Piante, storie e tradizioni
Piante, storie e tradizioni
a cura di Giovanna Sotgiu

1 Luglio 2003
Spillone delle spiagge (nome scien. Armeria pungens, nome loc. Rosula marina)
Si tratta di una pianta poco diffusa nel nostro arcipelago, limitata alle sole isole della Maddalena e di Spargi e, anche in queste località, in aree di scarsa estensione. Cresce preferibilmente sulla sabbia, ma anche su terreno più compatto, sempre, però, vicino al mare. Alla relativa rarità sulle nostre isole, corrisponde un’abbondanza sulle coste galluresi: basta ricordare cala di Trana, presso Punta Sardegna, o le spiagge di Monti Russu sulla costa occidentale in territorio di Aglientu. Il nome col quale è conosciuta sia in Gallura (rosa marina) che nell’arcipelago (rosula marina) non deve confondere: niente, infatti, avvicina la pianta alle rose, né le foglie, che sono lineari, piuttosto rigide e appuntite, né i fiori, raggruppati in capolini tondeggianti dall’aspetto serico e di colore rosa. La fioritura è particolarmente decorativa sulle sabbie bianche: peccato che la nostra insipienza l’abbia quasi completamente distrutta nel sito dove era più abbondante, cioè la spiaggia alle spalle della banchina di Cala Corsara (isola di Spargi).
Quando sono stati realizzati i lavori di ristrutturazione dell’approdo, nell’assoluto silenzio dei committenti e la totale indifferenza del direttore dei lavori, le sabbie sono state letteralmente sconvolte con i mezzi meccanici che (si vede nella foto) raspavano tutto. Là dove, nel mese di maggio, i cuscini rosa dello spillone delle spiagge si accostavano a quelli delle altre essenze della gariga arricchendola con l’effetto delle variazioni cromatiche, dopo i lavori appariva una landa desolata nella quale non solo le piante, ma anche la sabbia erano scomparse. Se pure non si vuole tenere nel dovuto conto l’importanza ambientale di tali presenze, forse bisognerà, facendo i conti della serva, incominciare a pensare che certe bellezze naturali sono anche ricchezze economiche e che salvaguardarle e conservarle serve a mantenere in piedi attività lavorative. Spero solo che l’esperienza serva ad evitare simili scempi in futuro.
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15 Luglio 2003
Oleandro (nome scient. Nerium oleander)
Pianta perenne, legnosa che cresce spontanea in Sardegna lungo i corsi d’acqua, anche quelli che in estate rimangono asciutti: nella calura della stagione da maggio ad agosto arricchisce il paesaggio con i numerosi e grandi fiori formati da cinque lobi. Il suo aspetto naturale è quello di un cespuglio (anche se può raggiungere i 4 metri di altezza) con rami fitti che crescono dalla base e che le fanno assumere una forma tondeggiante; ma, usata come pianta ornamentale, spesso il suo portamento viene corretto trasformandolo in alberello. Nelle varietà coltivate assume colori e dimensioni varie, con corolla semplice o doppia, con tinte che vanno dal bianco al rosa carnicino, al rosa salmone, al rosso intenso; viene usato per abbellire i bordi delle strade e le aiuole spartitraffico perché non ha bisogno di alcuna cura, resiste benissimo senza acqua e regala, nel periodo in cui tutta la campagna soffre della calura estiva, le sue vistose fioriture. Alla Maddalena, in questo periodo, da tutti i muri dei giardini spuntano, incontenibili, gli oleandri: vorrei ricordare quelli di Barabò, piantati con grande entusiasmo dagli abitanti della zona che per anni hanno cercato di creare, in un’area abbandonata e degradata, una piacevole area di sosta arricchendola con panchine, fiori e piante, fra le quali quelle che risultano sempre ben visibili, anche quando l’erba vorrebbe sommergerli, sono proprio gli oleandri. Di facile attecchimento la pianta si propaga attraverso i semi contenuti in un follicolo lungo fino a 20 centimetri, caratterizzato da segni longitudinali evidenti. Quando il follicolo si apre i semi si muovono leggeri con il vento grazie ai peli scuri di cui sono muniti che consentono loro spostamenti anche molto lunghi. Molto velenosa in ogni sua parte a causa di sostanze cardiotoniche che, per questo, vengono adoperate in medicina come sostituti della digitale. Questa caratteristica tossicità è ben conosciuta da sempre e sfruttata negli allevamenti di galline e maiali: si dice che siano sufficienti poche foglie tagliuzzate e disposte nei pollai o nelle porcilaie per allontanare i parassiti e, pare, anche i topi. In alcune zone della Sardegna, si metteva foglie e fiori nell’acqua calda usata per il bagno per curare la scabbia. Qualcuno li utilizzava anche per avvelenare le pozze dove si potevano pescare le anguille, al posto delle euforbie. Il bestiame si difende dal veleno rifiutando naturalmente di nutrirsi delle sue foglie: ma se qualche residuo tagliato andasse a mescolarsi con l’erba che si dà in stalla potrebbe provocare grossi problemi agli animali. Credo che sia giusto avvertire del pericolo i bambini anche se mi pare che sia stato esagerato l’intervento di completa eliminazione operato qualche anno fa presso la scuola americana.
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01 Agosto 2003
Quando le piante arredano
Spesso le nostre vie cittadine mostrano in estate il loro aspetto peggiore. È vero che alcune brutture permangono tutto l’anno, come balconi trasformati in squallidi ripostigli o in sostegni per le pompe di calore, insegne inutilmente chiassose, chiusure di suolo pubblico con barriere da orticello personale, proliferazione di tende da accampamento militare. In estate, in più, nelle vie del centro particolarmente affollate e non proprio pulite, da molti negozi fuoriescono quantità impressionanti di merce che dovrebbe essere un campione di ciò che si può trovare all’interno e finisce per suscitare il dubbio che il vero negozio sia quello esterno. In questa situazione poco allegra c’è da notare lo sforzo compiuto da molti commercianti per tenere pulito il tratto di via prospiciente il negozio con lavaggi quotidiani all’apertura, quello di altri che hanno cercato abbellimenti semplici con una fioriera e piante anche rustiche come un fico d’India o essenze aromatiche, altri che hanno preso a cuore e curato le piante delle grandi ciotole che il comune ha posto lungo le vie principali. Quest’estate, però, abbiamo assistito ad una iniziativa veramente lodevole: 33 commercianti delle vie XX Settembre, Italia e Azuni, hanno deciso di attuare un piccolo progetto di arredo urbano che comprende 6 contenitori per raccogliere cartacce, sobri per colore, ma capienti e disposti nei punti chiave agli incroci, 5 panchine che costituiscono un invito a sedersi al fresco a scambiare quattro chiacchiere e riposare fra una commissione e l’altra e, soprattutto tante fioriere. È questa la scelta più interessante: 40 grossi vasi con palme e gerani parigini disposti a distanze abbastanza regolari, e moltissimi piccoli vasi appesi alle pareti con piantine fiorite di diversi colori. Certo i gerani devono aver sofferto il caldo e, poiché il loro periodo di fioritura stava già esaurendosi quando sono stati piantati, oggi non hanno quell’aspetto che forse ci si aspettava: ma, se curati, un altro anno daranno un risultato decisamente migliore. Spero che l’entusiasmo che mi è sembrato di vedere in chi ha attuato questa lodevole iniziativa, spendendo complessivamente ben 4.500 euro, non rimanga isolata e che altre vie si abbelliscano con piante e fiori.
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1 Settembre 2003
Spergularia dalla radice robusta (nome scient. Spergularia macrorhiza)
Il nome italiano, che traduce letteralmente quello scientifico, farebbe pensare ad un cespuglio di grandi dimensioni, ben visibile e facilmente identificabile. Non è affatto così: la spergularia è una pianta piccola, che supera di poco i 10 centimetri nei suoi esemplari più alti, caratterizzata da colori smorti. Vive vicino al mare ed è abbondantissima sulle nostre coste dove può formare piccoli pratini morbidi, solo in apparenza delicati; infatti, dovendosi difendere dal vento e dagli spruzzi salati che arrivano dal mare, si è adattata alla vita difficile sviluppando una robusta radice legnosa capace di ancorarla saldamente alla terra nella quale vive, spesso poverissima di sostanze nutritive e di acqua. Anche le foglie, piccole e grigiastre, contribuiscono a questo adattamento con la loro consistenza carnosa e grassa che conserva le riserve di umidità indispensabili alla crescita. I fiori bianchi o leggermente rosati sono bellissimi per chi li osserva attentamente, ma così minuti da passare inosservati ad uno sguardo frettoloso. Eppure il periodo di fioritura molto lungo (dalla tarda primavera a settembre-ottobre) e le aree costiere in cui la pianta si sviluppa dovrebbero renderla ben visibile: ma, normalmente, i frequentatori estivi sono distratti dal caldo, dallo spirito vacanziero, dal desiderio di raggiungere presto il mare o di crogiolarsi al sole e quindi superano velocemente lo spazio che separa la macchina dall’acqua e schiacciano indifferenti, con le loro variopinte carovane, le piccole spergularie. Fortunatamente, però, queste non cedono il passo: endemiche della nostra zona, la loro antichissima origine le ha adattate nel tempo rendendole forti e prolifiche e consentendo loro di continuare ad abbellire le coste incuranti della indifferenza degli uomini. Non sarebbe bello se i bambini (quelli delle nostre scuole) imparassero a riconoscerle e rispettarle? Non sarebbe bello, allora, vederli camminare, per raggiungere le spiagge, con i passi irregolari di chi non può mettere i piedi dovunque, come in un nuovo, utilissimo gioco di campana?
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