Pietrajaccio
di Agostino Canu
- Bellezza e Durezza
- si sono incontrati
- in un incavo d’amore
- per una perenne promessa.
- Un rifugio han preparato
- per la loro nidiata:
- ha spiccato il volo il primo
- per gli immensi cieli;
- otto saranno
- gioie e affanni,
- fatiche e speranze.
- Sessanta primavere,
- più duri gli inverni
- ma sempre avvinghiati
- dagli stessi ideali.
- Severi e vivaci
- pronti al comando
- ma con piedi stanchi
- e con mani dure
- unite dalla stessa corona.
- Mai rassegnati,
- mai sconsolati,
- piegati nel tempo
- e da bufere e dagli anni e da malanni,
- ma da tanta saggezza rafforzati.
- Un solo Dio
- un solo Vangelo
- questa è la parola d’ordine,
- questo è il testamento.
- Il vostro nome avete scolpito
- tra rocce e ginepri,
- la vostra storia per sempre sarà,
- nell’incavo d’amore,
“Petrajaccio”
- fino all’ultimo albore.
-
L’amore e la riconoscenza filiale (par di capire in occasione del sessantesimo anniversario del matrimonio dei genitori) han messo le ali al novello poeta Agostino Canu. La solidità di un tipo di famiglia tradizionale, ancorata ai sani principi di amore, fatica e sopportazione cristiana, viene ben identificata nel simbolo “petrajaccio”, amalgama perfetto di roccia e ginepro (ajaccio per i Maddalenini). La lirica esaltazione dell’amore coniugale è orchestrata sui temi del “rifugio” e della prole numerosa, della sopportazione del duro lavoro e delle avversità, dell’educazione amorevolmente severa dei figli e dell’attaccamento ai valori cristiani. Essi sono i giusti ingredienti per un legame coniugale sano, forte, tenace, indissolubile e rappresentano i valori ai quali le nuove generazioni sembrano, purtroppo, aver rinunciato. Questo è il messaggio che il poeta Canu pare lanciare al lettore, unitamente al tripudio di gioia filiale.