Anna Maria Cassanese
Laurea in lettere classiche a Roma, Laurea in psicologia a Milano, Psicologa Psicoterapeuta a Milano. Membro del Consiglio Direttivo dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia
S. Maria Maddalena tra simbolo e psicologia
Storia strana quella di S. Maria Maddalena, discepola di Gesù . La sua figura fu sottoposta nei secoli a una serie di equivoci che l'hanno legata al destino della penitente , con una connotazione piuttosto forte :"da lei erano usciti sette demoni"(Luca 8,1-3). La tradizione , ripetuta nella storia dell'arte , e perdurante fino ai nostri giorni , hanno fatto di Maria una peccatrice, una prostituta convertita, confusa con altre minori figure femminili.
La sua deformazione nella civiltà occidentale -di origine giudaico-cristiana - è stata accettata perché conforme alla penalizzazione dell'IO femminile a confronto con l'IO maschile , patriarcale e vincente . La razionalità del Logos è stata sempre attribuita come valore pubblico all'uomo, mentre alla donna è stato concesso solo il valore dell'interiorità e dell'intuizione. L'immaginario maschile dominante ha creato un limite alla figura di questa donna , anche nel suo destino d'Amore , rendendola peccatrice perché espressione dell'Eros e quindi della perdizione dell'uomo.
Ma questa Magna Peccatrice incontrerà alla fine Gesù da sola e lei sola sarà delegata a portare il Verbo della Resurrezione agli Apostoli , diventando finalmente il simbolo della fusione tra l'Animus (destino maschile ) e l'Anima ( inconscio e intuizione femminile). Maria Maddalena come la Psiche della mitologia incarna i valori femminili dello spirito e come simbolo incarna anche l'alto destino maschile di conoscenza e diffusione del Logos. S. Gregorio Magno l'aveva addirittura assimilata alla Sposa di Cristo del Cantico dei Cantici per il suo termine Magdala ( dal sostantivo ebraico Migdal = Torre , che nelle litanie cattoliche era attributo della Vergine Maria =Turris Eburnea)
Ma nel simbolismo dei nomi ( Nomen omen! ) la Torre era anche il destino maschile che le verrà attribuito come alto incarico , affinchè in lei si raggiunga l'unità archetipa dell'Androgino, uomo e donna , e non più l'incompiutezza di un destino femminile. Cominciamo quindi a pensare a una S. Maria Maddalena rivisitata dalla storia e legittimata a un altro destino .
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Marcello MARIN
nato a Bari l'11.8.1949, già professore ordinario di Filologia patristica nell'Università degli studi di Bari, dal 15.6.1987 presso la Facoltà di Magistero e dal 1°.11.1997 presso la Facoltà di Lettere e Filosofia, è titolare della cattedra di Letteratura cristiana antica nella Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università degli studi di Foggia dal 1°.9.2000; nell'Ateneo foggiano è coordinatore del dottorato di ricerca in "Scienze dell'antichità classica e cristiana", delegato rettorale per la ricerca (settore umanistico), Presidente della Commissione Scientifica di Ateneo (a decorrere da maggio 2001), componente del Consiglio di Amministrazione per il triennio accademico 2001-2004.
Nella Facoltà di Magistero dell'Università di Bari è stato, dal 20.4.1983, professore associato di Filologia ed esegesi neotestamentaria e Presidente del Corso di Laurea in Materie Letterarie per gli anni 1991-92/1996-97. Nell'Ateneo barese è stato componente del Consiglio di Amministrazione per il biennio 1992/1994 e del Senato Accademico Integrato sino all'approvazione del nuovo Statuto (1996).
È componente del Comitato Scientifico della Rivista Vetera Christianorum, organo del Dipartimento di Studi classici e cristiani dell'Università di Bari, e direttore della collana Quaderni di "Vetera Christianorum"; corrispondente della Rivista Annali di storia dell'esegesi (Università di Bologna). Fa parte del gruppo nazionale di ricerca, con finanziamento ministeriale, per gli "Studi sulla letteratura esegetica cristiana e giudaica antica" e del Comitato promotore degli Incontri degli Studiosi di Antichità cristiana presso l'Istituto Patristico "Augustinianum" (Roma); per gli a.a. 1981-82/1996-97 è stato coordinatore centrale di progetti di ricerca cui hanno aderito unità operative delle Università di Bari, Genova, Lecce, Perugia e Roma III (precedentemente, Roma "La Sapienza").
Componente della Consulta nazionale dei professori universitari di ruolo di Letteratura cristiana antica (CULCA), della Consulta Universitaria di Studi Latini (CUSL), del Comitato Scientifico del Centro di Studi Micaelici e Garganici di Monte Sant'Angelo (Foggia), del Comitato Tecnico-Scientifico della Comunità delle Università Mediterranee (CUM), è socio della Association internationale d'études patristiques (AIEP) e membro del Gruppo italiano di ricerca su "Origene e la tradizione alessandrina".
Per gli anni 1982-83/1995-96, in qualità di "professore invitato", ha tenuto corsi e seminari di "Il Pensiero dei Padri" e di "Teologia patristica" presso l'Istituto di Teologia ecumenico-patristica greco-bizantina "San Nicola" di Bari, Sezione della Facoltà di Teologia della Pontificia Università S. Tommaso d'Aquino di Roma.
A Foggia organizza e cura, d'intesa con il locale Istituto Superiore di Scienze Religiose, gli Incontri e seminari di Letteratura cristiana antica, incentrati su temi e problematiche della tradizione letteraria del mondo cristiano antico e giunti nel 2003 al terzo ciclo: il mondo della scuola è referente primario di questa attività tesa a diffondere gli specifici contenuti dell'ambito disciplinare.

Le sue ricerche privilegiano la patristica latina, studiata secondo due direttrici fondamentali: l'utilizzazione del patrimonio derivato dalla cultura classica e le sue trasformazioni nel contatto con i nuovi contenuti cristiani; l'assimilazione della Sacra Scrittura che in misura gradatamente crescente impregna pensiero e lingua degli autori cristiani antichi. Specifico rilievo è dato ai problemi delle forme di comunicazione dell'antichità cristiana; al ruolo della formazione retorica comune all'intera scuola antica, che unifica mezzi espressivi, principi, metodi e procedimenti esegetici degli autori classico-profani come di quelli cristiani; alle interferenze fra retorica classica e cultura biblica nei Padri; alle dinamiche intertestuali, che valgono a chiarire le differenti modalità di approcci ed esiti in relazione ai testi utilizzati; alla terminologia esegetica; all'analisi del linguaggio simbolico, dal quale non si può prescindere per la determinazione dei punti di contatto e di superamento della tradizione classica. In questi ambiti si segnalano le indagini su irrisio e allegoria, sulla antifrasi, sulla prosa d'arte agostiniana, e le ricerche sulle relazioni fra Bibbia e filologia patristica, una connessione spesso sfuggita a editori antichi come a studiosi moderni. Numerosi studi sono incentrati sulla patristica latina (Ilario di Poitiers, Paolino di Nola, Ambrogio, Niceta di Remesiana, Agostino, gli scritti pseudociprianei), altri seguono lo sviluppo di temi biblici ed extrabiblici.
Particolarmente significativa è l'analisi della riflessione di Agostino e di Girolamo sulle caratteristiche universali del linguaggio umano, che consente di individuare la nascita della teoria di una retorica perenne che include anche i sacri testi. L'espressione umana, nella sua naturalezza e spontaneità, non obbedisce a rigide norme predeterminate, ed anzi presiede agli stessi precetti della retorica; e la Scrittura non si esprime in modo diverso da quello usuale fra gli uomini, perché è proprio agli uomini che si rivolge. Con la tesi del nesso fra sapientia ed eloquentia Agostino richiama l'attenzione sui tropi, i vari modi locutionis traslati, e fa della Scrittura il modello di lingua e stile che sostituisce quelli tradizionali nella scuola classico-pagana: con Girolamo, egli è il punto di partenza di un'ars grammatica cristiana che illustra le diverse locuzioni figurate con i vari esempi scritturistici e si impone per l'intera epoca medievale.
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