N° 56 del 1 Giugno 2002 - pagina n°
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1 Giugno 2002
Un maddalenino in carriera
L’ammiraglio Ugazzi
Contrammiraglio a 49 anni significa probabilmente avere le carte in regola per proseguire nel migliore dei modi una già brillante carriera militare. È il caso di Gildo Ugazzi, concittadino maddalenino, figlio di Berto e Nuccia Rivieccio. L’ammiraglio Ugazzi ha lasciato l’Isola a diciott’anni, dopo la Maturità Classica ed ha frequentato l’ Accademia Navale di Livorno. Imbarcato sui sommergibili, ha ricoperto vari incarichi fino a quello di comandante del “Dandolo” e del “Di Cossato”. Negli anni 1986-87 ha frequentato, a Parigi il ‘78° corso di Stato Maggiore’ e successivamente il ‘Corso interforze’ presso “L’Ecole superieure de guerre navale” della Marina Militare Francese. Rientrato in Italia ha prestato servizio a Roma presso l’Ufficio Operazioni del Comando in Capo della Squadra Navale. Nel 1991 ha assunto il comando del 1° Gruppo Navale Sommergibili e, successivamente, l’incarico di comandante in seconda del Comando Sommergibili (Maricosom). La carriera militare di Gildo Ugazzi è proseguita a Taranto presso Maridipart quale Sottocapo di Stato Maggiore e di comandante poi della flotta subacquea della Marina Militare. Nella primavera dell’anno 2000 ha assunto l’incarico di Capo della Divisione ‘Operazioni Sommergibili’ del Comando in Capo della Squadra Navale. L’ammiraglio Ugazzi ha poi frequentato nell’anno 2000-01 la 52° sessione dell’Istituto Alti Studi per la Difesa e dall’ottobre 2001, in qualità di Capo del 2° Reparto dell’Ufficio Generale del personale, è responsabile dell’impiego di tutti gli Ufficiali della Marina Militare Italiana. L’ammiraglio Ugazzi è sposato con la maddalenina Donatella Demontis ed ha una figlia. A lui ed ai suoi familiari le congratulazioni de Il Vento.
Claudio Ronchi
15 Dicembre 2002
Storia della Parrocchia
a cura di Claudio Ronchi
Storia dell’Azione Cattolica
Nel 1928, due persone, giunte nell’Arcipelago per motivi di servizio, diedero un particolare impulso all’Azione Cattolica isolana: il colonnello Prospero Schiaffino, che mise a disposizione del gruppo “il suo zelo e soprattutto la sua esperienza” maturate in precedenza in altre sedi del Continente, e soprattutto il cappellano militare don Casimiro Liccioli. Fiorentino di nascita e di accento don Liccioli “ardente anima di apostolo, valoroso combattente più volte decorato, sin dal primo giorno del suo arrivo diede al Benedetto XV il suo aiuto spirituale e finanziario”. In buoni rapporti con l’anziano parroco Antonio Vico - la cui età ed i cui acciacchi non gli consentivano di seguire adeguatamente il gruppo - don Liccioli non solo adempì ai suoi doveri inerenti il servizio per il quale era stato “comandato” nella piazzaforte di La Maddalena ma si impegnò attivamente a favore dell’Azione Cattolica. Ottenuto dal Comando Marina l’uso di un ampio locale di Cala Gavetta, già sede della polisportiva Ilva (situato in piazza Saint Bon, attualmente sede dell’Ufficio Idrico, a fianco alla sede dei Marinai d’Italia) don Liccioli vi fece costruire “un palcoscenico e addestrati i giovani ai segreti delle scene iniziò l’attività filodrammatica”, attività che caratterizzò per alcuni anni i giovani dell’A.C. i quali misero in scena, anche con un discreto successo, diverse rappresentazioni.. Don Liccioli inoltre “donò al Circolo un pianoforte nuovissimo”. Era presidente dell’Azione Cattolica Mario Ferracciolo coadiuvato dal segretario Giovanni Corona e dal cassiere Armando Meloni. Nel registro conservato nell’Archivio Parrocchiale (dal quale attingiamo le notizie) viene ricordata “la cerimonia improvvisata da don Liccioli il giorno 11 febbraio 1929, per festeggiare la Conciliazione fra l’Italia ed il Vaticano. In quel giorno fra lo sventolio di bandiere Nazionali e Vaticane, un grande corteo attraversò le vie della vecchia cittadina, con bande musicali inneggiando alla Patria rinata”. I Patti Lateranensi, firmati com’è noto dal cardinale Gasparri e da Mussolini, oltre a riconoscere la religione Cattolica quale religione di Stato, ad introdurre l’insegnamento religioso nelle scuole, ad esentare dalle imposte gli enti ecclesiastici, a riconoscere personalità giuridica agli ordini religiosi ecc., “promettevano” maggiore libertà d’azione alle organizzazioni cattoliche impegnate nell’educazione dei giovani, quali appunto l’Azione Cattolica. I fatti tuttavia dimostrarono il contrario.
(3 – continua)
1 Giugno 2002
Gruppo Padre Pio
In pellegrinaggio
Siamo partiti numerosi anche quest’anno, precisamente in cinquantacinque, per il nostro consueto pellegrinaggio annuale. La nostra prima tappa è stata il santuario del Volto Santo a Manoppello (Pescara) dove è possibile contemplare la vera icona di Gesù, custodita dal 1608 dai frati cappuccini. La sacra reliquia è un piccolo telo di un tessuto leggerissimo, quasi inconsistente, sul quale è impresso il divino volto del Signore con i dolorosi segni della Passione, venerata come oggetto di devozione già nel 574 d.C. Come recentissimi studi hanno accertato, nessuna mano umana può aver prodotto la sacra immagine. Essa, infatti, risulta non essere un dipinto a olio e nemmeno un acquarello, tantomeno una stampa. I colori sono tenui ed è perfettamente identica sia che la si guardi frontalmente che posteriormente. E’ stata pure dimostrata la perfetta sovrapponibilità tra il volto dell’Uomo della Sindone e il Volto Santo di Manoppello. Il volto meraviglioso dal quale ci siamo fatti guardare nell’intimo, è penetrato in noi con uno sguardo dolcissimo e misericordioso, persino difficile da sostenere, rendendo inutili le parole, sicuramente lasciando la sua misteriosa impronta in molti di noi. Il viaggio è poi proseguito verso Lanciano, presso il santuario del Miracolo Eucaristico, dove abbiamo pregato e meditato su un altro grande segno che il Signore ci ha donato sulla sua presenza reale nell’Euca-ristia, ricordandoci, con la trasformazione prodigiosa dell’Ostia in cuore e sangue umano, che il miracolo si ripete ogni volta che la riceviamo nella S. Comunione. La presenza viva di Gesù l’abbiamo ritrovata a S. Giovanni Rotondo e a Pietrelcina dove tutto della vita di Padre Pio, anzi di San Pio da Pietrelcina (verrà canonizzato il prossimo 16 giugno), ci ha parlato del Signore, facendoci riflettere sull’accet-tazione delle croci come dono gratuito di Dio, sulla sofferenza come percorso necessario per raggiungere la vetta per noi stessi e per gli altri. In fine, a Pompei ci ha accolto la dolcezza di Maria Santissima col suo abbraccio consolatore di Madre, a Lei abbiamo confidato le nostre pene e le nostre gioie, sicuri di essere ascoltati e capiti. Il viaggio si è concluso a Roma in San Pietro, dove abbiamo potuto pregare presso la tomba di Papa Giovanni XXIII e riaffermare la nostra professione di fede presso la tomba dell’Apostolo Pietro con una toccante celebrazione Eucaristica che rimarrà nei nostri cuori come dono di grazia speciale e forse irripetibile. Molti sono i doni che Dio ci ha fatto in questo pellegrinaggio: sono nascosti nei nostri cuori insieme agli impegni che abbiano assunto, dobbiamo solo attendere che essi diano frutto. Abbiamo percorso un lungo cammino, accompagnati dall’attenta guida spirituale di Don Sandro Serreri col quale abbiamo condiviso toccanti momenti di commozione e al quale vanno i nostri ringraziamenti più sinceri.
Paolo Provenzano (Gruppo di preghiera San Pio da Pietrelcina)