Il Vento
Il Vento
PERIODICO DELLA PARROCCHIA SANTA MARIA MADDALENA.
direttore: Tommaso Panu
Redazione: Sandro Serreri, Claudio Ronchi.
Grafica: Mario Terrazzoni.
N° 57 del 15 Giugno 2002 - pagina n° 6 -
Radio Arcipelago 90,20 Mhz
Via Cairoli n°74 - La Maddalena (SS) tel. 0789.735191
Programmi Giornalieri *
Santa Messa ore 07.30
Rassegna Stampa ore 09.00
Mattinata in buona musica ore 10.20
Notiziario ore 17.15
Santa Messa ore 19.00
* Il sabato e la domenica il Notiziario e la Rassegna Stampa non vengono trasmesssi.
Programmi Settimanali *
Mercoledì 18.30 Catechesi per adulti
Venerdì 18.00 U cavagnu
Sabato 11.00 Microfono Aperto
Domenica 10.30 L'Asterisco
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15 Giugno 2002
Pagine di Catechesi
domande a don Sandro Serreri
  • D.Nonostante la presenza ultra decennale la comunità maddalenina e quella americana vivono tra loro isolate. Pochi i contatti formali, ma pochi anche quelli privati, personali. Anche le “liturgie ecumeniche” non vanno oltre la formale rappresentanza ufficiale, senza coinvolgere né i numerosi protestanti né i cattolici. Perché?
  • R.Insegnando Dottrina sociale della Chiesa da alcuni anni do sempre ai miei studenti questa mia definizione di dialogo: Il dialogo è il naturale metodo per riflettere e trovare soluzioni ai problemi esistenziali, mediante intese programmatiche ed operative. Ed aggiungo: La mancanza di dialogo porta l’uomo a chiudersi nella egoistica salvaguardia d’interessi particolari che può sfociare, a lungo andare, in fenomeni di incontrollabile intolleranza verso tutto quello che, essendo “diverso”, si pone davanti all’”altro”. Ecco, per me il dialogo è e deve essere pensato e realizzato così. Nel nostro caso ci sono diverse giustificazioni per capire come mai dopo trent’anni di presenza americana nell’Isola le due comunità di fatto continuano a vivere isolate. Tra queste, direi perché sono due mondi molto diversi tra loro. Si tratta di diversità così forti da non consentire relazioni profonde, capaci di andare ben oltre l’incontro formale. Non dimentichiamo, che non solo la comunità americana è molto variegata – per etnia, cultura, religione – al suo interno – i militare e i civili con le loro famiglie provengo da differenti Stati dell’Unione oltre che dalle più disparate Basi militari sparse in tutto il mondo –, ma ciò vale anche per quella maddalenina per via della sua provenienza dalle varie Regioni d’Italia. E se per quella maddalenina può dirsi che vi sia un forte nucleo ormai con radici profonde e una solida identità – pur restando al suo interno una componente instabile, quella militare, per via dei continui trasferimenti –, altrettanto non può affermarsi per quella americana dove i periodi di permanenza nell’Isola variano dai due ai quattro anni. In un periodo così breve, se non vi sono motivazioni forti, è difficile uscire fuori dal proprio mondo e tentare una pur superficiale integrazione. Uno ostacolo è costituito dalla lingua. Mentre, una occasione formidabile di incontro, di dialogo, di contatto profondamente umano è data dalla numerosa presenza di bambini americani nelle nostre scuole. E’ una realtà che andrebbe più valorizzata. La società americana – nonostante tutto – crede ancora molto nella famiglia. Dunque, sarebbe opportuno offrire più occasioni di incontro fraterno-familiare e di scambio culturale tra le famiglie americane con figli iscritti nelle nostre scuole e le famiglie maddalenine dei loro compagni di classe. Gli incontri religiosi – infine – possono essere un’altra occasione per fare incontrare e dialogare le due comunità, ma vanno sempre più spogliati della loro veste di ufficialità con i quali sono nati, per assumere la forma di incontri di preghiera a carattere familiare. Mi spiego. Vedrei bene l’abbandono della Chiesa parrocchiale come luogo (troppo grande e dispersivo) dell’incontro, optando per la Chiesa di Due Strade. Rivolgere l’invito a partire dalle famiglie che hanno iscritto i loro figli alla scuola dell’Istituto S. Vincenzo. Incontrarsi per pregare e riflettere insieme sul Natale e la Pasqua (quindi, al di là del 25 gennaio). Comunque, non pretendendo più di tanto, ma almeno non rinunciando a fare tutto il possibile per non sentirsi “diversi”, ma abitanti – anche se temporanei – di una unica realtà: quella del nostro bellissimo Arcipelago.
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15 Giugno 2002
Piante, storie e tradizioni
a cura di Giovanna Sotgiu
Aglio delle isole
(nome scien. Allium commutatum, nome loc. Porru)

Questo tipo di aglio è ben conosciuto e facilmente identificabile per le sue dimensioni e l’habitat: oltrepassando abitualmente il metro di altezza e vivendo preferibilmente sulle coste, anche negli isolotti più piccoli, dove supera di gran lunga la bassa vegetazione della gariga costiera, non poteva sfuggire all’attenzione dei maddalenini. Perciò non deve meravigliare che essi abbiano dato il suo nome a un isolotto, anche se le carte nautiche lo hanno dimenticato e assegnano il nome generico di Isole dell’Abbatoggia a quelle che sono, ancora oggi U Porru, la più grande, verde di fitte piante preziose, e U Culumbu, la più piccola e sassosa. I fiori del porro, raccolti in caratteristici pon-pon rosso violaceo occupano il paesaggio nei mesi della tarda primavera; oggi vengono raccolti per composizioni di fiori secchi, nelle quali il colore, pur attutito e sfumato, rimane ancora ben visibile. L’aglio delle isole è commestibile e molto apprezzato dai maddalenini; si raccoglie in inverno, prima che lo stelo svetti sulle foglie portando i fiori racchiusi nella caratteristica spata lunga e appuntita: si sradica tutta la pianta della quale si consuma la parte bianca interna, dal sapore dolciastro vagamente simile a quello della cipolla. Si consuma bollito, condito come insalata, oppure nelle minestre e costituiva l’ingrediente di base della frittata di uova di gabbiano o di berta maggiore (guaia); oggi questa abitudine è scomparsa, fortunatamente, visto che spesso comportava la morte dell’animale. Infatti, fino a circa 50 anni fa, molti si appostavano presso le lunghe tane, disposte nelle fessure delle rocce alte sul mare, dove le guaie avevano il loro nido. Per sfuggire alle micidiali beccate, si “rubava” l’uovo con un lungo bastone munito di un cucchiaio: a volte, però, non si aveva la pazienza di attendere e allora si uccideva la la guaia con una arpetta, e la si spanciava per la misera preda costituita dal suo uovo.
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Anagrafe Parrocchiale

Funerali

Santa Maria Maddalena

Anniversari di Morte

  • Giovanni Battista Demeglio
  • 11.02.1935 - 30.05.2001
  • Pilade Oreste Morganti
  • 02.05.1909 - 14.06.2001
  • Francesco Giacomo Madau
  • 07.07.1962 - 16.06.2001
  • Nicolò Cilluffo
  • 01.04.1940 - 21.06.2001
  • Maria Ferracciolo
  • 31.10.1910 - 22.06.2001
  • Luigia Atzori ved. De Mauro
  • 23.01.1923 - 23.06.2001
  • Giovanni Agostino Pinna
  • 16.02.1926 - 24.06.2001
  • Massimo Corda
  • 18.08.1968 - 27.06.2001
  • Baldassarre Ferraro
  • 08.02.1913 - 27.06.2001
  • Ada De Giovanni
  • 14.09.1931 - 29.06.2001
  • Lucia Vacca ved. Pinna
  • 21.08.1936 - 29.06.2001
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