I parroci Mannu
Sul numero scorso de Il Vento abbiamo pubblicato l’elenco di parroci, vice parroci e cappellani delle tre parrocchie di La Maddalena. Oltre alla novità assoluta dell’elenco dei cappellani e parroci della chiesa militare isolana (pur col limite di partenza del 1929) ha destato interesse quella che per molti continua ad essere una novità: il fatto che i primi due parroci dell’Arcipelago, della parrocchia di S. Maria Maddalena, si chiamassero entrambi Virgilio Mannu. La scoperta è recente ed è stata effettuata all’Archivio di Stato di Cagliari da Salvatore Sanna, nei panni di studioso e storico, panni a lui congeniali quanto quelli politici. E tale scoperta fu pubblicata come allegato al Il Vento n. 38 del 1° settembre 2001 col titolo “I due Mannu”. Scriveva Sanna che con l’occupazione sardo piemontese dell’ottobre 1767 giunse a La Maddalena anche un cappellano, certo don Michele Demontis, il quale, come scrisse il Vicerè di Sardegna al Maggiore di Sprecher La Rocchetta dovrà “pure servire da parroco con celebrare la Messa nei dì festivi (per cui Ella farà dare il segno col tamburo in mancanza di campana) e amministrare i Sacramenti tanto alla truppa che agli isolani”. Da parroco, nel senso che intendiamo noi, Demontis, non fece, soprattutto per il pochissimo tempo che rimase a La Maddalena. Don Michele Demontis scrive infatti Salvatore Sanna “viene sostituito a metà dicembre (1767 ndr) dal Canonico della Collegiata di Civita, don Virgilio Mannu, del quale il Viceré farà, dopo un solo mese di lavoro, l’elogio per la sua ‘abilità e zelo’ presso il Vescovo ... Il Canonico Mannu avvia di fatto la vita istituzionale della Parrocchia maddalenina con la redazione degli atti in appositi registri che firma con il solo titolo canonicale” Qualche tempo dopo “anche lui chiede di essere rilevato per ritornata alla sua più comoda Collegiata tempiese”. In una lettera del 16 maggio 1769, il nuovo comandante dell’arcipelago di La Maddalena Willy, scrivendo a Cagliari comunicava che in precedenza “quel Cappellano Canonico Virgilio Mannu, avendo dovuto passare a Tempio per affari suoi particolari, lasciò a far le veci il suo cugino Sacerdote Virgilio Mannu il quale si è sin qui disimpegnato con lode e soddisfazione tanto della truppa che di quegli abitanti. E siccome la Collegiata di Tempio non ha più voluto permettere al mentovato Canonico di ritornare all’ isola Maddalena, gradirebbe quel Comandante si confermasse il presentaneo’. “Il ‘cugino’ Virgilio Mannu Parroco – scrive sempre Sanna – sarà all’Isola per quattro anni, sostituito a metà anno 1773 da don Giacomo Mossa . Solo a seguito della curiosità dell’omonimia individuata dai documenti d’archivio è stato possibile notare la differente grafia degli atti redatti dai due cugini, rilevando molti punti di differenza che prima erano sfuggiti e confermando l’intervento di due sacerdoti diversi ed omonimi”. Due parroci Mannu, appunto.
I primi cento giorni - (1 parte)
La Messa all’aperto che don Michele Demontis celebrò a La Maddalena in una mattinata di metà ottobre del 1767, nella zona della Guardia, fu probabilmente la prima funzione religiosa ufficiale dopo quasi duecento anni. È infatti dal periodo attorno al 1550 che i conventi e le chiesette presenti allora a La Maddalena e a Santa Maria furono completamente distrutti dai turchi di Dragut, e monaci ed abitanti che non vennero uccisi o fatti schiavi dovettero rifugiarsi altrove. A partire dagli inizi del Settecento vennero rifrequentate, mai però stabilmente, da pastori corsi e pescatori, ed è possibile che di tanto in tanto qualche sacerdote o frate di Bonifacio vi sia giunto per portare “la parola di Dio”. Ad ogni modo la Messa, di ringraziamento per la buona riuscita della spedizione militare con la quale il regno di Sardegna si impossessava dell’arcipelago maddalenino, fu probabilmente celebrata la prima domenica successiva all’occupazione, alla presenza del comandante La Rocchetta, degli ufficiali, del medico, di parte dei soldati e di qualche decina di isolani, la maggior parte dei quali donne e bambini (a La Maddalena furono censiti 114 abitanti). È assai probabile che alla stessa Messa abbia partecipato Pietro Millelire, un già anziano pastore corso nel quale La Rocchetta aveva riconosciuto la figura di “chef de la Tribu”. È verosimile poi che nei giorni successivi don Demontis abbia celebrato Messa a Santo Stefano, dove si andava a costruire il trinceramento di Velamarina e a Caprera dove, oltre ad essersi stabilito un manipolo di soldati c’erano anche una settantina di abitanti, pastori d’origine corsa. Don Demontis, presumibilmente sui trent’anni, era cappellano del Regio Reggimento di Saluzzo di stanza a Cagliari quando, con incarico del 22 settembre 1767, fu destinato a partecipare alla spedizione di conquista dell’arcipelago di La Maddalena. La piccola flotta savoiarda mise piede a Santo Stefano, nella cala di Villamarina alle ore 13 del 14 ottobre 1767. Qualche ora più tardi sbarcarono a Cala Francese e nella zona dell’attuale Cala Chiesa. “Alle ore 5 ½ (pomeridiane) – è scritto in una relazione dell’epoca – si arrivò a dispiegare la Regia bandiera con diversi spari di fucile”. Il giorno 16 ottobre, 40 soldati presero possesso di Caprera. Le Isole Intermedie erano state conquistate. L’occupazione fu rapida e senza colpo ferire, perché nessuno vi oppose resistenza. Ma questo, mentre le navi facevano rotta sulle Isole Intermedie, nessuno poteva saperlo. E, come era in uso tra marinai e soldati prima delle battaglia, dovettero essere in molti a confessarsi da don Demontis e a ricevere da lui la comunione. Egli infatti era lì col preciso incarico (anche se non era l’unico, come vedremo) di “celebrare Messa nei dì festivi” e di “amministrare i Sacramenti tanto alla truppa che agl’Isolani”. (1 – continua)
Per ulteriori notizie su don Michele Demontis si rimanda alla ricerca di Salvatore Sanna dal titolo:“Prete Demontis, cappellano o parroco”, pubblicata in allegato a Il Vento n. 85 del 1° settembre 2003.
I primi cento giorni - (2 parte)
A proposito degli ‘isolani’ (gli abitanti corsi che le truppe sardo-piemontesi trovarono nell’arcipelago di La Maddalena al momento dell’occupazione),
nelle “Istruzioni al Maggiore del Reggimento Sprecher La Rocchetta, Comandante il nuovo distaccamento per le Isole Intermedie” si legge che, sebbene
“i mentovati Isolani non si credano interamente avversi al Dominio di S.M. e conseguentemente incapaci di verun attentato contro la Guarnigione,
avuto anche riguardo alla loro pochezza, non di meno essendoci ultimamente rinvenuta qualche notizia di essersi li medesimi indirizzati al
Commissario di Bonifacio per venir protetti … e si collegassero, e tramassero qualche segreta insidia d’intelligenza con detta Nazione, sia
bene che nella formazione di detti trinceramenti si apra una qualche embrasure, o si disponga comunque in maniera che il Cannone, che possa
all’evenienza rivolgersi contro essi, per così intimorirli e contenerli nel loro dovere”. Il cappellano al seguito don Demontis, dal canto
suo, aveva l’incarico, per quanto riguardava la truppa, di “munirli del dovuto pascolo spirituale colla spiegazione dè Vangeli, Catechismo,
e sarà di Lei incarico il far sì che il medesimo (cioè il cappellano, ndr) non manchi ad un così stretto dovere, giacché la Religione istessa
e le buone massime morali, oltre al vantaggio particolare di un caduno, servono altresì a contenerli dà vizi, e a mantenervi per conseguenza
il buon ordine, col’ubbidienza”. Questo per quanto riguardava i soldati i quali, a partire dal 14 novembre 1767, esattamente un mese dopo
l’occupazione, erano complessivamente rimasti in 97 (74 dislocati a La Maddalena, 23 a Caprera, 7 sulla costa di Palau). C’erano poi una
decina si caporali, due ‘tambours’(uno a La Maddalena ed uno a Caprera), 4 sergenti (3 a La Maddalena e 2 a Caprera), 2 ‘subalternes’
(uno a La Maddalena ed uno a Caprera). A La Maddalena stavano il comandante La Rochetta, il medico ed il cappellano. Quest’ultimo,
don Michele Demontis “dovendo pure servire ivi da Parroco con il celebrare la Messa né dì festivi (per la quale, è scritto nel documento,
sarà dato “segno col Tamburo in mancanza di Campana”) ed amministrare i Sacramenti tanto alla Truppa, che agl’Isolani, farà opera di Lei
degna il procurare che quei miseri (gli isolani ndr) vengano da Lui (il cappellano) insensibilmente istruiti né Misteri della Nostra Fede,
ed altri doveri del Cristiano, tale secondo la precisa intenzione di Sua Maestà”.
(2 – continua)
I primi cento giorni - (3 – fine)
Don Michele Demontis dunque, cagliaritano, oltre a fare da cappellano al distaccamento militare di La Maddalena (composto da 104 persone) era stato destinato anche a “servire ivi da Parroco” alla popolazione civile. Popolazione civile che ammontava a circa duecento persone, distribuite tra l’isola di Maddalena (114), Caprera (71), Santo Stefano, Spargi e Santa Maria. Don Michele Demontis ebbe dunque in totale oltre trecento anime da seguire nei pochi mesi in cui rimase a La Maddalena. Pochi mesi nei quali tuttavia non realizzò alcun atto che si possa ritenere proprio di un parroco vivendo sicuramente in una situazione precaria, difficile, senza chiesa. Certamente dovette impegnarsi nella collaborazione col Comandante La Rocchetta il quale aveva preciso incarico di attentamente vigilare “per amicarsi quegli Abitanti”, che venissero “trattati umanamente”, preoccupandosi “che la Truppa si comporti anche bene con essi, castigando severamente, anche in loro presenza, e di subito, quei Soldati che osassero d’insultarli, o comunque beffeggiarli, o ridersi sovra delle loro costumanze, e vieppiù quelli, che tentassero qualche pratica o furtivo commercio colle loro mogli…” (Disposizioni al Comandante del Distaccamento). Fu solo nel mese di dicembre che il trinceramento di Guardia Vecchia fu completato, ed essendo il magazzino del grano molto grande, “fu destinato anche ad alloggio dell’ufficiale del soldo, all’alloggio del cappellano e a quello dell’ufficiale subalterno”(Aristide Garelli, L’isola della Maddalena). Don Michele Demontis rimase a La Maddalena “sino a che, a caggione di una malattia che contrasse ha dovuto restituirsi alla patria, essendo restato leso in occhio”. Il certificato sanitario, redatto dal protomedico Palietti,(le notizie sono tratte dalla già citata ricerca di Salvatore Sanna) riporta essere lui stato “travagliato da una febbre putrida maligna detta d’intemperie [malaria, n.d.a.] dopo esser ritornato dalle Isole Intermedie; e questa infermità durò circa due mesi, avendoli pure lasciato una debolezza di vista”. Contratta dunque la malaria andò via da La Maddalena alla fine di gennaio 1768, probabilmente col maggiore La Rocchetta, comandante della delle Isole che lasciava anche lui l’Arcipelago. Di don Michele Demontis a La Maddalena non rimase traccia. Nei tre mesi (o poco più) di sua presenza si verificarono nascite e morti. Ma i registri parrocchiali furono istituiti solo dal suo successore, il canonico Virgilio Mannu, primo parroco formalmente investito dal vescovo di Ampurias e Civita di questo titolo.
(3 – fine)
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