscono oggi con piena libertà il presente, il domani e l'avvenire”. [Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti] dal sito ALETEIA.ORG

 

I FATTI DELLA SETTIMANA

 Una giornata a Spargi.

MESSA A SPARGI AGOSTO 2019Sabato 24 agosto siamo stati protagonisti di un'altra bellissima giornata in quel di Spargi. Per poter godere delle bellezze della nostra isola, delle sue spiagge, delle sue calette e del suo magnifico mare, sarebbe necessario avere una barchetta o un gommone, ma quando questo non è possibile , quale occasione migliore partecipare alle gite-pellegrinaggi organizzate dalla parrocchia? Chi ha avuto modo di farlo una volta non può farne più a meno: spiritualità, ma anche tanta gioia di stare insieme in armonia, momenti di divertimento in mezzo a una natura fantastica, con un trattamento speciale di simpatia e cortesia da parte dell'equipaggio del barcone che ci accompagna. Spargi è vicina all'isola madre per cui in poco tempo ci siamo avvicinati alla sua costa ed essa ci è apparsa in tutta la sua selvaggia bellezza! Siamo sbarcati a Cala Granara che è un vero spettacolo della natura, una spiaggia dalla sabbia fine e l'acqua trasparente, cristallina che il riverbero del sole fa brillare. Sembrava di fare il bagno in una piscina! Tante barche e motoscafi anche di grandi dimensioni si fermavano al largo, attratti dal fascino di quel posto. Dopo due ore di quella meraviglia, il comandante Onorato ci ha portato a Cala Ferrigno, un pò diversa dalla prima ma ugualmente bella: anche lì abbiamo fatto una bella nuotata e poi tutti insieme, abbiamo consumato il pranzo preparato dai ragazzi di bordo. Come sempre è un bel momento di condivisione, abbiamo anche potuto assaggiare qualche prelibatezza portata da casa. Poi, ormai Vittoria ci ha viziati e abbiamo gustato la sua mitica torta e anche deliziosi biscotti. Nel tempo libero tanti hanno voluto fare un'escursione, addentrandosi in un sentiero dalla fitta vegetazione, procurandosi anche qualche graffio, cercando di farsi spazio nell'alta macchia. Per arrivare poi in cima alla collina dove c'è la Vedetta di Guardia Preposti e godere da lì uno splendido panorama. Chi invece è rimasto sulla barca è stato attratto dalle migliaia di pesci che saltavano fuori dall'acqua per riuscire ad afferrare qualche pezzo di pane duro: una scena incredibile! La barca era cullata da un leggero grecale che increspava appena l'acqua e in lontananza la magnifica visuale della isole Barrettini, Barrettinelli, l'isola Piana e anche Santa Maria, mentre barche e grandi motoscafi solcavano l'azzurro mare. Spostandoci poi a Cala Corsara, ci siamo potuti tuffare in quelle splendide acque che assumono diverse colorazioni in base al fondale. Verso le 17, con il gommone del parco è arrivato don Domenico Degortes e abbiamo partecipato alla Messa sulla terrazza della sede del parco, sentendoci veramente nella cattedrale del creato, davanti alla spettacolare vista della cala e della straordinaria scultura naturale della Testa della Strega che si stagliava davanti al sole ancora alto. Nella sua omelia don Domenico non poteva fare a meno di lodare Dio per le meraviglie che ci circondano. "Con questa Messa vogliamo ammirare, contemplare le meraviglie che Dio ha operato, vogliamo ringraziarlo e domandargli perdono perchè tante volte non abbiamo rispettato l'ambiente, dobbiamo avere amore e cura per la creazione!" È veramente affascinante ammirare quella natura così rigogliosa: tra le dune sabbiose spuntano preziosi gigli marini che, insieme ai ginepri e alle altre piante della macchia mediterranea, ti avvolgono con i loro profumi! Possiamo dunque dire che anche questa volta valeva la pena partecipare al pellegrinaggio e trascorrere insieme gioiosamente una giornata stupenda in quest'altro angolo del nostro paradiso!

                                 

   Maria Vitiello

 

■ È solo un Sogno...

BORTIGIADAS 31082019Stamattina mi sono svegliata e come sempre durante queste vacanze, appena trascorse a La Maddalena, ho aperto la finestra per vedere il mare, ma non è stata l’isola di Caprera a darmi il buon giorno, ma le cime del monte Limbara ancora immerse in una lieve nebbiolina. Solo allora mi sono resa conto di essere a Bortigiadas, il paese che mi ha visto nascere e crescere. Come mai, mi sono chiesta? Allora questa notte tutto ciò che ho vissuto era solo un sogno? Partecipavo come sempre ai pellegrinaggi, questa volta, all'isola di Spargi. Ero insieme a tutti i parrocchiani e non solo, sull'Orient Express, dopo aver corso per prendere il posto sul ponte, per me, Margherita, Milena ed Oliviero. Che colori il mare di Spargi! Pensavo che persino "la penna fine" di Maria Vitiello, avrebbe avuto difficoltà nel trovare le sfumature più giuste per descriverli. Mi tuffavo insieme agli altri in quest'acqua trasparente, assorbendo con il cuore tutte le variazioni di colore e ammiravo il paesaggio con le sue rocce ricamate dalla natura. A rendere tutto più magico, c'erano le spiegazioni di Lino Sorba che con grande passione, ci trasmetteva tutta l'ammirazione che ha per le sue isole. Le Ave Marie del Rosario che recitavo, mi risuonano ancora nella mente, recitate senza essermi distratta per niente. Solo nel sogno succede questo miracolo! Sentivo la voce di Pierluigi che sempre gentile e premuroso verso tutti, ogni tanto, si avvicinava per chiedermi come stavo e se tutto andasse bene. A pranzo gustavo insieme agli altri, le pennette ai frutti di mare e i dolci di Vittoria che i ragazzi dell'equipaggio servivano con una squisita gentilezza. Ne sentivo tutta la bontà che andava oltre "i biscotti" e arrivava, direttamente, al cuore, perché le cose preparate con amore fanno bene anche all'anima. La "Cattedrale della Natura", baciata da una leggera brezza, mi appariva più maestosa e ancora più bella del solito, invitava con insistenza, ad ogni passo, ad una riflessione intima sulla grandiosità del Suo Creatore, attento a fare, di ogni minimo particolare, un capolavoro. Si sentiva da più parti l'eco di una lode di ringraziamento a Dio che esprimeva, nel contempo, la gioia di stare insieme e in pace con tutte le creature. Gratitudine che esplodeva poi, alla grande, nella Santa Messa celebrata da Don Domenico. Ascoltavo insieme agli altri fedeli, il Vangelo di Luca: "Ed ecco, vi sono ultimi che saranno primi, e vi sono primi che saranno ultimi". E per tutta risposta, dopo il segno di croce finale, mi precipitavo, seguita da un folto gruppo, a prendere i primi posti sul ponte per vedere, ancora una volta, il paesaggio con il tramonto. E sì di fronte a quest'esigenza quasi tutto è permesso! Come in tutti gli altri pellegrinaggi, le note della canzone "Alla mia isola" di Giovanna Azara che inneggiano alla bellezza di ogni angolo di questa meravigliosa isola, accompagnavano il nostro viaggio di ritorno. Anch'io mi univo al coro, mentre tutto ad un tratto, le luci de La Maddalena che sembravano piccole lucciole in un presepe, mi svegliano, apro gli occhi, un'altra luce si sovrappone ed è quella dell'alba che sorge dietro la collina che abbraccia il mio paese, solo allora mi accorgo di aver sognato. Eppure le emozioni provate sono, realmente, presenti e vibrano ancora dentro di me, come pure un certo retrogusto di dolce e di buono sul palato. Anche la bellezza della natura è un'immagine scolpita che mi ruota intorno, lasciando un segno, mentre canto, ancora una volta, il ritornello della canzone: "Isola mia la regina tu sei del mare..." Grazie Vittoria, non ho bisogno del tuo passaggio per il Villaggio Piras, io sono già a casa. Grazie di cuore a tutti con affetto e stima.  

                                 Mariagiovanna Cilla

 

Condoglianze ai famigliari di Pietruccia Cannas ved. Novelli, Piera Maccini ved. Tonelli, Anna Maria Rosa Novelli, Carolina nota Lina Di Meglio e Bruna Riccio ved. Tanini che sono tornate alla casa del Padre Celeste.

 

MANIFESTO FESTA MARIA BAMBINA 2019

 

AVVISI

Parrocchia Agonia di N.S.G.C. - Moneta

 1.Sabato 31 agosto e domenica 1 settembre

Novena a Maria Bambina sarà collegata con la S.Messa.

2.Da lunedì 2 settembre novena prima della Messa alle h 18.15.

3.Venerdì 6 settembre primo venerdì del mese, adorazione del Santissimo Sacramento dalle h.17.00.

4.Sabato 7 settembre primo sabato del mese la S.Messa per il Cuore Immacolato alle h 8.30 nella chiesa di S.Maria Maddalena.

5.Sabato 7 e domenica 8 settembre - festa di Maria Bambina, programma vedi il manifesto.

6.Domenica 8 settembre non ci sarà la S.Messa a Stagnali. 

 

AVVISI

Parrocchia Santa Maria Maddalena

 1) Mercoledì 4 settembre

Non ci sarà la S.Messa in cimitero.

2) Giovedì 5 settembre primo giovedì del mese, preghiera per le vocazioni dalle h. 18.00.

3) Venerdì 6 settembre primo venerdì del mese. Adorazione del Santissimo Sacramento dalle h.17.00 nella chiesa del Bambino Gesù, alle Due Strade.

 

 

 

Orari delle Messe

nelle Chiese dell’Isola

(sino a domenica 8 settembre 2019)

 

Giorni Festivi

 Ore 7.30 Bambino Gesù (Due Strade)

Ore 9.00 Agonia di N.S.G.C. – Moneta

Ore 10.00 Santa Maria Maddalena

Ore 18.00 Sacra Famiglia - Padule

Ore 19.00 Madonna della Pace – Stagnali

Ore 20.00 Santa Maria Maddalena

 

Sabato e Prefestivi

 Ore 17.00 Cappella Ospedale Civile

Ore 18.00 Agonia di N.S.G.C. - Moneta

Ore 19.00 Santa Maria Maddalena

Ore 19.00 Villaggio Piras

 

Giorni Feriali

 Ore 8.00 lunedì Agonia di N.S.G.C. - Moneta

Ore 08.30 S. Maria Maddalena

Ore 18.30 da martedì a venerdì Agonia di N.S.G.C. - Moneta

Ore 19.00 S. Maria Maddalena.

 

 Ogni primo mercoledì del mese:

Ore 15.45 in cimitero

 

Ogni secondo mercoledì del mese:

Ore 18.00 SS. Trinità

 

M A G I S T E R O

 NON C’È IL “NUMERO CHIUSO” IN PARADISO!

VANGELO LUCA PORTA STRETTAIl Vangelo di Lc 13,22-30 ci presenta Gesù che passa insegnando per città e villaggi, diretto a Gerusalemme, dove sa che deve morire in croce per la salvezza di tutti noi. In questo quadro, si inserisce la domanda di un tale, che si rivolge a Lui dicendo: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?». La questione era dibattuta a quel tempo – quanti si salvano, quanti no… – e c’erano diversi modi di interpretare le Scritture al riguardo, a seconda dei testi che prendevano. Gesù però capovolge la domanda – che punta più sulla quantità, cioè “sono pochi?...” – e invece colloca la risposta sul piano della responsabilità, invitandoci a usare bene il tempo presente. Dice infatti: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno».

Con queste parole, Gesù fa capire che non è questione di numero, non c’è il “numero chiuso” in Paradiso! Ma si tratta di attraversare fin da ora il passaggio giusto, e questo passaggio giusto è per tutti, ma è stretto. Questo è il problema. Gesù non vuole illuderci, dicendo: “Sì, state tranquilli, la cosa è facile, c’è una bella autostrada e in fondo un grande portone…”. Non ci dice questo: ci parla della porta stretta. Ci dice le cose come stanno: il passaggio è stretto. In che senso? Nel senso che per salvarsi bisogna amare Dio e il prossimo, e questo non è comodo! È una “porta stretta” perché è esigente, l’amore è esigente sempre, richiede impegno, anzi, “sforzo”, cioè una volontà decisa e perseverante di vivere secondo il Vangelo. San Paolo lo chiama «il buon combattimento della fede». Ci vuole lo sforzo di tutti i giorni per amare Dio e il prossimo.

E, per spiegarsi meglio, Gesù racconta una parabola. C’è un padrone di casa, che rappresenta il Signore. La sua casa simboleggia la vita eterna, cioè la salvezza. E qui ritorna l’immagine della porta. Gesù dice: «Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta dicendo: “Signore, aprici”. Ma egli vi risponderà: “Non so di dove siete”». Queste persone allora cercheranno di farsi riconoscere, ricordando al padrone di casa: “Io ho mangiato con te, ho bevuto con te… ho ascoltato i tuoi consigli, i tuoi insegnamenti in pubblico…”; “Io c’ero quando tu hai dato quella conferenza…”. Ma il Signore ripeterà di non conoscerli, e li chiama «operatori di ingiustizia». Ecco il problema! Il Signore ci riconoscerà non per i nostri titoli – “Ma guarda, Signore, che io appartenevo a quell’associazione, che io ero amico del tal monsignore, del tal cardinale, del tal prete…”. No, i titoli non contano, non contano. Il Signore ci riconoscerà soltanto per una vita umile, una vita buona, una vita di fede che si traduce nelle opere.

E per noi cristiani, questo significa che siamo chiamati a instaurare una vera comunione con Gesù, pregando, andando in chiesa, accostandoci ai Sacramenti e nutrendoci della sua Parola. Questo ci mantiene nella fede, nutre la nostra speranza, ravviva la carità. E così, con la grazia di Dio, possiamo e dobbiamo spendere la nostra vita per il bene dei fratelli, lottare contro ogni forma di male e di ingiustizia.

Ci aiuti in questo la Vergine Maria. Lei è passata attraverso la porta stretta che è Gesù. Lo ha accolto con tutto il cuore e lo ha seguito ogni giorno della sua vita, anche quando non capiva, anche quando una spada trafiggeva la sua anima. Per questo la invochiamo come “Porta del cielo”: una porta che ricalca esattamente la forma di Gesù: la porta del cuore di Dio, cuore esigente, ma aperto a tutti noi.

(ANGELUS – Domenica 25/08/2019)a cura di A. Panzera

 

«NON AVRAI ALTRI DEI DI FRONTE A ME»

 

La catechesi di Papa Francesco sui comandamenti approfondendo il primo, che parla di "una tendenza umana, che non risparmia né credenti né atei": l'idolatria.

Abbiamo ascoltato il primo comandamento del Decalogo: «Non avrai altri dei di fronte a me» (Es 20,3). È bene soffermarsi sul tema dell’idolatria, che è di grande portata e attualità.

Il comando vieta di fare idoli o immagini di ogni tipo di realtà: tutto, infatti, può essere usato come idolo. Stiamo parlando di una tendenza umana, che non risparmia né credenti né atei. Per esempio, noi cristiani possiamo chiederci: quale è veramente il mio Dio? È l’Amore Uno e Trino oppure è la mia immagine, il mio successo personale, magari all’interno della Chiesa?

«L’idolatria non concerne soltanto i falsi culti del paganesimo. Rimane una costante tentazione della fede. Consiste nel divinizzare ciò che non è Dio» (Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2113).

Che cos’è un “dio” sul piano esistenziale? È ciò che sta al centro della propria vita e da cui dipende quello che si fa e si pensa. Si può crescere in una famiglia nominalmente cristiana ma centrata, in realtà, su punti di riferimento estranei al Vangelo. L’essere umano non vive senza centrarsi su qualcosa. Allora ecco che il mondo offre il “supermarket” degli idoli, che possono essere oggetti, immagini, idee, ruoli. Per esempio, anche la preghiera. Noi dobbiamo pregare Dio, il nostro Padre. ricordo una volta che ero andato in una parrocchia nella diocesi di Buenos Aires per celebrare una Messa e poi dovevo fare le cresime in un’altra parrocchia a distanza di un kilometro. Sono andato, camminando, e ho attraversato un parco, bello. Ma in quel parco c’erano più di 50 tavolini ciascuno con due sedie e la gente seduta una davanti all’altra. Che cosa si faceva? I tarocchi. Andavano lì “a pregare” l’idolo. Invece di pregare Dio che è provvidenza del futuro, andavano lì perché leggevano le carte per vedere il futuro. Questa è una idolatria dei nostri tempi. Io vi domando: quanti di voi siete andati a farvi Leggere le carte per vedere il futuro? Quanti di voi, per esempio, siete andati a farvi leggere le mani per vedere il futuro, invece di pregare Il Signore? Questa è la differenza: il Signore è vivo; gli altri sono idoli, idolatrie che non servono.

Come si sviluppa un’idolatria? Il comandamento descrive delle fasi: «Non ti farai idolo né immagine […]. / Non ti prostrerai davanti a loro / e non li servirai» (Es 20,4-5).

La parola “idolo” in greco deriva dal verbo “vedere”. Un idolo è una “visione” che tende a diventare una fissazione, un’ossessione. L’idolo è in realtà una proiezione di sé stessi negli oggetti o nei progetti. Di questa dinamica si serve, ad esempio, la pubblicità: non vedo l’oggetto in sé ma percepisco quell’automobile, quello smartphone, quel ruolo – o altre cose – come un mezzo per realizzarmi e rispondere ai miei bisogni essenziali. E lo cerco, parlo di quello, penso a quello; l’idea di possedere quell’oggetto o realizzare quel progetto, raggiungere quella posizione, sembra una via meravigliosa per la felicità, una torre per raggiungere il cielo (cfr Gen 11,1-9), e tutto diventa funzionale a quella meta.

Allora si entra nella seconda fase: «Non ti prostrerai davanti a loro». Gli idoli esigono un culto, dei rituali; ad essi ci si prostra e si sacrifica tutto. In antichità si facevano sacrifici umani agli idoli, ma anche oggi: per la carriera si sacrificano i figli, trascurandoli o semplicemente non generandoli; la bellezza chiede sacrifici umani. Quante ore davanti allo specchio! Certe persone, certe donne quanto spendono per truccarsi?! Anche questa è un’idolatria. Non è cattivo truccarsi; ma in modo normale, non per diventare una dea. La bellezza chiede sacrifici umani. La fama chiede l’immolazione di sé stessi, della propria innocenza e autenticità. Gli idoli chiedono sangue. Il denaro ruba la vita e il piacere porta alla solitudine. Le strutture economiche sacrificano vite umane per utili maggiori. Pensiamo a tanta gente senza lavoro. Perché? Perché a volte capita che gli imprenditori di quell’impresa, di quella ditta, hanno deciso di congedare gente, per guadagnare più soldi. L’idolo dei soldi. Si vive nell’ipocrisia, facendo e dicendo quel che gli altri si aspettano, perché il dio della propria affermazione lo impone. E si rovinano vite, si distruggono famiglie e si abbandonano giovani in mano a modelli distruttivi, pur di aumentare il profitto. Anche la droga è un idolo. Quanti giovani rovinano la salute, persino la vita, adorando quest’idolo della droga.

Qui arriva il terzo e più tragico stadio: «…e non li servirai», dice. Gli idoli schiavizzano. Promettono felicità ma non la danno; e ci si ritrova a vivere per quella cosa o per quella visione, presi in un vortice auto-distruttivo, in attesa di un risultato che non arriva mai.

Cari fratelli e sorelle, gli idoli promettono vita, ma in realtà la tolgono. Il Dio vero non chiede la vita ma la dona, la regala. Il Dio vero non offre una proiezione del nostro successo, ma insegna ad amare. Il Dio vero non chiede figli, ma dona suo Figlio per noi. Gli idoli proiettano ipotesi future e fanno disprezzare il presente; il Dio vero insegna a vivere nella realtà di ogni giorno, nel concreto, non con illusioni sul futuro: oggi e domani e dopodomani camminando verso il futuro. La concretezza del Dio vero contro la liquidità degli idoli. Io vi invito a pensare oggi: quanti idoli ho o qual è il mio idolo preferito? Perché riconoscere le proprie idolatrie è un inizio di grazia, e mette sulla strada dell’amore. Infatti, l’amore è incompatibile con l’idolatria: se un qualcosa diventa assoluto e intoccabile, allora è più importante di un coniuge, di un figlio, o di un’amicizia. L’attaccamento a un oggetto o a un’idea rende ciechi all’amore. E così per andare dietro agli idoli, a un idolo, possiamo persino rinnegare il padre, la madre, i figli, la moglie, lo sposo, la famiglia … le cose più care. L’attaccamento a un oggetto o a un’idea rende ciechi all’amore. Portate questo nel cuore: gli idoli ci rubano l’amore, gli idoli ci rendono ciechi all’amore e per amare davvero bisogna esseri liberi da ogni idolo. Qual è il mio idolo? Toglilo e buttalo dalla finestra!

(01/08/2018)