Storia della Parrocchia
Storia della Parrocchia
a cura di Claudio Ronchi
Archivio - Anno 2001 -

1 giugno 2001
2 giugno 1882: è mortu u Generali
Domenico Culiolo, notaio nell’Arcipelago nei primi decenni del novecento, scrisse nel 1896, sul giornale ‘Progredendo’ un articolo su Garibaldi. È un pezzo importante perché, tra l’altro, delinea il rapporto tra l’Eroe, notoriamente anticlericale, e il parroco dell’epoca don Michele Mamia Addis. “Spesse fiate – scrive Culiolo di Garibaldi - fece partecipi del suo modesto desco degli isolani e più volte il parroco cavalier Mamia Addis, di sentimenti liberalissimi. Un giorno l’invito cadeva nella vigilia del Corpus Domini. Oggi è vigilia, disse il Generale sedendo. Rispose franco il reverendo Mamia: ma io dico non convenga badare a quel che entra più tosto a quel che esce di bocca. No, no continuò pronto l’Eroe che intese il latino; oggi è vigilia anche per me. Ed il pranzo consistette in un minestrone alla genovese ed in un bollito di pesci”. Nativo di Aggius, il parroco Michele Mamia Addis aveva rischiato la scomunica quando, nel 1862, aveva sottoscritto insieme al vicario capitolare di Tempio Tomaso Mazzetto e ad altri 50 sacerdoti della diocesi, una supplica a papa Pio IX affinché rinunziasse al potere temporale, consentendo così l’unificazione italiana. La scelta di Mamia dovette essere importante nel rapporto personale con Garibaldi tanto che pare che quest’ultimo, deputato del Regno d’Italia, gli fece conferire nel 1866 il titolo di Cavaliere ed anche una pensione. Sicuramente Garibaldi non mise mai piede nella chiesa di Santa Maria Maddalena; è probabile tuttavia che incontrando don Mamia per le vie di La Maddalena, dove spesso il nizzardo si recava per compere o per altri motivi, si siano soffermati a parlare. Quel che a don Mamia riuscì in punto di morte col Maggior Leggero (gli somministrò i Sacramenti; si veda Il Vento n. 27 del 15.3.2001) non riuscì con Garibaldi. Il 2 giugno 1882 don Mamia non era a Caprera, pronto ad un eventuale intervento in extremis, sebbene il Generale fosse da tempo malato. Si racconta invece che il parroco fosse impegnato nei festeggiamenti di Sant’Erasmo (esisteva all’epoca una confraternita ed un altare dedicato al Santo). Mentre la processione, con il Santo in testa, procedeva sul lungomare (l’attuale via Amendola) dirigendosi verso Cala Gavetta, un uomo si accostò al pro parroco Antonio Vico sussurrandogli all’orecchio: è mortu u Generali. Vico comunicò la notizia a don Mamia il quale, dopo un attimo di esitazione, e mentre la notizia si diffondeva rapidamente tra i fedeli, deviò la processione rispetto al tragitto previsto, facendola rientrare anticipatamente in chiesa. Non sappiamo se Mamia si recò a Caprera per assistere, assieme a migliaia di persone giunte da tutta Italia, ai funerali civili di Garibaldi. Certo è che nessuna annotazione è riportata nel Registro parrocchiale dei morti. Sicuramente Mamia dovette annotarla nel Cronicon (diario della parrocchia), ma di questo importante documento s’è persa purtroppo traccia.
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15 giugno 2001
Don Mamia Addis
Che don Michele Mamia Addis abbia dato l’estrema unzione al Maggior Leggero, che fosse amico di Garibaldi e che tifasse per l’unificazione italiana è stato già scritto in questa rubrica. Un particolare poco conosciuto è quello secondo il quale “dalla due orecchie pendessero due cerchietti (pendini)”. Tale usanza era abbastanza normale all’epoca, anche se non sappiamo quanto potesse esserlo per un prete; il particolare quindi lo prendiamo con prudenza. Don Mamia era “piccolo di statura, piuttosto grassoccio e calvo. Era sempre sorridente, severo ma buono con tutti ed in specie con i poveri per i quali, diceva, grava maggiormente il peso della società umana. Egli, spesso, sentenziava, che i falli delle donne, dei fanciulli e degli ignoranti sono sempre colpa dei mariti, dei padri e dei dotti. Caritatevole sempre, da buon sacerdote, spesso si privava del necessario per farne delle elemosine”. (La Maddalena tra storia, leggenda, personaggi illustri e cronaca – di Giovanni Presutti e Mario D’Oriano). Nato ad Aggius nel 1804, don Michele Mamia Addis giunse a La Maddalena nel 1831, in qualità di vice parroco di don Antonio Addis. Nel 1841 fu presente alla messa celebrata in parrocchia alla presenza di re Carlo Alberto. Divenne parroco 10 anni dopo, in tempi difficili, di povertà per il paese, e di conseguenza per la stessa parrocchia. Don Mamia rimase a La Maddalena ben 54 anni, 34 dei quali da parroco. Alle difficoltà che dovette incontrare nel ‘gestire’ gli estremismi risorgimentali dovettero aggiungersi quelle legate alla qualificata ed influente presenza inglese-anglicana di quegli anni: da Roberts a Collins da Webber al reverendo Yiermin, giusto per fare qualche nome. Quando don Mamia giunse a La Maddalena questa era un villaggio di mare e vi morì che era ancora un villaggio di mare. Tuttavia nel suo piccolo era già un coacervo di razze e nel suo porto sbarcarono i più disparati personaggi, alcuni dei quali hanno fatto la storia d’Italia. Morì nel 1885 alla rispettabile età di 81 anni. Era quasi cieco e da qualche tempo gli affari della parrocchia erano curati da don Antonio Vico, destinato a succedergli. Non conobbe la presenza massiccia della Marina che se n’era andata con Des Geneys prima che lui arrivasse e ritornò, altrettanto massicciamente, pochi anni dopo la sua morte. Nel frattempo si era però sviluppata la storia del risorgimento italiano e lui molti episodi li potè sentir raccontare, a Caprera, dal più popolare protagonista.
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1 luglio 2001
L’altare di Sant’Erasmo
Nella chiesa parrocchiale, la cappella di Sant’Erasmo (vescovo e martire, patrono dei marinai) è l’ultima a sinistra (la prima alla destra dell’altare maggiore) dove cantano i cori di Santa Cecilia, San Giovanni Bosco e quello diretto da Giuseppe Deligia. Simmetrica rispetto alla cappella di San Giorgio ne riprende, sebbene in tono minore, lo stile, con le due colonne che, in tempi andati, erano nere ad effetto marmo, simili a quelle (di marmo) volute dal Des Geneys nella cappella di San Giorgio. La storia di questa cappella è legata alla Confraternita di sant’Erasmo, costituita a La Maddalena nel 1802 da 11 marittimi, Confraternita che celebrava la festa del proprio Santo protettore il 2 giugno con messa e processione. Terminata l’attuale chiesa, almeno nelle sue linee essenziali dopo il 1819, la confraternita ebbe affidata in una data imprecisata la cappella (così come altre furono affidate, anche non senza polemiche ad altre associazioni o privati) nella quale venne costruito un altare di mattoni e calce, con tabernacolo in marmo avente la porticina raffigurante Santa Maria Maddalena, le colonne e la cornice che lo sormonta. Attorno al 1835 la Confraternita fece acquisto di un ampio appezzamento di terreno nelle campagne di Cava Francese. Nel 1838 venne acquistata la bella statua di legno del Santo e nel 1840 la Confraternita donava alla chiesa una campana e l’orologio. Fu nel 1854 che, in seguito a divisioni interne, la confraternita si sciolse ed il priore depose la cassa della stessa nelle mani del parroco Michele Mamia Addis. I debiti della Confraternita vennero rilevati dal padrone marittimo Pasquale Volpe che fino al 1895 organizzò la festa del Santo e ne curò la cappella. Nel 1898, l’amministratore Tomaso Volpe, in seguito alla richiesta fatta dal Comune di La Maddalena di ottemperare alla manutenzione della cappella, fece atto di rinuncia. La Confraternita rimase tuttavia in possesso della cappella e degli altri beni fino al 1950 quando Geromina Volpe, dopo la morte di tutti gli eredi, lasciò per testamento i beni della Confraternita al parroco pro-tempore Salvatore Capula. Il terreno detto di “Sant’Erasmo” (a Cava Francese) è tutt’ora di proprietà della parrocchia. L’altare (la cappella, secondo un inventario del 1944 conteneva: “Statua di Sant’Erasmo in legno chiusa in vetrina, busto della Madonna di Loreto in cartone, palme in legno con effige, candelieri in legno molto usati e Crocifisso, cartegloria, Pietra sacra, armonium”), venne demolito nel corso dei lavori di ampliamento e ristrutturazione degli anni ’50. Il tabernacolo fu trasferito nella chiesetta della SS. Trinità dove tutt’ora si trova.
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15 luglio 2001
Disputa col Consiglio Comunale (prima parte)
La chiesa di Santa Maria Maddalena, probabilmente fin dal suo sorgere, ebbe un amministratore laico chiamato Economo o Priore il quale, oltre a gestire il piccolo patrimonio della chiesa, si occupava della manutenzione dell'edificio e delle spese per il culto. Dal 1831 al 1845 fu priore Giovanni Battista Millelire (padrone marittimo) e, dopo la breve parentesi di Giovanni Millelire, dal 1846 al 1867 fu priore Nicolò Susini Ornano (anche lui padrone marittimo). Nel 1867 avvenne l'istituzione della Commissione di Fabbriceria, organo collegiale in sostituzione del priorato, del quale aveva le attribuzioni. Membri della Fabbriceria della Chiesa Parrocchiale di Santa Maria Maddalena furono nominati: il sindaco Pasquale Volpe, il vicario cav. Michele Mamia Addis, Francesco Millelire, Luigi Alibertini, Giulio Zonza e Nicolò Susini Ornano (già priore). In data 30 aprile 1867 ci fu il "verbale di consegna dei pegni (che peraltro diede adito ad alcune richieste di chiarimenti) fatta dall'ex Econimo Susini Ornano Cav. Nicolò ai sotto membri di Fabbriceria di questa Parrocchiale Chiesa". La nomina e l'attività dei membri della Fabbriceria, sia per l'acceso anticlericalismo dell'epoca che per questioni più particolari (Nicolò Susini Ornano da priore fu declassato a membro della Fabbriceria) diedero vita a roventi polemiche con il Consiglio Comunale di La Maddalena. Nel 1869 il Consiglio, nel quale erano presenti numerosi liberali e massoni, aveva come sindaco Pasquale Volpe, cattolico, capo Fabbricere e Priore della Confraternita di Sant'Erasmo (costituita nel 1802 da una decina di marittimi). Gli altri membri del Consiglio Comunale erano: Bargone Pasquale, Bargone Antonio, Biaggi Vincenzo, Cogliolo Salvatore, Cuneo Giuseppe, Garibaldi Menotti, Gusmaroli Luigi, Dadea Quirino, Ferracciolo Giulio, Origoni Giacomo, Semeria Domenico, Serra Santo, Susini Francesco, Susini Nicolò. Il 23 maggio 1869 il Consiglio Comunale si riunì (assente, tra gli altri, il sindaco Pasquale Volpe, e presieduto dal consigliere anziano Santo Serra, facente funzioni di sindaco) per discutere “il ricorso” presentato dal consigliere Francesco Susini, concernente la reintegrazione del Comune "nelle proprie attribuzioni, lese nella parte massima che riguarda la sorveglianza che sopraintende alla Chiesa Parrocchiale". Secondo il consigliere Susini la Commissione di Fabbriceria allora esistente, in quanto nominata "contro ogni disposizione delle vigenti leggi" era da considerarsi “illegale” e pertanto il Consiglio Comunale l’avrebbe dovuta “atterrare, e dare la sorveglianza della Chiesa a chi spetta secondo i canoni ecclesiastici, combinandoli colla vigente legislazione”. Il consigliere Susini chiedeva pertanto che venisse annullata la nomina e che il Consiglio si riappropriasse delle prerogative attribuitegli dalla legge. In buona sostanza denunciava e rimproverava al sindaco Volpe di essersi appropriato dei poteri del Consiglio Comunale, decidendo insieme al parroco Mamia Addis, i nomi dei Fabbriceri. (Continua...)
(continua...1)
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