N° 59 del 15 Luglio 2002 - pagina n°
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15 Luglio 2002
Pagine di Catechesi
domande a don Sandro Serreri
- D. Tempo d’estate, tempo di vacanze, tempo di riposo. Qual’è l’insegnamento della Chiesa su questo tema? Quale senso deve dare il cristiano al riposo?
- R. Il CCC (cfr. nn. 2168-2188) ricorda la santità del giorno del Signore: “Il settimo giorno vi sarà riposo assoluto, sacro al Signore” (Es 31, 15). Questo, perché il Signore “si è riposato il giorno settimo” (Es 20, 11). Il Vangelo riferisce che Gesù diede a tale giorno questa interpretazione: “Il sabato (la domenica) è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato (la domenica)” (Mc 2, 27). Per noi cristiani il giorno del Signore è il giorno della risurrezione di Cristo. Questo giorno è diventato il primo di tutti i giorni, il Dies Domini. In questo giorno, la domenica, i cristiani si riuniscono per celebrare l’Eucaristia del Signore. Questa, sta al centro della vita della Chiesa. L’obbligo di santificare la domenica è dato, perché l’”Eucaristia domenicale fonda e conferma tutto l’agire cristiano” (CCC, n. 2181). Partecipare alla celebrazione comunitaria dell’Eucaristia domenicale esprime fedeltà a Cristo e alla sua Chiesa. La Gaudium et Spes afferma che il giorno del Signore contribuisce a dare a tutti la possibilità di “godere di sufficiente riposo e tempo libero che permetta loro di curare la vita familiare, culturale, sociale e religiosa” (n. 67). A riguardo, “i fedeli vigileranno affinché le legittime giustificazioni non creino abitudini pregiudizievoli per la religione, la vita di famiglia e la salute” (CCC, n. 2185). “La domenica – afferma ancora il CCC – è un tempo propizio per la riflessione, il silenzio, lo studio e la meditazione, che favoriscono la crescita della vita interiore e cristiana” (n. 2186). Essendo, la domenica, un giorno di cessazione dal lavoro, il CCC raccomanda che: “Nonostante le rigide esigenze dell’economia, i pubblici poteri vigileranno per assicurare ai cittadini un tempo destinato al riposo e al culto divino” (n. 2187). Il giorno del Signore, la domenica, come il tempo dedicato alle vacanze, deve essere “un giorno di protesta contro le schiavitù del lavoro e il culto del denaro” (CCC, n. 2172). Nel documento della CEI Progetto culturale e Pastorale del tempo libero, turismo e sport (Roma, 25 marzo 1999), si dice che la destinazione del tempo libero “dovrebbe essere la preghiera personale e comunitaria, la formazione culturale, la contemplazione della natura e dell’arte, la ricreazione e il gioco, la famiglia, l’amicizia, la solidarietà sociale” (n. 22). Il documento citato mette in guardia dalle insidie del “consumismo del tempo” (n. 26). In fine, alla santificazione della domenica e, quindi, anche del tempo del riposo, Giovanni Paolo II ha dedicato la Lettera apostolica Dies Domini (Roma, 31 maggio 1998). Il questa Lettera il Papa offre ai fedeli un consiglio impegnativo, ma al quale è necessario fare riferimento, se si vuole dare un senso cristiano anche al riposo: “Dato poi che il riposo stesso, per non risolversi in vacuità o divenire fonte di noia, deve portare arricchimento spirituale, più grande libertà, possibilità di contemplazione e di comunione fraterna, i fedeli sceglieranno, tra i mezzi della cultura e i divertimenti che la società offre, quelli che si accordano meglio con una vita conforme ai precetti del Vangelo” (n. 68). Si tratta, in altre parole, di affermare il primato e la dignità della persona rispetto alle esigenze della vita sociale ed economica. Di fronte alle “schiavitù del lavoro e il culto del denaro” il cristiano che vive un tempo di vacanza e, quindi, di riposo, deve rispondere mettendo in pratica l’insegnamento della Chiesa, se vuole che la domenica e le vacanze siano veramente anche gioia, riposo e solidarietà.
15 Luglio 2002
Piante, storie e tradizioni
a cura di Giovanna Sotgiu
I canistreddi
Santa Maria Maddalena è stata festeggiata con trasporto da parte di tutti gli isolani in ogni momento della breve storia locale. Di tutte le cerimonie, i giochi, le tradizioni del passato che, nel tempo, noi abbiamo accantonato e spesso sostituito con banali manifestazioni, vorrei qui ricordare solo la consuetudine ottocentesca dell’offerta, da parte del parroco, di rosolio e canistreddi: povere cose adatte ad una chiesa con poche e saltuarie entrate, fra le quali spiccava, non sempre per consistenza, l’offerta di chi, con una sorta di gara, si aggiudicava l’onore di portare in processione il simulacro della santa. Ripropongo quindi la ricetta di questi dolci non particolarmente raffinati e, in apparenza, semplici.Gli ingredienti e le dosi: 1 chilo di farina, 2 uova, 150 grammi di strutto di maiale, 200 grammi di zucchero, semi di anice, lievito ( a matrica). La sera si amalgamava un pezzo della matrica, che in ogni casa veniva conservata per fare il pane, con un po’ di farina: il composto ottenuto doveva riposare tutta la notte. Il mattino si univano tutti gli ingredienti lavorandoli fino ad avere un impasto consistente ed elastico. Quindi si staccavano dei pezzi che, arrotolati con le mani a forma di un sottile cilindro, venivano sagomati con la classica forma del numero otto. Le canestre dovevano lievitare ancora, ben disposte sul letto, sotto una coperta di lana. Per provare il giusto punto di lievitazione, bisognava staccarne un pezzetto e immergerlo nell’acqua bollente: se questo affondava significava che la pasta non era ancora pronta, se invece si muoveva tendendo a risalire alla superficie, era segno che le canestre erano ben lievitate. Tenendole, per praticità, su una larga schiumarola, si immettevano per pochi secondi in acqua bollente per dare il lucido alla crostina esterna. A questo punto potevano essere infornate a temperatura meno alta rispetto a quella che serviva per cuocere il pane e per minor tempo (non so precisare meglio perché non ho mai infornato pane e non ho mai fatto i canistreddi!)