Storia della Parrocchia
Storia della Parrocchia
a cura di Claudio Ronchi
Storia della Parrocchia

15 Luglio 2003
La festa di S. Maria Maddalena
Celebrando in questi giorni la festa di Santa Maria Maddalena, patrona dell’Arcipelago, vogliamo ricordare come questa ricorrenza veniva vissuta molti anni fa, diciamo, due secoli fa. Lo facciamo proponendo un vecchio articolo di Pietro Favale. Nel 1949 Favale partecipò ad una festa nella sede dei Marinai d’Italia di La Maddalena. Un anziano maddalenino, Battista Serra, da molti allora conosciuto col nome di ‘Ciacciareddu’ festeggiava i suoi 90 anni di vita. Era infatti nato nel 1859 ed arruolatosi giovanissimo (a 15 anni) nel Corpo Reali Equipaggi Marittimi, aveva trascorso tutta la vita prestando servizio militare sulla navi della Marina e toccando tutti i continenti. In quell’occasione ‘zi Battì’ descrisse a Pietro Favale, oltre ad altre storie della sua vita, anche come si festeggiava Santa Maria Maddalena quando lui era giovane, e cioè negli anni compresi tra il 1870 ed il 1880. “La festa di Santa Maria Maddalena, patrona dell’Isola, era aspettata da tutti gli isolani con interesse, che per l’occasione si vestivano con abiti e scarpe nuove. Venivano i torroni: zì Biddichinu, zì Mimmè ed altri. La sera della vigilia, grande fugarina (gran fuoco) in piazza di Chiesa, con una barca o feluca (filucca) vecchia; Antò Bargone bruciava tutti gli anni una botte di catrame. Alla sera della festa, prima della processione, si teneva una gara in piazza di Chiesa di offerte in denaro per vere l’onore di portare a spalla la Santa. Tale offerta si aggirava sulle 600-700 lire (di allora). Il culto per essa era veramente sentito e praticato con tutte le forze fisiche e finanziarie, ciò che ora pare sia completamente dimenticato col modernismo. Il muto Gagliardo era vestito di una tunica verde e rossa e portava la croce grande dell’altare in processione, cosa che solo lui poteva fare, perché era molto pesante. Durante il giorno della processione Farese e Filiberto sparavano mortaretti”. Nello stesso articolo viene descritta La Maddalena dell’epoca, che contava “2.000 abitanti circa, distribuiti in non più di 400 case di abitazione. Le piazze principali erano: piazza di Chiesa, piazza di Sacrestia, piazza di l’Urmini (degli Olmi, che era pressappoco dove oggi sono ubicati il palazzo municipale ed il civico mercato); piazza del Molo, piazza Barò (barone Des Geneys)”. L’Isola “era collegata al continente col piroscafo ‘Conte di Menabrea’, minuscola unità in confronto ai colossi di oggi. Si ormeggiava nel porto di Cala Gavetta …” . E ancora: “La domenica, dopo la messa grande, tutte le donne e le ragazze isolane, che sono sempre state eleganti e pulite, facevano la grande passeggiata alla ‘Quarantina’ (Quarantena), ora Capitaneria di Porto, non essendovi allora altra via migliore e questo era l’unico svago della settimana”. All’epoca era “vicario (parroco) il can. Mamia; vice parroco: Preti Isulanu”(don Silvestro Zicavo, ndr).
Da: “Pietrate Isolane, Cronache di un Arcipelago”, di Pietro Favale. La Maddalena, ottobre 1989.
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01 Agosto 2003
Il ‘Terno Violaccio’ del parroco Addis
Antonio Addis, Vicario Perpetuo della Parrocchiale chiesa di S. Maria Maddadena nell’Isola Maddalena in Sardegna, conoscendo le eccelse e sublimi virtù che ad ogni momento rispondono all’incorrotto e magnanimo cuore di V.M., osa umiliare, prostrato ai piedi della Grazia, che in questa chiesa si celebrano le Sacre Funzioni e solennità della Settimana Santa, per essa stessa chiesa sprovvista d’un Terno Violaccio, per cui l’umile oratore Supplica la M.V. a volersi degnare di considerare la nulla tenenza di questa chiesa, ed assieme alle abbondanti e continue elemosine che per tutto il Regno vengono sparse dalla benefica mano della Maestà Vostra fare anche dono a questa chiesa d’un Terno Violaccio, il quale dono, dopo una lunga serie d’anni che la V. M. passerà nel suo Regno felici e lieti, in unione il Suo Degno Consorte, Nostro Signore e Monarca, e Real Famiglia, Santa Maria Maddalena lo compenserà con prepararLe il gaudio dell’Eterna Beatitudine. Supplica pertanto l’Umile oratore la M.V. a degnarsi di prendere in considerazione l’esposto e sarà Grazia che vorrà. A Sua Maestà La Regina di Sardegna, Torino”. La supplica sopra riportata, della quale nell’Archivio Parrocchiale è conservata la minuta (assai sbiadita e non riproducibile), fu scritta dal parroco don Antonio Addis (che aveva il titolo di Vicario perpetuo essendo la parrocchia di S.Maria Maddalena istituita in Vicaria). Don Antonio Addis Piga (Aggius 1782 – La Maddalena 1852), fu parroco dal 1832 al 1852, anni grami e difficili per La Maddalena, come dalla stessa lettera si deduce. La supplica, senza data, è indirizzata alla non meglio identificata Regina di Sardegna. Chi era? Probabilmente Maria Teresa degli Asburgo Lorena di Toscana. Donna religiosissima aveva sposato nel 1819 Carlo Alberto di Savoia Carignano, divenuto Re di Sardegna nel 1831. Don Antonio Addis ebbe tra l’altro modo di conoscere personalmente i reali, essendo questi giunti in visita ufficiale a La Maddalena il 4 maggio 1843 ed avendo essi partecipato ad una Messa solenne da lui celebrata. Non essendoci nella lettera alcun riferimento alla visita è probabile sia stata scritta in data anteriore al 1843. Cosa chiedeva alla Regina Maria Teresa? Un ‘Terno Violaccio’. Erano paramenti (stola, pianeta e manipolo) per tre sacerdoti concelebranti, che venivano indossati durante i riti della Settimana Santa. Nonostante la povertà ‘dichiarata’ della parrocchia (La Maddalena in quel periodo contava assai meno di 2000 abitanti), evidentemente in quegli anni erano presenti più sacerdoti; oltre al parroco certamente il giovane don Michele Mamia Addis, qualche altro viceparroco ed a ruota i cappellani delle Regie Navi che stazionavano o facevano scalo a La Maddalena. Non sappiamo l’esito della supplica, se cioè la Regina donò il ‘Terno Violaccio’ (o violaceo) al parroco Addis. Se anche lo avesse fatto, cosa possibile, se ne sono perse le tracce!
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15 Settembre 2003
Storia della Parrocchia
Claudio Ronchi
70 anni fa moriva il parroco Vico
Colpito da un tumore al cervello, settant’anni fa, il 23 settembre del 1933, a La Maddalena, nella casa parrocchiale di via Ilva, moriva il parroco can. Antonio Vico. Era nato a Calangianus nel 1854, fu ordinato sacerdote nel 1879 dal vescovo Diego Capace e a La Maddalena fu destinato nel 1880. Divenne parroco nel 1888 alla morte di don Michele Mamia Addis, l’amico di Garibaldi. Don Antonio Vico svolse le funzioni di parroco in un paese che nel 1888 contava meno di duemila abitanti e che alla sua morte ne aveva raggiunto circa dodicimila. L’istituzione della piazzaforte militare nel 1887 aveva infatti cambiato i destini dell’Arcipelago, determinando repentini e traumatici cambiamenti religiosi, sociali e politici, cambiamenti che don Antonio Vico suo malgrado dovette ‘gestire’, in un clima complessivamente anticlericale (in quegli anni erano presenti a La Maddalena e si svilupparono la Massoneria, una Chiesa Evangelica, diversi nuclei socialisti ed anarchici), facendolo, complessivamente, con saggezza e decisione. Uomo di fede, sanguigno, caparbio, don Vico governò per oltre cinquant’anni la Parrocchia affidatagli. Nel 1930, al termine della sua terza Visita Pastorale a La Maddalena, il vescovo mons. Albino Morera scrisse “di aver trovato una popolazione ben preparata, essendo in corso una Missione in occasione del centenario della Medaglia Miracolosa e con piacere vedemmo il popolo accorrere numerosissimo alle prediche, come numerosissimi erano gli uomini che intervenivano alle conferenze predicate ad essi soli. Anche l’affluenza ai sacramenti fu imponente …”. Considerati i tempi e le condizioni nelle quali dovette operare c’è da riconoscere a don Vico che realizzò e favorì che si realizzasse molto a La Maddalena, consegnando, tra le altre cose, al successore don Capula, un ‘gregge’ più numeroso, diverse associazioni cattoliche (l’Azione Cattolica da Vico fondata nel 1927, la Confraternita di Santa Croce, le Guardie d’Onore, l’Apostolato della Preghiera, i Progetti Luigini, l’Associazione del Rosario, quella del Santo Bambino di Praga, l’Associazione di Santa Zita ed il Circolo Giovanile Femminile), un convento di suore in pieno sviluppo (l’Istituto San Vincenzo, fondato nel 1903), due chiese costruite ex novo (la chiesa di Moneta, edificata nel 1808, la chiesa di Due Strade, inaugurata nel 1933, pochi mesi prima della sua morte), una cappella (La Madonnetta, costruita nel 1928), discreti rapporti con il Comune, ottimi rapporti con la Regia Marina. Ma soprattutto don Vico consegnò ai posteri la credibilità e la dignità di una ‘istituzione parrocchiale’ che lui aveva avuto la capacità di difendere, con buon senso, con saggezza e, quando fu necessario, anche con la forza.
Una più completa biografia sul canonico Antonio Vico, curata dallo stesso autore, è stata recentemente pubblicata su ‘Almanacco Maddalenino II’, Corisma, Paolo Sorba Editore, La Maddalena aprile 2003.
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1 Ottobre 2003
Storia della Parrocchia
760 anni di storia

Casa Viggiani nell'isola
di Santa Maria. E' costruita
sui ruderi dell'antico
monastero benedettino

La storia dell’arcipelago di La Maddalena, quella documentata, comunemente la si fa partire dal 1767, anno dell’occupazione militare sardo-piemontese. Risale tuttavia a ben 760 anni fa il primo documento storico che comprova la presenza dell’uomo nell’Arcipelago. Si tratta della bolla di Papa Innocenzo IV, inviata al Priore di Santa Maria inter insulsas de Budellis, con la quale un gruppo di eremiti, probabilmente lì da tempo presenti, venivano inquadrati nella regola di San Benedetto. La bolla papale è datata 12 ottobre 1243. Risale dunque esattamente a 760 anni fa. La comunità religiosa dell’isola di Santa Maria, secondo gli studi da tempo effettuati, doveva avere il proprio piccolo e modesto monastero nel sito dove attualmente sorge la vecchia casa Viggiani (nella foto). Posta al centro delle impetuose Bocche di Bonifacio, sufficientemente isolata dal mondo ma non sperduta, la comunità di Santa Maria ben poteva rispondere ai dettami della regola benedettina dell’Ora et labora. La conformazione non granitica e pianeggiante dell’Isola, tale da renderla sufficiente fertile e un laghetto d’acqua salmastra, dovettero certamente favorire lo sviluppo del monastero, dipendente dalla diocesi di Civita (Olbia) ma posto in una importante posizione di centralità tra Sardegna e Corsica. Appena dieci giorni dopo la ‘nascita ufficiale’ della comunità benedettina dell’isola di Santa Maria lo stesso Papa Innocenzo IV affidava al Priore (forse di nome Guglielmo) una importante e delicata missione diplomatica. Insieme all’arcivescovo di Arborea dovevano infatti recarsi in Goceano, presso la giudicessa Adelasia di Torres, per liberarla dalla scomunica che l’aveva precedentemente colpita e comunicarle il perdono del Papa. Non è questa la sede per raccontare la vicenda di Adelasia (che fu moglie di re Enzo, figlio del grande Federico II) ed approfondire l’importanza religiosa e soprattutto quella politica della missione affidata al Priore del convento di Santa Maria. Vogliamo qui solo sottolineare come, fin dall’ori-gine, l’Arcipelago ed i suoi abitanti parteciparono attivamente alla piccola e grande ’storia’ del mondo.
Per un ulteriori notizie si rimanda all’allegato a Il Vento n. 9 del 1° luglio 2000, dal titolo: I Conventi del Medioevo, di Antonio Frau.
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