Anno III
U Sciurinu - n° 37
1 settembre 2005
Sui passi della fede….GMG a Colonia

È' il primo anno che partecipo ad una GMG, e non sarà certamente l'ultimo! L' anno scorso ho vissuto l'incontro nazionale della gioventù a Loreto…Quest'anno ho trascorso undici giorni stupendi, anche se faticosi, con un'amica che questo inverno, ha iniziato a partecipare agli incontri del piccolo gruppo parrocchiale di giovani, guidato da Don Andrea e Simona. Valentina ed io, siamo state praticamente adottate dal gruppo parrocchiale di Luras, che è partito alla volta di Colonia con altri ragazzi provenienti dai diversi paesi della diocesi di Tempio. Eravamo complessivamente 160. Diventa sempre più difficile raccontare queste meravigliose esperienze, siano esse nazionali o mondiali come quest'ultima. E' sempre più difficile, perché si ha paura di diventare ripetitivi e prolissi nel descrivere i momenti vissuti, che all'apparenza sembrano tutti uguali… tutto sembra calcolato per emozionare gli animi di ogni pellegrino e telespettatore, ma ogni sorriso, ogni lacrima, ogni preghiera, è ogni volta diversa. Eppure, in ottocentomila giovani che eravamo, i sorrisi contagiosi, le lacrime, erano rivolte ad un'unica Persona: Gesù! La cosa fantastica era proprio l'impossibilità di frenare la commozione…si rimaneva senza parole, incantati, davanti allo spettacolo che si presentava ai nostri occhi. Non ti sentivi diverso dagli altri 799.000 ragazzi che ti circondavano; sembrava di appartenere tutti ad una stessa famiglia…si dialogava con la preghiera, che in quei momenti è diventata koinè (lingua internazionale utilizzata dagli antichi Greci, una sorta di antico inglese). Ma, come in tutte le cose normali, si sono presentate anche situazioni non facili da gestire, dove l'essere solidale e comprensivo, è stato veramente tanto difficile! Sarebbe da ipocriti e illusionisti, affermare il contrario.

Quando non c'era la "koinè" che ci univa, ognuno parlava la sua lingua e nessuno si capiva più. Ci siamo ritrovati catapultati in un'altra dimensione con centinaia di culture diverse, prima fra tutte quella tedesca! Se da una parte eravamo prossimi all'esaurimento dall'altra, è stato divertente confrontarsi con i ragazzi tedeschi e fare uno scambio inter-culturale. Infatti la prima settimana in Germania l'abbiamo trascorsa in un paese vicino Colonia: Dortmund. Ospitati dalle famiglie tedesche, abbiamo avuto l'occasione di imparare qualche parola della loro lingua "incomprensibile" e di condividere giochi e canti della nostra cultura. (…)Avevamo fame anche del Signore. La cosa bella è stata proprio questa…sentivamo la mancanza della preghiera. Ai nostri animatori, appena arrivati, l'organizzazione tedesca aveva stravolto i programmi, lasciandoli disorientati. Ma le nostre guide spirituali, Don Paolo e Don Efisio, non ci hanno permesso di abbatterci. Per fortuna! Mi ha colpito la frase di Don Paolo pronunciata durante la prima messa celebrata nel nuovo paesino che ci ospitava (Muleib):"Siamo come in un presepe… bei paesaggi ci circondano, belle case ci ospitano, tante persone ci stanno accogliendo; ma tra le luci del presepio c'è quella della mangiatoia… e in essa c'è quel Bambino che ci aspetta, per adorarlo. Non perdiamo di vista quella luce… non dimentichiamoci per che cosa, ma soprattutto per chi siamo venuti…" questo è stato l'invito che, almeno a me, ha spronato ad andare avanti, stringere i denti, prendere il mio fardello e partire. Le difficoltà aumentavano giorno dopo giorno, ma ad un certo punto mi veniva spontaneo dire:" Per Lui ne vale la pena; lui è nato e vissuto nella semplicità. Parla con parole semplici, a persone che non conoscono altra ricchezza se non quella interiore…" così mi sono messa in cammino e da vagabonda come ignoravo di essere, sono diventata pellegrina; e come me, hanno fatto tante altre persone… ragazzi molto vicini a me. È' grazie a loro che ho avuto la possibilità di crescere, camminando sui passi della fede. Con loro sono riuscita a testimoniare ciò in cui credevo. L'ho testimoniato con una felicità immensa. E non potete immaginare l 'ineffabile gioia che ho provato quando ho visto questi miei Amici, alzarsi per confessarsi e andare a incontrare Gesù nell'Eucaristia. Mentre cantavo "nelle tue mani affido la vita, Dio mia salvezza sei Tu, volgi il Tuo sguardo al mio cuore, con te al sicuro sarò", piangevo. Aveva ragione il vescovo di Ravenna quando diceva:" ogni fratello è una via per arrivare a Dio"! tutti e tre siamo arrivati a vedere la Stella. Non ci crederete, ma anche il cielo sembrava essere felice! Per due giorni abbiamo visto splendere il sole! (…)Ed ecco il momento tanto atteso: il Papa era finalmente arrivato. Sono scattate le corse per salire a cavalluccio nella speranza di riuscire a vedere quell'omino bianco (così lo chiamavamo)... ma niente… grande delusione tra la folla. Purtroppo la pessima organizzazione non ci ha permesso di vedere il Papa. Anche lui rammaricato, ci ha espresso il dispiacere di non aver potuto condividere più da vicino quei momenti indimenticabili. Ma anche là non è mancato il grande spirito di adattamento. Durante la veglia ho sentito veramente tanto la mancanza di Giovanni Paolo II… quanto mi è mancato! Col pensiero sono volata nella piana di Montorso, a Loreto… ho incominciato a ricordare il mare di fiaccole, i cori che non permettevano al Papa di parlare tranquillamente, le sue battute… poi sono tornata da Benedetto XVI… sembrava un cucciolotto, pronto a donarci il suo affetto e a proseguire il progetto del Papa dei giovani. A distanza di un anno, tenevo tra le mani la luce della fede, una piccola fiaccola passata come testimone da Giovanni Paolo dalla piana di Montorso, a Benedetto nella piana di Marienfeld. E' scesa la notte e con essa il freddo gelido. La Missa mundi ha inaugurato un nuovo cammino di fede, il vero inizio della GMG… con la sua benedizione il Papa ci ha mandato nel mondo come apostoli di Gioia… ed eccomi qua… ho scoperto che cosa succede quando i giovani rispondono alla chiamata del Signore! L'anno scorso sono partita che ero sola, quest'anno siamo in due e il prossimo anno? Pochi ragazzi purtroppo leggeranno questo invito, ma ci provo ugualmente… proviamo a metterci anche noi in cammino. Sinceramente mi sono stancata di sognare di avere un gruppo, ora, sarò troppo esigente, ma lo voglio, non lo sogno più. Perché non iniziamo a camminare insieme tra le nostre parrocchie? Da soli viene male, ma insieme si può fare tanto e si può dare decisamente di più… diamoci una scossa e facciamoci sentire. E voi sacerdoti dateci una mano, non per dividerci, ma per unirci tra le parrocchie… così si può fare apostolato tra i giovani e con i giovani. Ripeto sono stanca di sentire e avanzare sempre buone proposte e poi di girarmi intorno e non vedere niente, se non gruppetti sparsi nelle tre parrocchie divisi più che mai. Ragà, se ci siete battete un colpo! Anche se saremo in tre non fa niente, ma almeno noi ci saremo!
Maria Chiara Canu
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Riflessioni “settimana Liturgica”
Giovedì 25 agosto, quarta giornata della Settimana Liturgica Nazionale, svoltasi ad Olbia (22-26 agosto 2005) è stata una piacevole sorpresa conoscere ed ascoltare la relatrice del gruppo tematico “celebrare l’Eucarestia in parrocchia con i fanciulli”. La dott.ssa Maria Piacentini (con la quale ho scoperto radici familiari comuni) catechista e coordinatrice pedagogica, sa come arrivare al cuore del problema, la presenza dei bambini in chiesa, senza giri di parole, anzi con una provocazione, celebrare l’Eucarestia anche con loro e non ghettizzarli nelle “messe per bambini”. Vedova e madre di sei figli, non da sterili teoremi e formulette, ma spicchi di vita vissuta, inframmezzati da studi e ricerche serie “sulla spiritualità infantile” ed una conoscenza profonda dei bambini in quanto pedagogista. “Certo serve un retroscena catechistico precoce, fin dai tre anni”. Questa affermazione ha sicuramente sorpreso tutti e nella sala serpeggiavano tanti interrogativi. Ma lei molto calma ha proseguito, non vi posso dare e non si devono cercare soluzioni con metodologie e tecniche, ci possono essere invece dei suggerimenti e delle idee concrete, attinte anche dalla sua esperienza personale. Descolarizzare il percorso catechistico, il metodo delle parabole è alla base di tutta la celebrazione della messa ed i segni liturgici. Il tutto senza avere la pretesa di spiegare tutto in modo razionale “se si spiega tutto non c’è più mistero e non attrae più”. Per questo servono genitori e catechisti motivati e formati. Per quanto riguarda i bambini in Chiesa, altro suggerimento-esperienza, omelie separate. I piccoli vengono portati dopo la lettura del vangelo in un altro locale, dove vengono loro spiegate le parole difficili appena ascoltate, si rilegge il vangelo mentre loro disegnano, poi si ritorna in chiesa. A questo punto è chiaro che anche i sacerdoti devono fare la loro parte, celebrazioni semplici, che non vuol dire banali, flessibilità verso le iniziative. Piccole cose”, come dice la Piacentini ed i bambini non saranno più un disturbo, ma parte di una comunità “che vive e rinnova nell’Eucarestia la sua unità”.
Lella Rubbiani
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La Festa della Solidarietà
Nei giorni 6 e 7 Agosto si è svolta a Moneta la prima edizione della Festa della Solidarietà: il Comitato Organizzatore, che ha avuto insieme ai monetini anche la partecipazione attiva del rappresentante della comunità Senegalese Diop Serigne, è soddisfatto dei risultati conseguiti, in primo luogo per la condivisione del messaggio di solidarietà e poi anche per la grande partecipazione di persone. La Festa è stata organizzata velocemente nel giro di un mese, confidando nel lavoro poi effettivamente riscontrato di tante persone, nell’accoglimento delle richieste da parte delle Amministrazioni e nella partecipazione degli sponsor. Abbiamo avuto la pronta disponibilità dell’Amministrazione Comunale, dal Sindaco agli Assessori e Consiglieri ai quali ci siamo rivolti e che hanno subito condiviso l’iniziativa: non a caso il Sindaco è stato presente nelle due serate e nel dibattito. Anche gli altri organismi coinvolti sono stati prontamente disponibili come nel caso della Polizia Municipale, dei Carabinieri,dell’Ente Foreste, della Protezione Civile e della Croce Verde. Senza il contributo generoso dei diciannove sponsor poi non saremmo andati molto lontano. Il motto della Festa è stato Sapori, Folklore, Valori: provando a tirare le somme è evidente che questi tre momenti sono stati colti. Sui Sapori l’indice di gradimento è stato tanto elevato che non è possibile fare una classifica: tutto a pieni voti dalla carne gallurese cotta con maestria dagli esperti di Samugheo, al couscous senegalese, alle frittelle di Tonino Scano, ai piatti di Michela e delle signore collaboratrici: I momenti di Folklore dei Gruppi di Bultei, Santu Antine di Torralba e Konkoba del Senegal hanno avuto grande successo. L’aspetto dei Valori è stato colto durante la Santa Messa (sabato) e il dibattito (domenica), interessante e seguito, introdotto da Don Andrea sul tema “Solidarietà: una scelta di vita” e sviluppato dai partecipanti con testimonianze significative: inoltre, a conclusione dopo l’estrazione della Lotteria dell’8 Settembre, renderemo pubblico il bilancio e la destinazione del profitto netto ad opere di solidarietà. Diamo alcuni numeri per capirci: nonostante il ponente teso erano presenti più di mille persone per serata, sono stati serviti circa 1100 pasti totali, erano disponibili 500 posti a sedere, il ricavato delle due serate è stato di circa 14.000 Euro, il Gruppo Caritas ha avuto ricavi per circa 1.000 Euro, Don Andrea ha firmato più di 100 comunicazioni tra richieste amministrative, inviti e ringraziamenti (abbiamo agito in piena regola, tutto autorizzato ed anche coperto da assicurazione). È evidente che l’impegno dei volontari è stato determinante, si sono anche divertiti ma hanno lavorato sodo: questo tipo di lavoro non ha prezzo, anzi non si riuscirebbe ad averlo dietro pagamento, si ha solo per entusiasmo e condivisione. Quasi tutti l’hanno capito apprezzando il servizio reso, senza nasconderci che una esigua minoranza non ha colto il significato della parola solidarietà con comportamenti egoistici: diciamo che nella media siamo andati più che bene. Diciamo anche che l’edizione dell’anno prossimo andrà ancor meglio: abbiamo fatto esperienza ed abbiamo coscienza anche delle cose da migliorare, dovendo valutare e rimediare le cose che non sono andate bene e dovendo consolidare le cose (in maggioranza) che sono andate bene. È anche giusto sapere che il Presidente della Repubblica ha avuto una particolare attenzione per gli scopi della Festa: abbiamo avuto contatti con la sua Segreteria ed abbiamo avuto la netta sensazione di un suo interessamento, ed anche questo è uno stimolo a far meglio per la prossima edizione.
Il comitato organizzatore
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56 Settimana Liturgica Nazionale
Un solo pane un solo corpo
Dal 22 al 26 agosto si è svolta ad Olbia, organizzata dal Centro Azione Liturgica la Settimana Liturgica Nazionale, sul tema: Parrocchia, Comunità Liturgica .Il C.A.L che organizza il convegno liturgico annuale ormai da 56 anni, nell'anno dedicato all'Eucaristia, ha voluto aiutare a riflettere intorno al legame tra Eucaristia e Comunità parrocchiale e sottolineare la centralità dell'assemblea eucaristica domenicale per l'esperienza di fede dei cristiani e l'edificazione della comunità ecclesiale. Da qui appunto il tema Parrocchia, Comunità Eucaristica. Quale ruolo ha la celebrazione eucaristica domenicale nella vita della comunità parrocchiale? Come deve essere la liturgia domenicale nelle nostre parrocchie? Quale figura di parrocchia deve nascere dall'Eucaristia? I relatori, preparatissimi e, cosa meno scontata, piacevolissimi, hanno illustrato nei loro interventi i vari aspetti della messa domenicale, ma le varie relazione erano unite da un filo conduttore: la necessità dell' autenticità: nel celebrare la liturgia tutto deve essere vero, autentico. I segni, i gesti, le parole che costituiscono la liturgia , devono essere veri, cioè tradotti nelle " azioni" che essi significano, devono essere cioè vissuti. Quando ciò non avviene la liturgia è falsata, svuotata, noiosa, arida, sterile. Perché questo non avvenga , è necessaria una formazione liturgica rivolta a tutti , adulti e bambini. In questo modo si eliminerà il bisogno, l'assillo di trovare sempre nuovi modi per rendere la messa accattivante, piacevole , spettacolare. La celebrazione eucaristica sarà autentica, amata, vissuta, partecipata, cercata, desiderata, "senza tempo", se - ha detto don Silvano Sirboni, parroco e liturgista- sarà seria, semplice e bella. Seria non vuol dire triste, pesante, ma autentica."Quando diciamo che una persona è seria? -ha spiegato don Silvano- Quando è responsabile, quando fa ciò che dice." Da qui l'esigenza di preparare ogni singolo aspetto della celebrazione: tutto è importante, niente è marginale. Semplice non significa banale; per rendere la liturgia semplice bastano i segni previsti, non è necessario, né conveniente aggiungerne di nuovi ,perché coprono l'essenziale. La bellezza della celebrazione è la diretta conseguenza della serietà e della semplicità. I molti esempi di banalizzazione dei gesti liturgici, portati dai relatori, dimostrano che ancora, nonostante l'impegno profuso per promuovere una liturgia vera , la strada da percorrere è molto lunga.. "Non arrendiamoci ", è stato l'invito rivolto ai convegnisti, provenienti da tutta Italia ,da Mons. Luca Brandolini, che ha chiuso i lavori della Settimana con le seguenti considerazioni:
1 ) Abbiamo partecipato al convegno per prendere la forma del pane: come il pane è il risultato di tanti chicchi schiacciati, impastati e cotti, così la Chiesa prende forma dalla trasformazione dei vari membri, i chicchi, impastati e cotti dal fuoco dello Spirito.
2 )Siccome a farci pane è lo Spirito, noi dobbiamo rendere grazie al Signore perché opera la nostra trasformazione in un solo corpo
3 )Diamo attenzione alle insidie denunciate dai Vescovi: il ritorno al formalismo, l'indulgere dello spettacolare e il verbalismo eccessivo.
4 )Curiamo la formazione a tutti i livelli come previsto al n° 14 della Sacrosanctum Concilium.
La nostra parrocchia ha partecipato alla Settimana Liturgica attraverso un gruppo di suoi fedeli, vivendo un'esperienza di condivisione con le varie delegazioni convenute dalle diverse diocesi italiane. Ascoltando i vari interventi, si è stati incoraggiati a proseguire un cammino già intrapreso e a ridimensionare alcune difficoltà che sembravano essere solo "nostrane"..
Simonetta Colonna
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