Storia della Parrocchia
Storia della Parrocchia
a cura di Claudio Ronchi
Archivio 2005

15 Marzo 2005
Centenario dalla nascita di don Silvestro Zonza

don Silvestro Zonza

Il 28 gennaio scorso sono ricorsi i cento anni dalla nascita (28 gennaio 1905) del sacerdote maddalenino don Silvestro Zonza. Nacque in via Tola, figlio di Antonio, nocchiero di prima classe e Maria Albano. Primo di quattro figli (gli altri erano Matteo, Lina, Giuseppe), frequentò le scuole Elementari all’Istituto San Vincenzo (da poco aperto) e a 12 anni entrò in seminario a Castelsardo (poi a Tempio), compagno di corso di Salvatore Capula. Vescovo di Ampurias e Tempio (così allora si chiamava la diocesi) era il francescano Giovanni Maria Sanna il quale volle portarlo con sé quando venne trasferito a Gravina di Puglia (provincia di Bari). Era il 1922 e Silvestro, seminarista diciasettenne, lasciò per sempre la Sardegna dove farà ritorno per sporadiche e brevi visite a La Maddalena. Il 30 marzo 1929 Silvestro Zonza fu ordinato sacerdote nella cappella dell’episcopio di Gravina e qualche giorno dopo a La Maddalena, nella chiesa di Santa Maria Maddalena gremita di parenti e concittadini celebrò la prima Messa. Parroco dell’epoca era il canonico Antonio Vico, lo stesso che lo aveva battezzato 24 anni prima. Rientrato a Gravina don Silvestro Zonza assunse ufficialmente la carica (che di fatto esercitava da qualche anno) di segretario del vescovo mons. Giovanni Maria Sanna e tre anni dopo fu nominato canonico della cattedrale di Irsinia. In quegli anni oltre all’incarico istituzionale si occupò di opere caritative e dell’Azione Cattolica. Con le dimissioni per anzianità del vescovo Sanna (1953) cessò anche la carica di segretario di don Zonza (durata oltre trent’anni) il quale chiese ed ottenne la cura della zona pastorale di Dolcecanto, una zona rurale in rapida espansione in conseguenza della riforma agraria varata dal governo. A quasi cinquant’anni, e dopo una vita “di Curia”, don Zonza con estremo fervore ed insospettato spirito pionieristico si immerse nell’opera di evangelizzazione dei coloni, seguendo con impegno giovani, famiglie ed anziani, costruendovi una chiesa e realizzando opere parrocchiali ed importanti opere sociali. Nominato vicario economo della istituita parrocchia, nel 1960 ne divenne parroco. Nel 1969 mons. Salvatore Isgrò, già vescovo di Tempio e Ampurias, all’epoca vescovo di Gravina di Puglia, lo insignì del titolo di Monsignore, in riconoscimento di ben 57 anni di impegno e servizio nella diocesi. Don Silvestro Zonza morì il 3 giugno 1986, all’età di 81 anni, dopo un breve periodo di infermità.
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1 Aprile 2005
Don Millelire detto Mambrì

Don Millelire

Di antica famiglia isolana - i suoi antenati furono i celebri Domenico e Agostino - Giuseppe Millelire nacque a La Maddalena il 13 giugno 1876 da Battista e Francesca Raffo. A battezzarlo fu il parroco don Michele Mamia Addis, i padrini furono Andrea e Mariantonia Raffo. Crebbe a Cala Gavetta, porticciolo di un paese di circa milleottocento abitanti, e fu lì che gli venne affibbiato il nomignolo che poi si portò per tutta la vita: Mambrì. Ebbe modo di studiare, presso le scuole religiose ed in privato e ai primi del Novecento fu assunto, come assistente d’ufficio, a Cava Francese, dalla Società F.lli Marcenaro e Grondona e vi rimase fino al 1905, anno della grande fornitura di granito per la costruzione del bacino di carenaggio di Malta. A testimoniarcelo non sono i libri contabili, dove pure è registrato, ma è stato Luciano Grondona, qualche anno fa, il quale ricordò pure come quel rapporto di lavoro si interruppe bruscamente. Giuseppe Millelire, all’epoca ventinovenne, che la vocazione religiosa evidentemente coltivava da anni, pur tra slanci, dubbi e ripensamenti, decise di trasferirsi a Roma, andando a studiare presso la Congregazione dei Salesiani. Di quegli anni romani, durante i quali studiò sodo facendosi anche una discreta cultura, serbò sempre una buona memoria e ancora parecchi anni dopo amava ricordare – ci ha detto Lucio Marini - il fascino delle serate trascorse all'opera. Il 12 dicembre 1911, col taglio di cinque ciocche di capelli, simbolo di umiltà e di rinuncia al mondo, Giuseppe Millelire ricevette la tonsura, primo gradino, allora, del cammino verso il sacerdozio. Tra il febbraio ed il settembre del 1913 ricevette, in rapida successione, il suddiaconato e il diaconato. Il 20 dicembre 1913 fu ordinato sacerdote. Aveva 37 anni e dopo don Silvestro Zicavo (detto Preti Isulanu) fu, 150 anni circa dopo la nascita ufficiale della cittadina, il secondo maddalenino divenuto sacerdote. Non abbiamo notizia dove celebrò la sua prima messa ma sappiamo che un incarico lo ebbe a Serravalle Scrivia in Piemonte. Rientrò fra il clero della diocesi di Ampurias e Tempio appena due anni dopo nel 1915, allo scoppio della prima guerra mondiale. Il vescovo fra Giovanni Maria Sanna lo tenne per qualche i mese presso di sé a Tempio, poi, dopo un breve soggiorno La Maddalena, ove era parroco don Antonio Vico, per 18 anni fu errabondo per la Gallura e per l’Anglona: vice parroco di Luras nel 1916, beneficiato della cattedra di Tempio dal maggio del 1919, economo spirituale di Sedini nel luglio del 1920, parroco di Telti nel 1921, parroco di Bulzi nel 1929, economo spirituale di San Pantaleo nel 1932. Rientrato a La Maddalena nel 1934 quando aveva già 58 anni (da poco era morto don Vico ed era nuovo parroco il trentenne don Capula) vi rimase per un paio di lustri a disposizione.
(1-continua) Claudio Ronchi
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Don Millelire detto Mambrì

don Millelire al Cimitero Vecchio

Alto di statura, magro sebbene fosse una buona forchetta, don Giuseppe Millelire indossava l'abito talare (e il tricorno in testa) con stile e austerità. Abitava in piazza S.Maria Maddalena in un appartamento di sua proprietà e possedeva un piccolo potere nel vallone di Cala Chiesa, nella parte alta verso Punta Villa. Lino Ornano, che da ragazzo spesso gli faceva da chierichetto, ricorda come all'epoca gli fosse proibito confessare sebbene celebrasse Messa e accompagnassi funerali. "Celebrava in genere la prima messa alle sei del mattino, nel secondo altare di destra, quello delle anime del Purgatorio, che aveva allora le balaustre di marmo come del resto tutte le altre cappelle, mentre nell'altare maggiore, ha detto privilegiato, si celebrava solo domenica e nelle ricorrenze importanti. Don Millelire – ricorda sempre Ornano - predicava bene, senza leggere, forbito nel linguaggio, con buona dizione. Era fiero di essere isolano di scoglio”. Lucia Pinna ci raccontò che una volta, in tempo pasquale, mentre benediceva le case, bussò alla porta di un miscredente dello Spinoccio il quale lo apostofò. “Vattini Mambrì, chi ghi n’è ghjà monda di acqua und’a cisterna, nun gh’è bisognu puri d’à toa!” E lui per tutta risposta disse: “Si nun voi purtà rispettu pe’ l’abitu ch’indossu, poerami alumancu rispettu cummi vecchju isulanu!”. Guido Mura ricorda ancora come appunto “parlava spesso in dialetto, in maniera colorita ed immediata, con la battuta pronta e schietta, a volte azzardata, con toni e miniche tipicamente isolani”. I rapporti di don Millelire con vice parroco don Maciocco furono buoni (di don Maciocco Guido Mura ricorda come passasse le giornate nella cappella di San Giorgio, col breviario in mano, pronto a ricevere le confessioni, un sacerdote semplice e buono che, afferma sempre Guido Mura “Ha conservato la fede e ha trasmesso la fede nell’Isola”), meno buoni furono invece i rapporti tra don Millelire ed il parroco don Capula (che Mambrì chiamava “u castiddhanu”). Don Capula lo incaricò della compilazione e del riordino dei registri e della sistemazione dell’Archivio Parrocchiale. Don Giuseppe Millelire nel dicembre 1943 fu trasferito a Baunei (diocesi di Nuoro). Rientrò nella diocesi di Tempio, richiamato dal vescovo Morera, cinque anni dopo, il primo aprile 1948 che lo nominò vice parroco di San Pasquale-Porto Pozzo. Ritornato a Baunei vi morì poco tempo dopo all'età di 76 anni il 18 aprile 1952 e lì fu sepolto.
(2 - fine) Claudio Ronchi
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1 Maggio 2005
La fonte di Porcile

Cerchiata, la fonte di S. M.Maddalena

L’acqua è stata da sempre un liquido prezioso per gli isolani, anche in tempi nei quali il fabbisogno pro capite era assai inferiore, per esigenze e mentalità, a quello attuale. Prima del 1937, anno in cui fu realizzata la grande diga di Mongiardino, l’approvvigionamento avveniva attraverso sorgenti, pozzi e cisterne. Le prime, assai poche, risultarono da sempre di estrema importanza, in quanto garantivano, a chi le possedeva, magari sotto casa (l’acqua si attingeva e trasportava a mano) meno disagiate condizioni di vita. Ricordato questo, apparirà più chiara l’importanza che ebbe a suo tempo il dono fatto da Vittorio Porcile alla parrocchia di Santa Maria Maddalena: quello di una fonte. La fonte esiste ancora. Si trova in via Ilva, all’altezza dell’incrocio con via colonnello Galliano, inglobata nel palazzo di fronte al tabacchino Sarrais, tra il magazzino dello stesso e la bottega del calzolaio Fancellu, chiusa da uno sportello di ferro recante la scritta “Pozzo chiesa S.M.M.,”. Don Vittorio Porcile dei Conti di Sant’Antioco, nato a Carloforte, risiedette alla fine del settecento, per alcuni anni, a La Maddalena, dove evidentemente ebbe casa e proprietà. Comandante di diverse navi della Regia Marina Sarda, ebbe “ una serie continua di combattimenti e di vittorie, illustratosi specialmente nel combattimento di Malfatano contro i barbareschi (28 luglio 1811) e giunse ai sommi gradi nella Marina Sarda” (Aristide Garelli: L’isola della Maddalena, documenti ed appunti storici, 1907). A La Maddalena lo ricordiamo, tra l’altro, quale comandante della mezza-galera “Santa Barbara”, nel respingere l’attacco francese alla Punta Tegge, durante i fatti d’arme del 1793. Il dono della fonte alla parrocchia di Santa Maria Maddalena avvenne con lettera del 14 febbraio 1809, da lui sottoscritta, indirizzata al parroco Giovanni Battista Biancareddu, ed inviata dal Porcile da Carloforte, dove allora ormai risiedeva. “La fonte di cui V.S. molto Rev.da mi parla – scrive il comandante Porcile - sin dal principio che vi posi mano ad erigerla, la destinai per farne un dono alla Chiesa di Santa Maria Maddalena, giacchè per sorte si ritrovi la sorgente dietro alla chiesa stessa, non avendovi avuto parte nessuno di quei popolatori, non che nessuno diritto sopra di essa. Intendo dunque con questo presente foglio – dichiara Vittorio Porcile – che il Priore della Chiesa se ne impossessi e V. S. Ill.ma m.to Rev.da ne prenda ogni impegno per farla rispettare nei suoi diritti, intendendo anche che questa lettera abbia forza e vigore come se fosse un istrumento fatto da pubblico Notaio e che V. S. Ill.ma al ricevimento si compiaccia notificarlo o farlo notificare a quel Consiglio comunitativo ed a chi spetta”. In cambio del dono, il comandante Vittorio Porcile chiedeva “l’annuo canone” di “una Messa in mia memoria ogni anno”.
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