Altro tempo
di Gennaro Avellino
- ….quando i profumi
- erano soltanto
- d’elicriso mirto mughetto…
- e i rumori
- talora soltanto
- un palpito d’ali
- o la voce d’un ruscello
- incorrotto…
- ….quando, in riposo
- presso una siepe
- o sopra un muretto,
- le madri
- erano appagate
- dall’allegrezza della prole
- che s’effondeva lontano
- per valli
- fino all’ultima risata
- del sole,
- e persisteva poi
- sotto la luna
- in arcana eco
- di vivere sano.
-
Il titolo è un tutt’uno col verso. E’ il primo verso della lirica. E’ l’assioma nostalgico che induce il poeta al richiamo di perdute emozioni. Il passato, che umanamente viene sempre considerato migliore del presente, grazie al filtro che ne operano gli anni vissuti, torna alla memoria di chi sa intimamente operarne il confronto, come l’epoca della perfetta simbiosi uomo-natura: i veri profumi della terra sono soltanto quelli del passato, quelli cioè delle piante endemiche; gli unici rumori accettabili sono soltanto quelli del passato, quelli dei volatili o dei ruscelli dall’acqua incontaminata. Ed anche la gioia materna viene rapportata al passato, all’appagamento che invadeva il cuore delle nostre mamme nel vedere la loro prole giocare in allegria, a diretto contatto con la natura. Oggi tutto ciò si è perduto. Ha ceduto il passo, purtroppo, al disordine ecologico, al frastuono assordante, alla ricerca affannosa della felicità innaturale.