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1 Maggio 2002
Pagine di Catechesi
domande a don Sandro Serreri
- D.Ci risiamo! Approssimandosi la data della Cresima (ma ciò vale anche per i Battesimi), si riaccendono piccole e grandi polemiche sulla idoneità di padrini e madrine. Ma è possibile che la loro “valutazione morale” e la loro “accettazione” da parte della Chiesa si riduca spesso, ancora, in pratica, quasi esclusivamente al fatto che non siano divorziati o conviventi?
- R. No, l’idoneità del padrino o della madrina non si riduce al solo fatto che non siano divorziati o conviventi! L’idoneità passa attraverso altri criteri. Anche la Chiesa, essendo una società, ha le sue regole. Queste, sono contenute nel Codice di Diritto Canonico (= CJC), nel Catechismo della Chiesa Cattolica (= CCC) e nel Rito del Battesimo e della Confermazione. Il CJC stabilisce che: Il padrino o la madrina abbiano compiuto il sedicesimo anno, che sia cattolico, che abbia ricevuto la Confermazione e la Eucaristia, che “conduca una vita conforme alla fede e al compito che sta per assumere”, che non sia il padre o la madre (cfr. can. 874). Il CCC, inoltre, consiglia che il padrino o la madrina per la Confermazione “sia la stessa persona scelta per il Battesimo, per sottolineare meglio l’unità dei due sacramenti” (CCC, n. 1311). Il Rito ribadisce questo consiglio: “E’ bene che il padrino della Confermazione sia lo stesso del Battesimo” (n. 5). Inoltre, afferma che è compito dei sacerdoti verificare che il padrino “sia spiritualmente idoneo all’ufficio (servizio) che assume, e abbia queste qualità: a) sia sufficientemente maturo per compiere il suo ufficio (domando: lo può essere un sedicenne?); b) appartenga alla Chiesa cattolica e abbia ricevuto i tre sacramenti dell’iniziazione cristiana: Battesimo, Confermazione ed Eucaristia (appartenga di fatto e non solo perché iscritto in un registro!); c) non abbia impedimenti giuridici per il compimento del suo ufficio di padrino” (n. 6). Ma esiste anche un altro testo che mi piace citare, tratto dalle Norme per l’iniziazione cristiana: Il padrino deve essere scelto “per il suo esempio, le sue doti e per la sua amicizia, delegato dalla comunità cristiana locale e approvato dal sacerdote (…). E’ suo compito mostrare con amichevole familiarità (…) la pratica del Vangelo nella vita individuale e sociale, soccorrerlo nei dubbi e nelle ansietà, rendergli testimonianza e prendersi cura dello sviluppo della sua vita battesimale”. A questa esposizione delle norme sulla idoneità del padrino non ci sarebbe altro da aggiungere, se non una risposta ad un’altra domanda postami da una mamma: “Se si devono rispettare tutte queste regole, chi potrà oggi fare da padrino?”. Innanzi tutto non perché le posizioni irregolari, i non praticanti e gli indifferenti siano in aumento devono venire meno le norme che abbiamo citato. Infatti, non perché tanti cittadini non osservano le Leggi dello Stato, queste devono venire abolite. Poi, ricordo che il padrino non è un semplice testimone. Se non ci sono i requisiti sufficienti richiesti per l’idoneità, si potrebbe fare a meno del padrino. Il CCC afferma: “Per la Confermazione, come per il battesimo, è conveniente che i candidati cerchino l’aiuto spirituale di un padrino o di una madrina” (n. 1311). “E’ conveniente”, consigliato, opportuno, non obbligatorio, necessario, dovuto. Aiutiamoci, dunque, a rispettare la verità del sacramento, a salvare la dignità del padrino, a non porre nessuno in condizione di pronunciare parole non vere.
1 Maggio 2002
Piante, storie e tradizioni
a cura di Giovanna Sotgiu
Piante delle sabbie
Siamo nella stagione più adatta per una passeggiata sulle nostre coste sabbiose per renderci conto della ricchezza della vegetazione e dei colori che esplodono in questi mesi per spegnersi, poi, in estate: il lilla della violacciocca selvatica, il rosa della silene e della cakile, il giallo delle euforbie, della santolina, dell’erba medica marina. Fatte per resistere ai forti venti, agli spruzzi dell’acqua salata e all’azione di smeriglio del vento, per vivere sulla sabbia queste piante hanno adattato il loro apparato radicale che, con le lunghe e flessuose radici, è capace di penetrare per consistenti tratti alla ricerca della poca acqua necessaria alla loro sussistenza. Tale loro necessità costituisce la migliore difesa contro l’arretramento del litorale: occupando gran parte della spiaggia non direttamente battuta dal mare, esse imbrigliano i granelli opponendosi alla forza del vento e dell’acqua. Noi invece, a volte insensibili, egoisti o ignoranti, non diamo alcuna importanza a questa salvaguardia naturale, che non costa nulla, e consentiamo che le macchine arrivino fin sulla spiaggia, che i fuoristrada la saccheggino, che i chioschi delle bibite, con tutto il loro apparato, vi sostino per mesi; oppure, magari per liberarci dalle alghe o dai “fastidiosi” ciottoli, interveniamo con mezzi meccanici che distruggono la preziosa flora. Ricordo che una azione di questo tipo è stata fatta alla spiaggia del relitto di cala Andreani circa quindici anni fa. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti: oggi la spiaggia sta arretrando e anche in piena primavera è vuota di colori: le poche piante rimaste, abbarbicate a piccole dune faticosamente ancora protette, testimoniano delle nostra insipienza. Notate abbassu a’ Trinita o a Monti d’a rena là dove passano le ruote di veicoli: la sabbia fina non c’è più e neanche il gioco del vento riesce a riportarla indietro. Anche l’eccessivo calpestio può essere una causa della scomparsa della provvidenziale flora delle sabbie: pensate che sia così difficile limitarsi a passare solo su percorsi ben definiti per raggiungere la spiaggia e non sciamare dappertutto?