Ospedale
di Gennaro Avellino
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- Da antica vetrata
- il cielo
- entra nella stanza
- di dolore
- con bocche di nuvole
- a succhiare
- l’anelito di guarigione
- mentre la speranza
- s’adagia sull’ali
- dei colombi
- che nel davanzale
- tubano
- e s’innalzano.
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“Datemi quattro oggetti – pare dire il poeta – ed io sarò capace di elevarli a poesia”. Sono infatti sufficienti una stanza d’ospedale, una vetrata, delle nuvole e dei colombi per creare, nell’insieme, un lirismo semplice e patetico, che in versi alati riesce a trasformare una situazione di dolore in speranza di vita. La vetrata d’ospedale è “antica” perché da sempre rappresenta la via di fuga dalla disperazione; le “bocche” fameliche delle nuvole paiono strappare all’ammalato l’esile speranza di guarigione, ma il guizzo dei colombi verso l’alto ridà voce all’ottimismo. La lirica, che si fa leggere tutta d’un fiato, ben rappresenta il dolore, le ansie e “l’anelito di guarigione” dei degenti in ospedale.