N° 64 del 30 Settembre 2002 - pagina n°1 -
30 Settembre 2002
Il Decreto del Vescovo
Questue, offerte, contributi
Pubblichiamo una sintesi del decreto del vescovo mons. Paolo Atzei (del 20 giugno 2002) che regola questue, offerte, applicazioni delle Messe e contributi delle parrocchie alla diocesi. Riteniamo che oltre ad essere informazione sia anche un contributo alla trasparenza.
Sono sette le Questue Imperate (ciò che si raccoglie durante le Messe ed è a destinazione vincolata).Questue della Quaresima e/o Giovedì Santo: per il 50% rimangono alla Caritas parrocchiale e l’altro 50% deve essere inviato alla Caritas Diocesana; questue del Venerdì Santo: destinate alla Terra Santa; questue dell’ultima domenica di aprile: destinate all’Università Cattolica; questue dell’ultima domenica di giugno: destinate per la carità del Papa; questue della terza domenica di ottobre: destinate alla Missioni della Chiesa Universale; questue della terza domenica di novembre: per le Migrazioni; questue della quarta domenica d’Avvento: destinate al Seminario Diocesano.
Le offerte date dai fedeli per la celebrazione dei sacramenti (battesimi, prime comunioni, matrimoni, funerali ed altri) sono libere. Il Decreto del Vescovo stabilisce che il sacerdote che le celebra sia esso il parroco, il vice o altro sacerdote di esse “trattenga per sé, per il ministero svolto, una somma proporzionata all’offerta ricevuta, mai tuttavia superiore a euro 26 (£.50.000)”. Le offerte ricevute dai sacerdoti in occasione della benedizione pasquale delle case devono essere versate nelle casse della parrocchia. Il parroco può trattenere per sé e dare ai sacerdoti collaboratori una cifra adeguata in base alle ore dedicate a tale ministero.
“L’offerta per la celebrazione ed applicazione di Sante Messe (es. le messe di commemorazione dei defunti, ndr) nella Regione Sardegna è determinata nella somma di euro 10 (12 euro qualora dall’offerente venga stabilita una data), fermo restando che è consentito al sacerdote accettare un’offerta data spontaneamente, maggiore, o anche minore di quella stabilita, e che è vivamente raccomandato di celebrare la Messa per le intenzioni dei fedeli, soprattutto dei più poveri, anche senza ricevere nessuna offerta.
Per quanto riguarda poi le Messe binate e trinate (autorizzate per iscritto dal Vescovo), “il sacerdote celebrante trasmetterà alla curia la somma di euro 6, ritenendo per sé, ‘ratione oneris’, il resto dell’offerta”. Inoltre, il sacerdote che “concelebra nello stesso giorno una seconda Messa, a nessun titolo può percepire l’offerta per la questua”. Tale messa binata, infatti, sarà celebrata ‘pro devotione’ e per le finalità generali della Chiesa.
Ogni Parrocchia deve versare alla Diocesi la quota annua di 10 centesimi (£ 200) per abitante ricompreso nel proprio territorio. I diritti di Curia sono corrisposti da ogni Parrocchia per un importo di 3 centesimi per abitante (£ 58). Nessuna altro versamento è dovuto alla Curia per le pratiche svolte.
30 Settembre 2002
Meditazione sulla XXVI domenica del T.O. Anno A
a cura di don Sandro Serreri
“Non fate nulla per spirito di rivalità o per vanagloria, ma ciascuno di voi,
con tutta umiltà, consideri gli altri superiori a se stesso, senza cercare il proprio
interesse, ma piuttosto quello degli altri” (Fil 2, 1-11).
Anche questa domenica l’apostolo Paolo continua ad esortarci e, soprattutto,
a metterci spalle al muro costringendoci, ancora una volta, ad esaminare la nostra
coscienza, a guardare dentro il nostro cuore. Innanzi tutto, ci dice di non fare
“nulla per spirito di rivalità”; potremmo dire: d’ambizione. La rivalità, infatti,
nasce quando c’è l’ambizione. L’ambizioso è sempre circondato da diversi rivali,
da coloro che sono altrettanto ambiziosi e pronti a dividere purchè si raggiunga
lo scopo: quello di fare vincere l’orgoglio, vale a dire: le proprie ragioni, il
proprio punto di vista. Paolo, perciò, consiglia che ciascuno “consideri gli altri
superiori”, migliori a se stesso. Si tratta, contro il veleno dell’orgoglio,
dell’antidoto dell’umiltà, l’unico capace di salvare dal morso della rivalità
e, quindi, della divisione. Dunque: Paolo ci propone di considerare gli altri
migliori di noi. Per chi ha una certa dose d’orgoglio, e tutti ne abbiamo a
sufficienza, non può esserci consiglio più impegnativo. Pensiamo a chi
ricopre certi incarichi di comando, di responsabilità. Per costoro non è
certamente facile considerare superiori gli altri. In ogni caso, non è
necessario ricoprire tali posizioni per trovarsi in difficoltà nel riuscire
a mettere in pratica il consiglio che ci viene dall’apostolo Paolo. E non
è necessario essere in ufficio o in qualsiasi altro luogo di lavoro per essere,
comunque, messo a dura prova circa l’umiltà. Anche a casa, in famiglia, tra marito
e moglie, tra genitori e figli, nei gruppi di volontariato, in Parrocchia, può esserci
ambizione, rivalità, orgoglio. Come può esserci anche tanto egoismo per vincere il quale
Paolo consiglia di non “cercare il proprio interesse”, ma anche quello degli altri. Ecco,
un’altra proposta per niente facile: non essere egoisti. Insieme all’orgoglio, l’egoismo
è l’altro nemico numero uno della carità, dell’unità, della pace. È l’egoismo ad impedirci
di vedere oltre i nostri privati interessi. Se ci si pensa bene, l’egoismo è, per chi vive
in società, il male più grave, più pericoloso; è un controsenso, perché vivere nelle piccole
società: la famiglia, il gruppo degli amici, e nelle grandi: il lavoro, la scuola,
il quartiere, la città, significa cercare il proprio interesse insieme a
quello degli altri. Per un cristiano questa regola non viene da un bisogno
sociale, ma dal Vangelo stesso. Per tutto questo, il cristiano dovrebbe primeggiare
sulle virtù dell’umiltà e della vera socialità. A noi cristiani, che lottiamo contro
l’orgoglio e l’egoismo, Paolo indica un’unica via atta a sconfiggerli: imitare il Signore
Gesù. Solo l’imitazione di Cristo ci consentirà di vincere la buona battaglia della fede,
di costruire una migliore società, di sentirci sempre più comunità, famiglia in cammino.
Dio ci aiuti!
30 Settembre 2002
Caro-vita a La Maddalena
Fenomeno negativo
Se l’aumento dei prezzi degli ultimi mesi fosse stato limitato ai soli bar e
ristoranti, come spesso è stato evidenziato, il problema sarebbe assai limitato.
La maggior parte dei maddalenini, se entrano al bar, lo fanno per prendersi solo
un caffè; e per quanto riguarda i ristoranti, in genere, buona parte degli isolani
vi accedono se invitati ad un matrimonio. Il fatto è che l’aumento dei prezzi riguarda
principalmente la ‘busta della spesa’, cioè l’acquisto di generi alimentari e collegati
(prodotti per la casa e per la persona), che normalmente rappresenta per una famiglia
l’uscita giornaliera maggiore. L’introduzione dell’euro, un’idea eccessiva di liberismo e
la stagione turistica (la diminuzione quantitativa da molti è stata compensata con
l’aumento dei prezzi) ne sono state probabilmente le cause. Il fatto è che il fenomeno,
negativo, colpisce tutti sicuramente – creando una spirale viziosa verso ulteriori aumenti
– ma principalmente le fasce medie e più basse della popolazione maddalenina. Famiglie con
o senza figli (in caso di figli si aggiunga il caro-scuola), molte delle quali monoreddito,
pensionati Inpdap e soprattutto pensionati Inps, subiscono negativamente questo fenomeno
che mette in discussione non solo il loro potere d’acquisto ma anche quella ‘qualità della vita’, negli anni faticosamente raggiunta, alla quale non è giusto che rinuncino. Il caro-vita comporta il fenomeno (in anni passati attenuato) di aumentare il divario tra chi è benestante (per non parlare dei ricchi) e chi non lo è. E se poi vogliamo parlare dei poveri, che pur esistono a La Maddalena, allora abbiamo un quadro che diventa completo nella sua preoccupante realtà. Certamente non si può parlare di calmiere, né di altri interventi coercitivi per ‘inchiodare’ i prezzi. Si può invece sollecitare l’Amministrazione comunale ad occuparsene, magari
operando attraverso strumenti particolari, quale ad esempio una Commissione che promuova
(come si sta facendo ad Olbia) l’esposizione di un ‘bollino di garanzia’, un bollino cioè
che attesti che in un determinato negozio non sono stati operati aumenti ingiustificati.
Ma soprattutto è necessario richiamare tutti, a cominciare dagli operatori
commerciali cristiani, a comportamenti che siano responsabili, prudenti e di coscienza.
C.R.
30 Settembre 2002
Declassamento militare
Documento unitario
Forse si poteva fare di più e meglio. Ma è già qualcosa, dopo mesi di silenzio, il documento unitario prodotto dal Consiglio Comunale di La Maddalena, sottoscritto da tutti i gruppi consiliari e dai sindacati CGIL, CISL, UIL, CISAL-SNAD sulle problematiche relative al piano in attuazione, da parte del Ministero della Difesa, del complessivo declassamento della propria presenza nell’Arcipelago (si veda Il Vento n. 63, pagina 2). Nel documento, votato il 16 settembre scorso, si chiede l’attivazione di un ‘tavolo concertativo’ al quale debbano sedere rappresentanti governativi , l’amministrazione comunale ed i sindacati; si impegna la giunta ad attivare i contatti necessari; si chiede se il complesso dei vincoli miliari sia funzionale all’effettivo uso; si richiede la sospensione, il congelamento o la revoca dei provvedimenti riduttivi in essere (Marisardegna, Marinferm, Marinulog, Grupnul, Marigenimil); si decide infine di istituire una commissione consiliare, della quale faranno parte anche i sindacati e le forze produttive, “volta a tracciare le linee politiche di intervento a sostegno delle azioni da condurre nelle sedi istituzionali”.