15 Giugno 2002
Storia dell’Azione Cattolica - (4 – continua)
Gli entusiasmi per la Conciliazione, manifestatisi come abbiamo visto anche a La Maddalena, durarono poco. Appena qualche mese dopo la firma dei “Patti” Mussolini attaccò la Chiesa e le sue organizzazioni, verbalmente e non. Intervenendo in Parlamento, ad esempio, affermò essere stato il Cristianesimo “una delle tante sétte che fiorivano nell’ambiente arroventato della Palestina”, ammonì quanto “nel campo dell’educazioStoria della Parrocchia ne dei giovani”, i fascisti fossero “intrattabili” e rivelò come “in tre mesi” avesse “sequestrato più giornali cattolici che nei sette anni precedenti”. Non volendo consentire alcuno spazio a qualsiasi istituzione che rivendicasse autonomia rispetto al regime, Mussolini lanciò un duro attacco anche contro l’Azione Cattolica, che costrinse il Papa a ridurre le attività dell’organizzazione; attacco che si manifestò anche a La Maddalena. “Il 31 maggio del 1931 – si legge nel Registro conservato nell’Archivio parrocchiale - un improvviso quanto inaspettato dispaccio del Governo, ordinava la chiusura di tutti i Circoli Cattolici del Regno. Le autorità locali non esitarono un istante e immediatamente, alla presenza del Presidente (Mario Ferracciolo, vecchio milite fascista), del Segretario (O. Traverso) e del parroco Can. Antonio Vico, si impadronirono della Sede sequestrando specialmente tutto ciò che esisteva nell’Ufficio-Segreteria. Nessuna opposizione fu fatta. Tutti i soci obbedienti alle disposizioni governative e fiduciosi nella aiuto Divino, attesero il corso degli eventi….. La maggior parte di quei giovani seppe superare onoratamente quella che potremo definire ’la prova del fuoco’. Solo qualche ’coniglio’ scomparve misteriosamente dalle file Benedettine e si eclissò portando seco la maschera della pusillanimità”. Pochi mesi dopo, e precisamente nel settembre 1931 Mussolini, con un altro dispaccio disponeva perché fossero riaperti i circoli cattolici. “Le porte della bella sede rimaste chiuse per circa quattro mesi, si spalancarono nuovamente per accogliere le falangi giovanili, rese più forti e più pure e temprate alle nuove battaglie. Un coro possente di voci giovanili salì al cielo per salutare la vittoria di Cristo ...L’attività generale fu tosto ripresa con ritmo più accelerato. Si ricostruì per la terza volta il palcoscenico, si ripresero regolarmente le adunanze e si provvide all’elezione di alcune cariche vacanti. Si ebbe un consiglio così formato: Presidente Mario Ferracciolo; Segretario Orazio Traverso; Cassiere Giovanni Corona”.
(4 – continua)
30 Giugno 2002
Storia dell’Azione Cattolica - (5 – continua)
L’attività della sezione maddalenina dell’Azione Cattolica, nonostante il controllo che il regime fascista continuava ad operare, migliorò ulteriormente dopo l’arrivo a La Maddalena, alla fine del luglio del 1933, in qualità di secondo viceparroco (il primo era don Pietro Maciocco), del 28enne don Salvatore Capula, nativo di Castelsardo, già Assistente Diocesano di Azione Cattolica. Nella prima puntata di questa storia (numero 53 del 15 aprile 2002) abbiamo pubblicato la lettera di presentazione che il vescovo mons. Albino Morera scrisse al parroco canonico Antonio Vico. Lettera nella quale si specificavano tra gli altri compiti da attribuire al giovane sacerdote, quello cioè di “sviluppare costì i vari rami dell’Azione Cattolica, specialmente nel ramo maschile ..”. E don Capula lo fece con energia e con zelo. Già dai primi mesi successivi vennero fatti arrivare a La Maddalena, letti e diffusi, il quotidiano cattolico “L’Avvenire d’Italia” e la rivista “Il Frontespizio”. Il 10 giugno 1934 si tenne per la prima volta a La Maddalena “l’adunanza di plaga” con la partecipazione di tutte le associazioni di Azione Cattolica provenienti da tutta la Diocesi e pochi giorni dopo (26 giugno 1934) si iniziarono i lavori per la costruzione della nuova sede dell’associazione, ubicata nell’ allora prolungamento di via Maggior Leggero, là dove sorse di lì a qualche anno il complesso parrocchiale del Cinema Splendor. Nel frattempo i giovani della “Benedetto XV” quelli del ramo “filodrammatico”, mettevano in scena alcune rappresentazioni teatrali mentre altri non solo partecipavano e vincevano a Tempio le “Gare Diocesane di Cultura Religiosa”, ma vincevano “nientemeno che il Gagliardetto Regionale! Il 30 settembre 1934 al Convegno di Tempio ricevettero il plauso di tutta l’Azione Cattolica Diocesana”. Ai primi novembre dello stesso anno, su invito della Presidenza Centrale dell’Azione Cattolica, una delegazione maddalenina, composta da Marcello Zichina, Efisio Corona, Giovanni Maria Pirina e L. Leoni, si recò a Roma “per la solenne premiazione della gara di cultura religiosa”. Il 4 novembre “in una solenne udienza concessa dal Santo Pontefice (Pio XI, Achille Ratti, ndr), ricevettero dalle di Lui auguste mani il tanto ambito premio”. Anche gli aspiranti si distinsero vincendo il terzo premio. I giovani maddalenini riportarono a casa due diplomi di Benemerenza con medaglia ed un premio in libri del valore di 60 lire. Dal 13 settembre 1933 don Capula, in seguito alla morte dell’anziano e malato parroco Vico, era stato nominato vicario amministratore e dal 6 aprile 1934 parroco di La Maddalena.
(5 – continua )
15 Luglio 2002
Storia dell’Azione Cattolica - (6 – continua)
Accanto al ramo maschile di Azione Cattolica, don Capula aveva rilanciato quello femminile, già sorto a La Maddalena nel 1926 e ricostituito nel settembre 1933 come Associazione di Gioventù Femminile di Azione Cattolica “Immacolata Concezione”. Alla fondazione della sezione fu presente la dirigente diocesana Ghisa Chirico. Primo presidente del gruppo fu Ninuccia Onorato coadiuvata dalle dirigenti Lina Zonza, Maria Corona e Guccini. Le prime adunanze si tennero all’Istituto San Vincenzo “alle quali interveniva, oltre il parroco e la delegata, una suora come assistente tecnica”. Le attività realizzate in quel primo periodo furono: “l’insegnamento catechistico ai bambini della parrocchia, le Giornate Universitarie, Missionarie e del Seminario”. Si organizzarono poi “gare di cultura religiosa, funzioni riparatrici, ore di Adorazione, omaggi spirituali al Papa, al Vescovo, al Parroco”, l’assistenza agli ammalati ed ai poveri. La Gioventù Femminile s’accollò poi l’impegno della pulizia della Chiesa e della cura degli arredi sacri. Nel 1934 venne fondata la sezione Aspiranti e quella delle Beniamine, a capo di ciascuna delle quali fu posta una delegata. Tra gli impegni del Gruppo ci fu pure quello di una campagna moralizzatrice “contro la moda scorretta specialmente per ciò che riguardava i costumi da bagno”. Vennero addirittura confezionati a La Maddalena “i costumi ideali della Presidenza centrale”, costumi che furono poi esposti in diversi negozi e venduti. Nel 1936 si diede inizio alla “Campagna per la buona stampa” con l’acquisto e la diffusione dei giornali “Alba” e “L’Avvenire d’Italia”. In una relazione del 1962 sull’attività dell’Associazione, conservata negli Archivi Parrocchiali, è riportata la testimonianza di Anastasia Pitzalis, all’epoca dirigente. “Mons. Capula seppe con la sua singolare eloquenza e santità dare le prime basi. Le riunioni avevano carattere profondo e noi eravamo piene di zelo. Non badavamo a sacrifici. Ricordo le difficoltà che si incontravano in famiglia poiché le nostre mamme non volevano vederci in giro. La maggior parte di noi erano sartine e dovevamo recuperare nelle ore notturne ciò che avevamo trascurato durante la giornata. In particolare ricordo la sezione Aspiranti nel 1936-37-38. Durante l’estate 25 di esse si impegnarono a portare le maniche lunghe e le calzine corte. La Presidente diocesana M. Spanu ci ripeteva che la stessa anima che avevamo fuori l’avevamo a casa. Eravamo ugualmente eleganti, disinvolte e alla apri con le altre signorine del nostro ceto”.
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31 Luglio 2002
Storia dell’Azione Cattolica - (7 – continua)
Il febbrile ed entusiastico attivismo del Circolo di Azione Cattolica Benedetto XV (ramo maschile) e della Gioventù Femminile non furono visti di buon grado dal Regime fascista. Abbiamo già scritto dell’offensiva contro l’Azione Cattolica nel 1931 quando, per ordine di Mussolini, furono chiuse in tutta Italia 5.000 circoli maschili, tra cui quello di La Maddalena (si veda la puntata del n. 57 de Il Vento) e 10.000 circoli femminili. Papa Pio XI per l’occasione pubblicò l’Enciclica “Non abbiamo bisogno” che definiva la dottrina fascista come “una vera e propria statolatria pagana” con “un programma che misconosce, combatte e perseguita l’Azione Cattolica, che è dire quanto la Chiesa e il suo Capo hanno di più caro e prezioso”. E nonostante dopo qualche tempo i disciolti Circoli venissero riaperti, sebbene con alcuni vincoli sulle proprie attività, la contrapposizione tra Regime e Chiesa rimase, sia per il sospetto del primo che comunque all’interno dei Circoli cattolici vi si svolgesse in qualche maniera attività politica (cosa inammissibile per la Dittatura) sia perché, ideologicamente parlando, il Fascismo pretendeva il monopolio della cultura e dell’educazione della gioventù e mal sopportava che questa fosse educata, distratta o sviata da altre organizzazioni o in altri contesti. Il teso clima nazionale si ripercuoteva anche a La Maddalena dove nei primi anni ‘30 del secolo scorso erano presenti tutti i presupposti per una situazione non facile: piazza militare di prim’ordine; presenza fascista, con i suoi molteplici, agguerriti apparati ed organizzazioni collaterali; un giovane, energico e carismatico parroco che, raccogliendo l’eredità dell’Azione Cattolica lasciatagli dal suo predecessore canonico Antonio Vico, l’aveva riorganizzata e rilanciata, chiamando a raccolta decine e decine di giovani e giovinette entusiasti, e non solo. Se la gioventù fascista (e vi appartenevano tutti, necessariamente) si cimentava in saggi ginnici e marce al Campo Sportivo o in piazza Umberto I, la gioventù cattolica rispondeva con le adunanze, le gite sociali ed i ritiri spirituali. Al motto fascista “Libro e moschetto, fascista perfetto”, i giovani cattolici contrapponevano “Preghiera, azione, sacrificio”. E alle marce ed agli inni inneggianti all’Italia, al Duce (Giovinezza, giovinezza, primavera di bellezza/ Nella vita e nell’asprezza/ Il tuo canto squillerà/ E per Benito Mussolini eia,eia ..). ed alle immancabili vittorie, i giovani dell’Azione Cattolica rispondevano con un inno dai toni altrettanto marziali: “Io son cristiano! Dal sacro fonte/ Un’onda pura – scese su me/ Da quel momento - sulla mia fronte/ Pegno più sacro – sceso non è/ Io son cristiano; questa e la gloria/ Che fa diversi questi miei di/ E’ il grido santo della vittoria/ Io son cristiano, morrò così”.
(7 – continua)