Il Vento
Il Vento
PERIODICO DELLA PARROCCHIA SANTA MARIA MADDALENA.
direttore: Tommaso Panu
Redazione: Sandro Serreri, Claudio Ronchi.
Grafica: Mario Terrazzoni.
N° 65 del 15 Ottobre 2002 - pagina n° 6 -
Radio Arcipelago 90,20 Mhz
Via Cairoli n°74 - La Maddalena (SS) tel. 0789.735191
Programmi Giornalieri *
Santa Messa ore 07.30
Rassegna Stampa ore 09.00
Notiziario ore 17.15
Notiziario.repl. ore 18.15
Santa Messa ore 19.00
* Il sabato e la domenica il Notiziario e la Rassegna Stampa non vengono trasmesssi.
Programmi Settimanali *
Lunedì 09.45 Microfono Aperto (repl.)
Lunedì 19.30 Lunedì Sport
Martedì 09.45 Lunedì Sport (repl.)
Mercoledì 18.30 Catechesi per adulti
Giovedì 16.30 Rassegna stampa cattolica
Giovedì 18.00 Inform. previdenziale repl.
Venerdì 09.45 Rasseg. stampa cattol. repl.
Venerdì 19.30 Anteprima Sport
Sabato 09.00 Anteprima Sport (repl.)
Sabato 09.45 L'Asterisco
Sabato 10.45 Inform. previdenziale repl.
Sabato 11.00 Microfono Aperto
Domenica 09.00 Santa Messa
Domenica 10.00 L'Asterisco (repl.)
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15 Ottobre 2002
Pagine di Catechesi
domande a don Sandro Serreri
Ancora una volta, diciamo grazie ai giovani perché con le loro contraddizioni e provocazioni rivelano la poca chiarezza d’idee e le molte incertezze comportamentali del mondo degli adulti dove stanno crescendo. Questo grazie nasce spontaneo dopo aver letto le interviste dell’amico Claudio, anche se accompagnato da un sentimento di preoccupazione. Mi preoccupa l’indifferenza e la superficialità del giovane studente Franco; Cristina che vede il crocifisso come un simbolo di una preferenza e che, quindi, lo toglierebbe dalla classe; Alessandro che lo sente come una sorta di minaccia contro la sua libertà; il neutralismo di Pino (perché preferisco i giovani schierati); Giulio che lo considera come un’”imposizione della Chiesa”; Antonio che è così indifferente che non sa se nella sua classe c’è o no il crocifisso. Il mio, dunque, è un grazie sincero, ma preoccupato. È sufficiente una piccola inchiesta come la nostra, per capire che nella nostra Nazione rischia di disperdersi la ricchezza ideale insieme alla specifica identità cristiana cattolica. Il cattolicesimo non è più la “religione ufficiale dello Stato”, ma rimane nondimeno la “religione storica” della Nazione italiana. Questo, è un dato oggettivo. Perciò, dobbiamo educare gli studenti – anche quelli che dichiarano di essere non credenti o non cattolici – a capire che la religione cristiana cattolica in Italia rappresenta un patrimonio storico e attuale di memorie, di valori, di esperienze, di cultura, che non può essere assimilato socialmente alle altre forme religiose o culturali presenti. Aggiungo anche che è una errata visione della democrazia il far coincidere il rispetto degli individui e delle minoranze con il non rispetto della maggioranza e l’eliminazione di ciò che è acquisito e tradizionale in una comunità umana. Colgo l’occasione per segnalare purtroppo casi sempre più numerosi di questa, che è una “intolleranza sostanziale”, per esempio quando nelle scuole si aboliscono i segni e gli usi cattolici per la presenza di alcuni di altre fedi. A questo punto, domando: Chi deve formare i giovani a conoscere ed interpretare i segni religiosi cristiano-cattolici del nostro Paese? Certamente, insieme alla famiglia, la scuola. Ma non è forse vero che c’è una visione di scuola e di cultura in cui la domanda religiosa non è ritenuta rilevante, quasi fosse un fatto solo privato e soggettivo? A riguardo, cito quello che i Vescovi italiani hanno scritto nel documento “Insegnare religione cattolica oggi” (Roma, 24 maggio 1991): “Il carattere popolare e l’incidenza che il cattolicesimo ha avuto e continua ad avere nel nostro Paese sono (…) un dato di conoscenza e di studio non eludibile nel bagaglio formativo e culturale che la scuola è chiamata a offrire alle nuove generazioni. Si tratta di un elemento che caratterizza l’identità del nostro popolo, nelle sue radici storiche e culturali e nel suo essere una comunità cementata e unificata specialmente dai valori cristiani” (n. 10). Vorrei ricordare a noi adulti – genitori, insegnanti, educatori – che la dimensione religiosa e quella culturale, proprie della persona e della storia umana, non sono per niente alternative tra loro, ma sono intimamente legate e complementari l’una all’altra. Se, infine, anche a me si domandasse: “Secondo te il crocifisso deve rimanere o no nelle aule scolastiche?”, risponderei come il giovane studente Luigi: “E’ giusto. Ci dice che Gesù tutti i giorni è con noi e ci accompagna durante le lezioni e per tutta la giornata”.
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15 Ottobre 2002
Piante, storie e tradizioni
a cura di Giovanna Sotgiu
Uso dei giunchi, legato all’attività dei campi (2° parte)
Nel nostro recente passato, quando esisteva ancora una attività agricolo-pastorale, se pur limitata, molte piante trovavano largo impiego nella fabbricazione di utensili: i giunchi erano usati per la creazione di cestini (dove la ricotta veniva pressata e messa ad asciugare) e di un particolare tipo di setaccio chiamato ciarnegghiu: esso era formato da un piano a forma circolare costituito da steli di giunchi, disposti vicinissimi uno all’altro, legati fra loro e tenuti fermi da un bordo alto circa 6 centimetri di erba palustre. Nel ciarnegghiu si dava la forma agli gnocchi: i piccoli pezzi di pasta venivano passati sul graticcio con un leggera pressione del dito indice o del pollice e quindi spinti rapidamente verso il bordo. Ma l’uso più importante era relativo alla prima pulitura del grano: manciate di chicchi venivano messe in questo setaccio, mosso da un’abile azione delle mani sul bordo che faceva cadere le sottili impurità attraverso le lunghe fessure e sobbalzare i semi: grazie al loro diverso peso, quelli del grano si separavano da quelli scuri del loglio (joddhu), e venivano quindi raccolti e conservati. Non tutti operavano la cernita nello stesso modo: a casa Ornano, ad esempio (è la signora Anna Ornano Terrazzoni che racconta), questa pulitura si faceva a mano: la sera grandi e piccoli si sedevano intorno al lungo tavolo di cucina e, mentre si chiacchierava raccontando fatti veri e storie ascoltate o inventate, si prendevano dal sacco delle manciate di chicchi che ogni componente della famiglia spargeva dinanzi a sé separando poi le due essenze. Da notare che il nome ciarnegghiu trova il suo corrispondente nelle parole corse cernigghia e cernigghiu, usate per indicare un grande setaccio di ferro; è, invece, sconosciuta nel gallurese che adopera la parola curili entrata anche nel detto passà in culiri e canistreddu (cioè pulire accuratamente o cercare con molta attenzione qualcosa). Neanche questa espressione ha rispondenza nel maddalenino.
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Anagrafe Parrocchiale

Funerali

Santa Maria Maddalena

Anniversari di Morte

  • Fioravante Landi
  • 23.09.1920 - 19.10.2001
  • Giuseppe Sanna
  • 03.05.1925 - 27.10.2001
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  • 01.12.1919 - 29.10.2001
  • Mario Pinna
  • 14.04.1923 - 18.10.2001
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  • 02.07.1943 - 18.10.2001
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