
Per tutta l’estate, a partire da giugno, gli ambienti apparentemente più sfavorevoli allo sviluppo vegetale, quali bordi di strade, ammassi di ruderi e discariche di materiali diversi, spesso si arricchiscono dell’elegante e rigoglioso sviluppo dello stramonio. Le grandi foglie articolate, con margini dentati, creano un cespuglio alto anche più di un metro, nel quale spiccano i fiori ad imbuto bianchi, su un lungo calice: chiusi durante il giorno, essi si aprono al tramonto mostrando cinque curiosi denti lungo il bordo della corolla. I semi sono contenuti in una capsula protetta da aculei. La pianta ha origine incerta: alcuni autori le attribuiscono, come zona di provenienza, l’area del Mar Caspio; altri l’America Centrale dalla quale sarebbe stata esportata dai conquistatori spagnoli. Nell’ambiente temperato del Mediterraneo si è diffusa largamente, date le scarse necessità e l’adattabilità, dal livello del mare fino all’altitudine di 800 metri. La specie è tossica. Le foglie costituiscono una droga riconosciuta nella farmacopea ufficiale, grazie alla presenza di una sostanza che si trasforma in atropina. Trova perciò largo impiego nella preparazione di balsami per alleggerire dolori. Molto conosciuto l’uso delle foglie da “fumare” per curare l’asma; seccate e conservate all’ombra, esse venivano poi tritate e mescolate al tabacco: con questa mistura si caricava la pipa; ma le stesse foglie, arrotolate diventavano delle vere “sigarette”da fumare. Recentemente si è parlato di qualche riscontro positivo registrato nella cura del morbo di Parkinson, ma tali notizie abbisognano di assicurazioni serie prima di essere ritenute valide. La tossicità della pianta sconsiglia, comunque, qualsiasi uso non controllato. Qualche tempo fa qualche giovane sprovveduto maddalenino, nel tentativo, forse, di stordirsi con questa droga, ha avuto seri problemi di intossicazione che potevano rivelarsi molto pericolosi. In conclusione, apprezziamo lo stramonio per il suo aspetto, mettiamolo pure nei giardini dove contribuirà, senza nulla pretendere, ad abbellire le nostre serate estive, ma evitiamo di fare gli apprendisti stregoni.