Storia della Parrocchia
Storia della Parrocchia
a cura di Claudio Ronchi
Archivio - Anno 2001 -

1 agosto 2001
Disputa col Consiglio Comunale (seconda parte)
Il Consiglio Comunale accolse le richieste del consigliere Francesco Susini. Con ‘Atto Consolare n. 7 del 23 maggio 1869’, considerato come “la Fabbriceria riguardi gl'interessi di tutti i comunisti di Maddalena, che il Consiglio Comunale sia il solo che rappresenti tutti gl'abitanti dell'Isola e che questo è investito del diritto di trattare e conoscere di tutti gli interessi inerenti e quindi di quelli della Parrocchia in che concerne la Fabbriceria ...” Considerato che “un tal principio va poggiato dagl'art. 82 ed 83 della legge Comunale 20 Marzo 1865, allegato A in forza dei quali è stabilito espressamente che tutte le istituzioni fatte a pro della generalità degli stessi abitanti, e che gli interessi dei medesimi, quando questi ne sostengano le spese, dipendano dal Consiglio Comunale, se massime la Parrocchia non abbia mezzi sufficienti per tutto e il Consiglio Comunale debba supplire del proprio... Considerato che il prefato art. 83 sottopone all'esame del Consiglio il Bilancio ed il Conto dell'Amministrazione Parrocchiale … e che a lui solo compete di nominare Commissioni o proporre Commissari come meglio crede, e non al Sindaco, né alla Giunta, né tampoco ad alcuna altra autorità. Considerato che la legge sulle Commissioni di Fabbriceria non fu giammai estesa alla Sardegna, e che ora la è abrogata in tutto lo Stato Italiano, in forza della prefata legge 20 Marzo 1865 la quale ne retribuisce ogni diritto al Consiglio Comunale, di cui il Sindaco, soprattutto nel facti specie è semplicemente esecutore. Considerato che le Superiori Autorità, ecclesiastiche ed Amministrative, hanno il solo diritto di rendere esecutorie in materia affetti l'Amministrazione Parrocchiale, tutte le proposte del Consiglio, e che quando le medesime diedero una Commissione di Fabbriceria alla Parrocchia di Maddalena, infransero ogni disposizione analoga delle vigenti leggi, e manifestamente si arbitrarono, inconsulta la rappresentanza Comunale di atterrare la vigente consuetudine che avea forza di legge, di essere costantemente preposto a detta Parrocchia un PRIORE: per tali motivi DELIBERA AD UNANIMITÀ DI VOTI, di non riconfermare come legale la surrogata Commissione di Fabbriceria, arbitrariamente formata, ed intrusa contro il disposto degli articoli 82 ed 83 della legge 20 Marzo 1865 ed a fronte della vigente consuetudine che, come avente forza di legge dovea rispettarsi, la quale fino dall'impianto di questa Parrocchia, favoriva costantemente il PRIORATO, epperciò invariabilmente stabilisce di restiture le cose al primiero stato, ed implora vivamente il valevole braccio del Superiore Governo perché siano rispettati i diritti del sedente Consiglio Comunale nell'intendimento di farsi osservare le leggi e le locali consuetudini. Firmato: il facente funzioni di sindaco, assessore anziano Santo Serra; il consigliere anziano Susini Nicolò; il Segretario Comunale Giovanni Vincenzo Ortu.
(Continua...2)
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15 agosto 2001
Disputa col Consiglio Comunale (terza parte)
L’atto consolare n. 7 del 23 maggio 1869 del Consiglio Comunale di La Maddalena, con il quale si disponava la soppressione della Fabbriceria della Parrocchia di Santa Maria Maddalena, venne dichiarato sospeso, in data 14 giugno, dalla Sotto Prefettura di Tempio. Su di essa si pronunciò, in data 18 giugno 1869 con Decreto n.76, il Prefetto della Provincia di Sassari, il quale ne decretò l'annullamento. L'interpretazione degli articoli 82 ed 83 della legge 20 marzo 1865 fatta dal Prefetto di Sassari fu assai meno estensiva di quella del Consiglio Comunale maddalenino. Ritenne infatti il Prefetto che dal contesto dei citati articoli "emerga chiaro che la competenza dei Municipi limitasi unicamente a sorvegliare ed esaminare i Bilanci ad i conti delle Amministrazioni della Chiesa Parrocchiali, semprecchè dessa riceva sussidi dal Comune, e giammai potrà estendersi all'amministrazione dei beni della Parrocchia i quali sono Amministrati dal Parroco, che potrà farsi coadiuvare da un Consiglio di Fabbriceria. Attesochè non dipende codesto Consiglio di Fabbriceria minimamente dal Consiglio Comunale come non vi si dipendono i beni che Amministrano, quello di Maddalena, mal si arrogò di sopprimere la Fabbriceria ivi esistente e nelle debite forme installata, con sostituirvi un suo prevosto. Ritenuto quindi che ciò facendo ha ecceduto le proprie attribuzioni in guisachè la presente Deliberazione è di piena diritto nulla". Firmato il Prefetto Sazia. Quella Commissione di Fabbriceria, la cui nomina ed attività diede adito a tante polemiche, continuò così ad operare. Il 29 luglio 1880 il vescovo Filippo Campus, presente a La Maddalena per la sua terza visita pastorale, approvò il nuovo elenco dei membri della Fabbriceria sottopostogli dal parroco Mamia e così composto: Canonico Michele Mamia Addis, Volpe Pasquale, Zicavo Giovanni, Millelire Giovanni, Rivano Vittorio, Bargone Antonio, Zonza Marco Mario, Millelire Battista detto Mambrino.
(...Fine)
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15 settembre 2001
Il parroco Mossa (prima parte)
La documentazione gentilmente fornitaci in copia dallo studioso Salvatore Sanna, da lui “scovata” nell’Archivio di Stato di Cagliari, tra i dispacci viceregi indirizzati alla Segreteria per gli affari di guerra e marina presso Sua Maestà in Torino, ci fornisce alcune notizie sul parroco Giacomo Mossa e sui primi decenni di storia maddalenina. Succeduto nel 1773 a Virgilio Mannu, fu parroco (o proparroco come sino al 1785 si qualificò) fino al 1799, cioè per ben 26 anni. Furono anni importanti per la giovane comunità isolana, da poco annessa allo Stato sabaudo, anni che videro la popolazione passare dagli originari 185 abitanti del 1767 agli oltre 800 della fine del secolo, che videro consolidarsi la guarnigione militare, la costruzione di alcuni fortini, il progressivo spostamento della popolazione sul mare, l’istituzione del Consiglio Comunitativo, la costruzione della nuova chiesa parrocchiale a Cala Gavetta dopo quella costruita sul Colle Piano (attuale SS.Trinità), il tentativo di occupazione da parte delle truppe rivoluzionarie franco-corse, la progressiva trasformazione da una economia agro-pastorale ad una fondata sui proventi della navigazione, sulla pesca e sul servizio sulle Regie navi. Non sappiamo quanti anni avesse Giacomo Mossa quando giunse a La Maddalena, né di dove fosse originario. Probabilmente era di età matura se appena dopo 16 anni di presenza nell’Isola, come vedremo nella documentazione del 1789 (fornitaci da Sanna) viene definito “di età avanzata” e nel 1793, dopo i vittoriosi combattimenti contro i franco-corsi, combattimenti ai quali egli “assistette, incoraggiando i difensori”, viene considerato come “vecchio cappellano Mossa”. Certo è comunque che fu lui a dover prendere atto dell’esigenza di dover celebrar Messa, non solo nella chiesa parrocchiale del Colle Piano dove ormai risiedevano pochi abitanti ma anche “sulla marina, in casa di Monsiù De Nobili” (Aristide Garelli: L’isola della Maddalena. 1907), in una piccola stanza, capace di contenere solo una parte dei fedeli. Fu lui, dopo il 1780, a celebrar Messa nella nuova chiesa progettata dal capitano ingegner Cochis e costruita nei pressi di Cala Gavetta, più o meno dove sorge l’attuale. Fu lui, evidentemente, a chiedere ed ottenere nel 1793 dal vescovo, considerato l’ormai l’importanza assunta dalla nuova chiesa al mare, la “promozione” di questa a parrocchiale con titolo di Santa Maria Maddalena ed il “declassamento” della prima sul Colle a chiesa rinominata della “SS.Trinità”. Fu probabilmente il parroco Mossa, nel febbraio del 1793, a raccogliere, sul famoso drappo dipinto a mano, il giuramento di difesa dei capi famiglia isolani contro l’assalto franco-corso. A parte i “grandi eventi” della storia isolana, da un esame dei Registri parrocchiali di battesimo si ricava come Giacomo Mossa fu regolarmente presente a La Maddalena sino al 1783, tranne per un brevissimo periodo nel 1774 quando, in sua assenza, un battesimo viene amministrato dal “sacerdote Miche Pisano” che così sottoscrive l’atto. Dal settembre 1783, sui registri parrocchiali di battesimo, di tanto in tanto troviamo altre firme di sacerdoti (spesso di cappellani imbarcati sulle Regie navi) che lo sostituiscono perché assente o perché il battesimo viene amministrato a figli di militari della guarnigione.
(continua...1)
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1 ottobre 2001
Il parroco Mossa (seconda parte)
In tutti i casi viene specificato che il battesimo viene amministrato “cum permissione” oppure “ex consensu” del parroco Giacomo Mossa. Così, in sua assenza, nei mesi di settembre ed ottobre 1783, troviamo le firme di frà Antonio Maria à Castro Sardo, cappuccino, sacerdote degli ordini minori; tra ottobre e novembre 1785 troviamo le firme di Ludovico Carta, “ex civitate Calari”, cappellano, imbarcato sulla regia mezza galera “Beata Margherita”; nel giugno 1787 troviamo presente padre Giuseppe Agostino Ugas, cappellano sulla mezza galera “Santa Barbara”; tra marzo ed ottobre 1789 rileviamo invece le firme di Pietro Raimondo Doro, “calaritanus”, nuovo cappellano sulla “Santa Barbara”. E’ nell’aprile (24) del 1789 che, tra i dispacci viceregi indirizzati alla Corte di Torino risulta esserci “Una supplica del Cappellano dell’Isola di La Maddalena Sacerdote Giacomo Mossa, il quale servendo da 16 anni quella popolazione e trovandosi in età avanzata e soggetto ad acciacchi chiede la sua giubilazione. Egli gode di un trattamento di £. 300 di Piemonte sulla Regia Cassa oltre ad una razione di pane ed oltre alle £. 400 di pensione ecclesiastica assegnata sulla Mitra di Ampurias non alla di lui persona, ma al Cappellano pro tempore di detta Isola, ed implora quei benigni riguardi che piacerà a S.M. di accordargli al fine di poter onestamente sussistere sul finire dei suoi giorni. Lo spazio di soli 16 anni di servizio non sarebbe un forte titolo per lui ad aspirare ad un conveniente riposo, ma il soggiorno per un simile tempo tra una nascente popolazione, ed in luogo per così dire, deserto, ristretto, ed isolato sembra che gli suffraghi a poter meritare la Regia grazia. Egli con tal riposo verrebbe a perdere le £. 400 di cui vorrà godere il successore. Questi sul principio del suo impiego, e pendente la vita del Mossa, potrebbe contentarsi di tal pensione ecclesiastica, oltre una razione di pane, nel qual caso non verrebbe ad aggravarsi di troppo la Regia Cassa”. Non siamo in grado di stabilire con certezza il ‘livello’ del trattamento economico del parroco Mossa (beneficiario di un doppio compenso, da Regio cappellano e da parroco), soprattutto in riferimento al ‘potere d’acquisto’ del denaro del tempo. C’è tuttavia da ritenere che non doveva essere modesto se, come è affermato nel dispaccio, il parroco Mossa, pur di andare in pensione, sarebbe stato disposto a rinunciare (tra quello ‘governativo’ e quello ‘diocesano’) ad oltre la metà dei suoi introiti. D’altra parte, e qui un confronto ci pare attendibile, appena 4 anni dopo, per i fatti d’arme del 1793, al nocchiere Domenico Millelire fu accordato dal Re, oltre alla medaglia d’oro, anche “il trattenimento di £ 300” e al fratello Agostino furono “accordate £ 200 annue”. Comunque sia in un nuovo dispaccio viceregio indirizzato alla Segreteria per gli affari di guerra e marina presso Sua Maestà in Torino, datato 13 giugno 1789, così si afferma: “Ho scritto al Sig. Comandante delle Isola Intermedie che ove il Sacerdote da lui suggerito per succedere dell’attuale Cappellano Giacomo Mossa abbia i necessari requisiti, e voglia contentarsi di rimanere come aggiunto in sollievo del detto Cappellano con l’annuo assegnamento di £. 300 di Piemonte ed una razione di pane, me lo accenni, mentre io ve lo stabilirò, siccome mi riservo di fare, o di lui, o di altro Sacerdote, che aspiri alla sovravivenza di detto Cappellano a seconda del regio permesso da Sua Maestà compartitomi, il che non vi è dubbio, che non ecciterà anche la dovuta riconoscenza degli Isolani della Maddalena per vantaggio che loro si va a procurare di aver l’assistenza di due Ecclesiastici”.
(continua...2)
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