Storia della Parrocchia
Storia della Parrocchia
a cura di Claudio Ronchi
Archivio 2004

15 Maggio 2004
Da fra Lantieri a don Poggi

don Roger Poggi

Esattamente a distanza di duecento anni, il parroco don Domenico Degortes si è reso protagonista di un ricorso storico: quello di ospitare, sebbene temporaneamente, un sacerdote corso, rinverdendo la tradizione che vuole intensi i legami ed i rapporti tra la Corsica e l’Arcipelago. Si tratta di don Roger Poggi, originario di Corte (Mazzola), 52enne, sacerdote dal 1981 (ordinato dal vescovo mons. Thomas), sacerdote diocesano di Ajaccio. Don Roger, che nel capoluogo corso è il cappellano della ‘Fraternité du partage’, fondata da frére Antoine (si veda Il Vento n. 99 del 01.04.04, pagina 6), è stato presente recentemente a La Maddalena (per la quarta volta in poco più di un anno), per circa 3 settimane (le ultime due di aprile e la prima di maggio). Amico di don Degortes, ha lavorato per la realizzazione a Due Strade della Casa di Accoglienza per i senza tetto (che dovrebbe sorgere sul modello della Casa-madre corsa, la Casa d’Accoglienza dei Fratelli di S.Vincenzo de’ Paoli), ha partecipato alla benedizione delle case ed ha accompagnato il Gruppo isolano di Rinnovamento nello Spirito al convegno nazionale recentemente svoltosi a Rimini. Don Roger Poggi tornerà nell’Arcipelago per la festa patronale di Santa Maria Maddalena. Perché si è parlato di ricorsi storici? Perché proprio nel 1804 (duecento anni fa), anno in cui l’ammiraglio inglese Orazio Nelson (da tempo presente nell’Arcipelago con la sua flotta ed in guerra contro la Francia napoleonica), donò alla Parrocchia il famoso crocifisso ed i candelieri d’argento, oltre al parroco don Antonio Biancareddu ed al vice parroco e regio cappellano don Luca De Muro, era da qualche tempo presente anche un frate-sacerdote corso: fra Giovanni Lantieri da Bonifacio. Di lui non si hanno notizie, ma è certa la sua presenza in quel periodo, come si rileva dalle firme da lui apposte nei registri parrocchiali. Essendo corso, non è dato sapere come vedesse, lui, la presenza inglese a La Maddalena, né come e quanto fosse, da quelli, controllato. Certamente fra Giovanni Lantieri da Bonifacio fu tra i primi ad ammirare i preziosi doni d’argento inviati da Nelson attraverso il suo cappellano anglicano rev. Alexander Scott, e probabilmente partecipò (con don Luca De Muro) alla Messa solenne celebrata dal parroco Biancareddu ed al Te Deum di ringraziamento che quest’ultimo intonò, Messa alla quale dovettero partecipare lo stesso cappellano anglicano Scott ed alcuni ufficiali britannici. L’inno liturgico intonato in latino dal parroco Biancareddu ebbe un triplice significato: di ringraziamento a Dio per i doni sacri ricevuti dall’importante personaggio; di ringraziamento per la presenza in rada di una flotta amica (almeno fino a quel momento) che garantiva gli abitanti di La Maddalena dai rischi di un attacco francese e dalle scorrerie barbaresche; di un particolare ringraziamento a quell’unico Dio ‘comune’ che nella chiesa di Santa Maria Maddalena, cattolici ed anglicani, in una serata di fine ottobre del 1848, si erano ritrovati a pregare insieme. Galluresi, corso-maddalenini, corsi, sardo piemontesi, britannici.
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1 Giugno 2004
Garibaldi colportore

Giuseppe Garibaldi

In occasione della ricorrenza del 2 giugno vogliamo ricordare Giuseppe Garibaldi (morto a Caprera il 2 giugno 1882). Su di lui si è scritto di tutto e di più. Un fatto poco noto dei suoi anni trascorsi a Caprera è stato pubblicato il 17 maggio 1996 dal settimanale evangelico ‘Riforma’, firmato da Mario Cignoni. Sono note le idee di Garibaldi sul Papa e sul clero, da lui definito “Setta degli impostori” nell’epigrafe dettata per il suo amico ed ex prete Luigi Gusmaroli (la lapide è tuttora conservata nel Civico Cimitero di La Maddalena). Meno noto è invece che Garibaldi tenesse delle Bibbie e pare, addirittura, le facesse distribuire agli abitanti di La Maddalena. Non si trattava naturalmente di Bibbie cattoliche bensì di Bibbie protestanti tradotte in italiano da Giovanni Diodati. Scrive Cignoli, nell’articolo citato, di aver scoperto la notizia “spigolando” nell’Archivio della ‘Società Biblica Britannica & Forestiera’ di Roma. In una relazione in inglese del londinese reverendo protestante Bergne è riportato quanto da lui ascoltato, a Milano, nel 1872, da un certo Rivera, ex militare dell’esercito ed all’epoca colportore (venditore ambulante di Bibbie protestanti). Rivera raccontò al rev. Bergne di aver fatto, tempo prima, un viaggio in Sardegna e di essere giunto fino a La Maddalena. Qui ebbe la gradita, per lui, sorpresa di trovare alcuni protestanti (il censimento del 1871 ne registrava in numero di 42). A loro e ad altri vendette alcune Bibbie. Poi, attraversando con una barca il braccio di mare che separa le due isole, approdò a Caprera. Qui, come tanti altri visitatori del tempo, il colportore Rivera poté incontrare Garibaldi. Con sorpresa Rivera scoprì che il Generale conservava a casa una cassa, piena a metà, di Bibbie, pronte per essere inviate a La Maddalena. Rivera informò Garibaldi di averne colà venduto parecchie nei giorni precedenti. Allora Garibaldi gli rispose che avrebbe conservato quelle Bibbie. Il Generale poi incoraggiò il colportore Rivera, dicendogli che stava facendo un buon lavoro perché stava “diffondendo la verità”. Dell’episodio Mario Cignoni, autore dell’articolo, non scrive altro. Ci domandiamo che cosa, di tutto ciò, potesse pensarne il parroco dell’epoca don Michele Mamia Addis, il quale fu amico di Garibaldi e più volte ospite del “suo modesto desco”.
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1 Luglio 2004
L'attentato alla tela del Des Geneys

Il quadro di San Giorgio
foto T. Antonelli

L’altare ed il quadro raffigurante San Giorgio, posti in una della cappelle della chiesa di S.Maria Maddalena, furono entrambi donati alla stessa dall’ammiraglio Giorgio Des Geneys nel 1831, segno tangibile della sua devozione per questo santo e di attaccamento ed affetto per la comunità maddalenina (nello stesso periodo il ‘barone’ trasferitosi a Genova da una quindicina d’anni, aveva donato alla chiesa il pulpito marmoreo ed aveva generosamente contribuito all’acquisto dell’altare maggiore). Successe però che in una calda giornata dell’estate del 1832 (esattamente il 19 agosto), qualcuno attentò alla tela di San Giorgio, danneggiandola seriamente. Del fatto diede notizia all’ammiraglio Des Geneys il sindaco di La Maddalena Baffigo, con lettera del 25 agosto, con la quale lo informò del “misfatto” precisando che la tela era stata “tagliata con coltello” e che erano stati prodotti danni “a tutta l’effige” e poi “solamente ad una parte dell’elmo e qualche vestigio del cavallo”. Dell’autore di questo “scellerato” e “sacrilego” gesto non si avevano notizie, tuttavia – scrisse al Des Geneys il sindaco Baffigo “sembra improbabile che un uomo di mente sana possa eseguire un simile misfatto senza essere vittima del proprio rimorso” ritenendo potesse trattarsi “di un forsennato, guidato dall’alterazione del sangue e dall’imperfezione del celebro”. Naturalmente il sindaco, a nome dell’intero Consiglio Comunitativo e della cittadinanza maddalenina intera, espresse il proprio profondo dispiacere per l’accaduto, assicurando tutto l’impegno per l’individuazione del colpevole. Alla missiva rispose da Genova il 6 ottobre 1832 lo stesso Barone Des Geneys con una lettera indirizzata al sindaco Baffigo. “La malvagità o demenza di un individuo comunque siami stata cagione di non poco dispiacere” scrisse Des Geneys, tuttavia ciò “non altera menomamente i sentimenti di benevolenza che ho sempre avuti per gli abitanti dell’Isola, e di tanto mi compiaccio di trasmettere loro le assicurazioni”. Des Geneys poi si riservava decisioni in merito alle riparazioni, cosa del resto della quale si preoccupava lo stesso sindaco, il quale in un’altra lettera inviata al Des Geneys, datata 8 novembre, dopo averlo informato di aver inviato la denuncia “a S.E. il Signor Viceré” affermava che “è ora di pensare al riattaccamento” della tela, attendendo tuttavia da lui “gli opportuni ordini”. La documentazione in nostro possesso non ci consente di sapere né il nome dell’autore dell’attentato (ammesso che sia mai stato scoperto) né come né quando si procedette alla riparazione dei danni.
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15 Luglio 2004
I quarant’anni di Moneta
Quarant’anni fa (ottobre 1964), dopo 196 anni dalla sua istituzione (gennaio 1768), la parrocchia di Santa Maria Maddalena subiva una sostanziale riduzione. Nasceva infatti, per volontà del vescovo mons. Giovanni Melis, la Parrocchia dell’Agonia di Nostro Signore Gesù Cristo di Moneta, territorialmente insistente dal lato ovest dell’attuale via Aldo Moro e della strada Panoramica, e comprendente il Villaggio Piras, i quartieri Barbò, Murticciola, Carone, Moneta (storicamente intesa), l’Isuleddu e tutta l’isola di Caprera. La necessità di una maggiore attenzione pastorale e di una più costante presenza della Chiesa a Moneta, fin dal 1954 indusse la Curia Vescovile di Tempio ed il vescovo mons. Carlo Re ad iniziare le procedure per l’erezione della nuova parrocchia. Nel 1956 l’ordinario diocesano don Renato Volo accelerò l’istruzione della pratica sia presso la parrocchia madre (era parroco don Salvatore Capula) che presso il Comune di La Maddalena. Si procedette alla istituzione della dote beneficiaria (tratta dalla parrocchia di Santa Maria Maddalena, non comprendente però la proprietà dell’Isuleddu) ed alla delimitazione territoriale. Il 15 maggio 1956 l’Amministrazione Comunale di La Maddalena (sindaco Pietro Ornano, assessori Impagliazzo, Pedroni, Fabio, Canolinatas, Antonetti e Campus) dichiarò formalmente necessaria l’istituzione di una nuova parrocchia e deliberò l’impegno a concorrere alle spese dell’edificio di culto (si trattava della vecchia chiesetta costruita nel 1908). Tuttavia pere alcuni anni la pratica si arenò. Vi era preoccupazione da parte del parroco don Capula di mantenere sotto di sé “l’unità di direzione spirituale dell’Isola”, come scrisse in una delle tante corrispondenze col Vescovo. Nel 1957 intanto, lo stesso don Capula, in qualità di parroco pro tempore aveva acquistato dalla famiglia Serio un vasto appezzamento di terreno adiacente la chiesa e declinante verso il mare (terreno poi attribuito alla parrocchia di Moneta). Nell’ottobre del 1963 mons. Giovanni Melis, da pochi mesi vescovo di Ampurias e Tempio, riprese in mano la pratica dell’erigenda parrocchia e, dopo aver riesaminato la situazione di La Maddalena, giudicò “opportuna in Domino l’erezione della seconda parrocchia di Moneta”, incaricando don Nanni Columbanu di raccogliere i documenti necessari per il riconoscimento civile. Nell’ottobre 1964 mons. Giovanni Melis, appena ottenuto il Decreto di Riconoscimento Civile della nuova Parrocchia, nominò parroco il 43enne don Giuseppe Riva, maddalenino.
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