N° 53 del 15 Aprile 2002 - pagina n°6 -
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15 Aprile 2002
Pagine di Catechesi
domande a don Sandro Serreri
- D.“Onora tuo padre e tua madre”. Quanto è attuale questo comandamento? I figli, oggi, onorano (rispettano, assistono, confortano) i loro genitori? E i genitori meritano sempre l’onore dei loro figli?
- R.Quasi a commento del quarto comandamento l’Apostolo Paolo insegna: “Onora tuo padre e tua madre: è questo il primo comandamento associato a una promessa: perché tu sia felice e goda di una vita lunga sopra la terra” (Ef 6, 2-3). Paolo, citando Es 20, 12, afferma che questo è il primo comandamento e che comporta una ricompensa (cfr. CCC, 2197-2000). Il Catechismo della Chiesa Cattolica (= CCC) scrive: “Dio ha voluto che, dopo lui, onoriamo i nostri genitori” (CCC, 2197). Questo comandamento è così importante, che più avanti si legge: “Costituisce uno dei fondamenti della dottrina sociale della Chiesa” (CCC, 2198). Il rispetto che dobbiamo ai nostri genitori è riconoscenza verso coloro che ci hanno donato la vita, ci hanno permesso di crescere, ci hanno inserito nella società umana. L’antica sapienza ebraica domanda al figlio: “Che darai loro in cambio di quanto ti hanno dato?” (Sir 7, 28). Il quarto comandamento vuole ricordare ai figli divenuti adulti le loro responsabilità verso i genitori. Secondo le loro reali capacità e possibilità, i figli hanno il dovere di manifestare rispetto e riconoscenza verso i loro genitori attraverso l’aiuto materiale e morale, specialmente negli anni della vecchiaia quando nella loro esistenza si affacciano malattia e solitudine. Non rispettare e non essere riconoscenti verso i propri genitori, in particolare se anziani e malati, costituisce grave colpa morale. Ricordino i figli, che una volta raggiunta la totale autonomia, non per questo cessa la loro responsabilità verso i genitori. Cambiano le dinamiche del rapporto, ma non i legami e, insieme a questi, gli obblighi. Il venire meno del dovuto rispetto e del sentimento di riconoscenza deve essere considerato e giudicato come peccato grave. I troppi casi di abbandono di tante coppie di vecchi e malati genitori ci devono indurre ad un attento e profondo esame di coscienza, personale e collettivo, insieme ad un grido che vuole essere, al contempo, di dolore e di allarme. Di dolore, perché la sofferenza psicologica di un anziano genitore – prigioniero della malattia e della solitudine – che si sente abbandonato, è una ferita dolorosa che viene a turbare la corretta vita sociale di una comunità. Di allarme, perché l’anziano genitore che viene abbandonato perde la sua funzione di memoria della famiglia, della comunità civile e religiosa e di ponte tra il passato e il futuro. Una comunità che dimentica il suo passato – che non sa da dove viene –, che non sa guardare il suo passato attraverso gli occhi dei vecchi genitori e nonni, è una comunità che non può guardare con serenità il suo futuro. “Onora tuo padre e tua madre” può significare: impegnarsi a riconoscere e garantire “sussidi” comunali a tutti quei figli che vogliono prendersi cura dei propri genitori in casa propria anziché farli vivere in pur confortevoli case per anziani. Dunque, la Società aiuti quanti vogliono onorare il padre e la madre per assicurare anche con il valore della memoria una migliore qualità della vita per tutti.
15 Aprile 2002
Rinnovamento nello Spirito
Convegno a Rimini
Nei giorni 25, 26, 27, 28 aprile 2002 si svolgerà al Palasport di Rimini il 25° Convegno Nazionale di Rinnovamento nello Spirito. Vi parteciperà anche una delegazione maddalenina, composta da una decina di persone, probabilmente accompagnata dal vicario parrocchiale di Santa Maria Maddalena don Andrea Lance Krzywicki. Il gruppo di Rinnovamento nello spirito di La Maddalena, sorto alcuni anni fa, è composto da circa 30 persone. Si riuniscono due volte la settimana per incontri di preghiera e di catechesi: il giovedì, nella chiesa di Santa Maria Maddalena (ore 21,00) ed il martedì presso la chiesetta della Santissima Trinità (ore 16,30).
15 Aprile 2002
Piante, storie e tradizioni
a cura di Giovanna Sotgiu
Becco di gru (nome scient. Erodium, nome loc. pinnini, furchetti, mariti)
Diverse sono le specie di erodium presenti nell’arcipelago, che, nella diversità di foglie e fiori, hanno un elemento in comune facilmente riconoscibile: i becchi più o meno lunghi e appuntiti che spuntano alla caduta dei fiori e che racchiudono i semi. Proprio questi becchi erano ben noti ai bambini di un tempo che li utilizzavano abitualmente nei loro giochi chiamandoli pinnini e furchetti per la rassomiglianza evidente con questi oggetti. Da notare che il nome furchetti è la trasformazione del più vecchio furcini, ormai scomparso da noi e invece ancora presente in Corsica per identificare l’erodium. Dei furchetti ancora verdi i bambini mangiavano la base, composta da 5 ingrossamenti che danno origine al seme. Quando il becco assume il colore marron è pronto a dividersi in modo caratteristico: con uno scatto la parte basale si divide e i cinque acheni si staccano: quelle che parevano semplici propaggini erbacee incominciano ad avvolgersi a cavatappi con movimento continuo che facilita l’ingresso dei semi, a forma di freccia, nel terreno. Delle alette trasparenti completano queste curiose viti vegetali, che i bambini chiamavano mariti: raccolte nel cavo della mano e lanciate contro gli abiti delle compagne di giochi, esse si attaccavano facilmente, dando così adito a previsioni, e a conseguenti scherzi, sul numero dei futuri mariti. Fra i diversi Erodium presenti nell’arcipelago, il più prezioso dal punto di vista ecologico, perché endemico, è il becco di gru corso (Erodium corsicum), comune nelle nostre isole, dove occupa spazi impensabili vicino al mare, nelle spaccature delle rocce, grazie ad una radice legnosa che penetra in profondità: proprio per questo è inutile, e dannoso, cercare di prelevare le piantine anche più giovani perché la radice inevitabilmente si spezza.