70 anni fa moriva il parroco Vico
Colpito da un tumore al cervello, settant’anni fa, il 23 settembre del 1933, a La Maddalena, nella casa parrocchiale di via Ilva, moriva il parroco can. Antonio Vico. Era nato a Calangianus nel 1854, fu ordinato sacerdote nel 1879 dal vescovo Diego Capace e a La Maddalena fu destinato nel 1880. Divenne parroco nel 1888 alla morte di don Michele Mamia Addis, l’amico di Garibaldi. Don Antonio Vico svolse le funzioni di parroco in un paese che nel 1888 contava meno di duemila abitanti e che alla sua morte ne aveva raggiunto circa dodicimila. L’istituzione della piazzaforte militare nel 1887 aveva infatti cambiato i destini dell’Arcipelago, determinando repentini e traumatici cambiamenti religiosi, sociali e politici, cambiamenti che don Antonio Vico suo malgrado dovette ‘gestire’, in un clima complessivamente anticlericale (in quegli anni erano presenti a La Maddalena e si svilupparono la Massoneria, una Chiesa Evangelica, diversi nuclei socialisti ed anarchici), facendolo, complessivamente, con saggezza e decisione. Uomo di fede, sanguigno, caparbio, don Vico governò per oltre cinquant’anni la Parrocchia affidatagli. Nel 1930, al termine della sua terza Visita Pastorale a La Maddalena, il vescovo mons. Albino Morera scrisse “di aver trovato una popolazione ben preparata, essendo in corso una Missione in occasione del centenario della Medaglia Miracolosa e con piacere vedemmo il popolo accorrere numerosissimo alle prediche, come numerosissimi erano gli uomini che intervenivano alle conferenze predicate ad essi soli. Anche l’affluenza ai sacramenti fu imponente …”. Considerati i tempi e le condizioni nelle quali dovette operare c’è da riconoscere a don Vico che realizzò e favorì che si realizzasse molto a La Maddalena, consegnando, tra le altre cose, al successore don Capula, un ‘gregge’ più numeroso, diverse associazioni cattoliche (l’Azione Cattolica da Vico fondata nel 1927, la Confraternita di Santa Croce, le Guardie d’Onore, l’Apostolato della Preghiera, i Progetti Luigini, l’Associazione del Rosario, quella del Santo Bambino di Praga, l’Associazione di Santa Zita ed il Circolo Giovanile Femminile), un convento di suore in pieno sviluppo (l’Istituto San Vincenzo, fondato nel 1903), due chiese costruite ex novo (la chiesa di Moneta, edificata nel 1808, la chiesa di Due Strade, inaugurata nel 1933, pochi mesi prima della sua morte), una cappella (La Madonnetta, costruita nel 1928), discreti rapporti con il Comune, ottimi rapporti con la Regia Marina. Ma soprattutto don Vico consegnò ai posteri la credibilità e la dignità di una ‘istituzione parrocchiale’ che lui aveva avuto la capacità di difendere, con buon senso, con saggezza e, quando fu necessario, anche con la forza.
Una più completa biografia sul canonico Antonio Vico, curata dallo stesso autore, è stata recentemente pubblicata su ‘Almanacco Maddalenino II’, Corisma, Paolo Sorba Editore, La Maddalena aprile 2003.