
Si tratta di una pianta poco diffusa nel nostro arcipelago, limitata alle sole isole della Maddalena e di Spargi e, anche in queste località, in aree di scarsa estensione. Cresce preferibilmente sulla sabbia, ma anche su terreno più compatto, sempre, però, vicino al mare. Alla relativa rarità sulle nostre isole, corrisponde un’abbondanza sulle coste galluresi: basta ricordare cala di Trana, presso Punta Sardegna, o le spiagge di Monti Russu sulla costa occidentale in territorio di Aglientu. Il nome col quale è conosciuta sia in Gallura (rosa marina) che nell’arcipelago (rosula marina) non deve confondere: niente, infatti, avvicina la pianta alle rose, né le foglie, che sono lineari, piuttosto rigide e appuntite, né i fiori, raggruppati in capolini tondeggianti dall’aspetto serico e di colore rosa. La fioritura è particolarmente decorativa sulle sabbie bianche: peccato che la nostra insipienza l’abbia quasi completamente distrutta nel sito dove era più abbondante, cioè la spiaggia alle spalle della banchina di Cala Corsara (isola di Spargi).

Quando sono stati realizzati i lavori di ristrutturazione dell’approdo, nell’assoluto silenzio dei committenti e la totale indifferenza del direttore dei lavori, le sabbie sono state letteralmente sconvolte con i mezzi meccanici che (si vede nella foto) raspavano tutto. Là dove, nel mese di maggio, i cuscini rosa dello spillone delle spiagge si accostavano a quelli delle altre essenze della gariga arricchendola con l’effetto delle variazioni cromatiche, dopo i lavori appariva una landa desolata nella quale non solo le piante, ma anche la sabbia erano scomparse. Se pure non si vuole tenere nel dovuto conto l’importanza ambientale di tali presenze, forse bisognerà, facendo i conti della serva, incominciare a pensare che certe bellezze naturali sono anche ricchezze economiche e che salvaguardarle e conservarle serve a mantenere in piedi attività lavorative. Spero solo che l’esperienza serva ad evitare simili scempi in futuro.