Storia della Parrocchia
Storia della Parrocchia
a cura di Claudio Ronchi
Archivio - Anno 2003 -

1 Gennaio 2003
Storia dell’Azione Cattolica
Proseguiamo la storia del ramo femminile dell’Azione Cattolica, riportando ancora quanto scritto in una relazione conservata nell’Archivio parrocchiale. “… Il 1945 vide fiorire la seziono ‘Giò’ (giovani, ndr) che accoglieva le adolescenti dai 14 ai 18 anni, consentendo un formazione specifica per la loro età , troppo giovani per poter essere inserite tra le socie e troppo avanzate d’età per poter essere aspiranti. La prima delegata fu Geppi Cuneo … Nel 1946 la signorina Natalina Secci curò la nascente sezione di ‘Due Strade’. Don Derosas fu il primo sacerdote che, malgrado la sua brevissima permanenza limitata al 1944-45, decise di curare il canto sacro tra le ragazze. Ciò costituì il primo tentativo che, dopo il trasferimento del sacerdote fu ripreso con intelligenza da don Salvatore Giacomini, suo successore, il quale più che organizzare una cantoria femminile, desiderava estendere a tutto il popolo il gusto del bel canto, cosa che lo spinse ad insegnare messe cantate, canti popolari e liturgici tali da poter essere seguiti da tutti i fedeli. Il Rev. don Giacomini portò l’Associazione ad una floridezza prima d’allora mai conosciuta. Diede un grande incremento alla partecipazione alla vita liturgica ed alle iniziative ricreative. Egli rimase qua circa dieci anni. Dopo la sua nomina a parroco (di S.Simplicio, ad Olbia, nel 1955 ndr), questa attività fu ripresa con passione da don Flavio Cimino il quale riuscì a fondere quasi del tutto gli elementi di una nuova scuola di 25 elementi, dando preferenza a pezzi celebri da cantare a tre o a quattro voci. Don Flavio Cimino, ora passato a miglior vita, è ricordato con particolare affetto e venerazione. Molti sono i motivi che ce lo fanno ricordare come l’Assistente che ci ha seguite tutte, una per una, curando la formazione delle dirigenti e delle sezioni ‘minori’ in particolare. È a lui (don Cimino ndr) che si deve la scuola di canto e la Biblioteca d’Associazione”.
(15 – continua)
Torna alla prima pagina de Il Vento n°70
.: Torna Su! :.
15 Gennaio 2003
La Prima Visita Pastorale di mons. Paradiso
Mons. Stanislao Paradiso, cagliaritano, fu vescovo di Ampurias e Civita dal 1808 al 1819. Nonostante l’età – al momento della consacrazione aveva già sessant’anni - visitò più volte la Diocesi, e vi fece ben due Visite Pastorali. Nell’Archivio Capitolare di Tempio Pausania, Registro 55/33, è conservato il verbale della visita a La Maddalena, redatto e sottoscritto dal sacerdote dottor Pietro Tedde, che riportiamo. "Dopo aver ultimato la sua Visita Pastorale nella Parrocchia campestre di Santa Maria di Arzachena, la mattina del 15 giugno 1809 montò (mons. Paradiso, ndr) a cavallo con tutto il suo seguito e s’incamminò verso il porto di Arzachena dove, essendo arrivato a 7 ore della stessa mattina, prese imbarco per la popolazione dell’Isola della Maddalena in cui arrivò alle 10 della stessa mattina e, dopo essersi riposato per una mezz’ora nella sua casa d’alloggio che gli fu preparata, e fu quella del Sig. Comandante Agostino Millelire, fece la sua solenne apertura della Visita, andando personalmente vestito degli abiti Pontificali e sotto il Baldacchino fino alla Chiesa Parrocchiale di Santa Maria Maddalena, nella quale fece una breve omelia... Poi ordinò quanto segue: 1) Comandò di mettere una croce in mezzo al Cimitero con due gradini ben alti per essere completamente sollevata; 2) Diede altri ordini in merito alla conservazione degli olii sacri, alla fonte battesimale, ed alla disposizione dell’absiede; 3) ordinò di fare una nuova (...). Detto giorno, alla sera, fece le confessioni ai bambini. Il giorno 16, dopo aver celebrato, assistito dai due soliti canonici collaboratori, fece la comunione generale ed in seguito amministrò il sacramento della confermazione agli adulti e dopo il pranzo dello stesso giorno chiuse la Visita Pastorale con gli esami della Dottrina ai ragazzi, il Rosario, la Benedizione ed il Saluto". Era allora parroco di La Maddalena, da pochi giorni, esattamente dal maggio di quell’anno, il dottor Giovanni Battista Biancareddu. Vice parroci erano don Luca Demuro e frà Giovanni Lantieri da Bonifacio. La Seconda Vistita Pastorale a La Maddalena, mons. Stanislao Paradiso la effettuò nel 1813. Al momento non possediamo la relativa documentazione. Da ricerche effettuate da don Giovanni Maria Salis (canonico di Tempio, fino a pochi anni fa insegnante presso l’Istituto di Scienze Religiose della stessa città e raccolte in dispense destinate agli studenti dello stesso Istituto), sappiamo che furono"vari e numerosi gli interventi di mons. Paradiso presso le autorità per togliere il malcostume che gli veniva segnalato da Santa Teresa e dalla Maddalena". Con lettera del 1817, indirizzata al Luogotenente Viceré Villamarina ad esempio, mons Paradiso, su segnalazione del parroco di La Maddalena Giovanni Battista Biancareddu, lo informa della "vita incestuosa che la vedova Caterina Ornano tiene col marito della sorella, l’adultero e concubino Giuseppe Bertoleoni, poi Re di Tavolara. Non solo " scrive ancora don Giuseppe Maria Salis " deve prendere dolorosi provvedimenti per stroncare gli scandali clericali: e non pochi. Sospende dalle confessioni il Cappellano Regio della Maddalena Luca Demuro. Nell’ottobre del 1814, proibisce al sacerdote tempiese Michele Gabrielle di frequentare la casa di una donna, lo confina alla Maddalena, salvo poi, su certificato di buona condotta del parroco Biancareddu, revoca il provvedimento".
Torna alla prima pagina de Il Vento n°71
.: Torna Su! :.
1 Febbraio 2003
La chiesa di Due Strade

20 marzo 1932 - Collezione D. Battaglia

Settant’anni fa veniva solennemente benedetta nel rione di Due Strade la chiesa del Santo Bambino di Praga. Per molti anni dominò la collina del quartiere ed un’ariosa gradinata, poi distrutta, consentiva l’accesso alla piazzetta antistante. Fu il parroco canonico Antonio Vico che fin dagli anni ’20 pensò di far costruire, nel popoloso e povero quartiere periferico, una chiesa. Parte dei fondi vennero raccolti fra gli abitanti del quartiere.
Notevole fu l’apporto finanziario e di materiali della Regia Marina Militare, in particolare del cappellano don Pilade Vattangoli. I lavori, iniziati nel 1932, terminarono nel 1933. Alla posa della prima pietra (20 marzo 1932) era presente il vescovo Albino Morera, e lo stesso vescovo, un anno dopo (17 aprile 1933) la benedì solennemente, alla presenza del parroco Vico, del vice parroco don Maciocco, del cappellano militare don Vattancoli, del podestà Giacomo Pala e dell’ammiraglio Vincenzo De Feo, e naturalmente "di numeroso popolo".
Il simulacro del Santo Bambino di Praga portato in processione dalla chiesa parrocchiale di Santa Maria Maddalena "fu collocato nell’abside, dietro l’altare maggiore". Per molti anni quella di Due Strade fu anche la chiesa ‘della Marina’ ai cui cappellani il Vescovo concesse di compiere "le funzioni sacre e gli altri atti del Ministero Sacerdotale".
Per ulteriori notizie: Allegato a Il Vento n. 23 del 15.01.2001, di Claudio Ronchi.
Torna alla prima pagina de Il Vento n°72
.: Torna Su! :.
15 Febbraio 2003
La cappella di Sant’Erasmo
Nell’Archivio Parrocchiale di Santa Maria Maddalena è conservata una lettera che racconta la storia della cappella di sant’Erasmo, la prima cappella alla destra dell’altare maggiore, dove attualmente è posto l’organo e dove cantano i cori parrocchiali. Abbattuto l’altare nel 1952 (all’epoca c’era una strana frenesia distruttiva), dell’antica cappella non è rimasta che la bella statua lignea del Santo. La lettera conservata è la copia di quella inviata al ‘Regio Commissario di Maddalena’ è redatta e sottoscritta da Tommaso Volpe fu Tommaso, Capitano Marittimo, e porta la data del 14 settembre 1898. “… Dunchè fabbricata questa Chiesa Parrocchiale, o perché essa non aveva cespiti di entrata per sopperire ai servizi nelle funzioni religiose, o per speciale devozione, è noto che per lodevole iniziativa di privati al compito di provvedere le Cappellette della Chiesa di quanto al bisogno, procurarono sempre cittadini benemeriti. Così per le cappelle S.Giorgio, Santa Carmine, S.Antonio, S. Filippo, S. Pietro, curarono e curano rispettivamente a ciascuno i Des Geneys, i Martinetti, i Semeria, i Millelire, gli Azara, e per quella di S. Salvatore, gli agricoltori del paese. Restava la Cappelletta S. Erasmo, e siccome egli è un Santo che lo si ritine il protettore dei naviganti, ne pensarono i Padroni Marittimi di questo luogo. Essi, in numero di dieci, nell’11 settembre 1802 costituirono la Confraternita detta S.Erasmo ‘per l’aumento di detta Cappella e per godere quei benefici delle anime sue’, e a ciò obbligandosi a pagare un quarto di scudo ogni anno alla suddetta Cappella ed il Priore obbligato dare una candela con l’impronta dell’immagine di S.Erasmo, e dai fondi di detta Cassa dopo il decesso dei confratelli e consorelle in suffragio delle anime loro pagare scudi 3 reali 7 e soldi 2 e ½ di moneta sarda, che da questa si dovrà cantare una messa dal Signor Vicario Parrocchiale o chi per esso, e questo deve essere a corpo del cadavere presente, ed il rimanente di questa somma si dovrà celebrare tante messe in suffragio del defunto o defunta. Così è scritto in un documento rogato Garcia Regio Bailo, vistato dal comandante Millelire, e donatomi da Generale Comandante Pietro Sery. Mi permetto di aggiungere a schiarimento, che fin di allora – prima che il mare di questo paese solcassero i piroscafi, ed ancora per poco tempo dopo – erano qui dei velieri al traffico di piccolo cabottaggio, i cui Padroni, tutti dell’Isola, pensavano a celebrare la festa di quel Santo e provvedere la Cappella. Così comprarono nel 1838 la statua del Santo per scudi 107, reali 2 e soldi 3, e nel 1840 la campana e l’orologio pel campanile in scudi 63”.
(1 – continua)
(1 – continua)
Torna alla prima pagina de Il Vento n°73
.: Torna Su! :.
01 Marzo 2003
La cappella di Sant’Erasmo
La lettera sottoscritta da Tommaso Volpe fu Pasquale, Capitano Marittimo, datata 14 settembre 1898, sulla cappella di Sant’Erasmo, così prosegue: “…Finiti però i velieri, ed anco i vecchi Padroni, i giovani naviganti, o perché senza bastimenti o perché intraprenditori di viaggi a lungo corso, non pagarono più quel ¼ di scudo all’anno, abbandonarono il Santo a se stesso e la Cappella, ond’è che la Cassa di Sant’Erasmo turbata nelle finanze obbligò la Confraternita allo scioglimento nel luglio 1854. In proposito trovo scritto in un libro del mio genitore: Addì 1° Giugno 1856. Vedendo che la cappella di Sant’Erasmo fu abbandonata da tutti i Padroni dell’Isola Maddalena fin dal 1854, avendo il Priore Andrea Bargone deposto la Cassa in Chiesa perché i Padroni non davano più nulla allo stesso per funzione al suddetto Santo, e non facevano più la festa, e neppure si faceva un lume di candela nelle feste che si celebrava la nostra Parrocchia, il Padrone Pasquale Volpe, credé fare un beneficio di proprio, fare eseguire le antiche funzioni nel giorno della festa di sant’Erasmo, con fare anche la Processione e poi luminare il suddetto altare nei giorni festivi che celebra la nostra Parrocchia. E difatti quel beneficio di proprio lo ha fatto il mio genitore: e ciò sanno i vecchi del paese e ciò provano i suoi libri, ove si legge: Spesa per S. Erasmo: cera, messa cantata, processione. 2 giugno 1856 £ 109,80; 2 giugno 1857 £ 61,80; 2 giugno 1858 £ 103,10; 2 giugno 1859 £ 46,50; 2 giugno 1860 £ 95,60; 2 giugno 1861 £ 55,80; 2 giugno 1862 £ 99,50; 2 giugno 1863 £ 53,00; 2 giugno 1864 £ 48,00; 2 giugno 1865 £ 94,40; 2 giugno 1866 £ 107,00; 2 giugno 1867 £ 51,00; 2 giugno 1868 £ 92,00; 2 giugno 1869 £ 48,50; 2 giugno 1870 42,60; 2 giugno 1871 £ 28,20; 2 giugno 1872 (pagata da benefattori); 2 giugno 1873 £ 42,00; 2 giugno 1874 £ 48,20; 2 giugno 1875 (pagata da benefattori); 2 giugno 1876 £ 38,10; 2 giugno 1877 £ 29,50; 2 giugno 1878 £ 34,80; 2 giugno 1879 £ 42,16. E così dal 1880 al 1894 è stata eseguita la festa annualmente con la solita spesa. Trovo ancora fra le quietanze che nel Maggio 1895 il mio genitore ha fatto dipingere la cappella ed inverniciare la statua del Santo Erasmo spendendo lire centosettanta. Le quietanze sono dei pittori Frau Federico e Mamberti Giovanni…”
Errata corrige: l’autore della lettera riportata è Tommaso Volpe fu Pasquale e non fu Tommaso come erroneamente scritto sul n. 73.
(2 – continua)
Torna alla prima pagina n°74
(2 – continua)
.: Torna Su! :.