Invito alla Poesia
Invito alla Poesia
a cura di Gianfranco Impagliazzo
Archivio - Anno 2004 -

15 Aprile 2004
Piccola Valentina

di Giovanni Molinari

  • Piccola Valentina,
  • scintilla di cielo
  • donata alla mia vita,
  • sopita nel poco
  • di questi giorni avari.
  • Occhi profondi
  • che delle cose intorno
  • già scelgono le piccole magie.
  • Cielo, mare, colori,
  • fiori, luci, suoni
  • sono ormai “momenti incantati”
  • della tua esistenza.
  • Cominci a volare
  • nell’inconscio delle tue meraviglie
  • e legarti ai sentimenti
  • più forti che cogli.
  • A volte sembri dire:
  • “Vedi! Sono qui nuovamente,
  • piccola fra le tue braccia,
  • come quando
  • il tuo tempo era giovane,
  • mi colmavi di carezze,
  • mi leggevi il mio piccolo mondo
  • ed ero per te l’infinito.
  •  

Accenti di tenera partecipazione sentimentale sviluppano il tema dell’alternanza generazionale. La lirica contrappone, infatti, una nuova esistenza alla vissuta maturità del poeta, in trepida attesa di piacevoli novità, che procurino novello vigore all’aridità del vivere quotidiano. Il tuffo nella vita della piccola Valentina è scandito dalle prime percezioni visive, che conquistano, con incantata magia, le bellezze che la natura sa offrirci. A tale visione l’inconscio della fanciullina mette le ali alla fantasia e all’attaccamento sentimentale alle prime piacevoli, forti sensazioni. Nel finale il legame affettivo del poeta va a cercare nel ricordo radici lontane e letture metafisiche dell’esistenza (“ero per te l’infinito”).
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1 Maggio 2004
Altro tempo

di Gennaro Avellino

  • ….quando i profumi
  • erano soltanto
  • d’elicriso mirto mughetto…
  • e i rumori
  • talora soltanto
  • un palpito d’ali
  • o la voce d’un ruscello
  • incorrotto…
  • ….quando, in riposo
  • presso una siepe
  • o sopra un muretto,
  • le madri
  • erano appagate
  • dall’allegrezza della prole
  • che s’effondeva lontano
  • per valli
  • fino all’ultima risata
  • del sole,
  • e persisteva poi
  • sotto la luna
  • in arcana eco
  • di vivere sano.
  •  

Il titolo è un tutt’uno col verso. E’ il primo verso della lirica. E’ l’assioma nostalgico che induce il poeta al richiamo di perdute emozioni. Il passato, che umanamente viene sempre considerato migliore del presente, grazie al filtro che ne operano gli anni vissuti, torna alla memoria di chi sa intimamente operarne il confronto, come l’epoca della perfetta simbiosi uomo-natura: i veri profumi della terra sono soltanto quelli del passato, quelli cioè delle piante endemiche; gli unici rumori accettabili sono soltanto quelli del passato, quelli dei volatili o dei ruscelli dall’acqua incontaminata. Ed anche la gioia materna viene rapportata al passato, all’appagamento che invadeva il cuore delle nostre mamme nel vedere la loro prole giocare in allegria, a diretto contatto con la natura. Oggi tutto ciò si è perduto. Ha ceduto il passo, purtroppo, al disordine ecologico, al frastuono assordante, alla ricerca affannosa della felicità innaturale.
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15 Settembre 2004
Fugacità di pensieri

di Maria Madrau

  • Salto
  • Nel vuoto
  • dell’agonia
  • esasperante
  • Disegno
  • un insulso
  • profilo
  • con l’incredibile
  • stile del pensiero
  • Rilasciata
  • da ogni forza
  • Solo alla fine
  • abbandono
  • la penna
  •  

La lirica è ben strutturata nel suo tratto veloce, che pienamente calza col tema che intende proporre al lettore: la fugacità dei pensieri. Dal greco “agonè” (lotta), il termine agonia è evidentemente utilizzato dall’autrice della lirica quale sinonimo di quello stato confusionale del pensiero, dai più odiato e rifuggito, perché esasperante. La sensibilità di un poeta riesce invece ad addentrarsi nel groviglio dei pensieri e a coglierne incredibilmente uno in visione, pur se evanescente ed insulso. Ma questo costa affaticamento e desiderio di abbandono fisico.
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1 Ottobre 2004
Invito alla Poesia
a cura di Gianfranco Impagliazzo
Vorrei vederla e dirle

di Giovanni Molinari

  • Non sarei uscito da casa,
  • ma come sospinto
  • mi sono recato in piazza:
  • gente sudata e stanca
  • vagava confusa
  • fra folate di caldo e profumi.
  • “Felice?….chissà!”
  • Mi chiedevo perché fossi lì
  • anch’io smarrito
  • fra i raggi del sole
  • e il nulla di quel camminare.
  • Un uomo un po’ curvo
  • col viso rigato di pianto
  • osservava una finestra socchiusa
  • e col cuore chiamava chiamava.
  • Mi sono avvicinato commosso:
  • “Tu qui?” “E’ trascorsa una vita!”
  • “Dov’è? E’ ancora viva?
  • Vorrei vederla e dirle….”
  • Il tempo passava in fretta
  • come i racconti delle nostre vite.
  • “Fra pochi giorni la raggiungerò
  • e lì non ci saranno navi
  • che mi porteranno lontano”
  • La piazza era diversa,
  • solitaria e fredda;
  • camminavano i fantasmi
  • di un tempo lontano……
  •  
  • Poesia altalenante fra prosa e lirica, mira alla rappresentazione dell’angoscia del poeta di fronte alla fugacità del tempo. Il tema non è nuovo. E’ caro alla poesia di tutti i tempi, da Mimnermo ad Orazio, da Leopardi ai poeti dei nostri giorni. Giovanni Molinari lo fa proprio, riconducendolo brillantemente alla realtà della nostra cittadina, ove la gente passeggia sonnacchiosa e confusa nella calura estiva, incosciente del tempo, che inesorabilmente fugge via in inutili andirivieni. D’improvviso però, chi vanamente passeggia, avverte il senso del disagio e della fatica esistenziale: lì, in quella piazza, di fronte a una finestra socchiusa, c’è un uomo che soffre, probabilmente un navigante, cui la fugacità del tempo ha strappato la donna amata. Unica consolazione per lui è che la stessa precarietà della vita potrebbe permettergli, nel breve volgere di pochi giorni, di raggiungere la donna perduta. Il quadro si fa così ulteriormente triste e melanconico! La piazza assolata lascia spazio ad una radura solitaria e fredda, popolata, come d’incanto, di fantasmi del passato.  
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