U Sciurinu
U Sciurinu
BOLLETTINO DELLA PARROCCHIA AGONIA DI GESU' NEL GETZEMANI
a cura della Commissione Parrocchiale Famiglia


Anno III n° 34 1 Giugno 2005
1 Giugno 2005
Referendum del 12 giugno
È curioso come la gente prima butta via Dio e poi si meraviglia quando il mondo diventa un inferno… È ridicolo quanto la gente crede facilmente in quello che legge nei giornali e fatica a credere nella Parola di Dio…
Il 12 giugno tutti cittadini italiani saranno chiamati ad esprimere il proprio pensiero tramite il referendum. Non essendo cittadino italiano non posso votare ma vivendo ormai da tempo in questa nazione mi sento in dovere di esprimere la mia opinione a riguardo. Il Referendum tratterà la riforma della legge 40. Questo numero apparentemente innocuo nasconde una problema molto importante: la vita e la morte. Questo è il motivo per cui la Chiesa si esprime in maniera molto chiara. Qualcuno accusa la Chiesa di invadere un campo di pertinenza politica . La verità è l’esatto contrario: è la politica che sta cercando di impadronirsi della ”morale”, terreno specifico della Chiesa stessa. Le regole morali non cambiano secondo il voto espresso dalla maggioranza. Un esempio: anche se 99% dei votanti non considerasse l’aborto come un peccato, il valore morale di tale atto non cambierebbe.
Il peccato rimane peccato.
Giovanni Paolo II era un grande difensore della vita: “Niente e nessuno può autorizzare l’uccisione di un essere umano innocente, feto o embrione che sia, bambino o adulto, vecchio, ammalato incurabile o agonizzante. Nessuno, inoltre, può richiedere questo gesto omicida per se stesso o per un altro affidato alla sua responsabilità, né può acconsentirvi esplicitamente o implicitamente. Nessuna autorità può legittimamente imporlo né permetterlo” . Nel diritto alla vita, ogni essere umano innocente è assolutamente uguale a tutti gli altri. Tale uguaglianza è la base di ogni autentico rapporto sociale che, per essere veramente tale, non può non fondarsi sulla verità e sulla giustizia, riconoscendo e tutelando ogni uomo e ogni donna come persona e non come una cosa di cui si possa disporre. Di fronte alla norma morale che proibisce la soppressione diretta di un essere umano innocente “non ci sono privilegi né eccezioni per nessuno. Essere il padrone del mondo o l’ultimo miserabile sulla faccia della terra non fa alcuna differenza: davanti alle esigenze morali siamo tutti assolutamente uguali” Evangelium vitae 57.
Riflettiamo su questo prima di prendere la decisione di andare a votare…
Don Andrea
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Referendum: Dietro il fumo
Appartengo a quel vasto insieme di persone che hanno le idee confuse sul referendum del prossimo dodici giugno. No so se andrò a votare, non so cosa voterò nel caso ci andassi, ma soprattutto non sono sicuro di quale sia la scelta giusta. I quattro quesiti sembrano avere come nocciolo fondamentale argomenti importanti come la ricerca scientifica, il diritto alla maternità e alla paternità, il diritto alla salute, e se le cose fossero così semplici, bisognerebbe correre a votare “si” su tutte e quattro le schede. Ma certe cose non sono semplici. A parte le difficoltà che ho trovato nel documentarmi (visto che per le nostre televisioni è più importante parlare di calcio), ho provato a ragionare sui quattro quesiti e sono arrivato ad una conclusione: non si tratta di referendum sulla fecondazione assistita, sulla libertà di ricerca o sul diritto alla salute, ma di referendum sull’embrione umano. Al centro dei quattro quesiti c’è l’embrione, visto di volta in volta come materiale su cui fare ricerca o come aggregato di cellule da trasformare in figlio. Una volta intuito qual’è il nocciolo della questione, ho pensato che gli altri argomenti fossero solo specchietti per allodole, candelotti fumogeni accesi per nascondere la domanda che dovrebbe porsi chi va a votare: “cos’è un embrione umano?” In un bellissimo libro pubblicato da Adelphi con il titolo Dove gli Angeli esitano, Gregory Bateson (uno dei grandi pensatori del Novecento) si interroga a lungo sul concetto di Sacro. Per lui, non credente, la violazione di certi confini costituiva una minaccia per la salute degli individui e della specie umana; in sintesi, secondo questo autore, esistono realtà che non possono essere violate, snaturate, minacciate nella loro integrità, se non si vogliono innescare percorsi distruttivi sia al livello individuale (schizofrenia) che al livello della specie umana (corsa agli armamenti). Ecco, io credo che sia necessario chiedersi se, toccando gli embrioni umani, stiamo toccando qualcosa di sacro oppure no. Andare a votare senza aver risposto a questa domanda e lasciandosi suggestionare solo dagli appelli in favore della scienza e della fertilità, sarebbe come tentare di colpire un bersaglio dietro una cortina di fumo.
Luca Ronchi
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Non andare a votare è un diritto
C’è una legge, la n° 40/2004, sulla procreazione assistita, già approvata dal parlamento, che fra pochi giorni siamo chiamati a valutare in alcuni punti. La via referendaria per abrogare leggi o modificarne alcune parti, come in questo caso, passa dal raggiungimento del quorum, cioè debbono andare a votare il 50 % più uno degli elettori altrimenti la consultazione è nulla. Questo perché gli argomenti legislativi che vengono sottoposti al giudizio popolare presuppongono che la maggioranza dei cittadini pensino che sia giusto sottoporre una legge a questo passaggio. Per cui noi tutti siamo liberi e democraticamente legittimati di decidere di andare o non andare a votare, senza essere oggetto di terrorismo politico-ideologico se decidiamo di non andare, perché esercitiamo tra l’altro il diritto di libertà di pensiero sancito dall’art. 21 della Costituzione. La materia di questa legge è complessa, può e deve essere migliorata, ma proprio per questo lo deve fare il parlamento, con tutti gli strumenti di cui può disporre, non certo da un referendum con quesiti sempre poco chiari e appropriati. Questa è la scelta che la Chiesa sta sostenendo, ne ha tutto il diritto e noi cattolici la dobbiamo seguire, perché non siamo solo in grumo di sterili diritti e doveri sbandierati a seconda di superficiali emotività, ma una comunità fondata sulla difesa della vita, che inizia con l’embrione che è un progetto di persona in atto e non se ne può disporre a piacere. Non c’è in questo contrapposizione tra concepito e madre, o maggior valore attribuito all’embrione, ma una realtà fatta di amore, l’unico che può dare un senso alla nostra vita, che è il dono più bello che Dio ci ha fatto.
Lella Rubbiani
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Catechisti a scuola
Nel mese di Maggio si è concluso il corso per catechisti organizzato dal parroco Don Andrea e guidato dal sacerdote Don Roberto Sarek. Il corso è stato la risposta all'esigenza degli animatori della catechesi per fanciulli e ragazzi : come gestire il gruppo e rendere accattivante ed interessante la lezione di catechismo. Don Roberto, esperto educatore dei ragazzi nella sua Polonia, ha presentato diversi metodi ed attività con le quali è possibile anzitutto conoscere e valorizzare i singoli, arrivando gradualmente alla formazione del gruppo di amici e, successivamente, rendere la lezione coinvolgente, stimolante ed utile, sicuramente non subita. I corsisti si sono cimentati nei giochi e nelle attività che dovrebbero utilizzare con i loro ragazzi, assaporandone così la piacevolezza, convincendosi che: se tu mi parli, io dimentico, se mi mostri qualcosa, io lo ricordo, se tu mi permetti di partecipare, io capirò.
Simonetta Colonna
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Prima Comunione
22 maggio, la Chiesa addobbata con fiori bianchi, l’emozione delle famiglie, delle catechiste e dei bambini che arrivano con un giglio in mano e lo depongono uno per volta in un vaso ai piedi della Madonna, mentre nella Chiesa dell’Agonia di N.S.G.C. si diffondono le note di un canto festoso. Inizia così la cerimonia della prima comunione ad i bambini che si sono disposti ai lati dell’altare, hanno i visi attenti, sorridenti e illuminati dalla gioia e dalla consapevolezza del loro primo incontro con Gesù. Quando le catechiste pronunciano i loro nomi, il loro semplice “eccomi” tocca i cuori dei presenti. Mamme e papà accendono, dal cero pasquale, una candela che consegnano ai propri figli come simbolo della fede che i genitori per primi hanno il compito di tenere accesa. L’omelia di don Andrea, originale ed incisiva, attira l’attenzione di tutti, soprattutto quando porta in alto uno specchio e tutti si chiedono il perché. Che sia diventato improvvisamente vanitoso? In realtà vuole suggerire ai veri cristiani di specchiare la propria anima davanti a Gesù, come si fa spesso con il proprio aspetto esteriore. Gesù che viene nell’Eucarestia non soltanto fa vedere cosa “non va” nell’anima, ma aiuta a cambiare. All’offertorio: spighe come simbolo degli impegni che porteranno tanto frutto, una stola donata alla parrocchia e via via fino alla patena con le ostie. Infine la lettera di un bambino come preghiera di ringraziamento e la benedizione. Finalmente si vedono i visi rilassati delle catechiste e di tutti coloro che si sono prodigati perché tutto si svolgesse nel migliore dei modi e ci sono riusciti!!! Dopo tanta fatica, è la più grande soddisfazione. Grazie a Dio per tutto questo, grazie alle catechiste ed al loro amorevole impegno ed un grazie affettuoso a don Andrea.
Le catechiste
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Ama la tua parrocchia - ( 2 parte)
La legge fondamentale del servizio è l'umiltà: non imporre le tue idee, non avere ambizioni, servi nell'umiltà. E accetta anche di essere messo da parte, se il bene di tutti, ad un certo momento, lo richiede. Solo, non incrociare le braccia, buttati invece nel lavoro più antipatico e più schivato da tutti, e non ti salti in mente di fondare un partito di opposizione! Se il tuo parroco è possessivo e non lascia fare, non farne un dramma: la parrocchia non va a fondo per questo. Ci sono sempre settori dove qualunque parroco ti lascia piena libertà di azione: la preghiera, i poveri, i malati, le persone sole ed emarginate. Basterebbe fossero vivi questi settori e la parrocchia diventerebbe viva. La preghiera, poi, nessuno te la condiziona e te la può togliere. Ricordati bene che, con l'umiltà e la carità, si può dire qualunque verità in parrocchia. Spesso è l'arroganza e la presunzione che ferma ogni passo ed alza i muri. La mancanza di pazienza, qualche volta, crea il rigetto delle migliori iniziative. Quando le cose non vanno, prova a puntare il dito contro te stesso, invece che contro il parroco o contro i tuoi preti o contro le situazioni. Hai le tue responsabilità, hai i tuoi precisi doveri: se hai il coraggio di un'autocritica, severa e schietta, forse avrai una luce maggiore sui limiti degli altri. Se la tua parrocchia fa pietà la colpa è anche tua: basta un pugno di gente volenterosa a fare una rivoluzione, basta un gruppo di gente decisa a tutto a dare un volto nuovo ad una parrocchia. E prega incessantemente per la santità dei tuoi preti: sono i preti santi la ricchezza più straordinaria delle nostre parrocchie, sono i preti santi la salvezza dei nostri giovani.
(continua)
Paolo VI
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