1 aprile 2001
Povero Parroco (1° parte)
Conclusasi in Europa la bufera napoleonica, col rientro a Torino del Re di Sardegna (per alcuni anni dovette risiedere a Cagliari) si ebbe anche il trasferimento a Genova, da La Maddalena dove era nata, del comando supremo della Regia Marina Sarda. Ciò comportò un sensibile impoverimento di La Maddalena, che in pochi anni vide calare la propria popolazione dai circa 2000 abitanti del 1814 ai 1200 registrati nel censimento del 1838. Anche la chiesa di S.Maria Maddalena - l’attuale - concepita e voluta dall’ammiraglio Giorgio Des Geneys, grande ed importante quando ancora a Cala Gavetta sventolavano le insegne del comandante della flotta, rimase per molti anni incompiuta, obbiettivamente sproporzionata rispetto ad un paese che aveva perso molta della sua importanza ed era ridotto a poco più di un villaggio di mare. Della non florida situazione sono testimonianza due lettere (conservate negli Archivi Parrocchiali) del parroco don Antonio Addis (provicario parrocchiale nel 1831 e parroco dal 1832), una delle quali indirizzata al Re Carlo Alberto, che, come è noto, fu in visita a La Maddalena nell’aprile 1841 e nel maggio 1843. Nella prima, datata 18 dicembre 1843, il parroco ricorda al Sovrano che, grazie all’esposto a lui inviato l’anno precedente (1842), ebbe dalla Cassa del Monte di Riscatto “Lire nuove duecento”, e che lo stipendio di cui gode dalla “Mitra” (Curia) di Tempio, di “scudi sardi cinquanta” non è “idoneo a procurargli la necessaria sussistenza ed indumenti, tanto più dovendo da questi sottrarne trenta per il viceparroco (che dal 1831 è don Michele Mamia Addis, ndc) e sei per l’Ecclesiastico Donativo”. Don Antonio Addis afferma quindi che “a lungo giro di anni è stato costretto a soffrire, come soffre, la massima strettezza, non potendo calcolare sui proventi di stola in Paese ove da molti anni languisce il commercio, unica risorsa di questi popolani, né sui prodotti di questo cumulo di scogli, ove il contadino è impossibilitato a sperare vantaggiosa raccolta, … massime non si paga Decima d’alcun genere”. Dopo aver fatto riferimento “all’immortale gloria” che ebbe nel maggio di quell’anno “d’ inchinarsi profondamente alla preziosa vista di Vostra Maestà, offrendole con l’aspersorio l’acqua benedetta, entrando in questa Parrocchiale chiesa e … quindi ordinò l’applicazione della Santa messa …”, il parroco Addis afferma che in quell’occasione “non volle ardire” di disturbarlo con le sue richieste, sperando tuttavia di essere trattato “con lo stesso stipendio di cui gode il Parroco di Capraia” o almeno di “compartirle un’ annua aggiata sovvenzione”.
(1 continua...)
15 aprile 2001
Povero Parroco (2° parte)
Non avendo avuto, evidentemente, risposta positiva alla supplica inviata al Re Carlo Alberto nel dicembre del 1843, con la quale chiedeva, considerate le proprie ristrettezze economiche, che gli venisse concesso “lo stesso stipendio di cui gode il Parroco di Capraia” o comunque che gli venisse accordata “un’ annua aggiata sovvenzione”, il parroco di La Maddalena don Antonio Addis inviò una nuova richiesta, nel settembre del 1844, ed una successiva il 9 ottobre dello stesso anno, con la quale “implorava di venirgli accordata la somma di 300 franchi che la munificenza Sovrana, contemplata la di lui strettezza e deficienza di proventi, l’avea benignamente compartito, in seguito al di lui genuino esposto”. In quest’ultima don Antonio Addis, dopo aver ricordato il misero stipendio di 50 scudi da lui percepito della curia di Tempio (dal quale doveva decurtare 30 scudi per il viceparroco e 6 per il donativo ecclesiastico) e dopo aver ribadito la situazione di grave crisi nella quale si viveva a La Maddalena, sottolineava come “oltre le spese straordinarie che frequentemente gli si affacciano gli riesce indispensabile l’ospitalità ai Sacerdoti e Religiosi che fanno continuamente il tragitto dalla Sardegna al Continente o arrivano dal Continente per recarsi nella Sardegna”. Fino ad allora il parroco “economizzava in modo le di lui finanze che i proventi bastavano a somministrargli la necessaria sussistenza a cui è impossibilitato nel tempo presente”. Le ragioni e le insistenze del povero parroco Addis fecero evidentemente breccia nella sensibilità dei destinatari. Pochi giorni dopo infatti, il Decreto n. 221 del 19 ottobre 1844, della “Prima Divisione Sezione feudi”, inviatogli dal Regio Palazzo di Cagliari, comunicava e disponeva che “per riguardo al corrente anno 1844 abbiamo lasciato le più precise disposizioni all’Ufficio d’Intendenza Provinciale, perché nel bilancio comunale dell’Isola della Maddalena non lasci d’inscriversi la somma di lire nuove trecento, a norma delle Sovrane determinazioni, in favore del Parroco. Per riguardo al 1843 vanno da Noi a provocarsi le benigne disposizioni di Sua Maestà, perché al ricorrente sia rinnovato il sussidio accordatogli nel 1842 (che era stato di lire nuove duecento, ndc) sulla Cassa del Monte di Riscatto”.
(Fine)
1 maggio 2001
Piccoli conti di metà 800
- Nei numeri scorsi di questa rubrica abbiamo conosciuto le “difficoltà di sopravvivenza” del parroco Antonio Addis negli anni 1842, 1843, 1844. La lettura del “Registro di Contabilità affidata al Priore di questa Parrocchiale Chiesa Santa Maria Maddalena” tenuto fin dal 18 luglio 1846 dal nuovo priore Nicolò Susini Ornano (padrone marittimo e proprietario, priore dal 1846 al 1866), succeduto a Giovanni Millelire (priore dal 1831 al 1845), anche lui padrone marittimo, morto improvvisamente, ci offre un piccolo spaccato della vita parrocchiale e maddalenina dell’epoca. Per semplificazione prendiamo in esame due sole annualità: il 1846 ed il 1847, che nel registro si trovano accorpate, tanto per le entrate che per le uscite. Tra le “somme incassate” si leggono:
- “Esatto dalla Vedova Mariangela Millelire (moglie del precedente priore) per le questue fatte in chiesa .. a tutta la presente data (4 agosto 1846): scudi 4, riali 8;
- Dal Sig. Comandante Ramaroni per aver fatto portare dal suo equipaggio la Santa Maria Maddalena in processione franchi 180, pari a scudi 39, riali 4, soldi 2;
- Da Pasquale Polverini ed altri, per aver fatto portare nel dì dell’Ottava la Santa in processione: scudi 5, riali 2;
- Ricevuto per mani del Rev.do Sig. Vicario Addis, per fitto dell’Isuleddu del 1846, che tiene il Sig. Collins: scudi 10; Dallo stesso Sig. Vicario per censo del Gambarella: scudi 9;
- D’elemosine fattesi al Santo Sepolcro: scudi 3;
- Acquistato d’elemosina per portare la Santa in processione (1847) scudi 21, riali 5;
- Ricevuto dal Rev. Sig. Vicario, per fitto dell’Isuleddu per il 1847: scudi 10.
- Per quanto riguarda le “somme spese”, oltre a quelle per candele, oli, incensi, vino,grano e piccole manutenzioni si leggono nel 1846:
- “Al fabbro Giuseppe Alibertini in acconto del lavoro fatto alla Chiesa .. : scudi 10, riali 4;
- Pagato a Salvatore Pittaluga per residuo salario che spettava in qualità di sacrista: scudi 2;
- Pagato al sacrista Domenico Deaddis per salario 1846: scudi 4.
- Per quanto riguarda il 1847 si legge: Trasporto per i quadri della Via Crucis: soldi 4;
- Dogana di quadri della Via Crucis: scudi 2, riali 3, soldi 3, danari 2;
- Rimborso al Sig. Vicario per accomodare l’organo: riali 5”.
- Tra le altre uscite, particolari o curiose, si possono menzionare:
- 3 reali per “il ramanajo, per 6 vetri messi a 3 fanali;
- una stagnara nuova per porre l’olio pella lampada del SS.mo”. Soldi 4 dati “alla Bellezza per sapone per aver fatto lavare il Baldacchino”.
- Soldi 2 e 2 reali a “a Cicca Zinoglio per metri 5 ½ tela cotone.
- Reali 4 “dati a Maria Giuseppa per fattura di Canestreddi”.
- Soldi 2 e denari 6 “dati a ragazzi Polverini e Morelli per frasche”.
- Reali 3 a “Sig. Piluzzo per n. 16 matasse spago”.
- Reali 5 “a Matteo Culiolo per n. 10 quinternetti di carta”.
- Reali 1, 3 soldi e 9 denari al “Postiere Spanu per 100 stacchetti d’ottone”.
- Come risulta dallo stesso registro, nel biennio 1846-47, le “somme incassate” risultavano, secondo il particolare metodo di calcolo dell’epoca, pari a “scudi 104, riali 5, soldi 2, denari 0”; mentre le “somme spese” ammontavano a “scudi 99, riali 4, soldi 4, denari 3”.
-
15 maggio 2001
Il dono di Porcile
L’acqua è stata da sempre un liquido prezioso per gli isolani, anche in tempi nei quali il fabbisogno pro capite era assai inferiore, per esigenze e mentalità, a quello attuale. Prima del 1937, anno in cui fu realizzata la grande diga di Mongiardino, l’approvvigionamento avveniva attraverso sorgenti, pozzi e cisterne. Le prime, assai poche, risultarono da sempre di estrema importanza, in quanto garantivano, a chi le possedeva, magari sotto casa (l’acqua si attingeva e trasportava a mano) meno disagiate condizioni di vita. Ricordato questo, apparirà più chiara l’importanza che ebbe a suo tempo il dono fatto da Vittorio Porcile alla parrocchia di Santa Maria Maddalena: quello di una fonte. La fonte esiste ancora. Si trova in via Ilva, all’altezza dell’incrocio con via colonnello Galliano, inglobata nel palazzo di fronte al tabacchino Sarrais, tra il magazzino dello stesso e la bottega del calzolaio Fancellu, chiusa da uno sportello di ferro recante la scritta “Pozzo chiesa S.M.M.,”. Don Vittorio Porcile dei Conti di Sant’Antioco, nato a Carloforte, risiedette alla fine del settecento, per alcuni anni, a La Maddalena, dove evidentemente ebbe casa e proprietà. Comandante di diverse navi della Regia Marina Sarda, ebbe “ una serie continua di combattimenti e di vittorie, illustratosi specialmente nel combattimento di Malfatano contro i barbareschi (28 luglio 1811) e giunse ai sommi gradi nella Marina Sarda” (Aristide Garelli: L’isola della Maddalena, documenti ed appunti storici, 1907). A La Maddalena lo ricordiamo, tra l’altro, quale comandante della mezza-galera “Santa Barbara”, nel respingere l’attacco francese alla Punta Tegge, durante i fatti d’arme del 1793. Il dono della fonte alla parrocchia di Santa Maria Maddalena avvenne con lettera del 14 febbraio 1809, da lui sottoscritta, indirizzata al parroco Giovanni Battista Biancareddu, ed inviata dal Porcile da Carloforte, dove allora ormai risiedeva. “La fonte di cui V.S. molto Rev.da mi parla – scrive il comandante Porcile - sin dal principio che vi posi mano ad erigerla, la destinai per farne un dono alla Chiesa di Santa Maria Maddalena, giacchè per sorte si ritrovi la sorgente dietro alla chiesa stessa, non avendovi avuto parte nessuno di quei popolatori, non che nessuno diritto sopra di essa. Intendo dunque con questo presente foglio – dichiara Vittorio Porcile – che il Priore della Chiesa se ne impossessi e V. S. Ill.ma m.to Rev.da ne prenda ogni impegno per farla rispettare nei suoi diritti, intendendo anche che questa lettera abbia forza e vigore come se fosse un istrumento fatto da pubblico Notaio e che V. S. Ill.ma al ricevimento si compiaccia notificarlo o farlo notificare a quel Consiglio comunitativo ed a chi spetta”. In cambio del dono, il comandante Vittorio Porcile chiedeva “l’annuo canone” di “una Messa in mia memoria ogni anno”.