01 Marzo 2003
Piante, storie e tradizioni
a cura di Giovanna Sotgiu
Paleo delle garighe (nome sc. Brachypodium retusum, nome locale fienavrinu)
Pianta molto umile e parsimoniosa, vive su terreni poveri, aridi, più volentieri vicino al mare dove diventa un’importante protagonista della gariga costiera: nella foto la si vede in associazione con un altro elemento di quel tipo di habitat, il porro. Le foglie sottili, numerose e fitte, e la spighetta minuta che le sovrasta, le conferiscono l’aspetto compatto di una coltre spessa che il vento modella leggermente rendendola ancora più appressata a terra e facendole ricoprire, con un ingannevole tappeto uniforme, pietre e dislivelli. Malgrado l’apparenza dimessa, la sua importanza per alcuni animali è notevole: nell’intricato mondo di foglioline essa offre, infatti, un sicuro riparo all’algiroide nano, un rettile piccolissimo, lungo appena una decina di centimetri, che, come la pianta che lo ospita, ha abitudini frugali; in un immaginario scenario che vedesse la distruzione delle specie più esigenti del nostro ambiente naturale, il fienavrinu e l’algiroide nano avrebbero maggiore possibilità di sopravvivenza a causa delle abitudini parche che li fanno vivere anche in condizioni estreme. Molti uccelli utilizzano steli e foglie del paleo delle garighe: le silvie (i ciacciarri), abitanti del cisteto, ne fanno piccoli e compatti nidi, ma anche i più grossolani gabbiani, che non sono molto accurati e si accontentano di una minima depressione del terreno appena ricoperto con qualche stelo, non disdegnano la morbida fodera costituita dalle foglie secche. Nei tempi andati non tutti potevano permettersi dei veri letti: si costruivano allora dei cavalletti sui quali si appoggiavano delle assi di legno e, su queste, dei grossi sacchi riempiti con foglie secche di granoturco o, cosa che per gli isolani era più comune, di alghe quali la posidonia o steli di paglia quali il fienavrinu: su questi sacconi si posavano infine i materassi di lana.
Volentieri aggiungo una notizia relativa al verbasco (vedi n°72), datami dall’avvocato Gavino Canopoli: a Nuchis e, credo, in tutta la Gallura un giovane che volesse trarre auspici per un suo eventuale fidanzamento, alla vigilia di San Giovanni toglieva tutti i fiori da una pianta di verbasco, lasciando intatti i boccioli: se nella notte qualcuno di questi fioriva il segnale era positivo e il fidanzamento prossimo.



