N° 51 del 15 Marzo 2002 - pagina n°6 -
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15 Marzo 2002
Pagine di Catechesi
domande a don Sandro Serreri
- D.Digiuno quaresimale e digiuno dietetico. C’è chi, in questo periodo, potrebbe abbinarli. Ha valore? Ha senso cristiano?
- R.Il digiuno quaresimale, consigliato dalla Chiesa, non ha nulla a che vedere con le diete. Perciò, non possono essere abbinati. Chi li abbina, tradisce il fine del digiuno quaresimale che non è certamente quello di fare diminuire di peso, ma aiutare il credente a vigilare maggiormente e con più attenzione sullo stile di vita che conduce per evitare così tutto ciò che lo allontana da Dio, dalla sua Legge, dagli insegnamenti del Vangelo e della Chiesa. Ricordiamo, che il digiuno quaresimale è una delle tre forme della “penitenza interiore” (cfr. CCC, n. 1434). Il digiuno, di cui stiamo trattando, consiste in una privazione volontaria di un pasto o di uno o più alimenti come segno di mortificazione atto a ricordare che siamo chiamati a conversione. Il CCC riguardo il digiuno, così insegna: “Il quinto precetto () assicura i tempi di ascesi e di penitenza che ci preparano alle feste liturgiche; essi contribuiscono a farci acquistare il dominio sui nostri istinti e la libertà del cuore” (n. 2043 b). La pratica quaresimale del digiuno tra il popolo cristiano è antichissima e la sua sorgente è Gesù stesso, che ha digiunato per “quaranta giorni e quaranta notti” (Mt 4, 2). Pertanto, veramente il digiuno quaresimale non va confuso con i digiuni dietetici ai quali oggi si sottopongono tante persone per rispondere ad esigenze di moda, di estetica, di controllo non medico del peso corporeo e delle calorie da ingerire. La privazione volontaria di un pasto o di certi alimenti, nello spirito della Quaresima, è finalizzata a elevare la vita della persona verso i valori dello spirito, a dominare i propri istinti e passioni, ad essere solidali con quanti vivono in condizioni di povertà. Nulla a che vedere, dunque, con i digiuni dietetici finalizzati – tranne che nelle situazioni di grave minaccia per la salute – ad assicurare un aspetto estetico che corrisponda a quel che la pubblicità, la moda, propongono con insistenza alla persona umana. La Quaresima è anche il tempo durante il quale – grazie anche al digiuno – poter ripensare il nostro rapporto con il corpo, con l’alimentazione, con il mondo della pubblicità e delle mode, e così continuare a mettere ordine dentro il nostro cuore.
15 Marzo 2002
Piante, storie e tradizioni
a cura di Giovanna Sotgiu
Ginestra spinosa (nome scient. Calycotome villosa, nome locale spina cirvuna)
Pianta molto comune in tutto l’arcipelago e facilmente riconoscibile per le sue caratteristiche: prima di tutto le sue lunghe spine che creano barriere impenetrabili a persone e animali, poi i fiori gialli che invadono con il loro profumo l’aria primaverile. La ginestra è una pianta priva di particolari esigenze, che occupa spazi degradati e si instaura su tutti i terreni: i campi un tempo coltivati, le tanche già adibite al pascolo del bestiame, suoli costituiti da povero terriccio granitico, ma anche l’ambiente della macchia in tutte le sue manifestazioni. In inverno sembra secca, mostrando solo lunghe spine negli alti cespugli scuri che possono arrivare fino a due metri di altezza: a partire da febbraio-marzo, dopo aver cambiato il suo aspetto con numerosissime foglioline minute, si riempie di profumati fiori gialli molto fitti, che finiscono per nascondere le spine e le loro insidie. A maturazione i semi scuri, tondeggianti sono contenuti in un legume fittamente peloso (da cui il nome villosa). La pianta è stata sfruttata nei tempi andati soprattutto grazie alle spine: i lunghi rami venivano infatti disposti sui muri a secco, sotto le copertine, in modo da creare una barriera invalicabile per gli animali (soprattutto le capre), ai quali veniva così impedito di entrare negli orti o nei terreni coltivati. Non so da dove derivi l’appellativo cervuna conosciuto anche in Corsica (tangu cervunu) e in Gallura (prunu cilvunu).