1 Marzo 2002
Via i Santi dalle " Vie "
All’epoca dovette suscitare non poche perplessità e polemiche, e naturalmente, il disappunto del parroco Antonio Vico. A cavallo tra Ottocento e Novecento, in pieno clima liberale e anticlericale il Comune di La Maddalena procedette alla nuova denominazione di alcune vie. Fu così che, ad esempio, via Santa Maria Maddalena divenne via Ilva; via del Rosario divenne via Raffaello Sanzio; via San Vittorio divenne via Cairoli; via Monte Sinai divenne via Galileo Galilei; via sant’Andrea divennero piazza Verdi e piazza Toselli, via Sant’Erasmo divenne via Vincenzo Sulis; via San Luca divenne via Bixio; via San Pietro divenne via Ferruccio; via Sant’Ambrogio divenne via Pietro Micca; via Sant’Agostino divenne via Castelfidardo. È vero che all’epoca anche altre vie cambiarono denominazione. Ad esempio, via Umberto divenne via Regina Margherita; via Grande divenne via Vittorio Emanuele e piazza Renella via Umberto I, ma è pur vero che di tante via intitolate ai Santi non rimase che piazza Santa Maria Maddalena, precedentemente denominata piazza di Chiesa.
15 Aprile 2002
Storia dell’Azione Cattolica - (1 – continua)
“Rev.mo Sig. Vicario, penso di farle cosa gradita annunziandole che ho deciso di mandarle costì come secondo viceparroco il R.D. Capula, che V.S. già conosce come ottimo figliuolo, istruito e zelante, perché possa prestarle valido aiuto nel coltivare cotesto vasto campo che la Provvidenza ha affidato alle sua cure. Lo mando con l’incarico preciso di sviluppare costì i vari rami dell’Azione Cattolica, specialmente nel ramo maschile e di coltivare la popolazione colla predicazione …”. Questa lettera, datata 6 luglio 1933, e indirizzata al parroco di La Maddalena, canonico Antonio Vico, (La Maddalena nell’assetto organizzativo della chiesa diocesana era costituita in Vicaria, così come Terranova Olbia ed altri) dimostra quanto il vescovo di Ampurias e Tempio mons. Albino Morera (1922-1951), in osservanza delle direttive vaticane, fosse impegnato in quegli anni, in una Diocesi sostanzialmente isolata e refrattaria alle innovazioni (come buona parte della Sardegna), nella diffusione ed organizzazione dell’Azione Cattolica, e quanto, evidentemente, fino a quel momento, questa fosse poco sviluppata a La Maddalena. A partire dal XIX secolo, l’esigenza della Chiesa, complessivamente considerata, di trovare risposte alle profonde trasformazioni politiche e sociali in atto, aveva portato alla nascita, non solo in Italia, di movimenti cattolici laicali, diverse dalle tradizionali forme di aggregazione di laici (pie unioni, confraternite, terz’ordini francescani ecc.), che sostenessero le ragioni della Chiesa e del Cattolicesimo, che offrissero una valida resistenza ai vari movimenti rivoluzionari, socialisti, all’anticlericalismo imperversante, e che dessero risposte spirituali e organizzative alle esigenze di una società di massa che andava sempre più scristianizzandosi. Fu tuttavia papa Pio XI (1922-1939) ad istituzionalizzare l’Azione Cattolica quale massima forma di “partecipazione dei laici all’apostolato gerarchico della Chiesa”, costituendola in forma assolutamente centralizza e iniziando la non facile impresa di organizzarla capillarmente nelle varie parrocchie d’Italia, secondo i rami maschili e femminili. La Maddalena, sin dalla fine dell’Ot-tocento, viveva una situazione diversa rispetto al resto della Gallura, sia per l’esistenza di una cava di granito che aveva portato dal continente centinaia di operai, sia per la presenza della Regia Marina Militare e soprattutto dell’Arse-nale che impiegava un paio di centinaia di maestranze civili. Socialismo, anarchismo, massoneria ed anticlericalismo ne erano il conseguente risvolto, rendendo la cittadina, dal punto di vista economico, sociale, politico, religioso, più simile alle città del nord Italia piuttosto che agli arretrati ed isolati paesi galluresi.
(1 - continua)
1 Maggio 2002
Storia dell’Azione Cattolica - (2 – continua)
La nascita dell’Azione Cattolica a La Maddalena risale al 1922. La data coincide perfettamente con l’elezione al soglio pontificio di Papa Pio XI che ne dispose l’istituzionalizzazione, e con la presa di possesso della diocesi di Ampurias e Tempio del piemontese mons. Albino Morera che nei quasi trent’anni di magistero ne incoraggiò la diffusione capillare. Coincide anche con la “Marcia su Roma” e la presa di possesso del potere in Italia del Fascismo che, in diversi modi e per diverso tempo, contrastò la diffusione della Azione Cattolica. Il parroco Antonio Vico (1885-1933), già quasi settantenne, “aggiunse” anche questa alle associazioni già esistenti nella parrocchia isolana (Confraternita di S.Croce, Confraternita di Sant’Erasmo, Guardie d’onore, Apostolato della Preghiera, Progetti Luigini, Associazione al Rosario Perpetuo, Associazione del Santo Bambino di Praga, di Santa Zita, della Madonna della Guardia, del Carmelo, delle Donne Cattoliche e delle Figlie di Maria), incaricando il nipote Giovanni Battista Vico di costituire, insieme ad una ventina di giovani (Ferracciolo, Demurtas, Ornano, Avellino ed altri), il “Circolo Cattolico Benedetto XV”. Giovanni Battista Vico fu nominato presidente e partecipò con altri giovani a Roma al Congresso Nazionale della Gioventù Cattolica. La mancanza di una sede e di stimoli convincenti portò in breve tempo allo scioglimento del gruppo. Nel 1924, in occasione della Prima Visita Pastorale di mons. Albino Morera, risulta infatti esistente a La Maddalena un Circolo Cattolico Femminile (composto da circa 40 persone) ed una associazione di Donne Cattoliche (composto da 37 socie). Del Circolo Cattolico Benedetto XV non vi è più traccia. L’associazionismo femminile, per i tempi e per la situazione isolana, risultava evidentemente meno difficile da far attecchire, tanto che un primo nucleo di Gioventù Femminile sorse nel 1926. Probabilmente non sostenuto adeguatamente ebbe anch’esso vita grama e si sciolse poco tempo dopo. Anche di questo gruppo però, nell’ottobre del 1927, in occasione della Seconda Visita Pastorale di mons. Morera, non si trova più menzione. Nella “Relazione alla Visita Pastorale” viene invece citata l’esistenza dell’Unione Donne, delle Donne Cattoliche “miste” alle Figlie di Maria, e di un Circolo Cattolico definito dal parroco Vico “incipiente”. Si tratta evidentemente del “Circolo Cattolico Benedetto XV, Associazione Giovanile di Azione Cattolica”, che – come si legge nel registro conservato nell’Archivio Parrocchiale – proprio in quell’anno “risorse” a La Maddalena, “mercé l’opera attiva di due giovani: il prof. Giuseppe Colonna, nostro concittadino, che era ritornato dal Continente per insegnare nelle locali Scuole Complementari, ed il signor Vincenzo De Angelis, assistente del Genio Civile. Entrambi, che avevano già militato nelle file dell’A.C., stabilirono di costituire il Circolo e iniziarono con pochi giovani le adunanze nella “Sala dei Pescatori”, posta in via Balbo”.
(2 – continua)
1 Giugno 2002
Storia dell’Azione Cattolica - (3 – continua)
Nel 1928, due persone, giunte nell’Arcipelago per motivi di servizio, diedero un particolare impulso all’Azione Cattolica isolana: il colonnello Prospero Schiaffino, che mise a disposizione del gruppo “il suo zelo e soprattutto la sua esperienza” maturate in precedenza in altre sedi del Continente, e soprattutto il cappellano militare don Casimiro Liccioli. Fiorentino di nascita e di accento don Liccioli “ardente anima di apostolo, valoroso combattente più volte decorato, sin dal primo giorno del suo arrivo diede al Benedetto XV il suo aiuto spirituale e finanziario”. In buoni rapporti con l’anziano parroco Antonio Vico - la cui età ed i cui acciacchi non gli consentivano di seguire adeguatamente il gruppo - don Liccioli non solo adempì ai suoi doveri inerenti il servizio per il quale era stato “comandato” nella piazzaforte di La Maddalena ma si impegnò attivamente a favore dell’Azione Cattolica. Ottenuto dal Comando Marina l’uso di un ampio locale di Cala Gavetta, già sede della polisportiva Ilva (situato in piazza Saint Bon, attualmente sede dell’Ufficio Idrico, a fianco alla sede dei Marinai d’Italia) don Liccioli vi fece costruire “un palcoscenico e addestrati i giovani ai segreti delle scene iniziò l’attività filodrammatica”, attività che caratterizzò per alcuni anni i giovani dell’A.C. i quali misero in scena, anche con un discreto successo, diverse rappresentazioni.. Don Liccioli inoltre “donò al Circolo un pianoforte nuovissimo”. Era presidente dell’Azione Cattolica Mario Ferracciolo coadiuvato dal segretario Giovanni Corona e dal cassiere Armando Meloni. Nel registro conservato nell’Archivio Parrocchiale (dal quale attingiamo le notizie) viene ricordata “la cerimonia improvvisata da don Liccioli il giorno 11 febbraio 1929, per festeggiare la Conciliazione fra l’Italia ed il Vaticano. In quel giorno fra lo sventolio di bandiere Nazionali e Vaticane, un grande corteo attraversò le vie della vecchia cittadina, con bande musicali inneggiando alla Patria rinata”. I Patti Lateranensi, firmati com’è noto dal cardinale Gasparri e da Mussolini, oltre a riconoscere la religione Cattolica quale religione di Stato, ad introdurre l’insegnamento religioso nelle scuole, ad esentare dalle imposte gli enti ecclesiastici, a riconoscere personalità giuridica agli ordini religiosi ecc., “promettevano” maggiore libertà d’azione alle organizzazioni cattoliche impegnate nell’educazione dei giovani, quali appunto l’Azione Cattolica. I fatti tuttavia dimostrarono il contrario.
(3 – continua)