Storia della Parrocchia
Storia della Parrocchia
a cura di Claudio Ronchi
Archivio - Anno 2001 -

15 novembre 2001
Ancora sul parroco Mossa (seconda parte)
Una volta destituito, il Gallone presentò al Consiglio Comunitativo il “libro di sua gestione”, giudicato “corretto” dallo stesso Consiglio, contrariamente – evidentemente - alla opinione del parroco il quale, sempre secondo la lettera del Consiglio Comunitativo, alla Chiesa maddalenina “giammai à datto recuperare un lume, nepure una candela per accendersi”. Il Consiglio, ricordato che il pulpito “che oggi in questa Chiesa esiste fatto da sue spese, e dalla sua piettà”, si appella quindi al Viceré, non solo per la reintegrazione del Gallone, ma anche per il riconoscimento del proprio diritto alla nomina dell’ammini-stratore. Il documento, datato 12 ottobre 1797, reca “il segno di croce” del sindaco Battista Millelire e dei consiglieri Giò Battista Pittaluga, Matteo Coltolo e Michele Costantino. Porta invece la firma di Chirigo Zonza, consigliere, unico “letterato”del Consiglio. Alla lettera non fece seguito alcun provvedimento. In calce alla stessa è infatti annotato, a firma del Viceré Marchese Filippo Vivalda, con data Cagliari 10 novembre 1797, che “Avendo già provveduto Monsignore Vescovo d’Ampurias colla reintegrazione del predetto Galloni all’ufficio di cui si tratta, non si fa luogo ad alcuna provvidenza”. Dell’episodio descritto conosciamo solamente la versione – di parte, critica e polemica - del Consiglio Comunitativo isolano. Sarebbe interessante conoscere anche quella del parroco Mossa, per avere un quadro completo, di riequilibrio, della vicenda. Anche se la reintegrazione del Gallone, decretata pochi mesi dopo dal vescovo di Ampurias e Civita mons. Antonio Arras Minutili, contro il provvedimento del parroco, lascia intendere non poco sulla vicenda. Don Giacomo Mossa, parroco di Santa Maria Maddalena dal 1773 e Regio Cappellano militare, già dal 1789 aveva chiesto la propria “giubila-zione” (vedasi IL VENTO, numeri 39 - 40- 41), ma solo alla fine di settembre del 1799 (due anni dopo la vicenda narrata) lasciò La Maddalena rientrando a Calangianus, suo paese natale, dove morì l’11 ottobre dello stesso anno, all’età di 65 anni (come risulta nell’archivio parrocchiale di Calangianus). Del Mossa si sa che pochi mesi prima, in data 4 luglio 1799, con testamento, delegava il fratello a ritirare i frutti dei suoi possedimenti per pagare le spese per “le scuole pubbliche cioè la scoletta, la scuola mista dei rudimenti fino alla sintassi e quella di umanità e retorica” (1), scuola che fu istituita a Calangianus, e che funzionò per alcuni anni all’inizio dell’ottocento.
(Fine)
(1) Scano E. - Storia dell’educazione e degli istituti educativi in Sardegna, Tip. dell’Unione Sarda, Cagliari, 1894.
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1 Dicembre 2001
Sepolture isolane
Se mons. Salvatore Capula, deceduto a novantasei anni il 23 luglio del 2000, fosse stato seppellito a La Maddalena piuttosto che a Castelsardo, suo paese natale, avrebbe continuato una tradizione, lunga quasi centocinquanta’anni, secondo la quale i parroci di La Maddalena trovano sepoltura nella stessa terra che li ha visti a capo della comunità cristiana isolana. Ma andiamo con ordine. I primi due cappellani, don Michele Demontis e il canonico Vigilio Mannu, non rimasero ciascuno che pochi mesi. Fu l’omonimo Virgilio Mannu, cugino del primo, ad essere invece nominato primo parroco nel 1768, rimanendo a La Maddalena per quattro anni (fu lui a celebrare la prima Messa nella chiesa costruita sul “Collo Piano”, attuale Trinita) e andò via nel 1773, in seguito a forti contrasti con un ufficiale sabaudo (il fatto è contenuto nel libro di Salvatore Sanna, di prossima pubblicazione, sui primi 25 anni di storia isolana). Il suo successore, don Giacomo Mossa (parroco nei drammatici giorni del tentativo di invasione franco-corsa), rimase per ben 26 anni. Volle tuttavia morire a Calangianus, suo paese natale (andò via da La Maddalena alla fine di settembre 1799 e morì, all’età di 65 anni, l’11 ottobre dello stesso anno) e lì è sepolto. A Mossa subentrò il tempiese dottor Antonio Biancareddu (dal 1799 al 1808), parroco all’epoca della presenza di Nelson, il quale rimase nell’Arcipelago per nove anni, alla cui partenza subentrò un altro Biancareddu, il dottor Giovanni Battista, parroco negli anni nei quali fu iniziata, “auspice” il barone Des Geneys, l’attuale chiesa. G.B. Biancareddu fu trasferito da La Maddalena nel 1824. Da quell’anno fino al 1832 si alternarono, per brevi periodi, tre parroci: Luca Ferrandico (1824-1829), frà Clemente Pischedda, (1829-1830) e il curato Sebastiano Balistreri (1830-1832). Quest’ultimo fu sostituito dal cinquantenne di Aggius don Antonio Addis, il quale diresse la parrocchia maddalenina (anni grami e difficili, che videro la visita nell’Isola del re Carlo Alberto di Savoia Carignano) per vent’anni. Don Antonio Addis Piga morì all’età di settant’anni, il 6 febbraio 1852 e fu sepolto nel Cimitero (vecchio) di La Maddalena. Il suo successore, anche lui di Aggius, don Michele Mamia Addis, presente a La Maddalena fin dal 1831 come vice parroco, parroco dal 1855 al 1885 (di tendenze prudentemente “liberali” ed amico di Garibaldi), morì a La Maddalena il 13 febbraio 1885, e fu anche lui sepolto nel cimitero (vecchio) maddalenino. Nuovo parroco (dal 1885 al 1933) fu così nominato don Antonio Vico (poi canonico) nativo di Calangianus, il quale diresse la parrocchia isolana per quasi cinquant’anni (gli anni della istituzione della piazzaforte militare, della quintuplicazione repentina della popolazione, della prima guerra mondiale e del fascismo). Morì a settantanove anni, in via Ilva 1 a La Maddalena e qui fu sepolto, nel Cimitero (nuovo). Anche don Giuseppe Riva, unico parroco maddalenino (parroco di Moneta per 33 anni), morto all’età di 75 anni nel 1996, è sepolto nel Cimitero isolano.
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15 Dicembre 2001
Il contratto dell’organista
Una convenzione (fornitaci in copia dal collezionista Francesco Sanna) stipulata tra il Consiglio Delegato di La Maddalena (composto dal sindaco Leonardo Bargone ed i consiglieri Nicolò Susini e Giulio Ferracciolo) e l’organista Nunzio Rocca conferma, come già evidenziato in passato, il ruolo attivo del Comune, specialmente dal punto di vista economico, nella vita parrocchiale. La “capitolazione” redatta e sottoscritta dalle parti in data 13 luglio 1856 stabiliva infatti che “l’attuale organista Rocca Nunzio si obbliga a suonare l’organo nella Chiesa Parrocchiale in tutti i giorni festivi, compresa la festa titolare (S. Maria Maddalena n.d.c), purché gli venga assegnata l’annua somma di Lire nuove sessanta, pagabili a semestre maturato; e che la relativa capitolazione sia duratura per un triennio, meno che per parte dei contraenti sorgano motivi plausibili in contrario, decidibili dal Signor Intendente di Provincia” L’atto fu approvato dall’Intendente provinciale di Tempio R.Orrù, in data 26 agosto 1856.
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