1 luglio 2000
La riconsacrazione dell’Altare Maggiore

L’attuale chiesa parrocchiale fu edificata tra il 1814 ed il 1819 e per alcuni anni ebbe l’altare maggiore costruito con pietra comune e fango. Solo nel 1831, essendo parroco Giovanni Balistreri Pintus (dal 1831 al 1832), attraverso una raccolta di fondi si poté
ordinare a Genova l’altare in marmo, alla cui scelta ed acquisto provvide il barone Giorgio Des Geneys. Nel 1964 (oltre un secolo dopo), l’altare maggiore, “venne per instabilità demolito” e spostato verso il coro di un paio di metri. Alla delicata operazione provvide il marmista locale Enzo Pinna che lo ricostruì “con gli stessi marmi e nella stessa forma”. L’originale tabernacolo in marmo policromo venne sostituito con “altro tabernacolo in bronzo massiccio, opera dell’artigianato locale che ebbe come modellista il Sig. Bruschi Fosco e come fonditori e incisori gli operai di diverse officine dell’Arsenale Militare Marittimo”. Il 24 ottobre 1964, come si legge nell’atto conservato negli archivi parrocchiali, “S.E. Mons. Raffaele Forni, Nunzio Apostolico a Montevideo nell’Uruguay, Arcivescovo di Egina, col permesso del Vescovo diocesano S.E. Mons. Giovanni Melis, ha riconsacrato l’Altare Maggiore
dedicato a S. Maria Maddalena”. Erano presenti “il parroco di S. M. Maddalena Sac. Salvatore Capula, il viceparroco Sac. Don Antonio Cau, con loro il Sac. Giuseppe Riva Parroco di Moneta, il Sac. Salvatore Matta Parroco di S. Pasquale, il Cappellano Militare Sac. Salvatore Simula e il dott. Josto Tramoni Sindaco di La Maddalena”.
15 luglio 2000
Il restauro della chiesa della SS.ma Trinità del 1881
Costruita tra il 1768 ed il 1770, la chiesa della Santissima
Trinità (fino al 1793 dedicata a Santa Maria Maddalena), ha subito nel tempo alcuni restauri. Uno di questi risale al 1881/82, oltre cent'anni dopo la costruzione. Era allora parroco il
settantasettenne Michele Mamia Addis e coadiutore parrocchiale il giovane Antonio Vico. Venne organizzata una raccolta di offerte,
puntualmente annotata in apposito fascicolo conservato negli archivi parrocchiali, con la quale si racimolò la somma di lire 554 e 5 centesimi. Accanto alla gran parte delle offerte oscillanti tra i 25 centesimi e 3 lire, appaiono, tra gli oboli più consistenti, quello del sindaco Leonardo Bargone (£ 10), del vescovo di
Ampurias e Tempio mons. Filippo Campus (£ 50) e della signora Maria Webber Tamponi (£ 50). Offerte non trascurabili vennero inviate da maddalenini residenti a La Spezia, Genova e Sassari. Col
denaro racimolato, preso in consegna dal fabbricere Pasquale Volpe, si procedette alla “costruzione di tetto con sabbia e calce”; si realizzò “l’intonaco interno compreso il bianco”; il “rialzamento della sacrestia, facendoci il tetto e intonaco interno e
esterno”; si aprì “una porta di comunicazione dal coro (presbiterio) alla Sacrestia”.
22 luglio 2000
1843, terra per tutti e viva il Re
Attorno al 1840 si viveva a La Maddalena un periodo di crisi. Il trasferimento a Genova della Base della Marina Sarda, avvenuto nel 1814, aveva prodotto una forte emigrazione, tanto che la
popolazione, in pochi decenni, era scesa da circa 2000 a poco più di 1200 abitanti. Nella primavera del 1843 due importanti
avvenimenti, di quelli che, per la portata, ingenerano grandi speranze, si svolsero a La Maddalena e, precisamente, proprio nella chiesa di Santa Maria Maddalena. Il 9 aprile 1843, nell’ambito della politica sabauda di divisione delle terre demaniali e di assegnazione delle stesse per la coltivazione (1), vi si svolse l’importante estrazione a sorte di un centinaio di lotti di terreno.
Alla presenza del parroco Antonio Addis, dell’assessore presso la Reale Delegazione di Sassari Pasquale Tola, del sindaco
Martinetti, del comandante del porto Bixio, del console di marina Pietro Azara Buccheri e di numeroso popolo, un bambino, opportunamente bendato, procedette all’estrazione dei lotti, trasformando molti capi famiglia nullatenenti in proprietari di terre. I lotti
assegnati si trovavano nell’isola di Maddalena, a Caprera, Santo Stefano, Budelli, Barrettini, Razzoli, Cameri, Mortorio, Libani, Bisce e Cappuccini. L’altro avvenimento, verificatosi quasi un mese dopo, e precisamente il 4 maggio 1843, fu la visita ufficiale di Re Carlo Alberto di Savoia. “Tutta la città era parata a festa in un tripudio di stendardi, di drappi e di fiori. Sbarcato dalla nave ‘Tripoli’, il corteo reale fu ricevuto sotto l’arco
trionfale dal Comandante della piazzaforte Giacomo Bixio e dal Sindaco Filippo Martinetti, quindi si recò subito in Chiesa per assistere alla solenne cerimonia religiosa tra due fitte ali di folla
acclamante”(2). Come spesso accade, ai grandi momenti di speranza seguono poi le delusioni. Carlo Alberto lasciò l’Isola come l’aveva trovata anzi, con un grosso indebitamento del Comune per le spese sostenute per i festeggiamenti. Per quanto riguarda le
assegnazioni, pochi decenni dopo l’80% dei proprietari avevano venduto i loro terreni, non essendo in grado, nella maggior parte dei casi, di ‘tirarci’ le tasse.
(1) Le notizie sono tratte da: Giovanna Sotgiu, GLI ANNI DELLA DIVISIONE DELLE TERRE A LA MADDALENA, 1843-48 .., La Maddalena 1999.
(2) Renzo de Martino, LA MADDALENA, UN’ISOLA E IL SUO ARCIPELAGO.., Edes1988.
15 agosto 2000
La visita del Presidente Ciampi
Quando, il 12 agosto 1999, il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, nel congedarsi dalla visita fatta alla chiesa di Santa Maria Maddalena, salutò l'anziano don Capula dicendogli: “Monsignore, arrivederci il prossimo anno”, quello rispose prontamente: “Ora lo dice scherzando, poi verrà ..”. Come è noto, all'appuntamento sono mancati entrambi. Lo scorso anno il Presidente trascorse, con la moglie Franca, una decina di giorni nell'Arcipelago. Il 12 agosto, una telefonata da Marisardegna, dove era ospitato, preannunciò, appena un paio d'ore prima, la visita in Chiesa. La mobilitazione, come è facile immaginare, fu grande. Presidente e Signora vennero accolti sul sagrato della chiesa (lustrata a tempo di record) dal parroco don Degortes, dal vicario don Sandro Serreri e dall'anziano mons. Capula il quale non volle rinunciare, lui che di Presidenti in visita a La Maddalena ne aveva conosciuti tanti (Einaudi, Saragat, Pertini, Cossiga, Scalfaro) a salutare anche Ciampi. La visita durò circa venti minuti. Il Presidente (pantaloni chiari e camicia blu) e la signora Franca (tailleur verde chiaro con piccoli fiori bianchi) fecero un rapido giro. “E' molto grande questa chiesa ! - si stupì la Signora-. Molto bello l'altare maggiore. Simile a quello della chiesa di Bonifacio ?”. E il Presidente: “Interessante la storia dei candelieri donati dall'ammiraglio Nelson. Un quadro simile a questo San Filippo Neri ricordo di averlo visto in una chiesa di Viareggio”. Un rapido sguardo all'altare di san Giorgio poi il commiato, garbatamente rifiutandosi di fermarsi un attimo in Sacrestia per un piccolo buffet: “Grazie ma dobbiamo andar via ...”, disse il Presidente. “Verremo alla messa della vigilia di Ferragosto...” Mentre imboccavano Largo Matteotti il parroco don Degortes rifletteva: “E' strano vederlo tra la gente come un turista qualsiasi ...”. E don Serreri: “In questi giorni siamo il centro dell'Italia ...”.