Il Vento
Il Vento
PERIODICO DELLA PARROCCHIA SANTA MARIA MADDALENA.
direttore: Tommaso Panu
Redazione: Sandro Serreri, Claudio Ronchi.
Grafica: Mario Terrazzoni.
N° 60 del 31 Luglio 2002 - pagina n° 6 -
Radio Arcipelago 90,20 Mhz
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Santa Messa ore 07.30
Rassegna Stampa ore 09.00
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Santa Messa ore 19.00
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Martedì 10.00 Psicologia e Sessuologia
Mercoledì 18.30 Catechesi per adulti
Sabato 09.45 L'Asterisco
Sabato 11.00 Microfono Aperto
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31 Luglio 2002
Pagine di Catechesi
domande a don Sandro Serreri
  • D.Grazie al voto dato da tanti cittadini nelle ultime elezioni amministrative svoltesi nel Comune di La Maddalena, l’Amministrazione comunale maddalenina si è vestita di rosa. Infatti, La Maddalena ha eletto come suo sindaco Rosanna Giudice. Alla luce di questa elezione, quale riflessione si può fare sul tema donna e politica secondo l’insegnamento sociale della Chiesa?
  • R.Quando nel 1891 papa Leone XIII pubblicò la Rerum Novarum, prima Enciclica dedicata dal Magistero della Chiesa alla questione sociale, le donne non potevano impegnarsi in campo sociale e politico, perché “certe specie di lavoro – affermava papa Pecci, che guardava con sospetto i movimenti femministi – non si addicono alle donne, fatte da natura per i lavori domestici” (RN, n. 35). Le donne si conquistarono la possibilità di partecipare alla vita sociale e politica solo a partire dal Magistero di Pio XII con il quale si verificò un salto di qualità nell’atteggiamento della Chiesa nei riguardi delle donne. Nella Allocuzione alle donne rappresentanti di associazioni cristiane italiane (21 ottobre 1945) papa Pacelli invitò le donne ad “entrare in azione” (n. 15) ed espresse la necessità di una “preparazione e formazione alla vita sociale e politica” (n. 22) anche per le donne. Pio XII – senza cedere alle rivendicazioni del femminismo – dimostrò così di non essere contrario alla possibilità che le donne svolgessero un lavoro extradomestico e s’impegnassero anche in campo sociale e politico, specialmente quelle donne che “dispongono di maggior tempo” (n. 18). La partecipazione della donna alla vita sociale e politica, fu giudicata da papa Pacelli “un argomento di grande rilievo e di primaria importanza ai giorni nostri” (n. 1). Fu questa apertura di Pio XII e, insieme, il Magistero di Giovanni XXIII – che notò positivamente “l’ingresso della donna nella vita pubblica” (Pacem in Terris, 11 aprile 1963, n. 18b) – a condurre i Padri conciliari a rivolgere alle donne, a chiusura del Concilio Vaticano II (8 dicembre 1965), un Messaggio dove la Chiesa dichiarò solennemente che: “Viene l’ora, l’ora è venuta, in cui la vocazione della donna si svolge con pienezza, l’ora nella quale la donna acquista nella società una influenza, un irradiamento, un potere finora mai raggiunto”. Ma sarà il Magistero di Giovanni Paolo II – molto attento all’universo femminile – a riconoscere pienamente il ruolo della donna in campo sociale e politico. Nella Enciclica Laborem Exercens sul lavoro umano (14 settembre 1981) il papa sostenne che le donne dovevano poter “svolgere pienamente le loro funzioni secondo l’indole ad esse propria, senza discriminazioni e senza esclusione da impieghi dei quali sono capaci” (LE, n. 19c). Qualche anno dopo, nella Lettera apostolica Milieris Dignitatem (15 agosto 1988) sulla dignità e vocazione della donna, Giovanni Paolo II dietro la spinta degli insegnamenti del suo predecessore Paolo VI e della Commissione – istituita su richiesta dell’Assemblea del Sinodo dei Vescovi nel 1971 – che aveva studiato i problemi contemporanei riguardanti la “promozione effettiva della dignità e della responsabilità delle donne”, trattò della presenza attiva della donna nella società come mai prima aveva fatto il Magistero sociale della chiesa. In questo documento il papa riconobbe che: “Le risorse personali della femminilità non sono certamente minori delle risorse della mascolinità, ma sono solamente diverse. La donna dunque deve intendere la sua come persona, la sua dignità e vocazione sulla base di queste risorse” (n. 10). E’ nella Mulieris Dignitatem che Giovanni Paolo II loda il genio femminile con queste parole: “… i nostri giorni attendono la manifestazione di quel della donna che assicuri la sensibilità per l’uomo in ogni circostanza” (n. 30). Il papa, a nome della Chiesa, “rende grazie per tutte le donne e per ciascuna: (…) per le donne che lavorano professionalmente, donne a volte gravate da una grande responsabilità sociale” (n. 31). Di questo genio femminile Giovanni Paolo II parlò anche nell’Angelus del 14 agosto 1994, in questi termini: “La Chiesa è ben consapevole di quanto la società abbia bisogno del genio femminile in tutte le espressioni della civile convivenza e insiste perché sia superata ogni forma di discriminazione della donna nell’ambito del lavoro, della cultura, della politica”. Oggi, finalmente, la donna può rispondere al “dovere di partecipare attivamente alla vita pubblica e di contribuire all’attuazione del bene comune della famiglia umana e della propria comunità politica” (Pacem in Terris, n. 76). Facciamo nostro, chiudendo questa riflessione, il grazie del papa: “Grazie a te, donna-lavoratrice, impegnata in tutti gli ambiti della vita sociale, economica, culturale, cristiana, politica” (Lettera alle donne, 29 giugno 1995) auspicando una sempre maggiore partecipazione delle donne nei luoghi dove si decide della cosa pubblica – quali sono anche le Amministrazioni comunali – affinché questi siano permeati dal genio femminile e vi penetri una maggiore sensibilità per chi è in difficoltà e attenzione agli aspetti qualitativi della vita.
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31 Luglio 2002
Piante, storie e tradizioni
a cura di Giovanna Sotgiu
Camomilla (nome scientifico Matricaria camomilla, nome locale cammamilla)
Sono universalmente note le qualità terapeutiche della camomilla legate al potere calmante e rilassante delle sue tisane, ma siamo troppo abituati a comprare nei negozi le polverine ottenute dai capolini per ricordare come si usava la pianta, quella vera. Intanto è bene raccoglierne non solo i fiori, ma tutta la parte sommitale, possibilmente la mattina presto, in piena fioritura, cioè, per il nostro tipo di clima, in maggio. I rametti devono essere esposti per qualche ora al sole e quindi legati fra loro in mazzetti non troppo voluminosi per evitare il ristagno dell’umidità. Si pongono quindi a testa in giù all’ombra, in un luogo fresco e asciutto fino a completa essiccazione e quindi, tagliati in piccoli pezzi, si conservano o in vasi di vetro (possibilmente scuri) o in sacchetti di carta chiusi grossolanamente. In questo modo durano fino al successivo raccolto. Quando le medicine non avevano lo stesso frequente impiego di oggi, la camomilla in infuso era la regina dei calmanti: per tutti, anche per i bambini i più piccoli, era usata contro coliche, disturbi della digestione e per aiutare l’arrivo del sonno (e far riposare anche le mamme!); le donne la bevevano per attutire i dolori mestruali. Si preparava facendo bollire per almeno 5 minuti (alcuni dicono 15) i rametti spezzettati in acqua e facendo riposare per altrettanti minuti prima di bere. L’infuso trovava applicazione anche esterna: dal semplice arrossamento della pelle, alle forme di infiammazione agli occhi, fino al l temibile fuoco di Sant’Antonio. Un uso, che potremmo definire cosmetico, riguardava le rare capigliature bionde: al momento del lavaggio l’acqua dell’ultimo risciacquo arricchita dalla camomilla agiva come schiarente.
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Anagrafe Parrocchiale

Funerali

Santa Maria Maddalena

Anniversari di Morte

  • Giuseppe Secci
  • 25.08.1917 - 01.08.2001
  • Maria Pirina
  • 29.01.1915 - 02.08.2001
  • Francesca Sias
  • 28.12.1946 - 08.08.2001
  • Natalina Giuseppina Secci
  • 31.03.1915 - 15.08.2001
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