Lo sport ci parla...
Lo sport ci parla...
a cura di Salvatore Faggiani
Archivio - Anno 2003 -

15 Settembre 2003
C’era una volta…Così iniziano le favole che, essendo prevalentemente riservate all’età dell’infanzia e della fanciullezza perché ricche di argomenti fantastici e misteriosi, finiscono sempre bene. Quello che sto per raccontarvi assomiglia molto ad una favola perché è una storia bella: ricca di momenti felici e di successi importanti, ma a differenza delle favole vere che si concludono generalmente con il classico…«e vissero felici e contenti» è una storia reale ma con un esito ed una conclusione, fra virgolette, non da favola. C’era una volta il Centro Sportivo Faravelli, culla ed epicentro dello sport militare, targato Marina Militare della Sardegna, ed anche dello sport giovanile e scolastico maddalenino. Un luogo vivo, spensierato, pieno di bella gioventù e soprattutto di gioia e felicità. Un luogo dove militari, giovani e meno giovani, si mescolavano con la gioventù isolana in un connubio di spensieratezza e gaia partecipazione sportiva. Dopo aver percorso il rettilineo dell’Ospedale Militare e terminata la successiva lunga curva che si chiude su Cala Camiciotto, si intravedono gli impianti sportivi di calcio, calcetto, pallavolo, basket e canottaggio del Centro Sportivo Faravelli. Centro Sportivo che custodisce i ricordi di una storia sportiva lunga e ricca di soddisfazioni come le importanti e significative affermazioni regionali e nazionali del canottaggio e i brillanti successi nei Campionati Assoluti Nazionali della Marina Militare delle varie rappresentative di Marisardegna. Fino a pochi mesi fa in quel tratto, nell’aria si rincorrevano le voci dei militari, ma anche le grida gioiose degli alunni delle scuole medie, dei ragazzi delle società sportive locali e del personale statunitense di base all’isola, che utilizzavano le strutture. Nelle acque di Cala Camiciotto si sentivano gli schiaffi dei remi delle imbarcazioni di canottaggio che veloci scivolavano verso le limpide acque tra La Maddalena, Santo Stefano e Caprera. Oggi, dopo quella curva, ci accompagna nella nostra passeggiata in auto, in bicicletta o a piedi, un triste e desolante silenzio! Quell’angolo di luce, di gioia e felicità di vivere, sprigionate dalla gioventù militare e isolana si sono improvvisamente spente. Un maligno interruttore con un semplice clic si è messo in posizione «off». Ha spento la voglia di sport dei nostri ragazzi che ora si trovano ad affrontare una stagione invernale ancora più dura, perché da vivere in compagnia della solita noia e del pericoloso ozio. Sicuramente ricorderete di aver letto in questa rubrica curata dal sottoscritto, qualche mio commento a proposito della «preoccupante» situazione degli impianti sportivi. Se ho usato il termine «preoccupante» è perché continuando la posizione «off» degli impianti Faravelli, aumenterebbe la già grave penuria delle strutture sportive locali, con la conseguenza di aggravare in maniera definitiva la deficitaria attività sportiva dei nostri giovani e degli appassionati. L’amore per lo sport e per i giovani e questa rubrica mi consentono di esternare un pensiero e un suggerimento per il «Palazzo» che, credo, sia condiviso dalla maggior parte dei maddalenini e soprattutto dei giovani: perché non provare ad acquisire gli impianti sportivi della Faravelli? Non nego che sia un compito non facile e pieno di difficoltà politiche e burocratiche, ma provare non costa niente! Ora come ora gli impianti sportivi a La Maddalena sono indispensabili come l’acqua fresca in questa estate torrida che ci sta lasciando.
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1 Ottobre 2003
Chi di voi segue abitualmente questa rubrica, mi avrà già sentito dire che, contrariamente ad altri settori in cui tutto è prestabilito e tenuto sotto controllo fino all’ultimo dettaglio, il mondo dello sport isolano è fatto soprattutto di imprevisti, di scelta «dell’ultimo minuto», talvolta persino di spensierata improvvisazione: questo lato che possiamo definire «artigianale» rappresenta addirittura un disincentivo per quanti, al pari del sottoscritto, sono contenti e orgogliosi di parlare e lavorare per il settore dello sport. Alla luce dell’attuale situazione sportiva maddalenina e dell’esperienza di Lorenzo Impagliazzo che, come più volte riportato nel nostro periodico, ha capito la validità dei «progetti Federazioni Sportive e Scuola», e in tal senso continua ad operare con lusinghieri risultati, risulta necessario creare un «progetto» che coinvolga non solo le Federazioni Sportive ma anche e soprattutto la Scuola (elementare e media) che permetta in questo contesto l’introduzione di alcune discipline sportive a scuola che contemplino un’attività motoria e/o sportiva per tutti, sia in orario curricolare che extracurricolare, in coerenza con le attuali progettazioni educative che prevedono l’«adozione di una scuola». In buona sostanza si dovrà procedere ad una operazione di «marketing porta a porta» in cui il coinvolgimento degli insegnanti di Educazione Fisica sarà determinante e dove le Sezioni e/o Settori Giovanili, in qualità di società sportive, dovranno e potranno adottare i vari Istituti scolastici fornendo l’assistenza tecnico-organizzativa secondo le istruzioni fornite dai progetti federali. Tale aspetto riveste importanza fondamentale considerata l’evoluzione del mondo scolastico e la direzione ad esso fornita dall’autonomia scolastica e dalla conseguente possibilità concessa ad ogni Istituto scolastico per ogni forma di associazionismo. La strutturazione di un modello di collaborazione «società-scuola» consentirà alla Scuola occasione per: collaborazione per alcune giornate di allenamento, riferimento tecnico, valutazione dei livelli motori, tecnici e di prestazione, attività di continuità con l’extra scuola territoriale, collaborazione per l’organizzazione delle gare interne, partecipazione alle manifestazioni promozionali; mentre alle Società consentirà: vasta promozione sportiva, dialogo culturale e sociale, spinta organizzativa, preparazione degli alunni curata in parte dalla Scuola, reclutamento degli atleti. Risulta evidente che proporsi oggi in maniera concreta e valida significa occupare spazi importanti ed aumentare significativamente il numero dei giovani portati a contatto dello sport, con conseguente garanzia per la vita e lo scopo delle Sezioni e/o Settori Giovanili delle società sportive nonché, fatto non meno importante, un significativo e produttivo aumento di interesse intorno al settore sportivo isolano. E’ evidente e anche giusto che un tale progetto coinvolga altre istituzioni locali: Comune, Parco, Marina Militare, Chiesa. Si anche la Chiesa, perché nel settore dello sport riveste da sempre un importante e fondamentale compito sociale, basta pensare all’opera di San Giovanni Bosco, ideatore degli oratori e fautore del gioco come strumento di educazione dei giovani ai più sani ideali.
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15 Ottobre 2003
C’è un campionato che sa quando parte, sa quando arriva, non stila i calendari di notte come fossero banconote false (calcio – serie B), non si vergogna della propria salute, è maturo per pensare in grande ben sapendo che il senso della realtà (e delle proporzioni) è importante almeno quanto lo spirito di lealtà. E’ il campionato di pallavolo di serie B1. Un campionato che si gioca la domenica, ha date e orari precisi, regole che nessuno (o quasi) si permette di trasgredire. Chi lo fa viene estromesso secondo il principio imprescindibile della clausola compromissoria, del rispetto del campo, del valore del risultato. Non è il paradiso, più semplicemente è una cosa seria per persone serie, un modello cui ispirarsi. A questo campionato, che è partito il 12 ottobre u.s., partecipa anche il «Garibaldi», la nostra squadra isolana che, dopo tre anni di purgatorio in serie B2, torna di diritto e con merito a cimentarsi in serie B1 nel cosiddetto «girone centrale» dove militano, tra le altre, squadre blasonate e forti come Terni, Isernia, Arezzo, Pineto Marchigiana e Spoleto. Proprio con quest’ultima domenica scorsa, in Umbria, c’è stato l’esordio del Garibaldi. Esordio non felice perché la squadra maddalenina, dopo un primo set giocato alla pari contro una delle squadre favorite alla vittoria finale, è stata sconditta per 3-0. Giuseppe Manca (allenatore), Marco Morello (allenatore – libero), Danilo Nocco (centrale), Fabio Waser (centrale), G.Paolo Occhioni (centrale), Gionata Rogante (centrale), Giovanni Cusinu (schiacciatore), Giuseppe Maiorca (centrale), Lorenzo Cusinu (schiacciatore), Luca Perono (opposto), Marcello Aprile (centrale), Andrea Schettino (palleggiatore), Marco Muzzu (centrale), Mauro Bittu (alzatore), Stefano Panzani (schiacciatore), Andrea Di Nardo (opposto): questi i tecnici e gli atleti della squadra isolana. Tre i volti nuovi: Perono, Di Nardo (entrambi con esperienza in A2) e l’under 21 Rogante, ingaggiati per rinforzare il collaudato e forte team maddalenino. L’obiettivo? Una salvezza tranquilla dicono all’unisono i tecnici Manca e Morello e…..(n.d.r.) poi si vedrà, l’appetito vien mangiando! Comunque l’obiettivo principale della società, come sottolinea Giuseppe Manca, è anche quest’anno: curare e rinforzare il «settore giovanile», anima e cuore della società che ritiene di fondamentale importanza l’attività ludico-motoria dei ragazzi. Quindi anche quest’anno il maggiore impegno e sforzo, continua Manca, saranno rivolti al settore giovanile che da sempre è la linfa vitale della società e che è affidato ai tecnici: Emilio Spanu, Arcangelo Guidarini, Toni Pagano, Roberto Di Maio, Andrea Schettino e Fernando Maddaluno. Buon lavoro a tutti, con il sincero augurio che i risultati dello scorso anno e, perché no, qualcosa di più, arridano ancora ai colori del Garibaldi.
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1 Novembre 2003

I lavori al campo sportivo
(foto Il Vento)

Le domeniche dell’homo sapiens dovevano essere di una noia mortale. Osservando la luna nel cielo e vedendola così tonda, il desiderio di prenderla a calci, tanto per divertirsi un poco e per ingannare il tempo, era certamente intenso, ma purtroppo niente praticabile. Sarebbe occorso qualche cosa di altrettanto tondo, di più piccino e possibilmente di ben soffice per potersi sfogare a quel modo. Di sicuro, non una pietra lavica. E andò avanti così fino al momento in cui a qualche genio particolarmente ispirato non venne in mente che la pelle degli animali, uccisi per mangiare, poteva essere utilizzata con funzioni diverse. Avvolgendola intorno a stracci e piume, per esempio, tanto da rendere il manufatto simile ad un cocomero. Fu l’alba del calcio. E gli uomini, da quel giorno, si annoiarono un po’ meno. La storia ci racconta come il calcio si evolve man mano che l’uomo cresce nel segno di un progresso sempre più padrone della volontà umana che, giorno dopo giorno, strizza sempre di più l’occhio al consumismo e al business. Torniamo al calcio giocato! Una passione nazionale che coinvolge anche il popolo maddalenino che può vantarsi di annoverare una delle società di calcio italiane più antiche: l’Ilva ora Ilvamaddalena. Una società che, per la maggior parte della sua vita, ha vissuto nel mondo del calcio dilettantistico, un mondo ancora incontaminato anche dalle recenti assurde e sporche vicende del calcio professionistico. Questo calcio dilettantistico per i maddalenini è sempre stato un ottimo strumento per non annoiarsi, per non trascorrere le domeniche come l’homo sapiens. Ebbene a La Maddalena deve essere intervenuto un genio, che a differenza di quello dell’età primordiale, ha pensato bene di toglierci il gusto, la passione, la gioia e la sofferenza che ruotano intorno all’amore e al tifo per la squadra locale di calcio. E si! Le domeniche a La Maddalena sono prive del calcio giocato. La Maddalena ha questo impianto sportivo vecchio, rugginoso e retrodatato, questo impianto che per un qualsiasi inconveniente ci fa sentire preistorici, avviliti; e riprendono al primo inconveniente le tavole rotonde, le interrogazioni, le dichiarazioni di assenso e le promesse solenni. Salvo lasciare tutto come prima. Anzi no! Forse sarebbe stato meglio. E invece, dopo averci alluvionato di chiacchiere e promesse, ecco l’inizio dei lavori per trasformare la famosa «fossa dei leoni» in un campo di calcio in sintetico. La trasformazione è durata poco, giusto il tempo per rendere l’area, quella che una volta era un campo di calcio, più simile ad un parcheggio per auto! Sappiamo tutti che per un sintetico occorre trasformare il terreno di gioco in manto asfaltato, ma purtroppo se i lavori non riprenderanno, l’occhio suggerisce alla mente di trovarci di fronte ad un’area di parcheggio! Fatto sta che nel terzo millennio i maddalenini stanno trascorrendo e rivivendo le domeniche dell’homo sapiens.
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