N° 55 del 15 Maggio 2002 - pagina n°
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15 Maggio 2002
Pagine di Catechesi
domande a don Sandro Serreri
- D.Tra qualche giorno si svolgono le elezioni comunali. Che cosa dice l’insegnamento sociale della Chiesa ai candidati?
- R.Nel documento La formazione all’impegno sociale e politico (1 maggio 1989), i vescovi italiani rilevavano – già allora – alcuni aspetti gravi del cambiamento in corso. Tra questi, ci sembra importante riferire: “Un sistema politico democratico vede diminuire … la propria credibilità e il proprio significato quando il potere di gestire la cosa pubblica non è partecipato e condiviso”; “il disimpegno o certi modi di porre le problematiche della società civile, dovuto alla diffidenza verso le istituzioni e alla sfiducia nella capacità del sistema politico di dare espressione e realizzazione alle aspettative sociali” (nn. 4-5, Commissione della CEI per i problemi sociali e il lavoro). Quindi, un sentimento di diffidenza e sfiducia accompagna – ieri come oggi – una espressa esigenza di partecipazione e di condivisione, mai venuta meno da parte del cittadino. In un altro documento – che denunciò, anticipandola, tangentopoli –, l’insegnamento sociale della Chiesa chiede a chi ha responsabilità politiche e amministrative queste virtù: “Il disinteresse personale, la lealtà nei rapporti umani, il rispetto della dignità degli altri, il senso della giustizia, il rifiuto della menzogna e della calunnia come strumento di lotta contro gli avversari, … , la fortezza per non cedere al ricatto del potere” (Educare alla legalità, n. 16, Commissione ecclesiale Giustizia e pace, Roma 4 ottobre 1991). Negli orientamenti e direttive pastorali Evangelizzare il sociale (Roma, 22 novembre 1992), sempre i vescovi italiani, hanno stabilito alcuni fondamentali criteri di giudizio e di decisione per la formazione di una coscienza sociale e politica. Tra questi, ricordiamo: “… la fedeltà alla propria identità e, nello stesso tempo, la disponibilità al dialogo con tutti e su tutto” (n. 34, Conferenza episcopale italiana). Più avanti si afferma, che: “Le persone impegnate in politica devono possedere determinate virtù …: competenza, onestà, amore e impegno per la giustizia, sobrietà, servizio generoso e gratuito, capacità di amicizia, di relazione e di partecipazione alle vicende della gente, consapevolezza della provvisorietà e dei limiti dell’opera compiuta” (n. 50). Detto questo, credo che sia chiaro quel che l’insegnamento sociale della Chiesa desidera da parte di chi si candida alla responsabilità politica e amministrativa. A questi, infine, ricorda che: “Il bene comune è la finalità stessa della politica. Ad esso la politica non deve affatto sottrarsi: in una società complessa come la nostra, ricca di fermenti e di valori, ma anche di poteri e di interessi troppo facilmente abituati a farsi ragione da soli, c’è bisogno di più politica, non di meno politica: c’è bisogno di una politica giusta” (Evangelizzare il sociale, n. 51).
15 Maggio 2002
Hanno scritto a don Serreri
Carissimo don Sandro, desidero ringraziarla per l’accoglienza ricevuta il 15 febbraio u.s. L’incontro con la comunità diocesana di Tempio-Ampurias, a partire dai confratelli sacerdoti e dagli operatori della Caritas diocesana il giorno 14 febbraio, è stato per me motivo di gioia e di crescita. Nell’incontro con gli animatori delle Caritas parrocchiali de La Maddalena ho potuto apprezzare il buon lavoro svolto insieme alla Caritas diocesana che comincia a dare frutti concreti di testimonianza comunitaria della Carità. Rinnovo la gratitudine per essere stato arricchito della vostra esperienza ed auguro di cuore buon lavoro a te e ai tuoi collaboratori.
Sac. Vittorio Nozza:
Direttore Nazionale della Caritas
15 Maggio 2002
Piante, storie e tradizioni
a cura di Giovanna Sotgiu
Borracina spinosa ( nome scient. Sedum stellatum, nome loc. erba di l’ascinsioni)
A differenza delle altre piante dello stesso tipo (quali l’uva titina), caratterizzate da foglie piccole, grasse, tondeggianti o ovoidali, la borracina spinosa ha foglie piane relativamente grandi; gli appellativi stellatum e spinosa definiscono le specifiche caratteristiche del fiore che a maturazione assume la forma di una stella rigida con i raggi appuntiti. Il nome di erba di l’ascinsioni si registra ancora a La Maddalena, anche se nessuno ne ricorda più l’origine, recuperabile ormai solo dalla tradizione corsa: infatti in quella regione la pianta, che inizia a fiorire ad aprile, veniva raccolta con tutta la radice all’alba del giorno dell’ascensione di Gesù al cielo e conservata a casa, all’ombra, su un piccolo sostegno a muro: se la fioritura così protetta durava quaranta giorni era segno di fortuna. Il rametto ormai secco doveva essere conservato fino alla successiva Pasqua per essere bruciato, il sabato santo, insieme alle palme, all’ulivo benedetto e all’uovo dell’ascensione. Quest’ultimo è conosciuto a La Maddalena ancora ai giorni nostri: si tratta dell’uovo che la gallina depone per primo nel giorno benedetto (uno dei più importanti fra quelli signati della tradizione magico religiosa): raccolto, viene conservato per essere utilizzato nei giorni di tempesta per placare il mare. Diverse sono le modalità tramandate per questo gesto fra i più forti che l’uomo può osare per intervenire sulla natura: secondo alcuni solo la mano innocente di un bambino può farlo; secondo altri deve essere una persona che sappia accompagnare con preghiere adatte il lancio, compiuto dando le spalle al mare e solo in caso di grave necessità. Mi è stato raccontato come un avvenimento eccezionale dalla signorina Lina Zonza che negli anni Venti una sua zia (Mariangela Zonza Rocco), aveva dovuto compiere questa vera e propria cerimonia in una giornata di ponente furioso, per consentire agli scalpellini di Villamarina, da tempo in attesa alla Fumata, di ritornare a casa. Non tutti osservano l’uso di bruciare l’uovo dell’ascensione il sabato santo: una anziana signora maddalenina conserva ancora quello del 1943.