N° 61 del 15 Agosto 2002 - pagina n°
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15 Agosto 2002
Pagine di Catechesi
domande a don Sandro Serreri
- D.Immigrazione: un problema che coinvolge e preoccupa sia la società civile che la comunità cattolica italiana. Ma qual è il nocciolo della questione?
- R.Ritengo che il tema dell’immigrazione clandestina e irregolare è stato valutato e affrontato con scarso realismo. È vero che, a riguardo, non servono gli allarmismi, ma nemmeno le banalizzazioni e le minimizzazioni. Come, altrettanto, non serve attardarsi troppo nelle ricerche e nelle analisi, senza mai arrivare a qualche provvedimento mirato e, soprattutto, efficace perché le preoccupazioni e le sofferenze derivanti dall’immigrazione clandestina e irregolare sono già in atto da alcuni anni. Ai più attenti osservatori non è sfuggito che il fenomeno immigrazione ha colto di sorpresa lo Stato (come, del resto, è già accaduto per altri fenomeni sociali) che ancora sembra non avere la capacità di gestire razionalmente la situazione, riconducendola entro le regole e gli ambiti propri dell’ordinata convivenza civile. Da parte dell’insegnamento sociale della Chiesa abbiamo avuto due estesi documenti: nel 1990 la Nota pastorale della Commissione ecclesiale Giustizia e pace dal titolo: Uomini di culture diverse: dal conflitto alla solidarietà; e nel 1993 gli Orientamenti pastorali della Commissione ecclesiale per le migrazioni dal titolo: Ero forestiero e mi avete ospitato. Ambedue i testi sono tesi a costruire e a diffondere nelle comunità cristiane una “cultura dell’accoglienza”. Mancano, invece (non posso nasconderlo), di realismo nella valutazione delle difficoltà e dei problemi. Tenendo conto dello smarrimento dello Stato e di questi (e altri) documenti della Chiesa, penso che una Nazione ha il diritto di gestire e regolare l’afflusso di gente che vuole entrare a ogni costo, mentre non ha il dovere di aprire indiscriminatamente le proprie frontiere. Per questo, bisogna che ogni auspicabile progetto di pacifico inserimento supponga ed esiga che gli accessi siano vigilati e regolamentati. Come cristiani e cittadini dobbiamo augurare al nostro Stato e alla società italiana che si arrivi presto a un serio dominio della situazione in modo che il massiccio arrivo di stranieri nel nostro Paese sia disciplinato e guidato secondo progetti concreti e realistici di inserimento che mirino al vero bene di tutti, sia dei nuovi arrivati sia delle nostre popolazioni. Tali progetti dovrebbero prevedere tanto la possibilità di un lavoro regolarmente remunerato quanto la disponibilità di alloggi dignitosi non gratuiti. Solo percorrendo questa strada – a mio giudizio – si potrà arrivare a un sicuro innesto entro la nostra società senza discriminazioni e senza pregiudizi, senza suscitare e favorire pericolose crisi di rigetto, ciechi atteggiamenti di xenofobia e l’insorgere di riprovevoli intolleranze razziali.
15 Agosto 2002
Piante, storie e tradizioni
a cura di Giovanna Sotgiu
L’Assunta patrona dei pescatori
La fede dei pescatori del passato era evidente in tante manifestazioni della loro vita, dalla pratica assidua alle cerimonie religiose, alla intestazione delle loro barche normalmente dedicate a Gesù o ai santi, alla devozione alle immagini sacre che sempre addobbavano le loro case. Il pericoloso mestiere li metteva spesso a contatto con le forze della natura alle quali potevano opporre ben poche resistenze se non l’esperienza maturata sul mare, e la preghiera sincera e sentita alla loro protettrice e patrona, la Vergine Assunta. Testimonianze di questa fede troviamo nella seconda metà dell’Ottocento nei festeggiamenti da loro organizzati per il 15 agosto: mutuando la consuetudine ormai assodata per Santa Maria Maddalena, anche i pescatori cominciarono ad offrire somme di denaro per portare la statua della Madonna in processione il giorno che ricordava la sua assunzione al cielo, e un’altra offerta nell’ottava della festa. Il primo titolare di tale onore è un certo Gennerino, non meglio identificato: le offerte non sono mai paragonabili a quelle per Santa Maria Maddalena e anche la festa si svolgeva in tono minore, ma, considerando che l’Assunta era patrona di una categoria, non di tutta la cittadinanza, l’imponenza che connotava quel giorno era di tutto rispetto. La tradizione rimase viva a lungo, certamente fino alla vigilia della seconda guerra mondiale. Il momento più significativo era la processione che si svolgeva dapprima a terra, poi, negli anni seguenti, a mare con la statua festosamente addobbata sulla barca di testa seguita da imbarcazioni di tutti i generi. Nella zona di Bassa Marina, ornata per l’occasione di rami di lentischio e di mirto, si svolgevano giochi e gare di abilità fra le quali spiccava la tradizionale regata a vela (dal molo fino alla Bocca di Stagnali e ritorno) e quella a remi nella quale anche anziani pescatori ricchi di esperienza maneggiavano con sicurezza i loro remi lunghi 24 palmi (6 metri), con la classica posizione dei puteolani, in piedi con il viso rivolto nel senso di marcia. Le gare di nuoto e l’albero della cuccagna a terra e a mare coinvolgevano i giovani e un pubblico vociante ed entusiasta.