1 gennaio 2001
La Settima visita pastorale di Mons.Albino Morera
1 febbraio 2001
L’ottava Visita Pastorale di Mons. Morera
L’ottava visita pastorale del vescovo Albino Morera a La Maddalena si svolse nei giorni 31 maggio e 1° giugno 1947 essendo convisitatori i canonici Salvatore Vico (maddalenino) e Giovanni Solinas. Era la prima visita dopo la fine della guerra e rispetto a quella del 1944 era stata posta una croce luminosa nella facciata della chiesa parrocchiale (quella del 1814), rifatto il tetto delle otto cappelle laterali, riparato quello della navata centrale. E’ interessante, di questa Visita Pastorale, la Relazione (datata 25 maggio 1947) che il parroco don Salvatore Capula presentò al vescovo, che offre uno spaccato di quegli anni. “La presenza di truppe straniere di occupazione – si legge nella Relazione conservata negli Archivi Parrocchiali – durata anche nel 1945, non aveva favorito la moralità ed aveva aggravato la situazione la presenza di molte truppe italiane impossibilitate per mancanza di mezzi a rientrare nelle proprie case. Si diffuse una libertà di idee in materia religiosa che nei meno preparati produsse l’indifferenza e li allontanò dalla pratica dei sacramenti … ma servì ad irrobustire la fede nei meglio disposti e li preparò a quell’apostolato attivo che diede ottimi frutti … I genitori notando la rovina che le case del malcostume (fino al 1945 in numero di tre ora in numero di una) seminavano in mezzo ai loro figli, volentieri li affidavano alla Chiesa per educarli. L’azione svolta in difesa della fede dalla Gioventù Maschile in questi ultimi tre anni fu enorme. Si deve ad essa se le organizzazioni comuniste ebbero un freno ed evitarono violenze e furono spesso battuti in conversazioni aperte. Ciò consentì l’ascesa all’amministrazione pubblica della democrazia nel nostro Comune (il democristiano Elindo Balata fu eletto sindaco, ndr); così pure l’affermarsi della democrazia nelle elezioni politiche del giugno passato. In una cittadina come la nostra costituita in prevalenza da operai riuniti nel Cantiere, di muratori e di scalpellini, questi successi fecero impressione. Le organizzazioni femminili di casa in casa agitarono il problema della fede scotendo le coscienze sopite … Il sopravvento della vita civile sull’influenza dei militari ha reso più regolare la vita religiosa. Tuttavia la povertà sopraggiunta ha reso fragile la virtù delle fanciulle e troppo desiderose di collocarsi. Tutto sommato in questa parrocchia la fede è sentita dalla totalità e se vi è molta immoralità è generalmente riprovata”.
15 febbraio 2001
L’ultima visita pastorale di Monsignor Morera
La nona ed ultima visita pastorale a La Maddalena di mons. Morera si svolse nei giorni 14 e 15 maggio 1950 essendo convisitatori i canonici Gavino Russino e Salvatore Vico. Mons. Morera nella propria Relazione conservata negli Archivi Parrocchiali scrisse di essere “rimasto molto soddisfatto” dell’attività svolta dal parroco don Capula, rallegrandosi “del bene che va compiendo ed augurando che sviluppi sempre più la sua azione religiosa e sociale ..”. Nel Questionario compilato dal parroco è annotato che rispetto all’ultima Visita Pastorale (maggio 1947) era stata “riparata la campana grande fusa nel 1840, spostato il pulpito in marmo accanto all’altare maggiore, rinnovato il pavimento della chiesa, revisionate le balaustre delle cappelle ed il portone principale”, portate migliorie ed ampliata la casa parrocchiale. La chiesa si era arricchita del “tabernacolo di sicurezza in bronzo fuso nella Base Navale”, del “tronetto pure di bronzo fuso nella Base Navale”, del “nuovo archivio in legno con vetrata in ferro battuto ed a colori”, di un “terreno fabbricabile nel cimitero vecchio donato dal Comune di mq. 6293”, di un “appartamento in via col. Galliani …”. Nel Questionario è scritto inoltre che l’ultima Missione al Popolo fu fatta nel 1949 dai Padri Lazzaristi Piccoli, Monti e Cerreti, che gli iscritti ai “partiti sovversivi” ammontavano a “trecento circa” e che “presso diversi altri sopravvivono le simpatie”. Negli atti relativi alla Visita Pastorale è conservata anche una Relazione al Vescovo, redatta dal parroco in data 8 maggio 1950, sullo stato morale e religioso della parrocchia dal 1947 al 1950. “Il popolo maddalenino è profondamente religioso” afferma don Capula, il quale da un lato constata la sempre più grande partecipazione dei maddalenini alle manifestazioni di fede, i sempre più importanti risultati dell’Azione Cattolica maschile e femminile (sia in campo sociale che politico), dall’altro registra la “diminuita efficienza della pressione comunista ed un sensibile sbandamento della massoneria che lentamente andava riprendendosi”. Nonostante ciò, scrive nella relazione don Capula, il complessivo miglioramento “non è sufficientemente tutelato nel campo morale. E’ purtroppo frequente l’infrazione della fedeltà coniugale; non è raro il caso di bigamia pubblica; diventa comune la seduzione di oneste fanciulle. La stessa esistenza di una casa di malcostume non è unanimemente deplorata… La voce di biasimo che si eleva dai timorati - prosegue don Capula- non ha risonanza così forte da soffocare la pretesa di costumi nuovi che proviene da elementi estranei stanziatisi nell’Isola per ragioni di lavoro, da marittimi su navi mercantili di passaggio e soprattutto dalla presenza di una numerosa guarnigione di Marina composta da 55 ufficiali, 110 sottufficiali e di oltre 600 marinai. I rari esempi di purezza cristiana che non mancano anche presso costoro - conclude don Capula - pur non valendo a compensare il cattivo esempio di un sistema di vita non cristiano, danno la forza a bene sperare per il futuro”.
1 marzo 2001
Due “Santi”
Chiudiamo il ciclo dedicato alle visite pastorali che mons. Morera, detto “il Santo”, fece a La Maddalena, con alcune notizie riguardanti lo stesso vescovo ed un sacerdote, il maddalenino mons. Salvatore Vico, che a lui fu particolarmente vicino. Piemontese di nascita, Albino Morera fu nominato vescovo di Ampurias e Tempio nel 1922. Mons. Salvatore Vico, per moltissimi anni suo confessore, scrisse che fu “uomo di grande spirito di preghiera, di umiltà, di delicatezza di coscienza, di carità”. Si impegnò ed in parte realizzò il non facile lavoro di cambiamento e di adeguamento della diocesi ai nuovi tempi, avendo particolare cura per la evangelizzazione e per l’organizzazione capillare di strutture associative quali l’Azione Cattolica. Mons. Morera, in 27 anni di episcopato, fece in tutta la diocesi, a piedi e a cavallo, ben nove visite pastorali in molte delle quali accompagnato da mons. Vico. Tra le altre cose indisse un Sinodo diocesano, organizzò la Pellegrinatio Mariae, fondò il periodico Gallura e Anglona. L’8 dicembre 1925 eresse con proprio decreto la Congregazione Missionaria Figlie di Gesù Crocifisso, l’istituzione fondata da mons. Salvatore Vico (che fondò ad Olbia anche l’istituto “La Città del fanciullo”), Congregazione originariamente ideata per la cura e la evangelizzazione della gente degli stazzi, tanto cresciuta e sviluppatasi che attualmente è impegnata in ben 81 opere, molte delle quali all’estero (Zaire e Brasile). Mons. Morera lasciò la diocesi, povero come era giunto, il 13 dicembre 1950, accompagnato al porto di Olbia da circa 50 sacerdoti, commossi e consapevoli della partenza di “un padre e un santo”. Morì nel 1952 a Moncrivello, in un istituto di suore presso il quale era ospitato. Scrive don Giuseppe Maria Salis nei suoi “Appunti di storia locale per l’Istituto di Scienza Religiose di Tempio: “a Tempio, nel momento preciso della sua morte, avvenne un fatto che ha del miracoloso. Mons. Salvatore Vico, con la conferma del nipote e della mamma Lidia Muscas in Vico, dichiara che il pendolo regalato dal Vescovo mons. Albino Morera prima della sua partenza da Tempio, alla Congregazione delle Figlie di Gesù Crocifisso, per due anni fermo, tenuto come ricordo, spontaneamente, con sorpresa dei presenti, ha suonato nell’ora precisa della sua morte in Piemonte, nella notte del 19 marzo 1952”. Si domanda don Salis: “Era il glorioso saluto del santo che entrava nel regno dei cieli ?”. Si potrebbe aggiungere se non fosse anche il saluto a mons. Salvatore Vico, maddalenino, per il quale non si esclude l’apertura della causa di beatificazione ?
15 marzo 2001
I Sacramenti del Maggior Leggero
Esattamente 130 anni fa moriva a La Maddalena (dove era nato) Giovanni Battista Culiolo, detto Maggior Leggero: grande marinaio, grande guerriero, fin da giovane grande amico di Garibaldi. I testi di storia del Risorgimento lo ricordano combattente in Sud America, nella proclamata Repubblica Romana, in Centro America. Rientrò a La Maddalena poco più che cinquantenne, gravemente mutilato e pieno di acciacchi. Fu incaricato a Caprera della sicurezza del “Generale”. Da Garibaldi e dal clima politico dell’epoca il Maggior Leggero recepì anche il marcato ed esasperato anticlericalismo. Che a La Maddalena non poteva non avere come bersaglio che il parroco Michele Mamia Addis. Ogniqualvolta Leggero lo incontrava volavano insulti, imprecazioni e, si racconta, anche qualche sassata. Nel gennaio del 1871, assente Garibaldi impegnato nella guerra franco-prussiana, qualcuno regalò dei funghi al Maggior Leggero. Probabilmente velenosi, si sentì male e vedendosi prossimo alla fine chiese ad una vicina di casa (1), certa Francesca Tosto, di chiamare il prete. Sorpresa, la donna indugiò, mèmore dei turbolenti rapporti tra i due. Poi andò a bussare alla porta della canonica. “Per tutto quello che mi ha fatto potrei rifiutarmi ma sono un prete e vengo” disse il parroco. “Vieni avanti Mamia – sussurrò sofferente Leggero -. So cosa lascio ma non so che cosa trovo”. E gli chiese perdono ricevendo, in punto di morte, i Sacramenti. Il fatto, tuttora raccontato da Antonio (Tonino) Conti, nipote di Francesca Tosto, da lui appreso dalla viva voce della nonna, è sostanzialmente confermato dal Registro Parrocchiale dei Morti. In data 14 gennaio 1871 è infatti scritto che “omnibus sacramentis munitus animam Deo reddidit” Giovanni Battista Culiolo, di Silvestro e Rosa Fiega, di anni 57 e 4 mesi. Non solo, risulta anche che ebbe regolare funerale con accompagnamento della Croce. L’atto è sottoscritto da Michele Mamia Addis, Vicario perpetuo. Il Maggior Leggero venne seppellito nel “Cimitero Vecchio”, sotto una lastra di graniglia. Nessuno ritenne opportuno onorarlo né con una epigrafe né con un cippo. Nemmeno Garibaldi, rientrato poco tempo dopo dalla campagna di Francia. Nello stesso registro parrocchiale non vi è traccia della morte di Luigi Gusmaroli, ex prete, anche lui fedelissimo del “Generale”, avvenuta qualche anno dopo, senza Sacramenti. Per lui, e forse non a caso, Garibaldi dettò invece un’epigrafe (conservata nel “Cimitero Nuovo”), nella quale è polemicamente rimarcato che “svestì l’abito da prete, quando giovane in età di ragione, capì che non doveva essere della sétta degli impostori …”>