1 Gennaio 2003
Lillatro (nome scin. Phillyrea angustifolia, nome loc. liternu)
È una delle piante della macchia, molto diffusa in tutti gli ambienti delle nostre isole, di aspetto variabile e di altezza massima di tre metri. Forma dei bei cespugli che non sfigurano anche nei giardini grazie alle foglie lunghe e sottili di colore verde cupo e alle bacche nere, opache, tondeggianti, delle quali sono golosi molti uccelli. I fiori giallastri con leggere sfumature rosate, minuscoli e poco evidenti, suppliscono all’aspetto dimesso con la quantità: spesso sono talmente numerosi da coprire completamente l’attaccatura delle foglie. I bambini usavano il legno di lillatro per fabbricare temibili fionde (i strumbuli): sceglievano dei rametti biforcati a forma di ipsilon: nelle parti terminali della forcella praticavano due incavi sui quali venivano fissate le estremità di due elastici; alle estremità opposte una striscia di cuoio o di gomma dura costituiva l’alloggio del proiettile. Anche le trottole (marrocculi) erano ricavate dai tronchetti della pianta: chi aveva la fortuna di avere un literninu poteva garantirsi se non la vittoria, almeno la salvezza della trottola quando, a fine gioco, il perdente vedeva la sua trottola colpita senza pietà da quella del vincitore. Gli scalpellini usavano il lillatro per i resistenti manici dei loro attrezzi, mentre i pescatori ne ricavavano gli aghi per le reti (cuccelle): alle due estremità di un rametto lungo 10-15 cm facevano due tacche che provvedevano ad accentuare avendo cura di far trascorrere qualche giorno fra i vari tagli in modo che il legno non si deformasse. Nella cuccella così preparata si avvolgeva il cotone e si procedeva alla realizzazione della rete con l’aiuto di un pezzetto di canna (che segnava la dimensione del buco) e dell’alluce che manteneva tesa la parte di rete già fatta. Il filo era tenuto in diverse posizioni dalle dita della mano sinistra, mentre la cuccella nella destra provvedeva a far passare il cotone e a stringere i nodi. È lo stesso procedimento del filet, un tempo arte del ricamo più elegante, oggi quasi completamente dimenticato.



