15 Ottobre 2003
Bicentenario Nelson (1803 - 2003)

Duecento anni fa, esattamente il 31 ottobre 1803, in un grigio pomeriggio autunnale, la nave Victory, comandata dall’ammiraglio inglese Orazio Nelson, gettava le ancore nella rada di Mezzoschifo a La Maddalena. Di li a poche ore anche le navi Kent, Superb, Camaleon, Canupus, Triumph e Bellaisle giungevano nell’Arcipelago. Motivo di questo arrivo era stata la ripresa della guerra tra l’Inghilterra e la Francia napoleonica e la necessità per la flotta inglese, comandata da Nelson, di trovare una base dalla quale poter agevolmente controllare la flotta francese ancorata nel porto di Tolone. Tra l’ottobre del 1803 ed il gennaio del 1805 Nelson visitò l’Arcipelago ben nove volte. Circa un anno dopo il primo arrivo, esattamente il 18 ottobre del 1804, il reverendo anglicano Scott, per conto dell’anglicano Nelson, donava alla chiesa cattolica maddalenina, un Crocifisso e due candelieri d’argento. In occasione del bicentenario dell’arrivo di Nelson a La Maddalena (1803-2003), fervono le iniziative celebrative. La Parrocchia di Santa Maria Maddalena, in collaborazione col Corisma (Comitato Ricerche Storiche Maddalenine), ha recentemente provveduto a far restaurare i preziosi doni (Il Vento n. 85 del 1.09.03), riesposti al pubblico il 18 agosto scorso ed ora conservati nel Museo Diocesano di via Barone Manno. Il Corisma ha pubblicato un prezioso opuscolo dal titolo: ‘Il Restauro del Crocifisso e dei Candelieri dell’Ammiraglio Nelson’. Nell’ambito del bicentenario rientra anche il libro di Gian Carlo Tusceri, Webber editore, dal titolo: ‘I padroni del Mediterraneo; gli inglesi, Garibaldi e la Sardegna’ recentemente pubblicato. Anche Lo Scoglio, il periodico maddalenino diretta da Antonio Zonza, ha in cantiere una pubblicazione celebrativa. Si tratta di un corposo lavoro sulla presenza di Nelson a La Maddalena scritto dal compianto Antonio Ciotta. Tra breve anche Il Vento offrirà ai lettori il proprio contributo alle celebrazioni nelsoniane. È ormai stato ultimato ed è in corso di pubblicazione un opuscolo, scritto da più autori, sui rapporti tra Nelson e la Chiesa maddalenina. La vicenda della presenza di Nelson nell’Arci-pelago è stata studiata ed approfondita con un taglio particolare, anche alla luce dei documenti conservati nell’Archivio parrocchiale. La pubblicazione dell’opuscolo è prevista per il prossimo mese di novembre.
1 Novembre 2003
Il parroco Antonio Addis (parte 1)
L’atto di nomina a Parroco, più precisamente a Vicario (essendo La Maddalena, agli inizi dell’Ottocento costituita in Vicaria, come in Diocesi lo erano Calangianus, Luras, Nuchis, e dal 1839 Terranova, dopo la soppressione, proprio in quell’anno, da parte del vescovo Antonio Capece, della sede Episcopale di Civita-Terranova e l’elevazione a sede Episcopale della città di Tempio), di don Antonio Addis, datato 13 dicembre 1831, atto conservato nell’Archivio Parrocchiale, ci consente di ricostruire cronologicamente la successione dei Parroci (Vicari) avvenuta nell’Arcipelago negli anni Venti e Trenta dell’Ottocento. Andati via prima Antonio Biancareddu (parroco dal 1799 al 1808, ai tempi di Nelson) poi Giovanni Battista Biancareddu (1808-1824), entrambi ‘dottori’ ed entrambi chiamati ad importanti incarichi in Curia, dal 1824 al 1829 fu parroco don Luca Ferrandicco. Di Luca Ferrandicco, al momento, non si hanno notizie. Fu per qualche anno vice di Biancareddu e poi, per un lustro, parroco di La Maddalena. Probabilmente era già grande d’età. Comunque sia morì nel luglio del 1829, probabilmente non a La Maddalena, non essendovi traccia del suo funerale nel Registro Parrocchiale dei Morti. A quel punto la sede vicariale maddalenina rimase vacante, anche se per un paio d’anni le funzioni di parroco furono esercitate da fra Clemente Pischedda (nel periodo compreso tra maggio e luglio del 1829, il quale nei registri si qualifica ‘Pro Parrocus’), da don Michele Pischedda (‘Pro Vicarius’) e poi, dal febbraio del 1830, da don Sebastiano Balistreri (che nei registri si qualifica ’Curato’). Dal luglio del 1831 si rilevano sui Registri Parrocchiali le prime firme di don Antonio Addis il quale nei primi atti (il primo è del 24 giugno 1831, ed è un funerale) si qualifica ‘Pro Vicario’. È invece del 13 dicembre 1831 il suo già citato ‘atto di nomina’ a Parroco, conferitogli dal sacerdote “Giorgio Scano, Dottore in Santa Teologia, Canonico Parroco dell’insigne Collegiata di Tempio e Vicario Generale Capitolare di Civita”. Antonio Addis non sappiamo dove fosse nato. Conosciamo la sua data di nascita, che era il 1782, e sappiamo che era figlio di Pietro e Maddalena Piga. Fino a quel momento era stato “presbitero secolare della città di Aggius” e Vicario della parrocchia del Santo Spirito di Nuchis. Quando ricevette la nomina di Vicario (parroco) di La Maddalena aveva 49 anni.
(1 – continua) Claudio Ronchi )
15 Novembre 2003
Il parroco Antonio Addis (parte 2)
Nell’atto di nomina a Vicario di don Antonio Addis, in latino, datato 13 dicembre 1831, il canonico Scano scrive che "Essendo vacante dunque dal mese di luglio dell’anno 1829 la Chiesa Parrocchiale sotto l’invocazione di Santa Maria Maddalena, dell’isola della Maddalena, di questa Diocesi di Civita, a causa della morte del sacerdote Luca Ferrandicco, ultimo ad aver occupato la sede, volendo Noi, a cui spetta questo compito, provvedere a questa medesima Parrocchia, affinché i fedeli di quella non debbano soffrire alcun danno nelle cose spirituali, a te Reverendo e Vicario Antonio Addis, conosciuta la tua idoneità, la tua vita ed i comportamenti - conferiamo la Vicaria finora vacante, insieme con tutti gli onori, gli oneri, le leggi e le pertinenze, secondo la nostra autorità ordinaria". Ad Antonio Addis, che per ottenere la nomina di Vicario Parrocchiale (Parroco) della chiesa di Santa Maria Maddalena ed il beneficio, aveva dovuto superare "l’ostacolo dell’esame" dinanzi "a tre nostri esaminatori Prosinodali convocati di fronte a noi per questo fine", venivano inoltre assegnati, "secondo quanto è voluto dalla Camera Episcopale di questa Diocesi di Civita, 50 scudi di monete sarde per la tua giusta sovvenzione, insieme agli altri emolumenti che volgarmente vengono chiamati frutti di stola o di altare, secondo l’Enciclica del prelodato (Papa) Clemente XIV". L’atto che stiamo esaminando, si conclude con la formula usuale che don Antonio Addis "sia immesso nella sua sede, allontanando qualsiasi illecito detentore". È singolare il fatto che nei Registri parrocchiali il primo atto che egli firma da Vicario (Registro dei Morti) sia dell’ottobre 1851 mentre l’atto di nomina ufficiale della Curia sia del 13 dicembre 1831. Don Antonio Addis fu parroco di La Maddalena dal 1831 al 1852, dunque per ben 21 anni. Morì infatti a La Maddalena, settantenne, il 6 febbraio 1852. Probabilmente era malato, considerato che l’ultimo atto da lui firmato (atto di morte) risale a tre mesi prima e precisamente al 25 novembre 1851. Don Antonio Addis, Vicario di Santa Maria Maddalena, fu sepolto nel Cimitero ‘Vecchio’. A lui succedette don Michele Mamia Addis il quale da oltre un decennio esercitava nell’Isola funzioni di vice parroco.
(2 - fine)
Sul parroco Antonio Addis ed i suoi tempi si rimanda a quanto già pubblicato da Il Vento sul n. 11 del 22.07.2000, sul n. 28 del 01.04.2001 e sul n. 29 del 15.04.2001.
Si ringrazia la dott.ssa Alessandra Deleuchi per la collaborazione nella traduzione dei documenti.
1 Dicembre 2003
Antonio Bordignon, sacrestano (1° parte )
Era alto, magro, praticamente asciutto; aveva le mani grandi, da lavoratore. Da giovane aveva capelli castani, come castano era il colore degli occhi. La voce era grossa, il tono un po’ rude, chiarissima l’inflessione veneta. Apparentemente burbero, in effetti era affabile di carattere. Nato nel 1866 in Veneto, a San Zeno degli Ezzelini, in provincia di Treviso, giunse a La Maddalena dopo il 1890, pochi anni dopo il decreto del Governo Crispi con il quale l’Arcipelago fu destinato a piazzaforte militare della Regia Marina e dell’Esercito. La costruzione di imponenti opere di fortificazione convogliò a La Maddalena, da ogni parte d’Italia, migliaia di persone in cerca di lavoro. Con queste giunse anche Antonio Bordignon, celibe, operaio tuttofare e contadino, non tanto in cerca di fortuna quanto in fuga da quella fame che all’epoca fortemente si soffriva nel Veneto e che portava molti giovani e molte famiglie ad emigrare, in Italia e nel mondo intero. A La Maddalena c’era soprattutto richiesta di muratori, manovali, scalpellini, e per un certo numero di anni Antonio Bordignon lavorò presso le varie cave aperte e disseminate nell’Isola. Antonio Bordignon era uomo molto pio, come lo sanno essere i veneti che sono anche grandi lavoratori, e questo lo portò evidentemente a frequentare la Chiesa, non solo per le funzioni, ma anche mettendosi a disposizione del parroco don Antonio Vico (nativo di Calangianus, da un paio di decenni a La Maddalena, prima come vice parroco e poi dal 1885 parroco del paese) per piccoli servizi e lavori. Bordignon, probabilmente, prima di diventare sacrestano a tutti gli effetti, dovette esserlo per qualche tempo, a mezzo servizio. Poi, forse su offerta dello stesso parroco Vico, lasciò il duro lavoro della pietra per quello meno faticoso e a lui più congeniale di sacrestano e di servizio al parroco (che con le espressioni dell’epoca chiamava: ‘il mio padrone’). Di lavoro da svolgere, in parrocchia e non solo, per il nostro Antonio, ce n’era parecchio. La sveglia era prima dell’alba, c’erano da suonare le campane per la prima Messa delle ore 5; da accendere le candele, preparare l’altare, i paramenti. E poi da spazzare e lavare la Chiesa (lo faceva spargendo sul pavimento, allora era di cotto, i trucioli bagnati e poi scopandoli), sistemare le panche e le sedie (non c’erano all’epoca banchi), accompagnare ed assistere il parroco ai funerali e nelle altre funzioni.
(1 - continua)
15 Dicembre 2003
Antonio Bordignon, sacrestano ( 2° parte )
Antonio Bordignon dormiva in una stanzetta attigua alla fabbriceria (l’ingresso era in via Ilva) dove preparava le candele (moltissime, mancando ancora l’energia elettrica) e le ostie, allestiva il Presepio ed il Sepolcro (nella cappella del Purgatorio), eseguiva piccoli e grandi lavori di manutenzione, in Chiesa e nella casa del parroco che lui stesso accudiva. Non solo: essendo proprietario, il parroco Vico, di due vignette, Antonio Bordignon le curava come se fossero sue, riuscendo a tirarne fuori, non solo della buona uva ma anche dell’ottimo vino. Se Bordignon aveva risolto, per sé, il problema della sopravvivenza, evidentemente ricordava le sofferenze dei suoi parenti lasciati in Veneto. Lo conferma il fatto che sistematicamente raccogliesse tutto il pane duro che riusciva a racimolare (immaginate quanto potesse essercene in quei tempi, non certamente opulenti come gli attuali; siamo infatti nei primissimi decenni del Novecento), e lo inviava, abbrustolito, al suo paese, San Zenone degli Ezzelini, in provincia di Treviso. Ad un certo punto fece giungere a La Maddalena una sua nipote, che fu incaricata di fare la cuoca in canonica, ma questa, non sappiamo per quale motivo, rimase nell’Isola per poco tempo. I rapporti col Veneto furono probabilmente intesi. Questo lo fa supporre anche l’acquisto, sempre agli inizi del Novecento, da parte del Gremio dei Macellai, della grande tela raffigurante Santa Maria Maddalena (quella recentemente ritrovata, restaurata ed esposta nella chiesa parrocchiale, si veda Il Vento numeri 77 e 84 ) che, guarda caso, fu dipinta da Noè Bordignon (1841-1920), artista nato a Castelfranco Veneto, provincia di Treviso e morto a San Zeno degli Ezzelini. Nel 1933, quando il parroco Antonio Vico morì, Antonio Bordignon aveva quasi sessant’anni, certamente non pochi acciacchi ed una struggente nostalgia di casa. Don Capula, il nuovo parroco, non era il ‘suo’ burbero, vecchio parroco, "il mio padrone", come egli chiamava il canonico Vico. Tra lui ed Antonio c’erano quasi quarant’anni di differenza, e non solo, evidentemente. Antonio Bordignon (del quale non sappiamo se sapesse leggere e scrivere) decise di ritornarsene in Veneto. Così fece, salutato da tutti coloro che in tanti anni lo conobbero ed apprezzarono, molti dei quali lo definivano "un sant’uomo". Ritornò a La Maddalena qualche tempo dopo, per chiedere a don Capula ‘una pensione’, per i tanti anni di lavoro in parrocchia. Ottenne una piccola liquidazione e ripartì. Di lui non si seppe più nulla. - (2 fine)
Questa piccola storia di Antonio Bordignon è stata scritta grazie alla lettura di un articolo di Martino Branca (che pubblicheremo sul prossimo numero), ed ai ricordi di Guido Mura e Tonino Conti.