29 aprile 2000
Don Cimino
Tra i tanti vice parroci avvicendatisi, i maddalenini meno
giovani ricordano ancora, e con affetto, don Flavio Cimino. Esile, rosso di capelli, di buon carattere, morì poco più che trentenne. Nato a Castelsardo nel 1930, entrò in seminario a 12 anni. Venne ordinato sacerdote il 2 luglio 1954 e il primo settembre dello stesso anno fu nominato vice parroco di La Maddalena, in sostituzione di don Giacomini. A La Maddalena, oltre al parroco don Capula (suo compaesano e parente), vi erano in quegli anni don Armando Desole e don Giuseppe Riva. Don Cimino curò i giovani dell’Azione Cattolica e fondò, per la prima volta a La Maddalena, un coro femminile. Sofferente di una malattia congenita morì in ospedale a Sassari il 20 agosto 1961. “Coloro che hanno beneficiato del suo ministero sacerdotale dovranno ricordare a lungo la sua sorridente bontà. Era la forma propria del suo apostolato…”, scrisse don G. Delogu su “Gallura e Anglona” del 3 settembre 1961. “Negli ultimi anni il male aveva scavato segretamente il suo organismo diminuendone le energie, facendogli trascorrere lunghe ore di pena”. I funerali di don Cimino si svolsero in cattedrale a Castelsardo. Moltissimi furono i maddalenini presenti e il “Coro Santa Cecilia” cantò per Lui la “Messa da Requiem” di Perosi.
15 maggio 2000
Padre Manzella nel 1905
Dal 1° al 21 maggio 1905 padre Manzella e padre Valentino, vincenziani della Casa delle Missioni di Sassari, predicarono nell'Arcipelago una Missione al Popolo. Di essa rimane una Relazione che ci offre un piccolo spaccato di La Maddalena di inizio secolo e il severo giudizio (forse un po' eccessivo) dei missionari. Furono accolti dal parroco Antonio Vico e dal vice parroco Giovanni Battista Mura definiti nella Relazione “buoni” ma dal “carattere perfettamente inerme”. Vista "la scomodità dell'unica chiesa", venne affittata una sala nel centro cittadino. Volendo celebrar Messa all'aperto nella zona di Moneta, da poco sorta attorno all'Arsenale, i missionari ottennero l'autorizzazione del sindaco, poi revocata “con un decreto proibitivo d'ogni radunanza religiosa in quel luogo”. I Missionari descrivono La Maddalena, che contava circa 12 mila abitanti, giunti in pochi anni dal resto della Sardegna e dal Continente, come “terra veramente degna della Patrona prima della conversione” nella quale “massoni, valdesi, increduli e non praticanti formano i diciannove/ventesimi della popolazione”. Nell'Isola “gli opifici governativi sforzano i poveri operai ad un illegale e crudele lavoro festivo …” e i “numerosissimi militari mantengono la solita parte del malcostume”.
31 maggio 2000
la visita di mons. Curis nel 1971
Nei giorni 9 e 10 ottobre 1971 l’isola di La Maddalena ricevette la visita ufficiale del suo figlio più illustre: mons. Carlo Curis, da pochi giorni ordinato Arcivescovo di Medeli e delegato apostolico di Ceylon. L’accoglienza dei maddalenini fu calorosa e “una moltitudine di folla - scrisse Pietro Favale su L’Unione Sarda - gli ha tributato il suo affetto, la sua stima, la sua
devozione”. Mons. Curis venne ricevuto, nella banchina dell’ammiragliato, dal sindaco Giuseppe Deligia, dall’ammiraglio Ottorino Andreoli, dall’assessore provinciale Pasqualino Serra, dal
pretore Giacomo Pala, dalla giunta municipale, da numerosi sacerdoti venuti dalla Gallura. L’arcivescovo, “fra due fitte ali di folla plaudente”, attraversò a piedi via Garibaldi, piazza Garibaldi, fermandosi sul sagrato della chiesa di S. M. Maddalena dove
ricevette il saluto del presidente dell’Azione Cattolica Gildo Ronchi e del parroco mons. Salvatore Capula. “Non sarà facile
dimenticare questa tua ordinazione episcopale - affermò commosso don Capula - perchè la crediamo destinata a rimanere incancellabile nella memoria personale di ciascuno di noi. E i giovani, quando saranno in età, contenti di averla vissuta, la racconteranno alle generazioni che avanzano. Per questo daremo gloria a Dio che nell'amabilità dei suoi disegni ha voluto scegliere uno della nostra comunità parrocchiale e diocesana a reggere e governare la Sua Chiesa”. Il solenne ingresso nella chiesa di S.M. Maddalena, nella quale “don Carlo” celebrò la sua prima Messa, fu salutato dal coro “Santa Cecilia” con un poderoso ed indimenticabile “Ecce Sacerdos”. All’affollatissimo solenne pontificale, celebratosi la domenica mattina, erano presenti il cardinale Sebastiano Baggio, il vescovo di Ampurias e Tempio mons. Carlo Urru, il presidente della
Regione Sarda Nino Giagu De Martini. Il bastone pastorale di mons. Curis, donatogli dalla Municipalità maddalenina, oltre al motto “Umiltà e Sicurezza”, porta inciso lo stemma dell’Isola.
31 giugno 2000
L’epigrafe della facciata della chiesa di S.M.Maddalena
"Questo sacro Tempio, dedicato a Santa Maria Maddalena, è stato eretto nel 1814 sotto il fortunatissimo regno di Vittorio Emanuele [I], auspice il nobile Giorgio Des Geneys, conte di Pinasca, signore (barone) di Mathie, comandante in capo della flotta, alto decorato dell’Ordine dei Ss. Maurizio e Lazzaro, e gareggiando tra loro gli abitanti in devozione, zelo e operosità, mentre l’isola che della Santa porta il nome famoso veniva cinta di torri
difensive e vi sorgevano una stazione navale e stabili guarnigioni".
(Traduzione del Prof. Mattia Sorba)
Si tratta di una traduzione “agile e moderna ma fedele - afferma professor Sorba - di un testo latino classico, bello, ricco, di stile elevato, anche se non privo di errori di trascrizione dovuti al marmista incisore”. L’epigrafe raccoglie, in una unica breve frase, la storia dei primi anni di La Maddalena, “uno spaccato del tempo”. Probabilmente scritto dal parroco dottor Giovanni Battista Biancareddu (parroco dal 1808 al 1824), il testo menziona gli
elementi base della comunità isolana dell’epoca: la Santa protettrice, il benefattore Des Geneys, i fortilizi e la flotta, il Re, l’impegno della popolazione. “Manca, stranamente, qualsiasi
riferimento all’autorità religiosa …!”. Di tutto ciò, e dei primi anni di storia isolana, professor Sorba parlerà in una prossima
conferenza organizzata da “Il Vento”.