15 Dicembre 2004
Gli auguri di don Andrea
Cari parrocchiani
È il primo Natale che trascorro con voi e sento l'esigenza di farvi gli auguri.
Sotto l'alberello di Natale c'è un dono: Dio crede sempre nell’uomo e per questo
ha deciso, ancora una volta, di diventare uno di noi. L’opera Gli e’ riuscita
così bene che spesso Gli passiamo vicino senza accorgerci che Lui è con noi.
Nella mia prima lettera vi ho invitato a metterci in cammino insieme. Ora vi posso
specificare la destinazione: “Andiamo fino a Betlemme” – Anche i pastori si misero
in cammino dopo aver ricevuto la notizia dagli angeli. Per trovare Gesu’ e’ necessario
mettersi in cammino, la staticità non permette all'uomo di trovare ciò di cui ha bisogno.
Non accontentiamoci del bambinello del presepe... andiamo oltre ... Seguiamo la strada
che ci porta “fino a Betlemme”! Accostiamoci ai Sacramenti, solo in questo modo ognuno
di noi potrà adorare il piccolo Gesù come fecero i pastori ! Vi auguro di non accontentarvi
del cenone di Natale senza cibarvi del Pane di vita...“a Betlemme”… "nell'Eucaristia"…
Risparmiamoci le inutili commozioni di fronte all'esteriorità di questa festa! Mi rendo
conto che gli slogan, le pubblicità, le vetrine colorate possano farci sbagliare strada.
Non è quella la direzione da seguire... Vi auguro di essere esigenti con voi stessi e di
non fermarvi finché non arriverete “a Betlemme”. Tutti noi siamo legati affettivamente
all’immagine di una culla, soffice e sicura, pronta ad accogliere una piccola vita. Dio,
al contrario, sembra non avere grandi pretese e adagia suo Figlio sulla paglia di una
mangiatoia. La sua potenza trasforma le cose semplici e umili in grandi. Beata la paglia
che ha accolto il piccolo Gesù. Beato l’uomo che prepara nel suo cuore uno spazio per Lui.
Vi auguro… buon viaggio..., Betlemme non è lontana !!! Buon Natale .
Don Andrea
Natale: un'altra occasione…
L'esperienza che sto facendo in questi giorni è di incontrare delle persone nell'ambito del lavoro, nei negozi, per strada ecc. con volti tristi e commenti abbastanza negativi: "Basta; sono stanco; non ce la faccio più; è tutto un corri - corri; non ho voglia di sentire più nessuno; non voglio vedere nessuno per un po’; casa - lavoro, lavoro - casa; non c'è più un minuto in cui puoi stare tranquillo;" e chi più ne ha, più ne metta. E' vero, è un tempo, questo che stiamo vivendo, pieno di ansia e di preoccupazioni. In più arriva Natale e dai,sotto ancora: acquisti dei regali, organizzazioni di cene e pranzetti, giro per i negozi per trovare quello dove puoi comprare spendendo di meno; martellamenti di pubblicità, richieste di doni da parte dei figli, che non si accontentano più del poco o quanto meno, del necessario. Forza e coraggio, vi giro alcune parole di Chiara Lubich fondatrice del movimento dei focolari: "Non pensiamo troppo al Natale, ma pensiamo piuttosto al Nato!"
Giusto, pensiamo al Nato, che ci rincuora, ci dà speranza, ci incoraggia, ci dà serenità. E allora perché non organizzarci uno spazio e un tempo nel nostro quotidiano, in attesa del Natale e durante le feste? Bene io vi suggerirei questo: visitiamo i santuari della pace. Si, facciamo delle belle passeggiate nei sentieri di Caprera, nelle splendide spiagge del nostro Arcipelago, nelle terrazze dei fortini, sostiamo nelle chiese campestri della Trinita, della Madonnetta, della Madonna della Pace, sentiamo i profumi del nostro verde, ascoltiamo la musica della nostra natura, raccogliamo erbe selvatiche (ci serviranno per dopo). Facciamo silenzio dentro di noi, facendo parlare solo il nostro cuore e ascoltiamo almeno una volta la voce del Nato. Credetemi: il contatto con la natura è una cura infallibile per il corpo e per lo spirito, cura che nessun farmaco può dare.
Terminata la passeggiata suggerisco un bel pranzetto tutto "autoctono". In molti avete richiesto un menu a base pesce, eccovi accontentati:
Veri spaghetti allo scoglio, Dentice alle erbe selvatiche, Zuppa con cicoria selvatica dolce-amara.
Veri spaghetti allo scoglio. Perché veri? Perché molti pensano che per il condimento degli spaghetti (o trenette) allo scoglio ci vuole tutto ciò di mare; ma non è così. Allora in una delle vostre passeggiate al mare, raccogliete quanto potete trovare nel limite consentito: bocconi, caracoli, patelle, ricci, granchi, faoni, moscardini, gigioni ecc.( non è obbligatorio avere tutti questi frutti, potete accontentarvi anche di meno). Mentre mettete a bollire l'acqua per la pasta, aprite i ricci, pulite i moscardini, e i gigioni, e sciacquateli possibilmente con acqua di mare così fate anche per i molluschi. Fate un battuto di aglio e soffriggetelo con olio extra vergine (un po’ più abbondante del solito) con fiamma viva in una padella capiente. Se avete i moscardini tagliateli a pezzettoni e metteteli per primi in padella, quindi aggiungete i molluschi e fate ben rosolare sempre con fiamma viva rimescolando con delicatezza. Aggiungete dei pomodorini a ciliegia, precedentemente lavati, alcuni tagliati a metà, altri interi, spolverizzate con prezzemolo tritato e cuocete sempre con la fiamma viva, girando il tutto o facendo saltare (se siete capaci) con la padella stessa (attinziò, a nun brusgià o a fa' cascà tuttu in terra). Attenzione anche, di fare in modo, che il pomodoro rimanga intero, e il condimento non venga troppo brodoso ne troppo asciutto. In ultimo aggiungete i gigioni facendo attenzione che non si disfino e i ricci (oh! Senza i spini). Peperoncino a piacere ( ma senza brusgiaghi a bucca). Buttate la pasta (in da pentola nun da finestra), la quantità generalmente è di un etto a testa, cuocetela al dente, scolatela bene e unitela al condimento facendola saltare in padella ancora per qualche secondo. (Mi, ch'è da magnà subitu, ma i gusci lascietili in du piattu).
Dentice alle erbe selvatiche. Procuratevi un bel dentice (va bene anche l'orata o pesce da razione), pulitelo, lavatelo con acqua di mare, lasciatelo sgocciolare bene (occhiu au gattu). Tritate alquanto finemente dell'aglio con delle erbe selvatiche: Mirto, Corbezzolo, Lentisco, Elicriso (scavicciu) rosmarino e finocchietto selvatico; per le quantità, regolatevi in base alla intensità del profumo (un mazzetto di ognuno), aggiungete anche un po’ di prezzemolo fresco. Cospargete il pesce con una parte di queste erbe tritate, anche dentro la pancia, che avrete in precedenza bagnato con un po’ di aceto; salate al giusto e ungetelo con un po’ di olio buono. (Nun v’azzardeti a fa incisioni subra u pesci, pistariu i mani a quà lu fà). Fate riposare per un'ora e infornate a fuoco lento: bagnate se necessario con del vino bianco secco o della vernaccia. Soffriggete le erbe rimaste in un po’ di olio buono, aggiungete del vino bianco secco o vernaccia, salate poco. Quando il pesce è cotto, toglietelo dal forno e dalla sua teglia e ponetelo su un bel vassoio guarnendolo con bacche e rametti di mirto, corbezzolo e lentisco. Il condimento di cottura invece lo unirete al sughetto preparato a parte. Servite il tutto ben caldo.
Zuppa con cicoria selvatica dolce e amara.
Raccogliete della cicoria amara e dolce, lavatela bene e bollitela. A parte, se volete, fate cuocere dei ceci precedentemente messi a mollo. Scolate erba e ceci e uniteli in un sughetto preparato con aglio soffritto, passata di pomodoro o meglio con pomodori freschi, ben maturi, salate al punto giusto, fate consumare se c'è brodo, ma non molto. Servite la zuppa calda con il pesce.
E u durci? E no arragnetighi !Ghe u panettoni.
Ancora auguri per il Nato e per tutti voi .
Agostino Canu
Condoglianze:
Il direttivo ed i soci dell’Associazione Oasi Serena “Maria Immacolata” sono vicini alla sig.ra Giovannina Riva ed ai figli in questo momento di dolore e di tristezza per la perdita dell’indimenticabile sign. Pino.