Il Volontariato non va in vacanza
In questi giorni ospitiamo nella nostra parrocchia i volontari della Protezione Civile della Lombardia e del Trentino. La grande macchina del volontariato si è messa in moto per venire in aiuto ai vigili del fuoco ed al corpo forestale nel servizio antincendio. Li osservo con ammirazione – sono le persone che dedicano il loro tempo (alcuni addirittura le loro vacanze) e le loro forze per rendere la nostra vita più sicura. Fanno parte della grande famiglia del volontariato italiano. Quando sono venuto in Italia e ho conosciuto il fenomeno del volontariato ne sono rimasto affascinato. Sono tantissime le associazioni che rispondono ai diversi bisogni della società. Lì dove non arrivano i servizi statali c'è il volontariato. La cosa che sorprende di più è la costanza dei loro interventi , il loro è un discorso che non si interrompe. I volontari lavorano sempre ..., di giorno ...di notte...al freddo...e al caldo ... Sono persone semplici animate da grande spirito umano e cristiano. Si ,....cristiano, perché alle radici del volontariato c'è l’esempio di Cristo che “è venuto non per essere servito ma per servire”. Altro elemento fondamentale è l'anonimato infatti non ha importanza il nome di chi lavora per gli altri , quello che conta è il servizio reso alla persona bisognosa. Tutto avviene nel più assoluto silenzio..., sembrerebbe quasi che la riservatezza di queste azioni ne valorizzino il significato. Anche nella nostra parrocchia ci sono tante persone che dedicano il loro tempo, le forze a servizio degli altri. È un bel segno, di maturità umana e cristiana.
Rinnovo a tutti voi , cari volontari, la mia stima.
don Andrea
La Parrocchia per la gente
Continua il tour di solidarietà della comunità parrocchiale di Moneta. Il 30 luglio è prevista la serata “ci dai una mano?”, organizzata dai gruppi parrocchiali e dai ragazzi della nostra comunità è finalizzata per aiutare i bambini vicini e lontani, quelli colpiti dallo tsunami e per quelli vicini, cercando di offrire un Oratorio funzionale e rispondente ai bisogni dei giovani di oggi. Dalle 21 nel cortile dell’Oasi avremo sfilata di moda (vestiti ideati dalle ragazze della nostra parrocchia), musica e balli nonchè cena per tutti, partecipare è un dovere!
Il 6 e 7 agosto altre giornate di solidarietà, si aprirà con la celebrazione della S. Messa in piazza d. Giuseppe Riva alle 19.00, a seguire cena e degustazione di cibi tipici, quindi esibizione del gruppo folk di Baltei. Domenica 7 alle 1930 dibattito “Solidarietà: una scelta di vita”, alle 2030 cena e degustazione di cucina afro-sarda, frittelle a volontà, quindi esibizione del gruppo folk Konkoba del Senegal e gruppo folk di Torralba. E’ indetta anche una lotteria con premi “Buoni viaggio” da 500, 400 e 300 euro. Il ricavato netto verrà utilizzato per:
ristrutturazione Oasi Serena,
acquisto medicinali e vestiario per il Senegal
ed acquisto di computer e programmi insegnamento ai disabili della scuola pubblica.
Per chiudere in bellezza questo mese di agosto avremo poi il giorno 20 la “Festa dell’amicizia” nel cortile dell’Oasi è prevista buona musica, la cena ed altre iniziative per affratellare la nostra comunità e quella americana senza escludere le altre comunità presenti nella nostra isola.
Orlando Barsi
Guerra?
Scrivere sul terrorismo, cioè sulla guerra, espone al rischio di dire cose banali. Ho pensato di tentare, di correre questo rischio, subito dopo gli attentati di Londra; la cronaca non mi ha dato il tempo di soffermarmi su quel singolo episodio. A ben vedere, ho appena commesso un lapsus: mi è scappato di dire che gli attentati di Londra erano “un singolo episodio”, ignorando la lunga serie di violenze di cui i fatti di Londra e quelli di Sharm-el-Sheikh fanno parte. A questo punto del discorso (ed è significativo che il discorso sia appena iniziato!), qualunque cosa io scriva per continuare, è inevitabile che salti fuori il tema della “guerra giusta”; è come una trappola ben congegnata che scatta non appena si parla di terrorismo, cioè di guerra. Da quando esiste l’uomo, sono esistite soltanto guerre giuste. Ve lo immaginate un generale, un esercito, un re, un presidente, un soldato, un kamikaze, che decidono di scatenare o sostenere una guerra sbagliata? Con quale coraggio si può ammazzare e morire, bombardare una piazza e mettere una bomba su un autobus, se non col coraggio che viene dal sentirsi nel giusto? Ecco cosa ci impedisce di isolare culturalmente e per sempre l’idea stessa della violenza, di sottrarle il terreno da sotto i piedi: è il sospetto che possa anche esistere una guerra giusta. Le guerre sono solo le eruzioni della lunga storia di violenza che ci portiamo dietro come specie: un magma che bolle al buio e che di quando in quando affiora (in Kosovo, in Iraq, in Bosnia, in Terra Santa, a Londra, in Italia, eccetera, eccetera, eccetera); e anche la guerra che ci sembra giusta, quella che accettiamo quando ci sentiamo vittime innocenti, provocate, costrette a difendersi, è fatta della stessa materia di quella lunga storia di violenza che la nostra specie si porta dietro come un’eredità, e di cui non riusciamo a vedere l’inizio e la fine, ma solo alcune ramificazioni. Mi piace pensare che la guerra giusta è quella che si ferma davanti agli innocenti, quella che non colpisce chi non la vuole, quella che non ti costringe nella sua logica; e siccome non ho mai visto una guerra del genere, sono costretto a pensare che la guerra giusta non esiste. E poi, c’è quello che per i Cristiani è un problema non da poco, uno di quelli che non dovrebbero far dormire la notte, altro che caldo o zanzare: sono le parole di Matteo 5,39, condensate nella formula “porgi l’altra guancia”; io non ne sono capace, e mi va bene anche l’idea che i passi della Scrittura vadano interpretati, contestualizzati e non presi alla lettera. Ma quelle parole rimangono, e mi disturbano.
Luca